Melville, Herman - Bartleby lo scrivano

Ariel

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"Bartleby" è secondo me un breve ed intenso capolavoro di Melville. Qualche anno fa, letto per la prima volta, mi ha fatto piangere. Rileggendolo invece qualche giorno fa ho colto più che altro una forte ironia e mi ha trasmesso un senso di inquietudine ed impossibilità di azione.

In un racconto di poche decine di pagine un notaio descrive la storia di un suo impiegato molto stravagante: un impiegato che non esce, non beve caffè o birra, vive di biscotti allo zenzero e spesso fissa il muro di mattoni oltre la finestra dell’ufficio..Un uomo che all'inizio sembra diligente ma ben presto risponde “Preferirei di no” alle richieste del suo datore di lavoro per il quale diventa una vera ossessione…
Non vi svelo altro. La trama è tanto breve tanto quanto stimolante emotivamente.

Qualche impressione di chi l’ ha già letto?

(Ottima la versione Einaudi Inglese- Italiano)
 

risus

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Condivido il parere di Ariel... la storia è da un lato semplicissima, senza colpi di scena eclatanti, senza tanti personaggi che si susseguono nel racconto,
ma aperta a diverse interpretazioni e capace di suscitare le sensazioni più disparate...
Ho letto alcune di queste interpretazioni e vi assicuro che ne sono state date moltissime, partendo dai riscontri autobiografici (Melville-Bartleby) fino ad arrivare a definire Bartleby il "nuovo Cristo" (un po' esagerata, a mio parere... un'interpretazione da critico letterario vero e proprio:mrgreen:)
Il racconto è piacevolissimo, fa sorridere e appassiona nonostante una vena malinconica lo attraversi dall'inizio alla fine...
Bartleby merita, a mio avviso, un posto tra i personaggi letterari che non si dimenticano mai...
consigliatissimo!!!
 

Dallolio

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E' molto profondo e interpretabile nei modi più disparati; la mia interpretazione è che Bartleby rappresenti una muta protesta contro all'inanità e alla vuotezza del tutto...

Voto: 8/10
 

bouvard

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Personaggio emblematico Bartleby, persona irreprensibile, corretta, ottimo lavoratore nella sua qualità di scrivano che un giorno senza una ragione apparente, quasi come una litania comincia a ripetere "Avrei preferenza di no" a qualsiasi richiesta gli venga fatta. Il suo capo è all'inizio incredulo, fa finta di niente, poi si arrabbia e nello stesso tempo ha compassione per il suo impiegato, così solo in una città sempre così affollata e frenetica. La compassione va bene, ma l'avvocato non ha voglia di diventare lo zimbello degli altri, così cambia sede ai propri uffici. Sembrerebbe tutto risolto, ma l'avvocato continua a sentir parlar del suo ex impiegato, anche se questo non si muove dai suoi vecchi uffici e non fa niente. Alla fine Bartleby viene arrestato e si lascia morire di fame perché a preferenza a non mangiare.
Nella letteratura ci sono stati tanti protagonisti enigmatici per le loro riflessioni, per gli interrogativi che ci hanno posto, o per le loro "contorsioni mentali". Bartleby non parla molto, dice sempre e quasi solo quattro parole, eppure ci lascia tanti interrogativi indecifrabili, come se compisse un lungo solitario monologo per tutto il corso del libro.
Ognuno di noi per qualche momento della sua vita è stato un Bartleby e ha sentito quelle quattro parole in fondo alla gola senza avere però il coraggio di pronunciarle ...
 

Lollina

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“Una figura scialba nella sua dignità, pietosa nella sua rispettabilità, incurabilmente perduta”: questa è la prima impressione che la voce narrante, un avvocato newyorkese, ha del giovanotto comparso un giorno sulla soglia del suo ufficio in risposta all’annuncio per un posto di scrivano. E’ proprio questa normalità di essere assolutamente innocuo che spinge l’avvocato ad assumere Bartleby e a collocare la sua scrivania proprio vicino alla propria: un cantuccio di silenzio e tranquilla operosità in un ufficio affollato di più umorali e talvolta collerici dipendenti. E Bartleby si mostra inizialmente all’altezza delle aspettative: dietro un paravento che lo separa dal mondo, Bartleby copia con meccanica operosità. Finché un giorno, ad una legittima ma insolita richiesta del suo datore di lavoro, oppone un mite ma risoluto diniego: “Preferirei di no”. Queste parole innescano una catena di minimi, ma irremovibili rifiuti: Bartleby diventa sempre più mite e silenzioso, ma immobile. Alla richiesta di rivedere il lavoro svolto da altri o di svolgere piccole commissioni all’esterno dello studio la sua risposta è sempre, disarmante nella sua assenza di qualsiasi emozione, “preferirei di no”; la stessa con cui risponde alla notifica di licenziamento e all’avviso di lasciare l’ufficio, tanto da costringere l’avvocato, pur di liberarsi di quella inquietante presenza, a spostare altrove la propria attività. E quando Bartleby verrà gettato in prigione per volontà dei nuovi proprietari del vecchio ufficio, l’avvocato si recherà a trovarlo, per scoprirlo immerso per sempre nella assoluta immobilità del suo rifiuto alla vita. Chi era Bartleby? Nulla sappiamo di lui, se non che aveva lavorato in un ufficio per le lettere smarrite: forse, suggerisce Melville, egli stesso era una lettera smarrita, senza destinatario, senza indirizzo, senza destino. Il racconto ha un sottotitolo: “Una storia di Wall Street”. In qualche modo, possiamo immaginare, Bartleby è un simbolo: il rappresentante di un’umanità annichilita dalla logica del profitto, nei luoghi e nel tempo del trionfo del capitalismo finanziario (siamo nel 1840). Una figura, in ogni caso, indimenticabile, anche nella sua ineffabile indisponenza.
 

Bacci

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Ho finito di leggere da poco Bartleby lo scrivano di Melville. E' il primo libro che leggo di questo scrittore, pur avendo da tempo immemore una bella edizione di Moby Dick che mi aspetta, qui in libreria. Mi sono voluto fare del male e mentre cercavo informazioni sul libro dopo la lettura ho guardato un video di youtube in cui Alessandro Baricco lo spiega(?) per una durata di quasi dieci minuti... La sua è assolutamente una operazione inconsistente visto che non fa altro che raccontare la trama e pure in modo pomposo! Sono arrivato fino in fondo proprio per vedere se aveva un guizzo, o qualunque altra cosa, ma niente :D
Lasciando perdere quel simpaticone di Baricco :D il libro è delizioso perché riprende quel genere di personaggio capace di affascinare in modo veramente profondo, l'umile, il calpestato, il triste personaggio sopraffatto dalle regole e istituzioni, ma che invece di soccombere come spesso succede, qui viene elevato nella sua purezza e nel suo far nulla, per tutto il libro, verso qualcosa di più grande, difficile da riuscire a suggerire a parole. Sembra l'idiota di Dostoevskij, i protagonisti del teatro dell'assurdo, un personaggio che affonda le sue radici nella bibbia, insomma riesce a essere contemporaneamente tutto e uno zero assoluto. Imperdibile la feroce ironia di Melville usata per tratteggiare in modo grottesco i "tipi" che popolano la società di quel periodo, in particolare la Wall Street di quegli anni, e lo stile di scrittura, apprezzato ancora di più grazie al testo originale a fronte. Assolutamente da leggere, secondo me...
 
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Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Questo è stato il mio primo Melville...ho deciso di leggerlo in seguito alla recensione di un libro di Vila-Matas dal titolo Bartleby e compagnia.
Mi sono detta che non avrei potuto leggere quello senza aver prima letto questo...

Il protagonista ha avuto un doppio effetto su di me:
mettendomi dalla parte dell'avvocato,mi ha fatto rabbia e l'ho trovato detestabile...ho pensato che non sarei mai stata capace di sopportare un tipo così che dice sempre di no ad ogni domanda :W,anche se alla fine,pure io,mi sarei interessata alla sua situazione e avrei cercato di aiutarlo;
mettendomi invece nei suo panni l'ho invidiato perchè anche io,come ha già detto bouvard, a volte avrei voluto dire "preferisco di no" di fronte a richieste che però purtroppo non ho potuto rifiutare.

Senza andare a rovistare troppo nel difficile,mi sono limitata alle sensazioni che Bartleby ha suscitato in me.
In effetti è davvero un personaggio che non dimenticherò facilmente e da oggi prenderò in prestito il suo modo di dire quando non avrò voglia di fare qualcosa :mrgreen: (o almeno ci proverò,perché non credo che sarò capace,come lui,poi di metterlo in pratica).
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Possibili spoiler

Questo libro mi ha spiazzato. Sapevo già di questo signore che rispondeva "Preferirei di no" alle richieste del capo ufficio e la cosa suscitava in me profondo divertimento, oltre che un'invidia un po' complice, simile a quella dell'adolescente che ammira l'amico più trasgressivo ma non ha il coraggio di comportarsi come lui. Invece è un libro sì, ironico nello stile, ma molto triste. Si parte dalla spassosa descrizione (e realistica, dopo 25 anni di ufficio lo posso dire!) dell'ambiente di lavoro: ognuno ha le sue caratteristiche, le sue fisime, i suoi umori, c'è chi è cupo di mattina ed euforico di pomeriggio e viceversa. Poi si fa la conoscenza di Bartleby che, se dapprincipio sembra solo un simpatico individuo un po' bizzarro che si rifiuta di fare ciò che non gli piace, poi diventa il simbolo di una ribellione silenziosa e l'autore sembra tristemente dirci che chiunque si ribelli al sistema soccombe e che chi si comporta in un modo che esula da schemi prestabiliti non incontra comprensione o solidarietà. Bello e significativo nella sua brevità, non ci si dimentica di Bartleby, almeno non credo.
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Ho letto questo romanzo un po' di tempo fa e ne rimasi profondamente scossa.
In questo romanzo breve c'è tanta disperazione e non c'è disperazione più forte del silenzio.
Tutta la drammaticità della storia è racchiusa nella frase "preferirei di no" e più viene ripetuta più i contorni appaiono oscuri, si percepisce una situazione di non ritorno.
L'autore nelle ultime righe ci svela il perché del misterioso comportamento lasciando nel narratore e nel lettore una profonda tristezza.
Un'analisi sull'inconscio e sulle connessioni tra l'ambiente lavorativo e le ripercussioni emotive che ho trovato più attuale che mai.
La lettura mi ha provocato un malessere fisico perché è una situazione che ho vissuto, un rifiuto del lavoro d'ufficio, per cui Bartleby mi provoca una compassione immensa.
La scrittura è minimalista e mi piace molto questo modo di narrare.
 
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