Zweig, Stefan

Ondine

Logopedista nei sogni
Stefan Zweig nacque il 28 novembre 1881 a Vienna, dove completò gli studi. All'età di ventitré anni si laureò in filosofia e, contemporaneamente, si vide attribuire il premio Bauernfeld per la poesia. Aveva già al suo attivo un volume di racconti e un lavoro teatrale. Ma la letteratura non poteva soddisfare quell'uomo irrequieto. Durante i suoi numerosi viaggi, egli fu a Parigi, dove entrò in contatto con gli scrittori dell'Abbazia, e soprattutto con Jules Romains, col quale collaborò all'adattamento del "Volpone" di Ben Jonson; visitò poi il Belgio ove incontrò l'umile Verhaeren di cui fu traduttore e biografo. Desideroso sempre di nuove esperienze, si recò a Roma, a Firenze, in Spagna, in Africa, negli Stati Uniti e in Messico. Tuttavia, questo continuo girovagare non gli fece trascurare l'attività letteraria; così, mentre offriva ai lettori di lingua tedesca traduzioni indimenticabili di Baudelaire, Rimbaud, Suarès e Romain Rolland, cominciava anche a pubblicare i romanzi che lo resero famoso presso il grande pubblico: "Ventiquattro ore nella vita di una donna", "Sovvertimento dei sensi", "Novella degli scacchi", "L'impazienza del cuore". Contemporaneamente, Stefan Zweig dava l'avvio alla serie dei saggi, su Stendhal, Balzac, Dickens, Dostojevskij, Tolstoj, Nietzsche, Freud (che fu suo intimo amico). La storia lo affascinava, ma, più degli avvenimenti, erano i personaggi ad attirarlo. "Un cacciatore di anime" lo definì Romain Rolland. "Ma" prosegue il celebre scrittore francese, "quando le cattura, egli le vuol prendere vive." E' proprio per questo motivo che Zweig, come storico, può essere considerato un pioniere. Infatti, con Maria Antonietta, Maria Stuarda, Magellano, egli inaugurò l'era del romanzo storico moderno. Romanziere, storico, poeta, pensatore, Stefan Zweig era anche, ed essenzialmente, un europeo. Infatti, per le sue opere, egli si ispirava ai diversi aspetti della civiltà europea, in cui riconosceva la sua eredità naturale e spirituale. Profondamente pacifista, Zweig vide con orrore scatenarsi la prima guerra mondiale, che gli ispirò un dramma antimilitarista: Geremia (1918). Quando Hitler iniziò le persecuzioni razziali, Zweig, che era ebreo, si rifugiò in Inghilterra. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, si stabilì dapprima negli Stati Uniti e più tardi in Brasile, dove sperava di ritrovare una certa serenità, indispensabile alla prosecuzione del suo lavoro. Ma le tenebre che, da lontano, egli vedeva abbattersi sull'Europa, lo angustiavano profondamente. Il 22 febbraio del 1942, il grande scrittore si tolse la vita. L'esilio che lo aveva minato, lo spinse, forse, al suo ultimo gesto.
 
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