Hugo, Victor - L'ultimo giorno di un condannato a morte

matrioska

New member
L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosissimi pensieri e dei deliranti fantasmi di una mente incredula e atterrita. E' con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letteraria a favore dell'abolizione della pena di morte, pubblicata nell'ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all'età di 27 anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e innanzitutto di quello alla vita. E' una storia che, con incedere incalzante, travolgente, inarrestabile trascina con sé anche gli ultimi brandelli di vita di un condannato alla morte e all'oscenità abominevole di una folla che pretende urlante il suo spettacolo.

Io l'ho trovato un bellissimo romanzo, anche se molto angosciante. Comunque da non perdere, anche perché secondo me non è per niente pesante!
 

Nerst

enjoy member
Questo romanzo racchiude tutta l' angoscia di un uomo che sa che tra poco non potrà più vivere. E una cosa inimmaginabile ed impossibile da concepire la paura che può prendere un uomo che attende la morte da altri decisa. Hugo descrive vivamente l' agonia provata dal protagonista che trema ad ogni rumore che proviene dal palco della ghigliottina. Oltre al dolore di questo uomo Hugo vuole farci pensare a come la morte non riguarda solo il condannato, ma anche la sua famiglia che senza di lui soffrirà a tal punto da morire dentro.

Se penso che il altri paesi c' è ancora la pena di morte mi viene da pensare a quanto l' uomo può essere presuntuoso nella sua ridicola giustizia.


"Gli uomini che giudicano e che condannano proclamano la pena di morte necessaria, prima di tutto: perché è importante scindere dalla comunità sociale un membro che le ha già nociuto e che potrebbe nuocere ancora. Si trattasse solo di questo, il carcere a vita basterebbe. Perché la morte? Voi mi obiettate che da una prigione si può scappare? Fate meglio la guardia...niente carnefici dove bastano carcerieri."
 

ila78

Well-known member
Questo romanzo racchiude tutta l' angoscia di un uomo che sa che tra poco non potrà più vivere. E una cosa inimmaginabile ed impossibile da concepire la paura che può prendere un uomo che attende la morte da altri decisa. Hugo descrive vivamente l' agonia provata dal protagonista che trema ad ogni rumore che proviene dal palco della ghigliottina. Oltre al dolore di questo uomo Hugo vuole farci pensare a come la morte non riguarda solo il condannato, ma anche la sua famiglia che senza di lui soffrirà a tal punto da morire dentro.

Se penso che il altri paesi c' è ancora la pena di morte mi viene da pensare a quanto l' uomo può essere presuntuoso nella sua ridicola giustizia.


"Gli uomini che giudicano e che condannano proclamano la pena di morte necessaria, prima di tutto: perché è importante scindere dalla comunità sociale un membro che le ha già nociuto e che potrebbe nuocere ancora. Si trattasse solo di questo, il carcere a vita basterebbe. Perché la morte? Voi mi obiettate che da una prigione si può scappare? Fate meglio la guardia...niente carnefici dove bastano carcerieri."

Dritto dritto in wishlist....:wink:
 

Spilla

Active member
L'ho letto moltissimi anni fa, lo ricordo di un'intensità senza pari. Vivamente consigliato a tutti, anche ai più giovani!
 

ayla

+Dreamer+ Member
Dopo Beccaria e la sua celebre opera, Hugo scende in campo con questo monologo agghiacciante, drammatico e poetico per difendere, ora e sempre, sia per gli innocenti sia per i colpevoli, per tutta l'umanità, ciò che dovrebbe essere sacro e inviolabile, il diritto alla vita e per dare un nuovo senso e nuova linfa alla parola giustizia.
Non è un romanzo ma qualcosa di più, è un'idea, un valore, la radice del nostro oggi. E' l'essenza di uno spirito coraggioso che ha voglia di cambiare e lottare per un presente e un futuro migliore.
Da leggere.
 
Ultima modifica:

ila78

Well-known member
ATTENZIONE SPOILER
Si puo' provare piacere e diletto da un pugno sferrato dritto dritto nello stomaco? E' esattamente la sensazione che ti lascia questo piccolo ma gigantesco capolavoro di Hugo.
Il miglior manifesto contro la pena di morte che io abbia mai letto, duro, diretto, angosciante al punto giusto ma meraviglioso.
L'ottimo Victor ci prende per mano e ci conduce in una cella del carcere della Bicetre, alla Conciergerie (anticamera della ghigliottina) e dritti, dritti ai piedi del patibolo attraverso tutte le sensazioni, le angosce e le speranze (brevi e effimere) che puo' provare una persona, incarcerata, processata e condannata a morte il tutto raccontato in prima persona senza dirci il nome del protagonista né quale crimine abbia commesso, volutamente, credo, in modo che ogni lettore sia facilitato nell'immedesimazione (E se fossi al posto di questo poveraccio? Cosa farei? :paura:)
Scritto magistralmente (ma con Victor questo è una garanzia) regala molte perle e spunti di riflessione su un argomento ancora tristemente attuale, a me in particolare hanno colpito le riflessioni sul prete del carcere che va a dare la consolazione e l'estrema unzione e che sembra "abituato" a fare tutto ciò e quindi lo fa come in catena di montaggio, senza più un briciolo di pietà e compassione; e alla fine i suoi pensieri sulla ghigliottina, da tutti etichettata come una morte "pietosa", che non fa soffrire e il poverino si chiede, legittimamente "Chi vi ha detto che non si soffre? Qualcuno è mai tornato indietro a raccontarvi quello che si prova a farsi staccare la testa dal collo da una lama?" :OO . Commovente anche l'incontro con la figlia piccola che non lo riconosce e uccide anche la sua ultima speranza e voglia di vivere.
Consigliatissimo.
 

Spilla

Active member
Non vorrei sbagliare... ma se ricordo bene il buon Victor questa esperienza l'ha vissuta sulla sua pelle :OO
 

Tanny

Well-known member
L'ho finito proprio ora ed ho ancora un groppo alla gola, è un libro a dir poco stupendo, posso senz'ombra di dubbio metterlo sul podio dei migliori libri che ho letto sinora, è un autentico pugno nello stomaco e porta a riflettere in un modo incredibile, Hugo è maestro nel suscitare i sentimenti del lettore ed a differenza di altre opere in cui si perde in incredibili digressioni, in questa opera ha concentrato tutto il suo genio senza tanti fronzoli; non sono e non sono mai stato un tipo sentimentale e facilmente influenzabile, ma leggendo questo libro, forse per la prima volta, ho dovuto prendermi delle pause ed andare a prendermi una boccata d'aria per non far scendere la lacrimuccia, ovviamente un libro è una fra le cose più soggettive che esistano, ma il fatto che mi ha suscitato delle simili emozioni vale cento volte di più di una qualsiasi recensione ed è una cosa che sinceramente non ho la capacità di esprimere a parole.
 

Nefertari

Active member
E' un libro davvero breve ma suscita in poche pagine delle emozioni fortissime. Anch'io come te l'ho dovuto posare in più punti per poter metabolizzare. I pugni allo stomaco sono stati parecchi e l'angoscia mi ha accompagnata per tutte le pagine.... E la fine??? Mi ha lasciata di sasso!!! Immaginavo che la conclusione sarebbe stata scritta in modo diverso, soprattutto perchè scontata e invece mi ha lasciato senza parole. Dopo "I Miserabili", che ho adorato, non pensavo di provare queste sensazioni con un altro libro di Hugo. Ora dovrò leggere Notre-Dame de Paris
 

selen

Member
Finito qualche minuto fa.
Un capolavoro.
È il mio primo libro di Victor Hugo,ma dopo questa perla sicuramente ne verranno altri.
Il suo modo di scrivere è magistrale,già dalle prime pagine mi ha catapultato insieme al protagonista nella cella della prigione di Bicetre.
Riuscire a trattare un tema così angoscioso ma che non risulti eccessivamente pesante è arte.
 
V

Valentina992

Guest
Bè, cosa dire di più di questo piccolo gioiellino? L'unico neo è che mi sarebbe piaciuto sapere un po' di più dell'errore del protagonista, per il resto perfetto!
 

SALLY

New member
Finito di leggere qualche giorno fa...tutto vero, è un pugno nello stomaco, angosciante....il popolo decisamente orribile, fa veramente pena quest'uomo che dice "eppure non ero un malvagio", che pensa a sua mamma, a sua moglie, a sua figlia...e ciò, anche se Hugo non precisa niente, mi spinge a credere che forse ha commesso un delitto d'impeto...lui, ma poi mi viene da pensare al reato di crudeltà, alle persone veramente malvagie, a tutte le famiglie delle vittime e alle vittime, morte per mano di chi voleva vedere l'effetto che fa uccidere, a chi tortura, a chi da fuoco a dei senzatetto, così...perchè non sanno come finire la serata...è vero che la vendetta è di Dio, ma io non sono credente...
 

Grantenca

Well-known member
L’ultimo giorno di un condannato

Che Victor Hugo sia un dei più grandi scrittori di ogni epoca lo dicono le sue opere (I Miserabili, l’uomo che ride, ecc…ecc…) ma questo scritto che gli viene attribuito è un’altra cosa. Molti si sono cimentati su quest’argomento, in letteratura, teatro, cinema, ma nulla si è avvicinato alla grandezza di questo testo. Dal punto di vista letterario è un diamante purissimo, una prosa chiara, senza retorica, lineare, per immagini, ma non immagini metafisiche, immagini reali, che il lettore vede davanti a se, durante la lettura, talmente nitide come se vedesse un film. Dal punto di vista morale è un inno contro la pena di morte, direi quasi, anche se non ho elementi scientifici per affermarlo, che abbia veramente inciso sull’abolizione di tale pena nei paesi civili. Non per ragioni, seppur validissime, di carattere religioso, o per il fatto che la giustizia umana non è infallibile e quindi si potrebbe togliere la vita per errore (come senz’altro è già successo) a qualche innocente, ma per il fatto che tale esercizio è contro la natura umana. Il protagonista è, umanamente, colpevole della pena che gli è stata comminata e lo riconosce, ma l’attaccamento alla vita, lo spirito di conservazione che è all’interno di ogni persona ancora ragionevolmente giovane è più forte, e fino all’ultimo, non gli concede un solo attimo di rassegnazione. Riconosco che anche i sostenitori di tale pena abbiano le loro ragioni di ordine morale (preservare la società dai pericoli di criminali degeneri), ma anch’io penso che eliminare un proprio simile non sia in potere dell’uomo né della società. Certo ci sono situazioni di crimini tremendi fatti con estrema freddezza e lucidità, ma in questi casi la società, non sussistendo la pena di morte, dovrebbe difendersi isolando tali elementi da ogni contesto civile per tutta la loro esistenza.
Mi sembra evidente che consiglio a tutti la lettura di questo testo.
 

Grantenca

Well-known member
Dopo aver letto "I miserabili" non sono più tanto sicuro che questo libro sia stato scritto da Hugo. Se è stato scritto da qualcun altro comunque doveva essere uno scrittore alla stessa altezza di Victor Hugo.
 
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