39° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

Lunatic Mod
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Salve,
proponiamo come al solito qui le nostre poesie preferite e poi le commentiamo andando per ordine.
Vi aspetto pimpanti come l'estate in arrivo, anche perché io al momento non lo sono per niente ... pensateci voi a ravvivare il tutto :HIPP
 

Evy

Member SuperNova
Parole consumate,
Lasciate andare al vento,
Via lontane
Sospese nel silenzio,
sopra un mare calmo
sotto un cielo ancora da colorare
Senza attesa, senza ossessione.
Solo parole,
Lasciate scivolare via
Come l’inchiostro di una penna
ancora aperta
sopra la scrivania.


questa poesia è stata segnalata al concorso Giulio Einaudi- Torre d'Argento V edizione
 
Il destino della luce è il perdono,
Lì la luce sta di casa.
Ed io che già mi irritavo,
per non trovare una destinazione più viva alla luce,
come quando non trovavo una destinazione ai tramonti.
Sarò un corpo invecchiato
una gioventù ancor più giovane.

Sarò un giovane ancor più giovane,
ed un vecchio ancor più vecchio.
C’è gente qui che palleggia per sé,
un cimitero quando l’ora non è ancora pronta.
L’uno è un calice di luce nella notte.

(Bruno Lugano)
 

alessandra

Lunatic Mod
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Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

Alla luna

Vivian Lamarque
 

qweedy

Active member
Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - appena
velata di nebbia come
da diffusa nube d'incenso il tempio.

Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:
segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e insieme
un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo…

Non so come, non so dove, ma tutto
perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita
come onde sulle balze
di un fiume senza fine.

Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio
tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.

David Maria Turoldo
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Amore, oggi il tuo nome

Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come al piede l'ultimo gradino...
ora è sparsa l'acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.
T'ho barattato, amore, con parole.
Buio miele che odori
dentro diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava -
ti riconoscerò dall'immortale
silenzio.

Cristina Campo
 
Ultima modifica:

alessandra

Lunatic Mod
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Di certo molti sono in vacanza, comunque iniziamo i commenti dalla poesia di Evy TUNZZZ

Parole consumate,
Lasciate andare al vento,
Via lontane
Sospese nel silenzio,
sopra un mare calmo
sotto un cielo ancora da colorare
Senza attesa, senza ossessione.
Solo parole,
Lasciate scivolare via
Come l’inchiostro di una penna
ancora aperta
sopra la scrivania.


questa poesia è stata segnalata al concorso Giulio Einaudi- Torre d'Argento V edizione
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Ha un bellissimo ritmo e un bellissimo significato.
Le parole, così importanti per me, a volte troppo, lo riconosco.
Le parole che non sempre vengono accolte, comprese, ma credo sia molto più importante esprimerle, tirarle fuori, seppure a volte con difficoltà.
Parole, alcune, che se vengono represse, soffocano l'animo.
Invece questa poesia respira, la bellezza di questo componimento è proprio il senso di respiro, di fluidità della parola, senza l'ansia di avere un riscontro.
La parola appare qui come effetto benefico per il soggetto che le pronuncia, come un atto liberatorio e catartico.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Una delicata riflessione che quasi finge di dare alle parole poco peso - "solo parole", dice - ma in realtà ne sottolinea la forza.
Sembra che chi l'ha scritta viva un momento tranquillo, di transizione, immaginando il suo futuro cielo colorato. Una poesia che trasmette dolcezza.
 

qweedy

Active member
Una poesia lieve, come una brezza appena accennata soffia via il peso delle parole, e l'inutilità delle parole.

Come dice Saramago, "parla per me, silenzio, ch'io non posso".
 

alessandra

Lunatic Mod
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Prossima poesia

Il destino della luce è il perdono,
Lì la luce sta di casa.
Ed io che già mi irritavo,
per non trovare una destinazione più viva alla luce,
come quando non trovavo una destinazione ai tramonti.
Sarò un corpo invecchiato
una gioventù ancor più giovane.

Sarò un giovane ancor più giovane,
ed un vecchio ancor più vecchio.
C’è gente qui che palleggia per sé,
un cimitero quando l’ora non è ancora pronta.
L’uno è un calice di luce nella notte.

(Bruno Lugano)
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Anche qui c'è il tema del viaggio mi sembra, un viaggio che porta alla luce, la luce vista come perdono.
E lungo il cammino ognuno di noi è visto come un calice nella notte in cerca della propria luce.
Il calice ha come suo destino contenere la luce e non rimanere vuoto.
Una metafora efficace, che mi fa pensare al rito cristiano dell'ultima cena ma anche alla compassione buddista.
Cristianesimo e buddismo hanno delle similitudini interessanti.
Il perdono è un atto benefico a prescindere, al di là di una ricompensa "finale".
 

alessandra

Lunatic Mod
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La trovo molto criptica, solo alla seconda lettura sono riuscita a "sentire" qualcosa.
Il perdono come luce, la morte interiore - il cimitero - per chi non riesce a perdonare e muore prima del tempo.
Come interpretate i versi sul giovane ancor più giovane, il vecchio ancor più vecchio etc.?
 

qweedy

Active member
La trovo molto criptica, solo alla seconda lettura sono riuscita a "sentire" qualcosa.
Il perdono come luce, la morte interiore - il cimitero - per chi non riesce a perdonare e muore prima del tempo.
Come interpretate i versi sul giovane ancor più giovane, il vecchio ancor più vecchio etc.?

Concordo con l'interpretazione di Alessandra, "Il perdono come luce, la morte interiore - il cimitero - per chi non riesce a perdonare e muore prima del tempo."
Più che la morte come atto, “l’eccesso di morte”, tutto quanto, cioè, che nella vita si configura come estrema chiusura dell’orizzonte, della possibilità di speranza e di perdono.

Il titolo del libro è "Nel rovescio del perdono", e il primo verso di questa poesia è stupendo: Il destino della luce è il perdono. Anche l'ultimo verso è bellissimo, "L'uno è un calice di luce nella notte." Rimane però aperta la domanda: se l'uno è così, l'altro (che non perdona) com'è?

I versi sul giovane ancor più giovane, il vecchio ancor più vecchio potrebbero forse essere interpretati nel senso che la luce generata dal perdono illumina chi perdona, quindi nel giovane la giovinezza risalta ancora di più, e nel vecchio risalta il corpo invecchiato, contrapposti al cimitero prima del tempo di chi palleggia solo per sè.

Questo poeta, che non conoscevo, mi ricorda un po' Pessoa...
Bruno Lugano descrive se stesso in poche frasi, incisive e impietose: “nervi fragili e presunzione divina... malgrado parli sempre di me, di me non saprei dire granché”. “Chiunque fossi io non mi fiderei di me/ ve lo garantisco io che mi sono perso in ogni debolezza/ che mi sfiorava appena”
Mi piacciono i suoi versi:
“E’ indispensabile per me mettere le parole/ nelle mie piaghe/ curare le piaghe sempre leggermente diverse del giorno/ con parole leggermente diverse”.
“Mi mangio il cielo e la terra a cucchiaiate”.
"Mi sospira oscenamente un male elementare”
“si comincia tutti dal proprio zero disperato”
 

alessandra

Lunatic Mod
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Prossima poesia :)

Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

Alla luna

Vivian Lamarque
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Che bella ale, un desiderio disperato.
Sarebbe stata per me più efficace se fosse stata scritta in prima persona.
Forse perché mi identifico in questo desiderio......
Un richiamo appassionato.
 

qweedy

Active member
Adoro Vivian, la poetessa bambina.
Con infinita semplicità esprime concetti profondi, il desiderio di essere amata, di essere adorata, di risplendere, di appartenere. Di essere satellite di qualcuno, di ruotare attorno a un centro. Desiderio di appartenenza.
 

alessandra

Lunatic Mod
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Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

Alla luna

Vivian Lamarque

Vivian è adorabile, sono d'accordo. Quando voglio sorridere leggo le sue poesie, di una tenerezza infantile ma profonde.
Questa in particolare l'ho sentita molto mia e molto vera, un pensiero così struggente espresso tanto bene con poche parole.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Vai con la prossima proposta :)

Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - appena
velata di nebbia come
da diffusa nube d'incenso il tempio.

Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:
segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e insieme
un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo…

Non so come, non so dove, ma tutto
perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita
come onde sulle balze
di un fiume senza fine.

Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio
tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.

David Maria Turoldo
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Vita e morte camminano insieme in questa poesia verso un'unica dimensione, l'eternità.
Penso si debba avere fede per entrare in quest'ottica.
Ci sono luoghi, persone, profumi, suoni, che ti fanno vibrare, emozionare, che ti fanno sentire viva quando ti senti morta interiormente.
Non sono credente ma quando entro in una chiesa gotica, con un profumo d'incenso e un silenzio che avvolge, come la cattedrale o il tempio descritti nella prima strofa, sento di essere tornata all'origine della mia esistenza, come una sensazione di rinascita.
Questa sensazione la provo in diverse situazioni, quando entro in contatto con un qualcosa di indefinibile e che mi fa sentire in pace con me stessa.
Forse toccano delle corde interiori legate a momenti vissuti e che in quel preciso momento inconsapevolmente riemergono.
 
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