Hemingway, Ernest

Zingaro di Macondo

The black sheep member
La grande rivoluzione di Hemingway risiede soprattutto nella forma. Una forma ridotta all’osso, perché la scrittura è la tecnologia dell’immaginazione per eccellenza.

Meno si dice e meglio è, in modo che ciascuno di noi possa costruire significati, modellandoli in base alla propria esperienza.

Perché dire che una sedia è rossa e vecchia quando ai fini narrativi la cosa non serve?
La sedia è sedia e basta. Sarà il lettore a immaginarla come vuole a seconda della propria esperienza.

La grande rottura di Hem rispetto al passato risiede proprio in questo. Nella magia del dire tutto in poco, pochissimo.
Ogni giorno, durante la stesura, rileggeva da capo “Addio alle armi” e ogni volta ne limava via i pezzi inutili.
Hem è l’essenziale, il corpo nudo sotto il marmo, il nocciolo vero della letteratura.

Tutto il resto sono aggettivi e cose inutili che avvicinano i libri alla televisione che, si sa, non lascia spazio all’immaginazione.

Hem può risultare scorbutico, perché nei suoi libri dice poco, così come in vita era, in effetti, uomo di poche parole e piuttosto antipatico.

Un cesellatore di parole, chiuso a riccio con l'esterno, che non voleva “descrivere” il mondo, ma solo raccontare storie imperfette, come imperfette sono le nostre piccole vite.
 
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Grantenca

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Sono pienamente d'accordo con te. La forma in Hemingway è essenziale, i concetti sono espressi con poche, significative, parole. Probabilmente è stato, in questo senso, un rivoluzionario, uno scrittore dei suoi tempi, che si è staccato completamente dal modo di scrivere i romanzi del secolo precedente. D'altronde nell'800 non c'erano il cinema e la televisione e quindi la descrizione particolareggiata di cose, avvenimenti e persone era necessaria. Oggi leggo da qualche parte giudizi non del tutto positivi su questo scrittore, che lo mettono sotto una luce negativa soprattutto per la sua "epicità" e il suo "machismo" (caccia grossa, pugilato, guerre, alcool, ecc...ecc...) Io credo invece che questi eccessi siano stati dovuti, in massima parte, ai tempi in cui lo scrittore è vissuto: il mito dell'alcool si trova in molti altri grandi scrittori del suo tempo. Da parte mia devo dire invece che ammiro molto la sua opera: i grandi romanzi (addio alle armi, il vecchio e il mare ecc...) e trovo la sua massima espressione in "fiesta" - uno dei pochi libri che ho riletto, e in molti dei "49 racconti".
 
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c0c0timb0

Pensatore silenzioso
La grande rivoluzione di Hemingway risiede soprattutto nella forma. Una forma ridotta all’osso, perché la scrittura è la tecnologia dell’immaginazione per eccellenza.

Meno si dice e meglio è, in modo che ciascuno di noi possa costruire significati, modellandoli in base alla propria esperienza.

Perché dire che una sedia è rossa e vecchia quando ai fini narrativi la cosa non serve?
La sedia è sedia e basta. Sarà il lettore a immaginarla come vuole a seconda della propria esperienza.

La grande rottura di Hem rispetto al passato risiede proprio in questo. Nella magia del dire tutto in poco, pochissimo.
Ogni giorno, durante la stesura, rileggeva da capo “Addio alle armi” e ogni volta ne limava via i pezzi inutili.
Hem è l’essenziale, il corpo nudo sotto il marmo, il nocciolo vero della letteratura.

Tutto il resto sono aggettivi e cose inutili che avvicinano i libri alla televisione che, si sa, non lascia spazio all’immaginazione.

Hem può risultare scorbutico, perché nei suoi libri dice poco, così come in vita era, in effetti, uomo di poche parole e piuttosto antipatico.

Un cesellatore di parole, chiuso a riccio con l'esterno, che non voleva “descrivere” il mondo, ma solo raccontare storie imperfette, come imperfette sono le nostre piccole vite.
Tutto vero.
Che altro aggiungere? Se Fitzgerald ha costruito un ponte per passare dalla "letteratura vittoriana" alla più spregiudicata prosa tanto inconsapevolmente attesa dalla nuova gioventù, diventandone il portavoce; Hemingway quel ponte l'ha buttato giù con una cannonata, scarnificando un modo di scrivere e riducendolo all'osso in modo che di tutta la polpa, di quella superficie, che prima faceva da contorno, non rimanesse altro che l'essenziale, pur senza cancellarne la grazia.

Hemingway non è uno dei miei scrittori preferiti, ma senza di lui non ci sarebbero stati molti altri che oggi amo molto. Non mi è piaciuto quando ha criticato molti grandi della letteratura come lo stesso Fitzgerald (rompendo inevitabilmente, alla fine, un'amicizia che durava da anni), S. Anderson, Steinbeck (quando questi scrisse Bombs away; the story of a bomber team). Ma questo è Hemingway. E ce lo teniamo così, vero?

Quello che mi è piaciuto:

  • Fiesta (il primo - mi confondo sempre con Fiesta mobile(?) gli anni passano anche per me :boh:)
  • Addio alle armi
  • I 49 racconti
  • Per chi suona la campana (un po' meno degli altri)
Quello che considero uno dei peggiori romanzi mai scritti da un nome di tale importanza nella letteratura mondiale:

  • Di là dal fiume, tra gli alberi
Del resto niente altro mi ha colpito, ma non ho letto molto altro. Mi piacciono i suoi racconti. Nick Adams è forte.
 
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viverna

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La grande rivoluzione di Hemingway risiede soprattutto nella forma. Una forma ridotta all’osso, perché la scrittura è la tecnologia dell’immaginazione per eccellenza.

Meno si dice e meglio è, in modo che ciascuno di noi possa costruire significati, modellandoli in base alla propria esperienza.

Perché dire che una sedia è rossa e vecchia quando ai fini narrativi la cosa non serve?
La sedia è sedia e basta. Sarà il lettore a immaginarla come vuole a seconda della propria esperienza.

La grande rottura di Hem rispetto al passato risiede proprio in questo. Nella magia del dire tutto in poco, pochissimo.
Ogni giorno, durante la stesura, rileggeva da capo “Addio alle armi” e ogni volta ne limava via i pezzi inutili.
Hem è l’essenziale, il corpo nudo sotto il marmo, il nocciolo vero della letteratura.

Tutto il resto sono aggettivi e cose inutili che avvicinano i libri alla televisione che, si sa, non lascia spazio all’immaginazione.

Hem può risultare scorbutico, perché nei suoi libri dice poco, così come in vita era, in effetti, uomo di poche parole e piuttosto antipatico.

Un cesellatore di parole, chiuso a riccio con l'esterno, che non voleva “descrivere” il mondo, ma solo raccontare storie imperfette, come imperfette sono le nostre piccole vite.
perdonami, ma, quantomeno in verdi colline d'Africa e il vecchio e il mare,leggendoli, ho colto ben altro...................basti ricordare la descrizione della coda del marlin.....
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
perdonami, ma, quantomeno in verdi colline d'Africa e il vecchio e il mare,leggendoli, ho colto ben altro...................basti ricordare la descrizione della coda del marlin.....
Già. Ecco il motivo del mio amore-odio nei suoi confronti. Io a "Il vecchio e il mare" non avrei dato nessun Pulitzer. Avrei premiato altre sue opere ben più incisive, romanzi che hanno lasciato un segno indelebile nel percorso che la letteratura americana ha tracciato fino ai nostri giorni. Ma siamo abituati che quando uno scrittore firma un'opera di enorme importanza, tale importanza la ricevono anche gli scritti successivi. Sebbene questi spesso neanche lontanamente si avvicinano ai lavori che hanno avuto così tanta considerazione.
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
perdonami, ma, quantomeno in verdi colline d'Africa e il vecchio e il mare,leggendoli, ho colto ben altro...................basti ricordare la descrizione della coda del marlin.....

Direi che non c'è bisogno di scusarsi, hai espresso un'opinione.

Non mi è molto chiaro, però, cosa hai colto di diverso. Se ti riferisci al fatto che ho definito il suo uno stile asciutto ed essenziale, in effetti alcune parti dei libri che hai citato fanno eccezione.

Ciò che intendo io è il suo modo generale di fare letteratura, il quale ha scardinato i principi dell'800.

Hai mai letto Hugo o Dumas? Non trovi che Hem si discosti, si allontani senza recupero, dai maestri del secolo prima?

Io credo che se Addio alle armi lo avesse scritto, per assurdo, Hugo, avremmo avuto un libro di 4000 pagine.

Hem è l'anima della parola, non in senso letterale o religioso, voglio dire che è il nocciolo nudo attorno al quale costruire significati.
 

viverna

New member
Direi che non c'è bisogno di scusarsi, hai espresso un'opinione.

Non mi è molto chiaro, però, cosa hai colto di diverso. Se ti riferisci al fatto che ho definito il suo uno stile asciutto ed essenziale, in effetti alcune parti dei libri che hai citato fanno eccezione.

Ciò che intendo io è il suo modo generale di fare letteratura, il quale ha scardinato i principi dell'800.

Hai mai letto Hugo o Dumas? Non trovi che Hem si discosti, si allontani senza recupero, dai maestri del secolo prima?

Io credo che se Addio alle armi lo avesse scritto, per assurdo, Hugo, avremmo avuto un libro di 4000 pagine.

Hem è l'anima della parola, non in senso letterale o religioso, voglio dire che è il nocciolo nudo attorno al quale costruire significati.

stiamo parlando di hemingway.........ed anche lui si è abbandonato a descrizioni davvero capillari e francamente non lo vedo come un difetto ma come una pura testimonianza di sensibilità malamente malcelata. tuttavia condivido che sia stato una sorta di apripista che ha portato poi a Fante
 

viverna

New member
Già. Ecco il motivo del mio amore-odio nei suoi confronti. Io a "Il vecchio e il mare" non avrei dato nessun Pulitzer. Avrei premiato altre sue opere ben più incisive, romanzi che hanno lasciato un segno indelebile nel percorso che la letteratura americana ha tracciato fino ai nostri giorni. Ma siamo abituati che quando uno scrittore firma un'opera di enorme importanza, tale importanza la ricevono anche gli scritti successivi. Sebbene questi spesso neanche lontanamente si avvicinano ai lavori che hanno avuto così tanta considerazione.

scusami ma invece io trovo il vecchio e il mare assolutamente geniale.....trattato di pesca,ritratto di un'epoca, documentario e più' profondamente l'impotenza dell'uomo, lo stoicismo e la determinazione, la rassegnazione, la pietà eppur anche la consapevolezza di se stessi.
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
scusami ma invece io trovo il vecchio e il mare assolutamente geniale.....trattato di pesca,ritratto di un'epoca, documentario e più' profondamente l'impotenza dell'uomo, lo stoicismo e la determinazione, la rassegnazione, la pietà eppur anche la consapevolezza di se stessi.

sono d'accordo sul fatto che sia un romanzo sull'impotenza e sulla scelta di uno stoicismo consapevole, sulla pietà e sulla consapevolezza di sè stessi.

Sul fatto che sarebbe un trattato di pesca un po' meno :paura:
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
scusami ma invece io trovo il vecchio e il mare assolutamente geniale.....trattato di pesca,ritratto di un'epoca, documentario e più' profondamente l'impotenza dell'uomo, lo stoicismo e la determinazione, la rassegnazione, la pietà eppur anche la consapevolezza di se stessi.
Rispetto la tua opinione. D'altronde gusti son gusti. :boh: Io l'ho trovato palloso, descrizioni inutili. Ho delle riserve su tutti i libri di Hemingway. Anche su Addio alle armi*, che alla fine mi è piaciuto, per carità. Ma i pezzi tipo:
"Mi ami?". "Si, e tu quanto mi ami". "Ti amo tanto". "Anch'io ti amo tanto". "E tu quanto?".
Insomma crolli verticali impensabili :mrgreen:!
Io amo l'Hemingway di Fiesta, Addio alle armi*, I quarantanove racconti, quello di Nick Adams (The Nick Adams stories). Un altro Hemingway, sicuramente. Un Hemingway che alterna colpi di genio a noiosissimi capitoli fino a romanzi illeggibili, come ho già scritto. Vedi "Al di là del fiume, tra gli alberi". Una delle più pazzesche schifezze mai scritte da un nome tale.
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
Rispetto la tua opinione. D'altronde gusti son gusti. :boh: Io l'ho trovato palloso, descrizioni inutili. Ho delle riserve su tutti i libri di Hemingway. Anche su Addio alle armi*, che alla fine mi è piaciuto, per carità. Ma i pezzi tipo:
"Mi ami?". "Si, e tu quanto mi ami". "Ti amo tanto". "Anch'io ti amo tanto". "E tu quanto?".
Insomma crolli verticali impensabili :mrgreen:!
Io amo l'Hemingway di Fiesta, Addio alle armi*, I quarantanove racconti, quello di Nick Adams (The Nick Adams stories). Un altro Hemingway, sicuramente. Un Hemingway che alterna colpi di genio a noiosissimi capitoli fino a romanzi illeggibili, come ho già scritto. Vedi "Al di là del fiume, tra gli alberi". Una delle più pazzesche schifezze mai scritte da un nome tale.

Tu sai, Sandro, quanto adori Hemingway, ma non posso che darti ragione sul fatto che abbia alternato "scritti diversi". Non era un uomo emotivamente stabile e immagino che i suoi continui sbalzi d umore abbiano avuto in questo qualche responsabilità, se di responsabilità vogliamo parlare.
 
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viverna

New member
sono d'accordo sul fatto che sia un romanzo sull'impotenza e sulla scelta di uno stoicismo consapevole, sulla pietà e sulla consapevolezza di sè stessi.

Sul fatto che sarebbe un trattato di pesca un po' meno :paura:
beh, nel dettaglio scrive come pescare il marlin, some innescare gli ami, quali esce usare, i periodi, i venti e poi sugli squali...............un po'come in moby dick per la prima volta si descrive dettagliatamente la caccia alle balene:D
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
Tu sai, Sandro, quanto adori Hemingway, ma non posso che darti ragione sul fatto che abbia alternato "scritti diversi". Non era un uomo emotivamente stabile e immagino che i suoi continui sbalzi d umore abbiano avuto in questo qualche responsabilità, se di responsabilità vogliamo parlare.
Si, hai ragione. Io amo talmente Hemingway che arrivo pure ad "odiarlo" per certe cose che ha scritto (e detto nei riguardi di altri scrittori immortali. Ma questa è un'altra storia). Cose purtroppo non all'altezza, a mio parere, delle sue capacità. Diciamo i primi suoi romanzi erano quasi imbattibili. Altri, sempre secondo me, molto discutibili.
Ma la roba buona, beh, quella è buona davvero!
 

harry.haller

New member
A mio modesto parere il miglior Hemingway era quello più concreto ed efficace perchè rimaneva sulla scia di un pensiero e di tematiche reali, che lo avvicinavano enormemente a Fitzgerald(dal quale è innegabile che abbia preso spunto). I lavori successivi sono ripetitivi e poco incisivi, seppur scorrevoli e sempre buoni. "Fiesta" e "Addio alle armi" sono comunque i suoi migliori romanzi, già da "Il vecchio e il mare" si nota un calo.
 

shvets olga

New member
Stavo cercando su internet racconti brevi e sono incappata nella raccolta dei racconti brevissimi.
Il racconto breve più famoso del mondo ha scritto per una scommessa Ernest Hemingway:

“For sale. Baby shoes. Never Worn”
"In vendita. Scarpe da bambino. Mai usate"


Mai letto prima questo miniracconto e all'inizio, dopo la lettura , io mi sono rimasta indifferente (sono gli effetti negative di eccessi quantitativi della pubblicità), poi ho letto commenti tipo: “Mai usate, perchè il bambino è morto”, “Mai usate, perchè il bambino mai nato perchè la donna incinta è morta ”, “In vendita, perchè famiglia troppo povera e non ha soldi per vivere”… e mi vergogno un pò che sono cosi insensibile.
Penso, che Hemingway veramente aveva descritto situazione tragica, ma mi piace molto versione, che le scarpe sono stati rubate e messi in vendita di un tossicodipendente.
La mia versione: le scarpe mai usate, perchè il bambino è cresciuto e genitori non hanno indovinato la misura delle scarpe. :)
 
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