Hugo, Victor - I Miserabili

elisa

Motherator
Membro dello Staff
I miserabili narra la vicenda di un forzato evaso, Jean Valjean, che tenta di ricostruirsi una vita come semplice cittadino. Nascondendosi dietro una falsa identità, riesce a diventare sindaco di una piccola città, aiuta i più deboli e coloro che sono più sfortunati. Sulle sue tracce Javert, il capo della polizia parigina. Quando il poliziotto accusa un ex galeotto di essere Jean Valiean, il protagonista decide di rivelare al gendarme la sua identità, non può permettere che un innocente paghi per lui. Javert lo vorrebbe arrestare ma Jean riesce a fuggire, avendo promesso a Fantine sul letto di morte, di prendersi cura di sua figlia, Cosette affidata a dei lestofanti che l'hanno trattata come una sguattera. Jean rimasto inorridito dal modo in cui veniva trattata la piccola decide di prenderla con sè e di allevarla come una figlia. Cambiato paese e ancora identità, Jean diventa un uomo stimato e importante, ma Javert non si da per vinto. Sullo sfondo di questa vicenda i moti popolari della Francia post-napoleonica, il riscatto dell'ex-forzato è la storia sociale della Francia dalla Restaurazione a Luigi Filippo, è un breviario del popolo in cui si seguono, a tappe, nascita e morte di figure simboliche: il Vescovo, la prostituta Fantine, il poliziotto Javert. Attraverso queste figure, il protagonista Jean Valjean struttura il romanzo e impone, nelle sue molteplici reincarnazioni, l'ombra di una volontà più forte del male.

E' un romanzo un po' retorico ma anche commovente e trascinante per la storia, gli intrecci e l'enfasi con il quale è scritto.
 
Ultima modifica:

angel_eyes

New member
E' un romanzo bellissimo.
Mi sono innamorata di Valjan praticamente da subito, cosìcome mi sono immediatamente immedesimata in Fantine che si è distrutta per la figlia senza sapere che coloro che la "crescevano" erano dei delinquenti senza carità e sensibilità umana. Quando appare Valjan come un gigante buono ho parteggiato per lui sino alla fine. Non ho mai odiato però neanche Javert, perchè mi è sempre sembrato necessario per lo scopo per cui la storia è stata costruita. Cosette e il suo fidanzato che poi diventerà il marito sono dei giovani ingenui e tipicamente romantici che rispecchiano totalmente la corrente letteraria degli inizi dell'ottocento.
Lo sfondo storico con i personaggi ad esso correlati è necessario per l'ambientazione del romanzo che per me è perfetto in ogni parte fino al finale che mi commosse perchè in esso si rivela tutta la grandezza di Valjan che come un vero padre penserà solo al bene di Cosette.
 
Ultima modifica di un moderatore:

RosaT.

Leghorn Member
Ho visto qualche anno fa lo sceneggiato in TV e mi sono ripromessa di leggerlo ... ancora non ci sono riuscita ... ma non desisto !!!!!!!!!!
La storia narrata in TV mi è piaciuta sicuramente leggere tutte le vicende sarà ancora meglio !!!!!!!! Vi terrò aggiornati se riusicrò in questa impresa !!!!!!!!!!!!!!
 
Ultima modifica di un moderatore:

pokypoky

New member
libro

E' un libro da leggere anche se prolisso. A tratti inevitabilmente l'ambientazione è deprimente, però la descrizione dei sentimenti umani vale questa lettura.E poi per me è rimasta indelebile la descrizione della battaglia di waterloo, per la prima volta ho capito l'aspetto tattico della guerra che a tanti affascina.
 

darida

Well-known member
magnifico, ma io sono un'appassionata di Hugo, sopporto con pazienza le sue-a volte- interminabili dissertazioni, perche a livello emozionale mi trasmette davvero molto :D
 

elena

aunt member
Concordo con quanto scritto........è un vero capolavoro.....e, in quanto tale, si possono facilmente perdonare anche le descrizioni più minuziose :D!!!!
 

elesupertramp

Active member
L'ho amato tantissimo: Valjan, Cosetta, Javert, Marius....rimarranno per sempre impressi nella memoria.
ancora ricordo il commovente gesto di Valjan nell'indicare i suoi fratellini, per sfamare i quali venne condannato a tanti anni di carcere.....straziante!
 

risus

New member
... devo ammetterlo... sono uno dei tre che finora ha dato voto 5 a quest'opera...:mrgreen::mrgreen::mrgreen:
d'altra parte di più non si poteva dare... allora gli aggiungo un inchino :ad:
che vale come lode...
mi dispiace che non figuri nella top100 :boh:
 
Lo sto leggendo in questi....mesi e sono arrivato al momento nel quale scoppia l'insurrezione del luglio 1832. La cosa che mi affascina di più in questo splendido romanzo, cosa che ho amato anche in Guerra e Pace ad esempio ma anche La Storia della Morante, è l'intrecciarsi della grande storia (Waterloo, l'insurrezione del 1832, ecc) con la "piccola" storia, ovvero quella dei principali personaggi. Questi da un lato la subiscono, ma ne sono di fatto i protagonisti, come tutti noi siamo responsabili, nel bene e nel male, di un frammento della Storia che viviamo. Ed è per questo motivo che non mi disturbano le lunghe disquisizioni di Hugo sulla Storia, la Chiesa, ecc.
A mio avviso (a 2/3 del romanzo....ma so come va a finire grazie al cinema) tanti sono i personaggi indimenticabili. A parte Jean Valjean, mi hanno colpito particolarmente: a) il Vescovo, il lato luminoso ed evangelico della Chiesa; b) Fantine, la "piccola" per eccellenza; c) Gavroche, la vitalità che non muore davanti alla miseria e alla sofferenza
 

ayuthaya

Moderator
Membro dello Staff
Romanzo "colossale", quantitativamente e qualitativamente parlando! Non gli si può non riconoscere una grandezza obiettiva, anche se -personalmente- non corrisponde a quel genere di opere che mi "folgorano"...
Hugo sembra procedere per due binari paralleli: da una parte la vicenda vera e propria, ricca di avventure, colpi di scena e -quella che secondo me è la parte più "riuscita"- ritratti di personaggi secondari eppure vividamente tratteggiati, che fanno da sfondo alle vite dei tre protagonisti: Jean Valjean, Cosette e Marius; dall'altra una serie di "digressioni" di natura storica o quasi filosofica, interessantissimi ma spesso difficili da mandare giù in quanto "spezzano" volutamente il fluire della storia e ci costringono a lunghi capitoli che sono dei veri piccoli saggi.
L'intreccio è stretto, eppure i due binari sono sempre assolutamente distinti; per quanto mi riguarda ho apprezzato entrambi, in alcuni punti persino più le digressioni della storia vera e propria!
E' vero che c'è una certa retorica nello svolgersi della vicenda, ma l'autore rende palesi le proprie intenzioni: in un punto egli scrive chiaramente il fine principale della sua opere e cioè rappresentare un percorso dal male al bene, dalla perdizione alla salvezza e, anche se questo percorso è instriso di dubbi, temuti ripensamenti, in realtà al lettore risulta evidente fin dall'inizio che la redenzione di Jean Valjean è assoluta, definitiva.
Persino quando è in preda ai tormenti più acuti della propria anima, noi lettori non veniamo sfiorati dal dubbio che le sue scelte confermeranno la strada intrapresa dopo l'incontro con il vescovo: è questo forse che rende l'opera priva di una vera "problematicità", benchè Hugo descriva in modo straordinariamente efficace i momenti di crisi del protagonista (penso al processo Champmathieu o soprattutto all'odionei confronti di Marius nel momento stesso in cui gli sta salvando la vita)...
Un'opera comunque imprescindibile; l'attenzione rivolta ai più umili, i "miserabili" appunto - nelle due accezioni dei poveri "fuori" ma ricchi interiormente e degli infimi, coloro che hanno perso tutto, persino la possibilità di un riscatto - credo sia stata una vera rivoluzione per l'epoca e comunque offre l'occasione di esplorare aspetti della società fino ad allora ignorati perchè ritenuti "indegni"...
Due figure fra tutte meritano secondo me di essere sottolineate. Una è Javert, che non ho neanche inserito nei protagonisti anche se di fatto lo è, anzi, è forse l'unico personaggio davvero "problematico", l'unico che elude del tutto il rischio di un facile moralismo (sublime l'ultimo capitolo a lui dedicato)...L'altra è monsieur Gillenormand che, fra le figure secondarie, è quella secondo me più riuscita: realistica, spontanea, irresistibile. Meravigliosa la descrizione del primo incontro col nipote dopo la rottura: il modo in cui la gioia di rivederlo, quanto più è intensa, tanto più si riversa in un atteggiamento sarcastico e aggressivo, è espresso in modo ineguagliabile! Hugo sapeva il fatto suo!!!

Volevo riportare una frase "emblematica" chi ho sottolineato durante la lettura, ma nn ho il libro con me per cui... lo farò domani!!! :D
 

maurizio mos

New member
Volevo cogliere l'ocacsione del post di Ayu per spezzare una lancia in favore di Javert.
Mi spiego: tutti i personaggi del romanzo sono più o meno stereotipi. Il forzato buono, gli indifesi, i vari personaggi che Hugo ci propone sono senza dubbio "veri" (e fanno venire in mente Dickens, David Copperfield ecc) ma mi sembrano di fatti prigionieri di se stessi. Soffrono, lottano, gioiscono, muoiono (come davvero accadeva all'epoca) ma si muovono su binari prestabiliti. Non possono sfuggire al loro destino (Verga ne sarebbe stato contento)
Solo Javert muta: solo per poco, solo all'ultimo ma sui rende conto della sua posizione, per un istante la cambia e quindi, giustamente, si uccide. Perché non si può sfuggire a se stessi.
Voi cosa ne pensate?
 

ayuthaya

Moderator
Membro dello Staff
Concordo su quanto dici... è proprio a questo che mi riferivo scrivendo che Javert è l'unico personaggio realmente "problematico", l'unico che riesca a superare i limiti di una certa retorica o comunque prevedibilità che contraddistingue gli altri personaggi e un po' tutta l'opera.
Solo che il bello è che anche Javert, come gli altri, sembra non riuscire a scostarsi dai propri binari... la sua problematicità deriva proprio da questo!
Se alla fine, resosi conto del proprio errore, si fosse convertito (ovvero avesse "cambiato rotta"), o almeno si fosse rimesso alla misericordia divina finalmente riconosciuta come più grande della propria inflessibile umanità (talmente inflessibile da diventare spesso disumana...), avremmo avuto un secondo Jean Valjean, forse meno "banale" (mi perdonino i fans dell'ex galeotto, che resta comunque un personaggio straordinario) ma comunque con un suo percorso pulito e a lieto fine.
Invece no, la presa di coscienza che fa quest'uomo di se stesso e della propria vita non basta a salvarlo da se stesso... Dio lo avrebbe perdonato, lui no. Il capitolo realtivo alla sua "fine" è un vero capolavoro. Confermo nel ritenere questa figura una delle più riuscite del romanzo...
 

maurizio mos

New member
Sì, Javert è l'unico che sfugge allo stereotipo, allo scontato: siamo sinceri, in molti tratti I miserabili non è molto diverso da un grandioso romanzo d'appendice come andavano molto di moda all'epoca.
Tuttavia non sono molto d'accordo sulla chiave di lettura della morte di Javert: non credo che si uccida perché si è reso conto della durezza al limite della crudeltà, dell'odio quasi che aveva messo nella sua vita, nel suo agire verso i "miserabili", sia pèure nell'esercizio delle sue funzioni di poliziotto. Al contrario mi piace pensare che si uccida perché ha mancato verso se stesso, cedendo ad un impulso di pietà, lui che non l'aveva mai provata, a una debolezza. Quella debolezza che non si perdona e che punisce togliendosi la vita perché non può più essere quello di prima, ha mancato.
 

ila78

Well-known member
Tre aggettivi per definire questo romanzo: monumentale, epico, lunghiiiiiiissimo! Non ci sono dubbi su una cosa: bisogna aver voglia di leggerlo, sebbene sia un romanzo indubbiamente bellissimo, ci sono delle parti in cui ti viene veramente voglia di scaraventarlo fuori dalla finestra, tipo la descrizione dettagliatissima della battaglia di Waterloo che, seppur interessante storicamente, mentre la leggevo continuavo a chiedermi "Ma cosa c'entra nell'economia del racconto", poi dopo un centinaio di pagine si capisce ma io mi sono chiesta ancora una volta "C'era bisogno di tutta quella descrizione per arrivare a Thernadier che fa lo sciacallo?" E così è per tutte le interminabili digressioni che infarciscono (e spezzano) il racconto e che, senza le quali, l'opera avrebbe 500 pagine in meno ma, pensandoci, forse perderebbe di "sapore".
La storia vera è propria è coinvolgente e il finale mi ha quasi commossa. Il personaggio più affascinante, a parte il protagonista, secondo me è Thernadier, il male irrecuperabile il personaggio negativo per eccellenza che fino all'ultimo cerca di approfittare del prossimo senza il minimo scrupolo, caratterizzato in maniera perfetta!
Il giudizio finale è più che positivo, assolutamente da leggere. Voto 4/5
 

praschese89

New member
La sensazione è quella di aver vissuto un'opera immortale paragonabile a Il conte di Montecristo,forse solo un pelino al di sotto,secondo me;un pelino al di sotto perchè,al contrario dell'opera di Dumas,anch'essa di mole considerevole,Hugo con le sue digressioni rallenta e appesantisce parecchio la lettura,ma alla fine ne vale ugualmente e notevolmente la pena.
La trama è un intrigo continuo e ci porta fino in fondo in un crescendo di emozioni,fino all'esplosione finale;quando,nelle ultime pagine,Valjean in punto di morte ricorda a Cosette la prima volta in cui le aveva preso la manina nel bosco ho provato davvero un'emozione fortissima e di colpo ho ripercorso tutta la storia a ritroso nella mia mente ed è stato qui che ho capito la grandezza di questo libro.
Venendo ai personaggi,su tutti spicca ovviamente Valjean con la sua generosità e tutti quei sentimenti,forti e a volte contrastanti,coi quali Hugo sapientemente colora il suo animo.
Di miserabili in questa storia ce ne sono parecchi:da Fantine che,costretta ad abbandonare Cosette,morirà senza rivederla;per arrivare a quei meschini dei Thenardier e a quella sfortunata canaglia che era il piccolo Gavroche!
Secondo me però il miserabile d'eccellenza,"lo sconfitto",di questa storia è Javert che dopo aver cercato per anni di imprigionare Valjean facendo di questo l'unica sua ragione di vita,finirà per suicidarsi!
Sono felice di aver fatto questa lettura,è uno di quei libri che verrà stampato per sempre!


"L'anima aiuta il corpo e in certi momenti lo solleva. È l'unico uccello che sostenga la sua gabbia."
 

handel589

New member
Letto all'età di 15 anni, è forse il libro che più di tutti mi ha emozionato e ha segnato la mia maturità letteraria..signori, questo è IL romanzo, un capolavoro della letteratura mondiale di tutti i tempi. Epico, intramontabile, monumentale intreccio di personaggi, di vite, di caratteri, sogni e speranze, ideali e storia, in questo libro c'è il TUTTO, come in pochi altri capolavori della letteratura (I Fratelli Karamazov, tanto per citarne uno). I personaggi potrebbero sembrare banali, ma attenzione, l'analisi psicologica del Maestro Victor è profondissima e tutt'altro che semplicistica, basti solo pensare a uno dei primissimi capitoli, quando Valjean è a casa di Mons. Bienvenu: la lotta titanica fra la tentazione del male e l'aspirazione al bene, tanto prima del furto dell'argenteria, quanto, soprattutto, dopo il perdono del vescovo al miserabile galeotto, che era caduto così in basso..la lotta titanica tra l'orgoglio di Valjean (orgoglio che è "fortezza del male"), che gli trasmette forte irritazione e rifiuto del gesto del vescovo, e la magnificenza del perdono, perdono che è l'arma più micidiale e più efficace per sconfiggere il male. Ma cosa permette a Valjean di diventare veramente un uomo onesto e accettare con profonda riverenza il perdono di Bienvenu? La sua ennesima, e peggiore, caduta: il furto dei quaranta soldi all'innocente savoiardo Petit-Gervais. È questo brutale ennesimo peccato che fa divampare la luce del bene, instillata nel peccatore dal vescovo, e lo porta a rifiutare il male e, nel lungo termine, a diventare un uomo onesto alla ricerca del bene e dell'amore. E il tutto grazie a un gesto di vera, pura e semplice carità cristiana. Tutt'altro che banale mi sembra.
Ma il personaggio più bello secondo me è Javert, e il suo suicidio è la punta più alta e geniale di questo meraviglioso capolavoro. Sono d'accordo con Maurizio Mos, che scriveva più sopra: Javert si toglie la vita non per rimorso, non perché si rende conto di quanto duro e brutale sia stato nei confronti dei miserabili; Javert, al contrario, si suicida perché non poteva sopportare di essere stato "vittima" di un gesto di pietà proveniente proprio dall'uomo che più ha odiato e sfidato nella sua esistenza, Jean Valjean. Questo gesto gli pianta in testa un dubbio tremendo: ha forse ragione lui, quando afferma che i peccati possono essere perdonati, e le colpe espiate, anche al di fuori della legge terrena (che egli identifica con quella divina)? Di fronte a questo dubbio terribile, che minaccia di far crollare le fondamenta stesse del suo sistema di valori (pseudo) cristiani, egli non può resistere, non può fronteggiare un tale confronto, e allora l'unica scelta possibile è quella del suicidio. Un suicidio che mi azzarderei a definire "Catoniano": così come l'Uticense, pur di non abiurare ai valori repubblicani di cui era convinto difensore, scelse la via della morte, allo stesso modo Javert, pur di non dover sopportare il crollo di quel sistema di valori che lo aveva sempre guidato (secondo lui) rettamente nel corso della sua vita, deve scegliere di sottrarsi a tale titanico confronto e dunque sceglie il suicidio. Pelle d'oca, signori.
Circa le dissertazioni, caratteristica peculiare di tutti i romanzi di Hugo, esse sono ne I Miserabili una sorta di ciliegina sulla torta (e che torta!), molto più che in tutti i suoi altri romanzi (anche se la descrizione a volo d'uccello della Parigi della fine del XV secolo contenuta in Notre Dame de Paris è veramente eccezionale). Ne I Miserabili, la Storia è una delle protagoniste principali: essa taglia trasversalmente la vita di tutti i personaggi del libro, Valjean, Javert, Marius e i suoi amici rivoluzionari, Cosette, Bienvenu, Thenardier (soprattutto!), Gavroche..la vita di tutti loro è colpita e rivoltata in qualche modo dalla storia. E perciò le dissertazioni storiche di Hugo sono un tributo a una protagonista fondamentale dell'opera, e ci forniscono tra l'altro un quadro storico e sociale di una profondità e accuratezza uniche. Basti pensare alla meravigliosa descrizione della battaglia di Waterloo, ma anche ai tragici ma epici momenti della rivoluzione del giugno 1832 contro la Monarchia di Luglio, spesso snobbata dai libri di storia.

Insomma, concludendo, questa è un'opera mastodontica, sicuramente difficile, ma bella, bella come poche altre opere letterarie prodotte dalla mente umana. Il giudizio ovviamente è 5/5, ma se fosse per me voterei tranquillamente 20/5. :ad:
 
Alto