Arenas, Reinaldo - Prima che sia notte

elisa

Motherator
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Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili per il regime castrista, che perseguitò Reinaldo Arenas, lo incarcerò, lo colpì negli affetti e lo condannò a un umiliante programma di riabilitazione. Arenas riuscì a fuggire, ma l’esilio gli rivelò altri orrori: l’ambiguità presente nel mondo degli esuli cubani, così come l’ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana. Nella sua struggente autobiografia, uno dei massimi scrittori cubani delle ultime generazioni ripercorre tutta la sua esistenza, la lotta per la sopravvivenza, gli interrogatori, la fuga, la malattia. Congedandosi tuttavia, prima del suicidio, con parole in cui risuona uno slancio di speranza e libertà.

Autobiografia dolorosa di un uomo che non accetta la discriminazione sulla propria pelle e che con grande dignità esce di scena, togliendosi pure qualche sassolino, ma che riesce a mantenere intatta quella indignazione, a volte rabbia a volte rassegnazione, verso il suo amato paese, Cuba, che lui ha conosciuto sempre sotto dittatura, da Batista a Castro. Certo la parte legata alla sua omosessualità è preponderante, la sua esuberanza sessuale, prima dell'Aids colpisce per quantità di esperienze, per una libertà sessuale che sostituisce quella politica e di pensiero. E' un atto d'accusa verso la dittatura sicuramente ma anche verso l'ipocrisia occidentale che spesso non ha riconosciuto la stessa valenza distruttiva di altre dittature, pensiamo ad esempio a quella cilena, non accogliendo chi scappava da essa con la stessa modalità e solidarietà.
 

Grantenca

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Un bel libro, sono d'accordo con te.
Un inno alla libertà. Ma questa sua "libertà",nella sfera sessuale, al giorno d'oggi in molti casi potrebbe essere considerata "pedofilia".
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Un bel libro, sono d'accordo con te.
Un inno alla libertà. Ma questa sua "libertà",nella sfera sessuale, al giorno d'oggi in molti casi potrebbe essere considerata "pedofilia".

Come per Pasolini, siamo sul filo del rasoio, è difficile rispondere, se non come fa Arenas, che ci sono delle persone immuni perché importanti. Molti si rifanno alla cultura greca, io ho molti dubbi su quanto sia lecito giustificare solo perché sono degli artisti...
 

IreneElle

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Io l'ho letto da poco, mi è piaciuto moltissimo. Alcune parti sono molto forti (vedi i rapporti intimi con gli animali), ma ciò che mi ha più colpito sono state le sofferenze fisiche e spirituali patite dall'autore e da altri intellettuali e/o controrivoluzionari.
E mi sono profondamente indignata per l'indifferenza dell'Occidente, credo che per l'autore sia stata una cocente delusione, tanto da portarlo alla sua estrema decisione.
“Scoprii un animale inesistente a Cuba: il comunista di lusso. Ricordo che durante un banchetto all’Università di Harvard un professore tedesco mi disse: Posso capire che tu abbia sofferto nel tuo paese, ma io sono un grande ammiratore di Fidel Castro ed apprezzo quel che ha fatto a Cuba.
In quel momento il professore aveva un enorme piatto di cibo davanti a sé e io gli dissi: Mi sembra bello che lei ammiri Fidel Castro, ma allora non puoi finire il piatto che hai davanti, perché nessuna delle persone che vivono a Cuba, salvo gli alti funzionari, può mangiare roba simile”

Alcuni passaggi li ho reputati molto lirici:
“Il mare fu per me la scoperta e la felicità più grande. Le mareggiate invernali, sedersi di fronte al mare, camminare da casa mia fino alla spiaggia a vedere il tramonto. Il tramonto di Cuba, irripetibile, specialmente all'Avana, dove il sole va a cadere come un'immensa palla nel mare, mentre tutto si trasforma in un mistero unico e breve, nel profumo del sale, della vita, del tropico. Le onde arrivavano quasi fino ai miei piedi, lasciando sulla sabbia una scia dorata.
Non potevo vivere lontano dal mare... a volte mi alzavo di notte a vedere il mare. E se la notte era buia mi bastava il suo rumore”.

O ancora:
"Mia dea, mia unica dea, che mi hai protetto in tante avversità; a te rivolgevo lo sguardo in mezzo al mare, vicino a riva, sugli scogli della mia isola desolata. Sul tuo volto vedevo un'espressione amara, di dolore, di compassione verso di me, tuo figlio. E adesso, all'improvviso, Luna, ti frantumi sul mio letto".

Un libro forte, intenso e piena di dignità, fino alla fine.
 

estersable88

dreamer member
Scrittore, omosessuale, controrivoluzionario, semplicemente uomo. Reinaldo Arenas è uno dei tantissimi intellettuali cubani che hanno vissuto dall’interno il regime dittatoriale di Fidel Castro e ne hanno denunciato gli abusi e le atrocità pagando un prezzo altissimo. Reinaldo Arenas non si risparmia e non ci risparmia nulla: ci racconta tutto della sua vita – a partire da quando aveva due anni – in modo semplice, diretto, con quella schiettezza tipica dei veri latini, abituati a dire pane al pane e vino al vino senza peli sulla lingua. Così conosciamo nel dettaglio tutte le vicissitudini di Arenas, dall’infanzia in campagna, all’adolescenza durante la dittatura di Batista, alla rivoluzione Castrista, al reclutamento come tecnico contabile. Ci sono, in questo lungo e dettagliato racconto, alcuni punti incrollabili della vita di Arenas: il rapporto strettissimo con la natura, la carica erotica dirompente e quasi insostenibile, il senso di ribellione che si oppone all’oppressione ed alla proibizione… l’amore per il mare, il rischiare continuamente barcamenandosi ogni giorno fra traditori, delatori, ipocriti e pochi amici veri… la scrittura come denuncia e veicolo di rabbia, amore, informazione. Un libro che ho divorato, che fa venire voglia di conoscere, di leggere, di sapere, che coinvolge e non annoia mai. Consigliatissimo.
 
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