Gamberale, Chiara - Per dieci minuti

Minerva6

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E' il libro ideale da ricevere per Natale, ma non solo. A me l'ha regalato, su richiesta, mia cognata; avrei preferito riceverlo con largo anticipo per immedesimarmi meglio, visto che la storia parte dal 3 dicembre e dura un mese, tempo in cui la protagonista (in parte simile alla scrittrice -la prima cosa che balza all'occhio è che ha il suo stesso nome e la sua stessa professione-) ci racconta le sue giornate dopo che si è trasferita in città, è stata lasciata dal marito e la rubrica della rivista su cui scriveva è stata sostituita con la posta del cuore della vincitrice morale del GF.

La sua terapista steineriana, per superare questo periodo di crisi, le propone un gioco: ogni giorno, per dieci minuti, deve fare qualcosa di nuovo.

Di seguito elenco le attività in cui Chiara si è cimentata:

-smalto fucsia
-palestra in centro
-violino X
-pancake alla nutella Y
-hip-hop
-camminare in strada di spalle
-fissare un particolare di un quadro di Vermeer
-assostere alla laurea di una sconosciuta X
-youporn
-punto croce Y
-chiedere alla mamma come sta, dedicandole completa attenzione X
-rubare Y
-lezioni di guida Y
-mercatino dell'usato Y
-lanterne cinesi
-stare alla cassa di una libreria X
-seminare lattuga e peperoncino Y (e non solo)
-cambiare un pannolino
-inviare sms "ti amo" a persone sulla rubrica scelte a caso da uno sconosciuto
-tagliare i capelli a qualcuno Y
-ascoltare con microfono direzionale X
-vestirsi da Babbo Natale
-invitare tante persone a casa dopo il pranzo di Natale
-telefono amico Y
-tarocchi Y
-leggere i bigliettini "vorrei" x l'anno nuovo appesi su un albero di Natale
-andare all'ikea* X
-bacio/abbraccio ad un amico che era innamorato (ma non ricambiato) di lei
-leggere Harry Potter
-stare in silenzio con l'ex marito
-avere un figlio in adozione
-saltare nuda ad uno spettacolo di Antonio Rezza

Di queste alcune le farei anche io (sono segnate con la X), altre le ho fatte (Y) e le restanti invece non le farei mai o non mi interessano.

*lo confesso, anche io non ci sono mai stata
 
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Minerva6

Monkey *MOD*
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Lo stile con cui ha scritto questo romanzo è molto scorrevole, ironico e coinvolgente.
Forse alcune considerazioni potrebbero apparire troppo semplicistiche, ma io le ho trovate lo stesso interessanti e comunque adatte alla storia.

Mi ha dato particolarmente da riflettere questa frase:

Quando fanno qualcosa per noi, gli altri ci consegnano o in realtà ci tolgono un'occasione?
Chi lo sa. Non lo sappiamo noi, che affidiamo quel qualcosa agli altri. Non lo sanno gli altri, che fanno quel qualcosa per noi.
 

ayuthaya

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... scusa ma adottare un bambino sarebbe un'attività per dieci minuti??? :?:boh: o cq una cosa da decidere a tavolino??? :boh:
 

Minerva6

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spoiler

... scusa ma adottare un bambino sarebbe un'attività per dieci minuti??? :?:boh: o cq una cosa da decidere a tavolino??? :boh:

Come ho già scritto sul 3d da me aperto, il tempo di 10 minuti è quello minimo per ogni attività.
L'adozione riguarda un ragazzo eritreo di 17 anni, Ato, che viveva nella Città dei ragazzi a Roma ma che la protagonista già seguiva nello studio e portava spesso a casa sua (con cui era diventata molto amica, infatti mi sa che nel libro riporta fratello più che figlio in adozione :?) e che poi le viene affidato definitivamente perché troppo grande per restare nella Città.

Risulta tra le ultime attività, è la 31esima, quindi in realtà il mese è passato, questa è una cosa che le viene proposta, ma l'ho cmq riportata perché alla fine lei l'accetta.
C'è una commistione tra la protagonista e la scrittrice stessa, infatti ho scoperto in rete che Ato le è stato davvero affidato e che anche lei si è davvero separata dal marito La (seconda) famiglia di Ato di Federica Fantozzi | Com.Unità
 

Dallolio

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Questo libro ha suscitato nella sezione Amici molte riflessioni, e permette davvero di porsi domande su di sè, sulle proprie aspirazioni e soprattutto sui propri limiti, in quanto è tutt'altro che facile mantenere la freschezza e curiosità della protagonista.
La protagonista non mi risulta particolarmente simpatica, è una donna molto egocentrica che solo con Ato, riesce a porsi in modo aperto e non "autistico", mentre con gli altri amici e parenti, per propria stessa ammissione, sa fare solo discorsi che iniziano con "io" e mai con "tu".
Per quanto concerne la storia è davvero leggera, ma può andare bene come lettura disimpegnata natalizia e, come ho detto in precedenza, aiuta la riflessione.
Voto: 7/10
 

SilviaL

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Finito stanotte.

Come è già stato detto, è un libro interessante che lascia spazio a tante riflessioni. È possibile che ci siano così tante cose che nella vita non abbiamo mai fatto? Ed è davvero possibile che farle cambi così tanto la prospettiva che abbiamo del mondo che ci circonda e di noi stessi? E siamo davvero così ciechi da non conoscere per niente il nostro quartiere, i nostri vicini, i nostri amici, la nostra famiglia? E davvero dipendiamo così tanto dall'idea che gli altri hanno di noi? Queste sono solo alcune delle domande che mi sono posta mentre leggevo questo breve romanzo e alle quali spero di trovare, prima o poi, una risposta.

Stilisticamente parlando però non mi è piaciuto particolarmente, sembra scritto da una ragazzina di sedici anni. Non ho mai letto altro della Gamberale, quindi non so se sia proprio il suo stile (e se così fosse, non mi spiego come abbia potuto pubblicare ben 11 romanzi e scrivere su quotidiani e riviste), o se la semplicità sia dettata dal fatto che in fondo questo romanzo, più che un romanzo è un diario e quindi, come tutti i diari che si rispettino, è scritto un po' di getto e senza troppi fronzoli stilistici. Semplice e chiaro, certamente può andare bene per il lettore medio, ma non per chi cerca qualcosa di un po' più stimolante.

Darò sicuramente un'altra possibilità alla Gamberale, ma per ora è un 3/5.
 

Spilla

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A me è piaciuto :)
A parte l'idea, a parte la scrittura, che mi e risultata piacevole ma di sicuro non è da ascriversi tra i Grandi della letteratura (nemmeno agli incapaci, però, e di questi tempi non è poco), ho apprezzato la modalità della (ri)scoperta delle piccole cose che compongono la nostra vita. L'idea che ciò che ci assilla troppe volte ci impedisce di vedere il tanto che ci circonda e che può renderci, se non proprio felici, almeno sereni.
Mi e piaciuta l'idea che esista una di rimettersi in gioco, senza voler per forza stravolgere tutta la propria esistenza.
L'ho trovato delicato e aperto alla speranza. Non poco, visto che partivo da assoluti pregiudizi negativi.
Grazie a Minerva per averlo segnalato.
 
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