Camilleri, Andrea - Conversazione su Tiresia

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«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro.
«Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale.
«Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano.
«Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio».
«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario.
«Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne».
La Conversazione su Tiresia scritta e interpretata da Andrea Camilleri è stata messa in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.


Appena 64 pagine di Cultura con la C maiuscola. In un monologo denso e suggestivo, Andrea Camilleri racconta la storia di Tiresia, colui che per punizione di Zeus divenne cieco e preveggente, colui che da persona fu mutato in personaggio, che visse sette vite e fu osannato e criticato da storici e poeti. Tante cose sono state dette nei secoli su di lui, poche vere e molte inventate al solo scopo di denigrarlo... perché ciò che non si conosce, ciò che non si può spiegare razionalmente, fa paura e va distrutto, anche solo con le parole. Camilleri, divenuto cieco all'età di novant'anni, si sente affine a Tiresia, quasi fosse attualmente l'ultima sua incarnazione, perciò riesce con collaudata maestria a raccontarne la storia, la damnatio memoriae, la riabilitazione avvenuta solo nel Novecento. E come Tiresia, Camilleri ha sempre dimostrato una lungimiranza che non è ciarlataneria, ma deriva dalla lucida e attenta analisi del mondo e delle dinamiche che lo muovono. Attraverso il teatro, il Maestro ci dona ancora un po' del suo sapere, ci parla di autori classici e moderni, ci indica una via verso la conoscenza e l'approfondimento.
Non ho avuto modo di vedere la mise en scène di quest'opera in teatro, ma non mancherò di recuperarla alla prossima replica televisiva: leggerla è stata un'esperienza arricchente, ma sentirla declamare dalla voce di Camilleri deve essere ancor più emozionante.
 
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