Al-Sa'dawi, Nawal - L'amore ai tempi del petrolio

estersable88

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In un paese africano senza nome una donna è partita e non è mai più tornata. Era un’archeologa e aveva una passione per la ricerca delle mummie, non indossava il velo, amava il suo lavoro, era emancipata. Perché è sparita? Qualcuno l’ha costretta o è stata una libera scelta? È davvero scomparsa? L’amore ai tempi del petrolio di Nawal al- Sa‘dawi, uscito in Egitto nel 2011, è un giallo che racconta la condizione femminile non solo nei paesi autoritari ma in ogni società. Forse proprio questo ha spinto l’autrice a non utilizzare nomi, ma solo categorie – donne e uomini – affinché l’immedesimazione potesse essere totale. Donne sottomesse al lavoro, donne che lavorano anche più degli uomini ma senza uno stipendio, che viene invece pagato all’uomo con cui condividono il letto e la casa, a cui sono costrette a dire sempre di sì. Donne omologate. Donne dominate socialmente, economicamente e culturalmente. In questa terra di tirannia le relazioni sociali sono influenzate dal petrolio e dalla sua potenza, che riduce l’intero paese in schiavitù, dipendente da una forza esterna onnipresente. Critica feroce a Mubarak allora saldamente al potere e al suo governo fortemente condizionato da ingerenze esterne, duro attacco alle donne e alla loro paura di andare contro quel che ritengono un destino già scritto e immodificabile, questo romanzo è un’invettiva contro chi tenta di cancellare la storia, non a caso le statue che rappresentano divinità femminili vengono trasformate in divinità maschili… Ma è anche un viaggio onirico: l’archeologa alterna momenti di veglia al sogno, proprio per non essere assorbita dalla vischiosa e torbida monarchia del petrolio, e il lettore la segue incantato rifugiandosi nel suo mondo immaginario fatto di infiniti tentativi di fuga.

L'amore ai tempi del petrolio è un libro che dipinge un quadro a tinte foschissime, nero petrolio, della condizione femminile non solo in Egitto, ma in ogni società governata dal capitalismo di cui il petrolio è il simbolo. È un libro assurdo, folle, visionario, surreale, onirico, irriverente, sfacciato. E lo è volutamente: l'autrice, la psichiatra simbolo del femminismo arabo Nawal Al-Sa'dawi, attinge alla sua vita e alla sua esperienza di donna e professionista egiziana per raccontare la vita di una donna emancipata che scompare in una vacanza da cui non fa più ritorno. All'inizio della storia pare che questa vacanza sia stata da lei voluta, cercata, auspicata, imposta, ma ben presto non si è più certi che sia stata una sua scelta e che non vi sia stata, invece, obbligata. A dire il vero, non si è più sicuri di niente: la donna, che volutamente non ha un nome come non ce l'ha nessuno delle figure che ritroviamo in queste pagine, era partita alla ricerca delle dee, con il suo scalpello da archeologa, la sua borsa e il suo volto scoperto. Si ritroverà prigioniera su un'isola-giacimento di petrolio, con un uomo come carceriere, padrone, amante, con altre donne prima ostili, poi solidali. Dal momento in cui incontra l'uomo, a noi lettori non è dato capire più nulla del corso della vita della donna: i momenti presenti si intrecciano e si confondono con i sogni, i flash-back, le visioni, i desideri in un guazzabuglio di immagini sempre più cupe, sempre più nere. Su tutto domina una costante: la necessità di fuggire, fuggire da lì, dalla prigionia, dalla tirannia dell'azienda che obbliga le donne a trasportare sul capo i barili di petrolio incandescenti; ma anche fuggire dalla vita di prima, dal matrimonio, dall'egemonia del capo del dipartimento… In definitiva, ciò che emerge è proprio l'assoluto bisogno di libertà della donna, di tutte le donne, che queste possono raggiungere solo coalizzandosi, aiutandosi, unendosi nella ribellione. Pagine difficili da seguire, da leggere, da decifrare, pagine tuttavia importanti perché nascondono un messaggio forte che emerge dal marasma delle scene della storia: la donna non esiste in funzione dell'uomo, ma è un essere pensante, libero e unico, a dispetto delle diagnosi, delle etichette, delle gabbie e delle catene. Ve lo consiglio? Non lo so, fate voi… non credo possa piacere a tutti, ma di certo è un'esperienza di lettura importante: Nawal Al-Sa'dawi trova comunque il modo di farci arrivare la sua voce, forte, chiara e impossibile da ignorare.
 
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