Aleksievič, Svetlana - La guerra non ha un volto di donna

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Svetlana Aleksievič, Nobel per la letteratura 2015, raccoglie le testimonianze delle donne soldato sopravvissute alla Seconda guerra mondiale. Come è nel suo stile, l'autrice rinuncia ad offrire una propria trascrizione e dà voce ai racconti delle sue intervistate senza particolari rimaneggiamenti o trasposizioni letterarie. Ne emerge un coro di voci dolenti, segnate da un'esperienza difficile da raccontare anche a distanza di tanti anni (l'autrice comincia a raccogliere interviste negli anni '70, ma inizialmente non le può pubblicare, la censura ancora pone vincoli al disvelamento dei lati meno "eroici" e "gloriosi" del conflitto).
L'autrice, figlia di un regime severissimo nell'impedire alla letteratura di rivelare il lato umano della Storia, si sorprende di scoprire che le donne, anche se coinvolte nei combattimenti, conservavano in sé il desiderio di rimanere belle, di vestirsi in modo accurato, di pensare all'amore. Forse per un "occidentale" non è questa la parte più interessante di questo libro. Incredibile è invece la forza di volontà che queste donne dimostravano nel voler partire come volontarie, nel loro amore assoluto per la Patria e per il comunismo; e la delusione del ritorno alla pace, che le ha viste marchiate a fuoco quasi fossero "prostitute di guerra".
Umanità svelata, a volte anche troppo (i particolari raccapriccianti non mancano).
Non è un libro di alta letteratura, alcune parti sono ripetitive e prolisse, ma il valore di documento lo rende un'opera comunque da leggere.
 

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Aleksievic, Svetlana - La guerra non ha un volto di donna

Da Ibs:
22 giugno 1941: l'uragano di ferro e fuoco che Hitler ha scatenato verso Oriente comporta per l'urss la perdita di milioni di uomini e di vasti territori e il nemico arriva presto alle porte di Mosca. Centinaia di migliaia di donne e ragazze, anche molto giovani, vanno a integrare i vuoti di effettivi e alla fine saranno un milione: infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere e lavandaie, ma anche soldati di fanteria, addette alla contraerea e carriste, genieri sminatori, aviatrici, tiratrici scelte. La guerra "al femminile" - dice la scrittrice - "ha i propri colori, odori, una sua interpretazione dei fatti ed estensione dei sentimenti e anche parole sue". Lei si è dedicata a raccogliere queste parole, a far rivivere questi fatti e sentimenti, nel corso di alcuni anni, in centinaia di conversazioni e interviste.

E' il secondo libro che leggo del Premio Nobel Aleksievic, ma stavolta devo dire che non sono rimasta affascinata come da "Preghiera per Černobyl' ". Lo stile è sempre il medesimo, decine di registrazioni trascritte dall'autrice, che non interviene se non per brevissimi commenti.
I racconti però sono piuttosto ridondanti e la tesi stessa, cioè che in fondo anche in guerra le donne portassero la loro femminilità, intesa come capacità di sacrificio, di cura dell'altro, di dedizione estrema, di amore per il bello (anche nell'abbigliamento, nella cura di sé), non mi pare poi così "sconvolgente" o sconveniente, come invece pare risulti nell'ex mondo sovietico :boh:
Insomma, rievocando la guerra le donne non parlano di battaglie e strategie, ma di umanità. A quanto pare in Russia questo risulta inconsueto e poco opportuno :??:??
 
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