Bernanos, Georges - Diario di un curato di campagna

ayuthaya

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"Un giovane prete appena ordinato viene inviato come parroco ad Ambricourt, piccolo villaggio francese.

Il giovane prete vuole ispirare la sua azione pastorale allo spirito del Vangelo, e per questo entra continuamente in contrasto con i parrocchiani. Non gli resta che affidare pensieri e tormenti a un diario segreto, strumento di presa di coscienza della propria interiorità e di conseguente auto-liberazione.

Per questioni di ministero deve occuparsi della situazione esistente nella famiglia di un conte. Questi ha una relazione con la governante della sua figlia adolescente, Chantal. La contessa è nemica di tutti: il marito la trascura, vive solo del ricordo di un figlio morto piccolo, ha un atteggiamento di ribellione anche verso Dio.

Il giovane parroco le si avvicina, la aiuta a confessarsi, e la riporta alla fede; la notte seguente la contessa muore. Questo episodio rafforza l'ostilità della famiglia del conte e dei parrocchiani contro di lui.

Dopo poco tempo si scopre malato di cancro. Morirà poco dopo in casa di un ex compagno di seminario, prete spretato, tubercolotico, che ha abbandonato il sacerdozio per una donna. A lui chiederà l'assoluzione finale dei suoi peccati. L'amico accondiscende, anche se non nasconde il suo turbamento per il fatto che il parroco di Ambricourt è venuto a morire proprio nella sua casa di peccato. "Che cosa importa? Tutto è grazia", replica il sacerdote morente che scopre, adesso, come l'itinerario della sua esistenza sia stato guidato dalla Grazia."


Riporto la trama completa da Wikipedia perchè purtroppo ricordo ben poco di questo romanzo, letto molti anni fa ed evidentemente non tale da avermi lasciato un segno indelebile nella memoria...
Quello che affiora alla mia mente sono una scrittura e una trama delicate, quasi sottotono. Ricordo che non mi è dispiaciuto, ma neanche che mi abbia particolarmente colpito, forse proprio per questa mancanza di forti "impennate"... Probabilmente dovrei rileggerlo ora, per poter dare un nuovo e più maturo giudizio.
Qualcuno di voi lo ha letto e può darne un commento più esaustivo del mio?
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
io l'ho letto da adolescente e sicuramento non potrò dare un commento esaustivo, ricordo però molto bene il grande lavoro riflessivo che Bernanos fa sul percorso interiore di questo giovane sacerdote di fronte alla complessità in cui si trova a vivere. Dopo tantissimi anni mi è rimasta la profondità e l'affondo dello scrittore, la sua religiosità sempre presente che guida il tormento interiore di questo curato di campagna, emblematico della posizione anche dell'autore di fronte alla crisi che lo circonda. Un libro difficile e caratterizzato in modo molto netto ma sicuramente importante e me ne accorgo adesso, a distanza di tanti anni, indimenticabile.
 

SALLY

New member
L'ho letto anch'io molti anni fa...e ne traggo le tue stesse conclusioni,dovrei rileggerlo,sicuramente lo rivaluterei,al tempo non mi lasciò niente di "forte".
 

isola74

Lonely member
Letto una decina d'anni fa anch'io e ricordo che mi piacque. Profondo e delicato trova il culmine nella frase finale del povero curato morente.. "tutto è grazia".........
 

estersable88

dreamer member
Diario di un curato di campagna è un libro difficile, complicato, uno di quelli che vanno riletti in più fasi della vita con la certezza che ad ogni lettura ricaveremo qualcosa di diverso, qualcosa di più da queste pagine. Pagine intrise di religiosità, fede, dubbio, aridità, noia, malignità, grettezza, amore; pagine da cui traspare una profonda conoscenza dell'animo umano. Il giovane curato della parrocchia di Ambricourt è diverso dagli altri preti che, con piglio cattedratico, sembrano adattarsi alla noia, al disamore, all'aridità che accomunano tutte le parrocchie. Egli crede ancora nel Dio che serve e cerca di indurre, con le parole e con le azioni, anche i suoi parrocchiani a tornare alla fede. La giovane età e questo suo essere diverso, questo suo voler indottrinare, ricondurre le pecorelle al gregge, gli attirano gli sguardi perplessi, le voci maligne, gli scherni dei fedeli e persino l'avversione di dei nobili del paese. Nonostante una salute tutt'altro che rosea, il curato compie il suo lavoro e il suo percorso di maturazione nella fede con zelo e coscenziosità, interrogandosi sul suo operato, riflettendo sulle sue giornate e sugli accadimenti della comunità. Ma se l'anima può essere guidata dall'amore di Dio, il corpo è traditore…
La lettura di questo libro, impegnativa e per nulla rilassante specie nella parte iniziale, è interessante perché consente, una volta di più, di confrontarsi con l'animo umano, le sue perversioni, l'abiezione, la meschinità, confrontate con un'anima semplice che ancora crede nella rettitudine e nella bontà.
 
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