Simenon, Georges - La camera azzurra

nitina

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Bah..
non è che mi abbia lasciato granchè.
mi sono divertita a leggere come fosse Simenon senza Maigret piùcchealtro, perchè la storia di per sè l'ho trovata un pò povera. La trama è vagamente scontata. Nel senso che a metà libro si capisce come vada a finire.
Mi è piaciuto però il modo di presentarci i personaggi, le descrizioni dei moti d'animo di Tony, protagonista di due storie d'amore parallele. Parallele proprio perchè non si incontrano per come sono caratterizzate, così diversa quella con la moglie, rispetto a quella con l'amante. Però si scontrano, intrecciandosi tragicamente nel momento in cui Tony perde il controllo della situazione, dimenticando la natura della gente che lo circonda. Perdendo di vista il modus vivendi delle persone del piccolo paesino. i pettegolezzi, le malelingue, le cattiverie e la scarsa volontà di impicciarsi dei fatti propri! ;)
mi è piaciuto sentirmi in quel piccolo paesino, mi è piaciuto sentire il profumo della merenda di marianne e sua mamma, o delle lenzuola stese al sole...
il viso arcigno della mamma di Nicolas o quello pacato del medico del paese.
carino!
 

fabiog

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Ottimo romanzo, come ho già letto in un commento precedente la grandezza dell'autore è quella di lasciar incollatto il lettore pur sapendo già gran parte della storia, si capisce quasi subito come possano essersi svolti i fatti, ma il sospetto è soprattutto su chi sia la vittima, per buona parte del libro ho infatti pensato che anche la bambina fosse morta.
Ottimo è il modo in cui poi la storia è raccontata, il continuo passaggio dal presente della vicenda al passato rappresentato dai ricordi di Tony serve a rendere ancor più il dramma della vicenda, la sua semplicità, una normalissima relazione clandestina che porta alla morte di due persone e Simenon riesce alla perfezione a rendere il dramma intimo di Tony che piano piano ricostruisce tutta la vicenda e a rendersi conto dei suoi errori.
Bello, un noir classico e raffinato
 

Cold Deep

Vukodlak Mod
Un rapporto extraconiugale in cui la donna, Andree, nutre un'ossessione per il suo compagno Tony. Sarà proprio quest'ossessione a sconvolgere le vite dei due amanti, ma come sono andati in realtà i fatti? Romanzo che lascia aperti molti spiragli ed ipotesi, che si infrangono però sul finale senza scampo. Uno dei migliori Simenon che ho letto finora. Raccomandato
 

elesupertramp

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Mi è piaciuto moltissimo: veramente ben scritto ed appassionante.
Per tre quarti del libro ho detestato Tony per la sua apatia e vigliaccheria.
Ed anche a me piace molto di più il Simenon non maigrettiano rispetto alle avventure del commissario parigino.

Spoiler
[...] Resta tuttavia possibile l'ipotesi che sia invece la suocera di Andrèe ad avvelenare il barattolo di marmellata per la moglie di Tony, volendo vendicare la morte del figlio. Voi che ne pensate?
[..]

a me questo è sempre parso l'unico, chiarissimo, finale.

concordo.
 

ayuthaya

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La camera azzurra è il secondo romanzo che leggo (o per meglio dire che ascolto) di George Simenon e, se già il primo ha costituto una sorta di rivelazione, questo non ha fatto altro che “confermare i miei sospetti”. Simenon, che come molti associavo quasi solo al personaggio di Maigret, è un autore assolutamente nelle mie corde e ho tutte le intenzioni di approfondire la conoscenza.

La vicenda parte in media res: Tony è in stato di arresto, ma non si sa bene per cosa. Per quanto a grandi linee si possa intuire, i dettagli della vicenda saranno svelati quasi solo alla fine… Questo fa sì che la narrazione si mantenga avvincente fino alle ultimissime pagine: di cosa è accusato realmente Tony? Cosa è successo? E soprattutto, è davvero importante che sia colpevole o no di ciò per cui è imputato?
Insieme a lui, attraverso le sue deposizioni, ripercorriamo passo dopo passo l’intera vicenda: il primo incontro con Andrèe, la passione travolgente eppure distinta, dotata di vita propria… Il caso di Tony è quasi un classico: una storia di tradimento, il quale però non intacca più di tanto la sua serena esistenza. Il precario equilibrio tra ciò che brilla alla luce del sole e ciò che deve essere tenuto nascosto, segreto – simboleggiato appunto dalla “camera azzurra”, sede dei suoi incontri clandestini, un luogo il cui significato lo affascina ma gli sfugge – è appena sufficiente a mantenere “intatta” la sua vita. Ma cosa succede se ciò che egli ha relegato a una sola metà di se stesso (quella oscura e segreta) rompe gli argini, contaminando anche ciò che non gli appartiene? Una delle conseguenze più significative sarà l’apertura di un baratro fra se stesso e gli altri, e, alla fine, fra il suo io “pubblico” (quello che deve raccontare, spiegare, giustificare per non essere incolpato di ciò che non ha commesso) e quello “privato”. Pian piano Tony si rende conto che questa distanza è incolmabile che è inutile cercare di percorrere. Paradossalmente quanto più noi siamo curiosi di venire a conoscenza dei fatti e del loro esito, tanto più la stanchezza, la rassegnazione del protagonista, che è anche narratore, diventano indifferenza. “Alla gente piace pensare che tutti agiscano per una ragione precisa”, mentre lui “viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire.” Ma allora perché sforzarsi di farsi comprendere, di giustificarsi? Tanto vale mollare la presa, lasciare che gli eventi facciano il loro corso…

Ho trovato molti punti in comune fra questo romanzo, decisamente noto, e il meno conosciuto Il piccolo libraio di Archangelsk, primo romanzo di Simenon che ho letto e a cui ho fatto accenno all'inizio. In entrambi i casi due uomini si trovano coinvolti in una brutta faccenda che riguarda una donna e in entrambi i casi la brutta faccenda li coinvolge non solo dal punto di vista umano ma anche da quello giudiziario. Sia Tony sia il piccolo libraio di Archangelsk sono costretti (loro malgrado) a difendersi dalle “accuse” di estranei che li vogliono responsabili di colpe che non hanno realmente commesso, ma per il quale in effetti non possono non sentirsi in qualche modo responsabili. Simenon, che fa della sottigliezza dell’analisi psicologica la sua arma vincente, ha costruito questi due romanzi intorno al contrasto fra l’estraneità (intesa proprio come disinteresse, distanza) del protagonista alla vicenda e ai suoi meccanismi (soprattutto quelli giudiziari) e il loro precipitare nel vortice di questi stessi meccanismi, fino a esserne stritolati. Magari è un azzardo, ma certe dinamiche piscologiche, l’incomunicabilità, la solitudine, la “condanna” interiorizzata, mi hanno ricordato Durrenmatt e persino Kafka…
Non è un caso che entrambi i protagonisti dei due romanzi di Simenon siano degli immigrati (ne Il piccolo libraio di Archangelsk questo elemento è talmente caratterizzante da dare il titolo all’opera): l’essere straniero si confonde sempre più con l’essere estraneo e diventa simbolo di un’incomunicabilità senza possibilità di riscatto.

In conclusione, l’attenzione psicologica di Simenon mi affascina incredibilmente e, per quanto mi riguarda, la sensazione di aver letto finora due opere quasi complementari non ha fatto che accrescere anziché diminuire l’ammirazione e l’interesse per questo autore. Mi chiedo (ma dai commenti che ho trovato in rete credo proprio che sia così) se persino nei romanzi che sono propriamente dei “gialli” l’ingrediente umano, psicologico, sia così rilevante e perciò sono davvero curiosa di affrontare anche questi.
 
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Kira990

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Bellissimo libro, avevo avuto belle recensioni e non ha deluso.
Un bellissimo giallo psicologico, molto ben scritto e appassionante.
Ammetto di aver dato per scontato che fosse stata Andree a mettere il veleno nella marmellata ma dalle vostre ipotesi che sia stata invece la suocera mi hanno fatto cambiare idea.
Bel libro sicuramente leggerò altro di Simenon
 

ayuthaya

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Mi sono dimenticata di dirvi che stasera sul 26 (canale Cielo) trasmettono il film La camera azzurra, del 2014, tratto dal romanzodi Simenon. Spero di non restare delusa!
 
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