Coetzee, J.M. - Vergogna

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Bellissimo romanzo ambientato nel Sudafrica post apartheid.
Romanzo crudo, duro, scritto benissimo.
L'autore ha vinto il Nobel, direi meritatamente dopo aver letto questo suo capolavoro.
E' la storia di un uomo, professore universitario, che viene messo al bando per una storia con un'allieva. Raggiungerà la figlia in campagna dove succede qualcosa che modificherà anche la vita della figlia.
E' un percorso nella storia e nel pensiero per dare risposte non facili ad una realtà che si è trasformata in modo definitivo.
Da leggere!
 
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Chloe

Librodipendente
Letto molto tempo fa concordo pienamente con voi: è stupendo!
Assolutamente da rileggere.
:)
 

elena

aunt member
[FONT=&quot]Sono stata immediatamente conquistata dal capacità espressiva di Coetzee . Il tono è asciutto, quasi rude ma forse è l’unico adatto ad illustrare un mondo in cui anche la violenza può essere considerata un’atavica regola sociale: regola che non può essere accettata o condivisa da chi non è parte integrante di questo tessuto sociale. Da qui Il contrasto non solo tra due culture diverse ma anche nei rapporti privati, tra diverse generazioni, tra un padre (strettamente ancorato, anche nell’idea di arte amatoria, alla cultura anglosassone) e una figlia (animata dal disperato desiderio di adeguarsi alla realtà sudafricana, anche a costo di sacrificare la propria natura di donna libera). [/FONT]
[FONT=&quot]L’ho trovato avvincente e profondo: interessante anche l’analisi delle diverse facce dell’Eros inteso come passione, arte, tradimento, violenza, vendetta e, in alcune circostanze, come inevitabile vergogna. [/FONT]
[FONT=&quot]Consigliatissimo :). [/FONT]
[FONT=&quot]L’hrale di convivenza[/FONT]
 

lillo

Remember
Mi accodo agli elogi di questo libro... capolavoro.
In termini sia stilistici che narrativi.
Il linguaggio diretto, scarno, talora duro, riporta, secondo me, ai più bei libri della letteratura americana da Hemingway a Roth, passando per De Lillo e Bunker, il più adatto al tipo di vicenda che si svolge.
L'aspetto che più mi ha coinvolto nella storia è il contrasto tra le due culture, quella occidentale da una parte e qualla autoctona dall'altra. Soprattutto mi ha colpito l'immagine che i soprusi degli afrikaaners siano stati sostituiti da quelli degli africani, in un ciclo di violenze che non sembra mai aver fine.
Non era l'dea del Sudafrica che avevamo quando manifestavamo contro l'apartheid.
Tanto lontano sembra il messaggio contenuto in questo brano

http://www.youtube.com/watch?v=xDy-...5C505E908&playnext=1&playnext_from=PL&index=5
 

fabiog

New member
E' il primo libri che leggo di Coetzee e devo dire che non ne sono rimasto pienamente soddisfatto personalmente. Concordo con quanto sopra, è scritto bene e in maniera molto sciolta , diretta e forte , ma la storia non mi ha catturato appieno , mi aspettavo una maggior denuncia sociale, un indagine più profonda dei protagonisti e delle loro azioni, comunque leggerò ancora qualcosa di Coetzee , sicuramente non lo accantono dopo il primo tentativo.
 

Palmaria

Summer Member
E' il primo libri che leggo di Coetzee e devo dire che non ne sono rimasto pienamente soddisfatto personalmente. Concordo con quanto sopra, è scritto bene e in maniera molto sciolta , diretta e forte , ma la storia non mi ha catturato appieno , mi aspettavo una maggior denuncia sociale, un indagine più profonda dei protagonisti e delle loro azioni, comunque leggerò ancora qualcosa di Coetzee , sicuramente non lo accantono dopo il primo tentativo.


Concordo con Fabio! Anch'io, alla mia prima esperienza con Coetzee, non mi sono sentita particolarmente coinvolta dalla storia raccontata, ma ho comunque apprezzato lo stile di scrittura scarno e diretto, che, tra le ultime letture, mi ha ricordato particolarmente Cormac McCarthy, che però, devo ammettere, mi aveva maggiormente catturata!

Anch'io rimando il mio giudizio sull'autore ad un'altra opera.....quale mi consigliano gli estimatori di Coetzee?
 

pigreco

Mathematician Member
appena terminato di leggere. ho deciso di avventurarmi proprio adesso nella conoscenza di questo autore sia perchè era nella lista stilata da repubblica qualche anno fa che comprende una selezione dei 101 romanzi più belli del '900, sia perchè avvicinandosi il mondiale sudafricano mi piaceva addentrarmi nei meandri di un paese a me abbastanza sconosciuto.

romanzo molto moderno, tempi molto serrati, la lettura scorre veloce e non è affatto pesante. come succede spesso nei romanzi troppo "moderni" i personaggi non sono caratterizzati con la stessa cura degli eroi usciti dalle penne di romanzieri più "classici" e di conseguenza il lettore riesce meno a sentirsi vicino a loro, si sente meno coinvolto nella vicenda.

d'altronde, vicino a racconti molto crudi e di grande effetto, sono invece presenti pagine assai poetiche, direi liriche, nel vero senso della parola. mi riferisco chiaramente ai momenti in cui il protagonista prova a concepire e sviluppare un'opera basata sulla vita di byron. l'autore sfrutta questa situazione per aggiungere al frenetico racconto alcune pause di riflessioni filosofiche sulla vita, sull'amore e su temi esistenziali, abitudine sempre più rara per i romanzieri contemporanei.

in definitiva, pur sentendomi più vicino ad un tipo di letteratura più introspettiva, più descrittiva e con tempi meno serrati, considero questi libro un bell'acquerello di un paese che ha visto la propria situazione cambiare drasticamente nell'ultimo secolo. sicuramente consigliato. 4/5
 

fernycip

New member
La lettura del romanzo scorre agevole, forse fin troppo. La storia non ha grandi sussulti, anche se alcune parti emozionano davvero, come il racconto dell'eutanasia praticata sugli animali.
Il contesto storico post apartheid è appena accennato.
Il comportamento della figlia Lucy mi è risultato incomprensibile, forse, come nota lo stesso autore, perché il modo di pensare occidentale non riesce ad accettare gravissimi episodi come uno stupro.
 

velmez

New member
libro meraviglioso! concordo con tutti i primi commenti e in più vorrei aggiungere che ho trovato molto interessante anche il paragone con Byron, e l'idea dell'opera che crea David alla fine del romanzo... è un "di più" da non sottovalutare, una di quelle chicche che accrescono il valore di un libro!
leggerò sicuramente altro di questo autore!
 

momi

Member
Coetzee, J.M. - Disgrace (vergogna)

"A suo avviso, per essere un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, ha risolto il problema del sesso piuttosto bene". E' la prima frase di "Vergogna", e chi la pronuncia, il professor David Lurie, quel problema non l'ha risolto affatto. Non a caso, una sera Lurie invita a casa sua una studentessa e la seduce. Costretto a lasciare la professione, Lurie si rifugia da sua figlia, in campagna. Qui potrebbe trovare la pace, e invece trova altra violenza, quella che tre sconosciuti esercitano sulla ragazza. Lurie vorrebbe denunciarli, ma sua figlia si oppone, sostenendo che il pericolo con cui i bianchi convivono è il prezzo da pagare per avere diritto alla terra.

Bel libro, un una prosa scarna e descrizioni dei personaggi essenziali, ma non per questo meno precise. I temi affrontati sono diversi e tutti difficili: l’eros di un uomo di mezza età, la violenza sessuale verso la figlia del protagonista e la dura vita del sudafrica post-apartheid. Forse un difetto è quello del abbondanza di temi presenti nel romanzo, e ho avuto l’impressione di un che d’incompiuto alla fine del libro.
Comunque da leggere, non solo perché è molto piacevole da leggere, ma anche perché aiuta a capire un paese che sta ancora facendo i conti con un pesante passato.
 

ayuthaya

Moderator
Membro dello Staff
Premessa: un libro del genere preferisco commentarlo a carte scoperte, quindi avverto chi non sa nulla della trama o non volesse saperne nulla di sostanziale, che ci saranno spoiler!

Vergogna è un romanzo forte, spietato persino. Eppure lo stile non ne risente particolarmente, nel senso che il linguaggio non si adegua al dramma che racconta (come fa Faulkner, ad esempio, in Santuario e in quasi tutti i suoi romanzi) e proprio questo contrasto fa sembrare in certi punto la narrazione un po’ asettica. La sinossi cita il commento del “The Sunday Times” il quale parla di una “prosa di scarna, aspra bellezza”. È certamente vero, ma la sensazione che ho provato in alcuni punti della lettura è stata quella di una dissonanza fra l’entità della tragedia e l’incapacità di renderla a parole, di dare profondità a quanto vissuto dal protagonista.

A scrivere questo sembra che il libro non mi sia piaciuto, e invece è il contrario: mi è piaciuto molto! E mi è piaciuto anche perchè la gravità del tema non è emersa immediatamente; per quasi metà libro, si potrebbe credere che il “fatto” principale sia la condotta e la condanna di David Lurie, professore universitario, accusato di aver molestato una sua studentessa di trent’anni più giovane di lui. E, diciamoci la verità, per quanto lui si ostini a ritenersi non dico innocente, ma vittima a sua volta del “fuoco della passione”, la verità è che nei confronti di Melanie vi è indubbiamente una violenza psicologica, in quanto almeno a noi lettori appare chiaro che la ragazza con lui non ci vuole stare: non lo cerca, lo sfugge debolmente, troppo debolmente forse... di sicuro se una passione c’è, non è quella di lei per lui.
Insomma, quest'uomo lussurioso non mi ha destato alcuna simpatia, nemmeno quando cerca di opporsi al bigottismo ipocrita da cui si ritrova improvvisamente circondato, a quel “politically correct” che mi piace ancora meno... Ma, a prescindere da torti o ragioni, il punto è che questa storia costituisce solo l’antefatto, anche se resterà uno dei due poli intorno a cui ruota la vicenda (anzi, diventano tre se contiamo la passione fra Byron e la contessa Guicciardi, ovvero il sogno di David di farne un’opera musicale).
E il secondo “fatto” è molto più grave e cruento: dopo essersi rifugiato per qualche tempo presso la fattoria della figlia quasi trentenne – omosessuale, indipendente, che vive sola e senza alcuna protezione circondata da gente di colore – i due subiscono una violenta aggressione, dalle conseguenze devastanti: a parte il furto di qualsiasi cosa e i danni all’abitazione, lui viene ferito e la figlia stuprata. E quel che è peggio, Lucy non vuole saperne di denunciare gli aggressori, o almeno di denunciare ciò che è accaduto a lei. Suo padre, come è ovvio che sia, non si capacita: da una parte cerca di convincerla, di farla ragionare, dall’altra (e qui entra in gioco lo stile di cui parlavo prima) secondo me reagisce anche troppo debolmente... non so, in certi punti mi veniva da dirgli “Svegliati! Come fai a restare così freddo, così relativamente tranquillo?
Insomma, a partire da questo secondo fatto e dalle sue conseguenze, tutto il romanzo acquista un altro spessore: la “disgrazia/vergogna” non è più solo quella di David Lurie, che ha perso il lavoro e la dignità sociale, ma è anche quella di Lucy, quella dei “bianchi” del post apartheid – che devono pagare il “prezzo” di tanta sofferenza inflitta – e quindi, alla fine, degli stessi “neri” che quelle sofferenze le hanno patite.

Il titolo originario di questo romanzo è Disgrace: in inglese significa “vergogna” (con cui si è scelto di tradurlo), ma anche “disgrazia” e “disonore”. Qualsiasi potesse essere la traduzione scelta, io credo che questo nome e questo romanzo racchiudano tutti questi significati: la disgrazia, il disonore, la vergogna, la colpa, l’espiazione. E l’inadeguatezza del protagonista di fronte a tutto questo.
Nonostante la giovane età, Lucy è più matura di suo padre: per quanto incosciente nella sua ostinazione, sembra vedere le cose con più lucidità e profondità di quanto non faccia lui e, sebbene sia difficile accettare il suo atteggiamento apparentemente remissivo e rassegnato, in realtà si pone nei confronti della realtà che lo circonda in modo più consapevole.

Si tratta insomma di un libro complesso e per nulla scontato, che anzi presuppone e suggerisce molto più di ciò che effettivamente racconta, e per questo motivo merita di essere letto.
 
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