Levi, Primo

WilLupo

New member
Spero di non inserire un doppione, ma non l'ho trovato :W

Primo Levi è tra i miei autori preferiti :D

Relativamente famoso per "Se questo è un uomo", ha scritto molti altri libri splendidi, che anche non facendo leva sull'emotività sollevata dai ricordi del lager, lasciano un segno indelebile, non si dimenticano.

Il sistema periodico :)D:D:D) La chiave a stella, La tregua, Se non ora quando, I sommersi e i salvati, L'altrui mestiere... eccetera.
Nessuno dei suoi libri mi ha deluso :D
 
I

i0ri

Guest
Sto rileggendo "Se questo è un uomo" che ricordo avermi particolarmente colpito alle medie, molto più che il diario di Anna Frank (che avevo letto in contemporanea dato che stavamo svolgendo un progetto di classe sugli olocausti e sui campi di concentramento).
 

amneris

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Per me Se questo è un uomo dovrebbe essere inserito nei programmi scolastici alle superiori, magari anche alle medie (se gli alunni sono abbastanza maturi per capire).
 
I

i0ri

Guest
Per me Se questo è un uomo dovrebbe essere inserito nei programmi scolastici alle superiori, magari anche alle medie (se gli alunni sono abbastanza maturi per capire).

Nel mio programma delle medie c'era, abbiamo letto sia Anna Frank che Levi, inoltre alle superiori sono anche andato a vedere l'opera teatrale di "Se questo è un uomo" anche se non mi ha colpito per nulla (Moooolto meglio il libro).

Comunque ho concluso la mia rilettura e ora sono passsato a "La tregua" sempre di Levi che racconta il suo viaggio di ritorno dopo che le forze armate russe sono giunte al campo di Auschwitz (Oświęcim in polacco, Auschwitz in tedesco).
 

coffeee

New member
che ne pensate invece dello stesso scenario dei campi di concentramento descritto però da Boyne in Il bambino dal pigiama a righe??....
ho letto il libro e visto il film... e secondo me merita tanto quanto levi....
poi xo sono di parte ,,,perchè adoro Boyne....lo vado anche a vedere al Festival Mare di Libri a rimini a Giugno... ne avete sentito parlare??
 

amneris

New member
Io ho Il bambino con il pigiama a righe a casa e conto di leggerlo al più presto! Magari appena finisco posto il commento:wink:
 

jeanne

New member
Se questo è un uomo mi ha sconvolta così come Essere senza destino di Imre Kertész, un capolavoro, non ci sono altre parole. La lettura di questi due libri è stata un'esperienza intensa e ho cercato (cercato perché non si può del tutto) di immedesimarmi nella sofferenza di questi detenuti dei lager. Consigliatissimi.
 

Dory

Reef Member
Nonostante mi siano state fatte leggere pagine di Se questo è un uomo al liceo, ho cominciato a conoscere davvero questo grandissimo scrittore, nonché persona di profonda sensibilità e acume, durante il periodo universitario, quando mi è capitato di scoprire una sua raccolta di racconti autobiografici che si intitola Il sistema periodico. Da lì ho capito chi era Primo Levi, ho letto altri suoi racconti dalle tinte fantascentifiche e di grande humor, e ho trovato un uomo completamente diverso da quello che avevo immaginato da quanto mi era stato detto al liceo.

Ho deciso di adottarlo non solo perché è un grande scrittore, ma principalmente perché molte persone, tutti credo, conoscono i suoi scritti sulla sua esperienza nel lager e sul tema dell'olocausto, ma in pochi conoscono i suoi splendidi e numerossimi racconti.
In più, ciò che mi affascina maggiormente è la sua formazione scientifica, ma di questo parlerò in seguito.
 

Dory

Reef Member
"Non è mia intenzione dire che per scrivere un libro bisogna essere 'non scrittore', ma semplicemente che io sono approdato a questa qualifica senza sceglierla.
Io sono un chimico. Sono approdato alla qualifica di scrittore perché, catturato come partigiano, sono finito in lager come ebreo
".

Primo Levi
 

Carcarlo

Active member
Ho un'estrazione tecnico scientifica e trascorro quasi tutto il mio tempo lavorando: mi risultà perciò difficile immedesimarmi in personaggi che di volta in volta sono capitani coraggiosi, spie, frati, marchesi o detectives, raccontati da professionisti della penna.
Primo Levi invece, mi piace in particolar modo perchè essendo un chimico professionista ed uno scrittore dilettante (nel senso che per lui scrivere era un piacere, un diletto appunto), riesce ad arrivarmi in profondità, molto più di altri.
Nelle sue opere ho sempre trovato una morale che mi entusiasma e riassumerei come segue: il lavoro è una sfida mentale basata sull'analisi dei problemi e che si fonda sulla modestia, senza la quale non si può approdare ad alcuna comprensione; la soluzione dei problemi rappresenta la vittoria della mente sulla difficoltà, e da quest'ultima deriva la dignità della persona.
In Se questo è un uomo, Primo Levi riesce a sopravvivere grazie all'occupazione (lavoro mi sembrava fuoriluogo...) che gli viene trovata e che è legata alla sua professione di chimico.
Tra le sue opere, quella che più mi è piaciuta, è stata La chiave a stella: dopo tutti i giri che ho fatto per lavoro (sono un meccanico, come Faussone!) mi ci sono immedesimato tantissimo.

Grazie Primo!

saluti
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
Mi ha sempre colpito il distacco con cui Levi ha ricordato Auschwitz e la guerra in generale. Ad esempio il titolo del suo libro più famoso “Se questo è un uomo” mette sullo stesso piano vittime e carnefici. Non c’è giudizio in Levi. Mai. Ed è questo a renderci l’uomo ancora più straordinario.

Ricordiamoci che “Se questo è un uomo” è una sorta di diario dal vivo, nonostante questo sfido chiunque a trovare parole di odio. E sfido chiunque a dire che noi, al suo posto, non avremmo approfittato di una pubblicazione posteriore per “vendicarci” con parole di fuoco nei confronti dei nostri torturatori.

Levi si chiede se la vittima di un campo di concentramento, ridotto ad una bestia in cerca di cibo, possa essere considerato un “uomo”, che nella sua essenza è fatto di scelte, di idee, non solo di istinti legati alle funzioni vitali.

Ma, nella stessa misura, si chiede se anche i boia possano essere considerati uomini. Ma la domanda è posta senza quella enfasi morale che avrebbe tentato la maggior parte delle persone che si fossero trovati nelle condizioni dello scrittore. In sostanza, Levi è convinto che quella totale mancanza di lucidità danneggiasse anche i gerarchi nazisti, nella loro essenza di uomini.

La stessa disumanizzazione che vede nei deportati, Levi la ritrova, per certi versi rovesciata, nei funzionari tedeschi.

Ad aver perso, ad Auschwitz, è stata l’umanità intera. E se ce lo dice uno che c’è stato, possiamo credergli.

Ho trovato una frase emblematica di questa sorta di “self control”. In “Se non ora quando” ad un certo punto capita che in una radura russa, un convoglio tedesco finisca vittima di un’imboscata. I sopravvissuti nazisti riescono a catturare alcuni dei sabotatori e li rinchiudono all’interno del monastero della città.
Il lettore attende di sapere i modi della vendetta, con quella bramosia tipica di chi vuole un po’ d’azione.
Levi ci dice soltanto:

"[...]quanto avvenne nel cortile del monastero di Novoselki non verrà narrato.
Non è per descrivere stragi che questa storia sta raccontando se
stessa."

Solo un grande uomo poteva essere tanto razionale a fronte di tutto ciò che ha subito. Per ciò le pagine che ci ha lasciato assumono un’importanza documentale enorme, proprio perché scevri da quell’odio accecante che avrebbe reso le sue parole involontariamente falsate dall’enorme dolore provato.
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
Ieri sera ho letto l’introduzione alla bibliografia di Levi a firma Cesare Cases.

Primo Levi non amava quella che lui definiva la “letteratura del cuore”; non risparmiò critiche ai grandi autori e ai cliché che si portavano dietro; dagli uccellini felici di Leopardi, per finire con gli arzigogoli di Keats, passando attraverso il famoso pugno chiuso di Renzo ne “I Promessi sposi”. La scena nella quale Renzo attraversa il paese correndo con un pugno alto “perché non si sa mai”, era spesso citata da Levi, e portata ad esempio di quella letteratura fatta di stratagemmi per colpire il lettore e che poco aveva a che fare con il suo modo di scrivere, che era invece finalizzato a raccontare la verità pura e lineare.

Quello di Levi era un approccio “verista” in un certo senso. E forse non poteva essere diversamente, visto che, come sappiamo, la missione che sentiva dentro sé stesso era quella della testimonianza, del raccontare la verità.

Il romanzo "Se non ora quando", ad esempio, scorre lento e non ci sono occhiolini di complicità al lettore, anche gli eventi più eclatanti, come l’assalto di un treno, vengono raccontati con quella calma indispensabile per chi è alla ricerca della verità.
 
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c0c0timb0

Pensatore silenzioso
Un piccolo regalino per ZdM e per tutti quelli che hanno amato questo autore:


Spero vi piaccia.
Un salutone
 
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