Casati Modignani, Sveva - vaniglia e cioccolato

estersable88

dreamer member
Penelope, Pepe per gli amici, e Andrea, due persone dal carattere e dalla sensibilità molto differenti, si amano, si sposano, hanno tre figli e insieme condividono gli alti e bassi di un matrimonio che dura da diciotto anni. Ma a un certo punto la magica alchimia si spezza: Pepe, stanca dei tradimenti del marito, delusa dal suo comportamento egoistico, lo molla, lasciandolo alle prese con i mille problemi della famiglia che fino a quel momento hanno gravato solo sulle sue spalle. Per Andrea è uno choc, perché in fondo non ha mai smesso di considerare Pepe l'unica donna della sua vita, quella su cui poter sempre contare. Per entrambi la separazione è l'occasione di guardarsi dentro con sincerità e per scoprire che il loro amore è ancora vivo.

Adoro i romanzi di Sveva Casati Modignani perché sono ricchi di personaggi, storie, sentimenti in cui a volte ci si perde e a volte (spesso) ci si ritrova. Questo romanzo del 2000 non fa eccezione.
Anche in questo caso il tema principale è la famiglia con tutte le sue sfaccettature, le incertezze, le crisi, i dubbi, i ritrovamenti. Penelope, la protagonista, è stanca di star dietro alle infedeltà, agli infantilismi, agli scatti d'ira del marito e si prende una "vacanza" nella quale lo e si mette alla prova. Lui dovrà necessariamente fare i conti con ciò che lei affronta ogni giorno, i figli con i loro problemi, i genitori di lui e di lei, gli animali domestici che hanno delle necessità, ma dovrà affrontare anche i fantasmi del passato che per troppo tempo sono rimasti relegati nei recessi della mente. Lei invece dovrà decidere tra il peso della famiglia che ama e la libertà di una storia di vero amore che crede di aver soffocato in un angolo.
E' un romanzo intricato, articolato, con tutte le caratteristiche dei romanzi familiari cui la Casati Modignani ci ha abituato: ampi flash-back utili a descrivere il passato dei protagonisti, storie familiari articolate come quelle che, in fondo, ognuno di noi vive.
Mi è piaciuto molto. Consigliato agli amanti del genere.
 

shvets olga

New member
L'ho letto anni fa, è un buon libro da leggere in viaggio, in estate sdraiati comodamente in spiaggia.
È un buon libro anche per imparare l’italiano: facile da leggere, con le frasi non troppo complesse.
Questo romanzo è pieno di tradimenti, Andrea tradisce la moglie e quello sanno tutti anche i suoi figli e lo chiamano “puttaniere”, Pepe tradisce marito, ma il suo tradimento è una “bellissima storia d’amore, un vero amore”, e quello non lo sa nessuno neanche I figli: “ Anche lei potrebbe farsi un amante . Cosi sarebbero pari. Le distrazioni fanno bene.” Madre di Pepe è scappata con un altro, marito di sua amica l’ha tradito con un altro uomo, l’altra migliore amica è stata tradita dal marito con una ragazza…

Andrea e Pepe:
"Sei incinta? Chi è il padre?"
"Non lo so"
"Questo figlo è mio, perché ti amo"

La casa dei pazzi o la verità della vita :wink:.



Mi sembra che è molto significativo che Mortimer ( amante di Pepe) quando si sono incontrati recitò:
E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito


Federico Garcia Lorca

La sposa infedele

E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.
Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per obbligo,
si spensero i fanali
e si accesero i grilli.
Alle ultime svolte
toccai i suoi seni addormentati,
e di colpo mi s'aprirono
come rami di giacinti.
L'amido della sua gollennina
suonava alle mie orecchie,
come un pezzo di seta
lacerato da dieci coltelli.
Senza luce d'argento sulle cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
abbaia lontano dal fiume.
Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto il cespuglio dei suoi capelli
feci una buca nella fanghiglia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io la cintura e la rivoltella.
Lei i suoi quattro corpetti.
Non hanno una pelle così fine
le tuberose e le conchiglie,
né i cristalli alla luna
risplendono di tanta luce.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di brace,
metà piene di freddo.
Corsi quella notte
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che ella mi disse.
La luce dell'intendimento
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e di sabbia,
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.
Agii da quello che sono,
da vero gitano.
Le regalai un grande cestino
di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
mentre la portavo al fiume.
 

estersable88

dreamer member
L'ho letto anni fa, è un buon libro da leggere in viaggio, in estate sdraiati comodamente in spiaggia.
È un buon libro anche per imparare l’italiano: facile da leggere, con le frasi non troppo complesse.
Questo romanzo è pieno di tradimenti, Andrea tradisce la moglie e quello sanno tutti anche i suoi figli e lo chiamano “puttaniere”, Pepe tradisce marito, ma il suo tradimento è una “bellissima storia d’amore, un vero amore”, e quello non lo sa nessuno neanche I figli: “ Anche lei potrebbe farsi un amante . Cosi sarebbero pari. Le distrazioni fanno bene.” Madre di Pepe è scappata con un altro, marito di sua amica l’ha tradito con un altro uomo, l’altra migliore amica è stata tradita dal marito con una ragazza…

Andrea e Pepe:
"Sei incinta? Chi è il padre?"
"Non lo so"
"Questo figlo è mio, perché ti amo"

La casa dei pazzi o la verità della vita :wink:.



Mi sembra che è molto significativo che Mortimer ( amante di Pepe) quando si sono incontrati recitò:
E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito


Federico Garcia Lorca

La sposa infedele

E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.
Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per obbligo,
si spensero i fanali
e si accesero i grilli.
Alle ultime svolte
toccai i suoi seni addormentati,
e di colpo mi s'aprirono
come rami di giacinti.
L'amido della sua gollennina
suonava alle mie orecchie,
come un pezzo di seta
lacerato da dieci coltelli.
Senza luce d'argento sulle cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
abbaia lontano dal fiume.
Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto il cespuglio dei suoi capelli
feci una buca nella fanghiglia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io la cintura e la rivoltella.
Lei i suoi quattro corpetti.
Non hanno una pelle così fine
le tuberose e le conchiglie,
né i cristalli alla luna
risplendono di tanta luce.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di brace,
metà piene di freddo.
Corsi quella notte
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che ella mi disse.
La luce dell'intendimento
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e di sabbia,
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.
Agii da quello che sono,
da vero gitano.
Le regalai un grande cestino
di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
mentre la portavo al fiume.

Vero! :) propenderei per la verità della vita. Molto bella la poesia di Lorca.
 
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