Ardone, Viola - Il treno dei bambini

estersable88

dreamer member
È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

Ho divorato questo libro in mezza giornata e per molte ore dopo averlo terminato non sono riuscita a buttar giù nulla, né le parole da scrivere qui, né il groppo pesantissimo delle emozioni che mi ha suscitato. Il treno dei bambini è un libro commovente e folgorante: commovente perché racconta una storia quasi sconosciuta che, invece, ha molto da dire sull'Italia del secondo dopoguerra e sul senso vero delle parole accoglienza, solidarietà, dignità, povertà, rete e impegno politico; folgorante perché dalla prima all'ultima parola ci regala una scossa salutare di energia positiva, senso di comunità, stimoli di riflessione. Con la sicurezza che viene dalla conoscenza e dalla necessità di tirar fuori una storia bruciante, Viola Ardone ci racconta le vicende di Amerigo e di tanti bambini come lui che, dai vicoli di Napoli, partono in treno verso il Nord più ricco ed ospitale. Si trattò di un'iniziativa solidale creata dal Partito Comunista e sviluppatasi a livello nazionale in una rete di accoglienza organizzata: per alcuni mesi diverse famiglie dell'Emilia-Romagna accolsero bambini provenienti dal Sud, perché anche loro potessero avere l'opportunità di godere dei diritti basilari come la corretta alimentazione, l'istruzione elementare, una possibilità di trovare le loro inclinazioni, il calore di una famiglia allargata e unita. Non che quei bambini una famiglia non ce l'avessero, anzi era molto difficile per i genitori lasciar partire i figli, ma con coraggio queste donne e questi uomini si privavano del calore dei figli per qualche tempo pur di garantire loro, se pure per un tempo limitato, quel benessere che è ben lungi dall'essere ricchezza, ma fa vivere meglio, più caldi e più felici. Alcuni bambini, poi, decisero anche di rimanere su, nelle case che li avevano ospitati, altri tornarono a casa prima del previsto perché la nostalgia era troppo forte, tutti però conservarono nel cuore quell'esperienza meravigliosa e anche a distanza di decenni avrebbero ricordato il buon cuore, l'accoglienza, il calore di chi li aveva ospitati spesso trattandoli come figli propri. La storia di Amerigo, poi, è particolare e merita da sola una lettura e una riflessione più profonda… basti sapere, per ora, che sarà lui a raccontarci sensazioni, paure, stupore, gioia e dolore di un bambino che dapprima non capisce perché debba andarsene, poi scopre di trovarsi bene e poi di avere il cuore spezzato in due, mezzo a Modena e mezzo a Napoli.
Non è facile dire poco su questo libro, vorrei poter dire di più, ma sarebbe veramente un peccato rovinarvi il piacere della lettura… dico solo questo: questo libro parla di noi, dell'Italia, degli italiani veri, quelli che troppo spesso dimentichiamo di essere. Leggetelo, non ve ne pentirete.
 

qweedy

Well-known member
Mi ha colpito la potenza espressiva, la dolcezza e la tenacia con cui il bambino cerca di non lasciarsi sopraffare dal dolore per l'allontanamento dalla madre e dalla sua casa.
Il protagonista sarà diviso tra due tipi di amore, l'amore austero, rigido della madre, temprato da una vita fatta di stenti e di privazioni, mai manifestato, ben diverso dall'amore che Amerigo sperimenterà in Emilia Romagna dalla famiglia affidataria, accogliente e generosa.
L'energia narrativa di questo libro nasce proprio dalla prospettiva infantile che la storia esprime. Infatti le pagine finali mi sono sembrate più fredde, non hanno la stessa forza e non suscitano la stessa empatia.


Consigliatissimo! Voto 5



- “Mia mamma Antonietta non mi ha mai venduto, fino a mo”

- Amerì, a volte ti ama di più chi ti lascia andare che chi ti trattiene.

- “È la prima volta che mi abbraccia un papà”

- "In questa scuola la maestra è un maschio e si chiama signor Ferrari. E' giovane, non ha i baffi e tiene la erre moscia. Dice agli altri che io sono uno dei bambini del treno e che mi devono accogliere e farmi sentire a casa mia. A casa mia non avevo niente, penso. Quindi è meglio che mi accolgono come a casa loro."
 

Meri

Viôt di viodi
Un gioiellino. Uno di quei libri che leggi con parsimonia perchè vorresti durasse a lungo. L'autrice divide in due parti il libro, nella prima è il bambino che parla col suo dialetto e con la sua ingenuità. Nella seconda è l'uomo colto che parla un perfetto italiano, ma che porta dentro tanta sofferenza e senso di colpa. All'inizio si sente un estraneo nel suo quartiere, poi ritrova i ricordi, le persone, i luoghi e comincia a sfuggirgli qualche espressione dialettale. Meraviglioso.
 

LettriceBlu

Non rinunciare mai
Non credo di aver mai avuto gli occhi lucidi tanto spesso quanto durante la lettura di questo libro. Una scrittura tanto semplice quanto efficace, una storia profondissima e molto toccante, racconta una parte della storia del nostro paese della quale non avevo la minima idea. Avrei voluto stringere forte forte Amerigo praticamente ad ogni scena.
 
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