Camilleri, Andrea - La mossa del cavallo

risus

New member
Il romanzo si ispira ad un episodio della cronaca siciliana di fine '800 riportato da Raimondo Franchetti nel saggio "Politica e mafia in Sicilia".
Protagonista è il ragionier Bovara, siciliano trasferitosi in Liguria da bambino.
Corruzione, morti sospette, omertà mafiosa, tasse evase e contestate dal popolo (la famosa tassa sul macinato, per esempio) costituiscono lo scenario dell'isola di quell'epoca... ed è qui che è chiamato a muoversi Bovara,
siciliano ma ormai genovese d'adozione, nominato Ispettore a Montelusa.
C'è un morto ammazzato, la vittima in punto di morte rivela l'identità dell'assassino al suo primo soccorritore, l'Ispettore Bovara, ancora ignaro di quello che gli capiterà.
Sarà lui stesso, incorruttibile, inflessibile uomo di legge, ligio al dovere fino a quel momento, ad essere accusato dell'omicidio... e quando
tutto sembra portare ad una inevitabile condanna, ecco che
l'Ispettore gioca la sua "mossa del cavallo" per tirarsi fuori dalla trappola in cui è caduto...

Sono un "camilleriano" e adoro soprattutto i suoi romanzi storici...
prendendo spunto da fatti realmente accaduti, Camilleri sforna delle storie spassose, squisite come questa... ne vien fuori un romanzo storico-politico che ha tutta l'aria di essere una tragedia-farsa molto divertente, molto arguta... durante la lettura di questo "giallo storico" nasce istintiva
una riflessione sulla realtà, quella di allora ma anche quella odierna,
spesso manipolata tanto da rendere difficile l'accertamento della verità
e arrivare a situazioni paradossali.

"Nella Mossa del cavallo metto l'accento sul rovesciamento dei ruoli (il testimone che viene fatto passare per colpevole); insisto su un gioco delle parti che mi sembra essere sempre più consueto nell'Italia d'oggi." (Andrea Camilleri)
 

isola74

Lonely member
QUOTE=risus;122045]... basta che non si tratti di giochi, noi si va d'accordo...:mrgreen::mrgreen:[/QUOTE]


:sbav: non vuoi giocare più???
 

WilLupo

New member
Di Camilleri ho letto praticamente tutto (oddio, mi può esserre sfuggito qualcosa :mrgreen:) al punto che per la maggior parte dei suoi libri ho difficotà a ricordare la trama.
Questo però è una pietra miliare :D
Originalissimo, nello stesso tempo divertente e carico di significato.
 

Meri

Viôt di viodi
Molto molto bello, ma a me piacciono tutti i libri di Camilleri. Sono rimasta colpita dal modo in cui il protagonista sia riuscito a dimostrare la sua innocenza servendosi del proprio dialetto. OriginaleTUNZZZ
 

lettore marcovaldo

Well-known member
Le prime pagine delle storia non mi hanno particolarmente impressionato ( diciamo il primo 'terzo' ).
Poi in crescendo lo sviluppo dei fatti , a mio parere, diventa più interessante e coinvolgente.
Nell'insieme un bel romanzo.
 

SALLY

New member
Bella storia sicuramente..ma ho fatto fatica con gli esercizi di traduzione :mrgreen:, non tanto il genovese (che ce l'ho qui vicino), ma il siciliano...il dover rileggere diverse parti e alla fine andare ad intuito mi ha un pò rovinato la lettura.
 

estersable88

dreamer member
Come suggerisce anche il titolo, la storia descritta in questo libro è, in pratica, un’autentica partita a scacchi: da una parte ci sono i buoni, come l’integerrimo ragioniere Giovanni Bovara, neoispettore ai mulini a Vigata, dall’altra i cattivi, come il potente Don Cocò Afflitto, l’avvocato Fasulo, il Delegato Spampinato, addirittura il prete Don Carnazza. Quando Giovanni Bovara, già ispettore a Reggio Emilia, arriva in Sicilia si ritrova per le mani una situazione spinosa: un ufficio a soqquadro, carte sparse ovunque, gente che mette le mani dove non dovrebbe, permissività e lassismo che sono la normalità, tangenti regolarizzate, ecc. Nel denunciare tutto ciò, Bovara pesta inconsapevolmente i piedi a chi questo traffico lo controlla, lo ha creato e lo gestisce con l’accordo di istituzioni, magistratura e forze armate. Le sue indagini, però, non cadono nel vuoto e se da un lato qualcuno cerca di farlo passare per pazzo, qualcun altro raccoglie l’assist di Bovara e indaga. Questa incresciosa preoccupazione va a congiungersi fatalmente con altre questioni locali – fatte di tradimenti, eredità e fatti di denaro – fino a deflagrare in un omicidio che fa rumore e del quale Bovara è involontario testimone. Per i neri l’occasione è ghiotta ed il piano d’accusa è ingegnoso. L’unico modo che ha Bovara per sfuggire alla gogna è giocare d’astuzia e imparare a pensare, agire, ragionare come i suoi avversari. Ci riesce e il risultato è sorprendente: una provocazione sottile ed efficace che ha come coprotagonista il dialetto siciliano. Grande importanza, infatti, riveste il linguaggio in questo libro: si passa da un italiano pomposo e burocratizzato al siciliano stretto usato da tutti i locali, al genovese altrettanto stringato nel quale ragiona Giovanni. Quando finalmente l’ispettore si troverà costretto a scagionarsi dal cappio che gli è stato teso, comincerà a ragionare, pensare e parlare in siciliano. Sarà questa la chiave della sua salvezza.
Una lettura piacevolissima, una farsa tragica che fa sorridere, ridere e riflettere. Ci vorrebbe un’alta cultura letteraria che, mio malgrado, non ho per spiegare i mille simbolismi e richiami letterari presenti in un libro così breve; ciò che posso affermare con sicurezza è che non ne resterete delusi: pagine di letteratura con funzione didattica che consiglio caldamente. Libro davvero molto, molto interessante.
 
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