Fante, John - La strada per Los Angeles

"Attenzione: colui che entrerà in scena all'inizio di questo romanzo, in qualità di umile spalatore di fossi, è uno dei personaggi più leggendari prodotti dalla letteratura moderna. Attenzione ad Arturo Bandini, il possente scrittore, lo spietato condottiero, l'invincibile mezzofondista, l'amante irresistibile, il tenero figlio che dà sangue e sudore per mantenere una famiglia di femmine parassite. Bandini l'immortale, orgoglio d'Italia e d'America; l'astuto Bandini che nessuno mette nel sacco; egli sta per fare la propria comparsa e conquisterà il mondo." (Sandro Veronesi)


Non è sicuramente uno dei libri migliori di Fante, ma secondo me è il libro centrale della storia di Arturo Bandini, forse il più brutto ma sicuramente il più importante nella crescita del personaggio. Arturo qui ha 18 anni e passa da un lavoro ad un altro considerandoli tutti tempo perso, tutti inadeguati per un grande scrittore come lui. Questo è il libro in cui Bandini si rende conto appunto di questo, del bisogno di smettere di lavorare per mantenere una madre lamentosa e bigotta e una sorella aspirante suora e pertanto, per quanto possibile, più bigotta della prima, è il romanzo in cui il nostro Eroe si rende conto di quale sia la sua Strada...
 

elena

aunt member
[FONT=&quot]Un romanzo dal ritmo incalzante sin dalla prima pagina. E già dalle prime pagine si rivela un personaggio incredibile, Arturo Bandini (futuro protagonista di altri tre romanzi di John Fante), un superuomo, un supereroe, un affascinante seduttore nonché famosissimo scrittore. In realtà questa vita avventurosa e frenetica si svolge solo nella mente allucinata del protagonista, un ragazzo di una famiglia di poveri emigranti italiani colpita dalla grande depressione americana degli anni trenta. Arturo Bandini, nonostante sia costretto a svolgere i lavori più umili e degradanti, ha un'altissima considerazione del proprio Io, anche se non compreso dalla 'massa capitalista borghese proletaria', imbevuto di una compulsiva erudizione da autodidatta c[FONT=&quot]he lo porta ad incensarsi a volte in quanto vero interprete del superuomo nietzschiano altre volte come strenuo difensore del comunismo più pericoloso (nell'ottica americana dell'epoca).
Esilaranti i dialoghi (più che altro monologhi) farciti di una dialettica prettamente nietzschiana, rivolti ai suoi compagni di lavoro, per lo più messicani e filippini abbrutiti dal duro lavoro presso il conservificio ittico, o ai suoi familiari, incapaci di comprendere un individuo così strano e blasfemo. Si perché Arturo oltre ad essere un gran bugiardo, presuntuoso, lavativo, onanista, razzista e' anche sprezzante e denigratorio nei confronti della religione, in una famiglia profondamente devota. Ma la sua rabbia nei confronti di un mondo che non apprezza la sua grandezza cela in realtà un animo puro (il debole, lo sconfitto, il deriso da tutti resta sempre lui, Arturo Bandini), dotato di una mente fervida quanto turbata, probabilmente schizofrenica, che gli procura perenni allucinazioni in cui si lancia con grande entusiasmo per sconfiggere la sua sconfinata solitudine.[/FONT]
[/FONT] [FONT=&quot]Bellissimo, avvincente e sconvolgente allo stesso tempo....deve aver turbato molte menti se sono stati necessari 50 anni per accettarne la pubblicazione, postuma. [/FONT]
 

lillo

Remember
Romanzo straordinario, per me tra i più belli della letteratura americana, pieno di lirismo e di sofferenza. Le idee allucinate di arturo bandini mi fanno tornare alla mente quelle dei personaggi di kerouac di "sulla strada", con un'unica differenza quest'ultimi avevano bisogno della benzedrina per far correre il loro cervello a velocità folle, ad arturo bandini tutto questo viene naturale.
 

Minerva

New member
Avevo grandi aspettative su Fante, non fosse altro perché qui sul forum ha numerosi estimatori. Sono rimasta delusa.
Nella prefazione, Sandro Veronesi presenta il personaggio di Arturo Bandini come uno dei più leggendari prodotti della letteratura moderna. Io andrò decisamente controcorrente affermando che non mi ha entusiasmato "l'eccentrico" Bandini.
Per utilizzare una proporzione matematica, potrei dire che: Bandini sta a Fante come Malaussene sta a Pennac; e tra i due, tutto sommato, preferisco la "creatura" di Pennac.
Riconosco a Fante una grande capacità di fare entrare il lettore nella testa del protagonista... e siccome, a mio modesto avviso, entrare nella testa di uno schizofrenico e compulsivo non è una bella esperienza, il mio giudizio non è esattamente positivo.
Ho faticato a finire un libro di modeste dimensioni e non ho nessuna curiosità di sapere che fine fa Arturo Bandini.
Probabilmente ho sbagliato libro per iniziare a leggere John Fante. :boh:
 
Elena: bellissimo commento.

Ho letto da poco questo libro e l'ho adorato. E' il primo libro di John Fante.
Arturo Bandini è un personaggio straordinario.
 
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John

New member
invece x me è stato un piacere leggere questo libro ma il protagonista prima di diventare scrittore dovrebbe andare a fare una permanenza al manicomio!!!
 

Raniero Toscano

Lettore dell'estremo sud
Secondo libro che leggo di Fante, dopo "Aspetta primavera, Bandini". A differenza di quest'ultimo, non mi è piaciuto tanto, ma forse è il romanzo decisivo della saga, in cui si delinea la formazione della personalità dello scrittore, qui uscito dall'adolescenza e immerso nella sue manie di grandezza e di emancipazione. Molto antipatico (o forse di più) e pronto a dire sempre la sua, vive una sorta di vita parallela (quella reale e quella dei suoi oensieri allucinati). Ho trovato alcuni passaggi noiosi e vuoti, ma la lettura rimane apprezzabile.
 

Grantenca

Well-known member
Ma, sono perplesso. Questo libro non mi ha coinvolto. Sarà per la figura abbastanza antipatica di questo adolescente che si sente al centro dell'universo e disprezza tutto e tutti, anche se non nego che certi atteggiamenti sono tipici dell'età, ma mi risulta difficile capire il risentimento profondo verso i familiari, se non per un incommensurabile super-egoismo e aridità di sentimenti; anche troppi paroloni, in definitiva.
 

Meri

Viôt di viodi
Forse non ho colto la grandezza del libro, ma a me non è piaciuto. Tutto un farneticare del protagonista, logorroico e supponente. L'avrei preso a ceffoni in molte occasioni.
 
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