Balzac, Honoré de- Papà Goriot

elisa

Motherator
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Pubblicato nel 1835, "Papà Goriot" è considerato il capolavoro di Honorè de Balzac, l'opera più perfetta e memorabile di quel ambiziosissimo ciclo di romanzi intitolato "La commedia umana". Nell'amore cieco, fanatico del vecchio Goriot per le figlie, due creature ciniche e amorali che egli ha, con gravi sacrifici, innalzato a uno stato sociale di molto superiore al suo, si riflette tutta la grandezza della capacità di analisi psicologica dell'autore e, al tempo stesso, tutto il suo feroce pessimismo nella descrizione di una società dominata dal vizio e dall'avidità.

Libro bello, consigliabile, scritto benissimo
 
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angel_eyes

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E' uno dei primi romanzi che lessi di Balzac tanto tempo fa.
Ricordo che mi fece molta impressione e provai molto dispiacere per questo padre che con molti sacrifici fa diventare le figlie delle nobildonne che lo porteranno, se non ricordo male, alla rovina.
Balzac è molto bravo nel descrivere il suo tempo e soprattutto nel far capire che non sempre dietro il mondo sfavillante della nobiltà c'è anche la nobiltà (pardon per il gioco di parole) dei sentimenti. Molto spesso si nascondono meschinità e miserie peggiori di quelle che si trovano nelle classi inferiori.
E' uno dei miei autori preferiti, ho letto quasi tutto ciò che è stato tradotto in italiano dei romanzi della Commedia Umana e trovo che sia un autore estremamente godibile, i suoi romanzi hanno intrecci avvincenti, con intrighi, amori, personaggi negativi ma affascinanti come Vautrin nelle Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane o la cugina Bette e altri positivi ma sfortunati come la povera Eugenie Grandet.
L'altra cosa carina è che alcuni personaggi si ritrovano in vari romanzi e se in alcuni sono protagonisti in altri magari sono comprimari.
Se dovessi dare un consiglio direi di avvicinarsi a Balzac senza timore e dopo Papà Goriot consiglierei proprio Le Illusioni perdute e il seguito cioè Spelndori e miserie delle cortigiane, poi passerei alla cugina Bette, Eugenia Grandet e poi con tutto il resto che è a disposizione.
Non c'è da pentirsene, ve lo assicura chi si è accostata per caso e non l'ha più abbandonato.
 
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Masetto

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Re: De Balzac, Honorè - Papà Goriot

elisa ha scritto:
Pubblicato nel 1835, "Papà Goriot" è considerato il capolavoro di Honorè de Balzac, l'opera più perfetta e memorabile di quel ambiziosissimo ciclo di romanzi intitolato "La commedia umana". Nell'amore cieco, fanatico del vecchio Goriot per le figlie, due creature ciniche e amorali che egli ha, con gravi sacrifici, innalzato a uno stato sociale di molto superiore al suo, si riflette tutta la grandezza della capacità di analisi psicologica dell'autore e, al tempo stesso, tutto il suo feroce pessimismo nella descrizione di una società dominata dal vizio e dall'avidità.

Libro bello, consigliabile, scritto benissimo
Concordo.

Anche se alla fine Balzac secondo me è meno pessimista di quello che possa sembrare, perchè Rastignac è comunque un personaggio positivo, che non "vende l'anima al denaro" come quasi tutti gli altri.
Flaubert per esempio è molto più pessimista; lui non "salva" nessuno.
 
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Kriss

blonde member
De Balzac, Honoré - Papà Goriot

Questo romanzo è considerato il capolavoro di questo scrittore. Fa parte di una raccolta di romanzi intitolata "la commedia umana".
Papà Goriot è un padre accecato dall'amore per le due figlie che lo inducono, con condizionamenti psicologici, a dilapidare il suo patrimonio per poter emergere in società. Sono due donne votate più all'apparire che non all'essere, ma il padre, annientato da questo immenso amore per le sue creature, consente loro di distruggerlo economicamente e psicologicamente.
Questo romanzo è scritto in modo magistrale e l’autore fa una descrizione psicologica minuziosa di ogni personaggio che ruota attorno alle vicende dei protagonisti. Balzac si dimostra attentissimo alle sfumature dell’animo umano di cui è un ottimo conoscitore.
A me è piaciuto moltissimo. Non è di facile lettura, ma lo consiglio a tutti coloro che amano cimentarsi nella letteratura classica.
 

white89

InLove Member
Perchè non modifichiamo il titolo della discussione in modo che vada insieme agli altri libri di Balzac classificati come "Balzac, Honoré De".

Forse De Balzac, Honoré è migliore ma meno intuitivo e, in ogni modo, sarebbe un bene che i suoi libri fossero tutti sotto la stessa lettera.

Non è per pignoleria, ma per facilitare la ricerca! :mrgreen:
 

elisa

Motherator
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Perchè non modifichiamo il titolo della discussione in modo che vada insieme agli altri libri di Balzac classificati come "Balzac, Honoré De".

Forse De Balzac, Honoré è migliore ma meno intuitivo e, in ogni modo, sarebbe un bene che i suoi libri fossero tutti sotto la stessa lettera.

Non è per pignoleria, ma per facilitare la ricerca! :mrgreen:

grazie, queste pignolerie mi piacciono :)
 

pigreco

Mathematician Member
Balzac scrive come potrebbe scrivere un grande romanziere contemporaneo. La sua prosa è moderna e lo stile scorrevole. Leggendo le pagine di Papà Goriot sembra di vivere davvero nella pensione di Madame Vauquer tanto le descrizioni sono accurate. Un libro di grandi sentimenti, triste ma allo stesso tempo pieno di speranza. Una speranza che nasce dal fatto di come si possa resistere alle tentazioni del male pur tra mille dubbi: il personaggio di Vautrin mi ha ricordato per il suo atteggiamento un demonio tentatore, un diavolo che sa essere attraente e persuasivo come nessun altro e che invece nasconde solo intrghi malefici. Purtroppo la frase finale del giovane protagonista lascia intendere che la triste fine di Papà Goriot lo ha definitivamente corrotto; nonostante tutto il lettore può avere la speranza che il positivo incontro con il vecchio padre di famiglia possa aver temprato il suo spirito giusto e leale, capace in futuro di resistere alle continue tantazioni della capitale. Un realismo che lascia aperte tutte le possibilità. Bellissimo.
 
Perchè non modifichiamo il titolo della discussione in modo che vada insieme agli altri libri di Balzac classificati come "Balzac, Honoré De".

Forse De Balzac, Honoré è migliore ma meno intuitivo e, in ogni modo, sarebbe un bene che i suoi libri fossero tutti sotto la stessa lettera.

Non è per pignoleria, ma per facilitare la ricerca! :mrgreen:


Concordo che i libri i Balzac andrebbero tutti insieme, visto che sono tutti in qualche modo legati tra di loro. Semplicemente, si potrebbe titolare "La Comédie Humaine", il titolo scelto dallo stesso scrittore per raggruppare i suoi 137 scritti :)
 

ayuthaya

Moderator
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Riporto dall'ultimo numero del Giornalino:


Un padre ama le figlie al punto tale da privarsi di tutto – persino del loro affetto – pur di renderle “felici” in un mondo dove l'apparenza è il solo strumento di scalata sociale: la loro indifferenza lo porterà alla rovina e poi alla morte. Un giovane, d'animo retto ma impulsivo e ambizioso, si dibatte fra la seduzione della corruzione, attraverso la quale sa di potersi fare strada nel mondo dell'alta società parigina, e la purezza dei propri sentimenti, messi continuamente e duramente alla prova. Questi gli ingredienti principali del capolavoro di Balzac. Questi – “papà” Goriot e Eugène de Rastignac – i protagonisti di questa storia, legati l'uno all'altro non solo dalla condivisione della stessa squallida pensione in uno dei quartieri più anonimi di Parigi, ma soprattutto dalle vicende delle due splendide, viziate e ciniche figlie di papà Goriot, verso le quali (prima una e poi l'altra) il giovane prova una forte attrazione, che lo spinge a trovare loro continue giustificazioni fino a quando il crudele epilogo gli apre definitivamente gli occhi.

Poche le considerazioni che mi vengono da fare su questo romanzo, oltre al fatto che è scritto benissimo: Balzac riesce a condensare in “poco spazio” tutto ciò che ci serve per comprendere a fondo la vicenda e il carattere dei personaggi. L'autore non si dilunga mai, ma – forse proprio per questo – le sue parole arrivano sempre a mettere a fuoco l'essenziale.
Ma se una cosa mi ha colpito più di ogni altra, questa è stata la complessità morale dei personaggi. Non è la prima volta che un autore, attraverso la sua opera, denuncia un certo tipo di società, dominata dalle ipocrisie e dalle apparenze, dove per farsi strada occorre rinnegare se stessi e i propri principi (penso soprattutto ai grandi capolavori del realismo francese: Il rosso e il nero, Bel-ami, L'educazione sentimentale...). Eppure qui il confine di separazione fra ciò che è bene e ciò che è male è molto più sottile e anzi messo continuamente in crisi: a differenza di altre opere, in questo romanzo non sono possibili “schieramenti”, perchè di ogni sentimento e di ogni carattere (solo apparentemente qualificabili come “positivi” o “negativi”) è mostrata anche “l’altra faccia della medaglia”. Tre i casi esemplari.
Innanzitutto Eugène de Rastignac: in lui il conflitto è evidente ed esplicito. Il suo animo è puro, l’educazione ricevuta e l’innata nobiltà d’animo fanno sì che egli non si pieghi facilmente alle crudeli regole del “bel mondo”, eppure la seduzione che quel mondo (di cui pure riconosce la corruzione) esercita su di lui è molto forte ed egli poco per volta vi si abbandonerà (definitivamente o no è difficile stabilirlo, ma quel che è certo è che la strada intrapresa è quella del compromesso)... C’è poi Vautrin: la sua figura è molto interessante, in quanto – nonostante sia palesemente un malvivente – fino alla fine sfugge a un giudizio del tutto negativo. Come si può condannare un uomo che compie apertamente le stesse turpi azioni che tutti compiono, protetti però dalla maschera del loro perbenismo?
Infine c’è il protagonista, papà Goriot. Impossibile non compatirlo, impossibile non restare ammutoliti di fronte al suo smisurato amore nei confronti delle figlie, anche quando questo amore patologico, fanatico, folle lo condurrà all’autodistruzione... Eppure non credo che Balzac abbia voluto ritrarre la figura di un martire. La bellezza di questo personaggio, così puro, così inerme, sta proprio nella consapevolezza (nostra, ma alla fine anche sua) di essere stato lui stesso, almeno parzialmente, causa della sua rovina. È vero amore quello che spinge un uomo, seppure a fin di bene, a dare “tutto” senza che di questo tutto riesca a farne percepire il valore, il sacrificio? Non dimentichiamoci che qui non si parla di un amore fra due innamorati, ma di un padre verso le proprie figlie; e infatti il sentimento che lega papà Goriot alle due fanciulle assomiglia più alla sfrenata passione di un innamorato che non alla maturità di un padre che oltre a “dare amore” dovrebbe anche saper “educare all’amore”. Le due donne ai nostri occhi appaiono quasi spregevoli, ma – c'è da chiedersi – sono le uniche resposabili di questa estrema superficialità ?
Sembra che Balzac alla fine non voglia condannare nè salvare nessuno. Ad essere condannata senza appello è la società, ma nonostante la forza che questa esercita su ciascuno, sembra che l’autore voglia ricordarci che ognuno di noi ha libertà (e forse il dovere) di seguire la propria coscienza.
 
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Nerst

enjoy member
Questo libro è un concentrato di tristezza. La figura di papà Goriot è estremamente delicata, troppo per le due acide figlie. Come possono due fanciulle venir su così tanto cattive, se per padre hanno un uomo dal cuore puro come il personaggio della storia. Possono il lusso, i desideri, la società trasformare due persone in qualcosa di così infimo? L' ambientazione di Parigi è davvero bella nella descrizione dell' autore e la pensione in cui vivono papà Gorot e gli altri è assai lugubre, rendendo tutto ancora più triste.
Bel classico.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Possibili spoiler

Efficace e ben rifinito specchio della realtà umana e sociale non solo della Parigi dell'800, ma di ogni epoca. Leggerlo in contemporanea con I Miserabili mi ha fatto riflettere sulla differenza, pur trovandoci negli stessi luoghi e più o meno nella stessa epoca, tra i due mondi descritti nei due libri: da quella parte il mondo e la città dal punto di vista dei veri poveri, dai derelitti, dalla gente "di strada"; qui troviamo un altro tipo di poveri o, che dir si voglia, di miserabili, soprattutto nell'accezione del termine riferita all'indole delle persone e non all'entità dei loro averi, e incontriamo un'altra parte della società, quella ricca e pettegola, ipocrita fino alla spietatezza: quella parte, sì, veramente miserabile. Gli abitanti della pensione Vacquer vivono in modo un po' squallido ma, tutto sommato, chi più chi meno, dignitoso; ognuno di loro, o quasi, ha un lato oscuro e nasconde qualcosa. Forse il più ingenuo è proprio Eugéne, seppure la sua sfrenata ambizione lo porti a desiderare sopra ogni cosa far parte, tramite le sue conoscenze, dell'alta società parigina. Ci riuscirà? Eugéne è, tutto sommato, un buono. Prevarranno i buoni sentimenti o l'ambizione? Il libro descrive bene quest'ambivalenza e il continuo oscillare dei sentimenti di Eugéne, fino all'ultima riga, decisiva, che lascia di stucco.
La figura di Papà Goriot infonde una tristezza infinita, soprattutto nel delirio del monologo finale in cui, per la prima volta, mostra la confusione esistente nei suoi sentimenti di cui, fino a quel momento, traspariva solo l'amore incondizionato e viscerale per due figlie insensibili e ingrate mentre, in quel momento, traspare anche il dolore straziante legato al loro abbandono. Tristissimo ma molto bello, da leggere, nonostante una pessima (penso) traduzione non mi abbia permesso di apprezzarlo come credo meriti.
 

SALLY

New member
Decisamente un grande romanzo, lo specchio della società parigina dell'epoca e non solo, direi tristemente attuale, perchè il vero Santo Graal della storia è il denaro, tutto si muove intorno al denaro, per mantenerlo, per averlo, il denaro è il grande protagonista di questa storia, la causa delle meschinità e dei sacrifici...voglio immaginare che il giovane studente vendicherà papà Goriot...tramite il denaro, infatti non se ne va, ma dalla collina, guardando la sfavillante e ipocrita città la sfida...e andrà a cena con una delle crudeli figlie di papà Goriot.
Prima di leggere il romanzo, mi sono fatta un'idea di Balzac e della sua vita...nessuno meglio di lui poteva descrivere la società parigina e no...visto che lui stesso era perennemente alla ricerca di denaro, anche lui aveva la sua aristocratica dama che, a mali estremi, rintuzzava le sue finanze....qualcuno diceva che era un mestierante, che scriveva per soldi...e comunque, anche se fosse, è stato grande....ho persino pensato che lui si fosse descritto in Eugenè....giovane studente, uscito di casa per studiare e parecchio solleticato dallo sfavillio del frivolo e dei vizi...sarà così?!?!
 

isola74

Lonely member
Spoiler

Concordo col fatto che il libro sia ben scritto ma in alcuni punti l'ho trovato troppo melodrammatico...
Papà Goriot ama le sue figlie di un amore cieco che finisce con l'ucciderlo... loro non sono capaci nemmeno di andare al suo capezzale, perchè tanto ormai non c'è più niente da guadagnare da lui :paura:... unico personaggio positivo è Rastignac, non ancora catturato dalla società parigina che ne esce sconfitta
Non so bene come interpretare la frase finale "A noi due!"... vendetta o voglia di far parte dell'alta società, nonostante tutto?
 

velmez

New member
primo libro che leggo dell'autore...
mi è piaciuto molto lo stile, ma credo di essere in fase NO per questo tipo di romanzo in questo periodo (normalmente l'avrei letto in una settimana... ci ho messo un mese... ) Leggerò sicuramente altro e approfondirò :wink:
 
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