Fallaci, Oriana - La rabbia e l'orgoglio

fabiog

New member
Il libro è la versione completa dell'articolo che la Fallaci scrisse per il " Corriere della sera " poche settimane dopo gli attentai dell'11 Settembre e che così tante polemiche suscitò in Italia e all'estero.
E' un testo interessantissimo e scritto magnificamente, chiaro e molto più lucido di quanto si possa pensare. Un libro forte ? Un libro duro e scottante ? Sicuramente sì e , sicuramente scomodo per le opinioni di molti , compresi molti della classe politica italiana, ma un libro che " doveva " essere scritto per mostrare le ipocrisie e gli errori dell'intera società occidentale, per specchiarsi nelle proprie debolezze e nella propria mancanza di coraggio
 

isola74

Lonely member
Sicuramente un libro forte...duro e scottante come lo definisci..
Scritto bene, o comunque in maniera lucida e chiara. Ma non credo che il coraggio (che pure, sono d'accordo, spesso al giorno d'oggi manca, soprattutto ai vertici della società) sia offendere il tuo interlocutore, così non ti mostri certo meglio di lui.
 

Carcarlo

Well-known member
Sono vissuti x parecchi anni in paesi arabi e/o musulmani e non mi hanno entusiasmato affatto.
Nonostante ciò ho conosciuto numerosi arabi e/o musulmani meravigliosi, perciò anche se non amo il loro mondo, non odio loro come persone.
Mi sento perciò agli antipodi di OF che odiava anche l'immigrante venditore di matite.
Quel suo odio nei confronti dell'umanità... la posso capire in chi va su un'isola a fare il guardiano del faro, non in una giornmalista che viveva a New York e scriveva sul Corriere.
Secondo me aveva iniziato a vedere i fantasmi... e mi dispiace, perchè era stata una donna in gamba.
Saluti
 

Nikki

New member
Quel suo odio nei confronti dell'umanità...

:) Oriana Fallaci non odiava l'umanità. Mi sento di riportare un passo del suo libro Lettera ad un bambino mai nato, che cito a memoria perché non l'ho sotto mano: "Non è vero, mamma, che non credi all'amore. Ci credi talmente tanto da straziarti perché intorno a te ne vedi così poco e non è mai perfetto. [...] Tu sei fatta d'amore."

Credo si possa sostituire la parola amore con umanità e ottenere una buona descrizione del pensiero della Fallaci, che, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è cambiato nei suoi ultimi volumi pubblicati.
 

Carcarlo

Well-known member
Ciao Nikki,

SCUSA, non voglio fare l'uomo vissuto, ma, davvero, sono vissuto a Baghdad due anni durante la guerra con l'Iran e ho preso un aereo a New York l'11 settembre (lavoro, non gusto del brivido).
A forza di rimuginare sui miei cagotti, ho imparato che:
1. bisogna mettere le chiappe al caldo.
2. quando le mie chiappe sono al caldo posso anche trovare un secondo per dispiacermi per chi ce l'ha al vento
3. se proprio devo avercela con qualcuno, beh... non chi chi si ritrova - a differenza di me - con le chiappe al vento.
In confronto alla Fallaci non ho vissuto nulla e appunto per quello - da una con due ovaie come due meloni - mi aspetterei qualcosa di meglio di La rabbia e l'orgoglio. Tra i suoi ultimi scritti e quello che sento all'osteria/sali e tabacchi che ho sotto casa quando vado a comprare i fiammiferi, non c'e' molta differenza. In alcuni punti mancava un << sono venuti a rubarci i posteggi, il lavororo e le ns donne bianche >> ed era a posto per andare a parlare a Ponte di Legno.
RIPETO: e' un peccato, una donna cosi' aveva tanto da insegnarci ma alla fine ha sbroccato.
PS: quelle frasi di Lettera a un bambino mai nato, sono di trentacinque anni fa e... se l'e' scritte da sola!!!
Davvero un peccato.
 

Nikki

New member
Ciao Nikki,

SCUSA, non voglio fare l'uomo vissuto, ma, davvero, sono vissuto a Baghdad due anni durante la guerra con l'Iran e ho preso un aereo a New York l'11 settembre (lavoro, non gusto del brivido).
A forza di rimuginare sui miei cagotti, ho imparato che:
1. bisogna mettere le chiappe al caldo.
2. quando le mie chiappe sono al caldo posso anche trovare un secondo per dispiacermi per chi ce l'ha al vento
3. se proprio devo avercela con qualcuno, beh... non chi chi si ritrova - a differenza di me - con le chiappe al vento.
In confronto alla Fallaci non ho vissuto nulla e appunto per quello - da una con due ovaie come due meloni - mi aspetterei qualcosa di meglio di La rabbia e l'orgoglio. Tra i suoi ultimi scritti e quello che sento all'osteria/sali e tabacchi che ho sotto casa quando vado a comprare i fiammiferi, non c'e' molta differenza. In alcuni punti mancava un << sono venuti a rubarci i posteggi, il lavororo e le ns donne bianche >> ed era a posto per andare a parlare a Ponte di Legno.
RIPETO: e' un peccato, una donna cosi' aveva tanto da insegnarci ma alla fine ha sbroccato.
PS: quelle frasi di Lettera a un bambino mai nato, sono di trentacinque anni fa e... se l'e' scritte da sola!!!
Davvero un peccato.
Tranquillo Carcarlo, scusato! :)

Ora dovrai scusarmi tu. Non voglio fare la ragazzina ingenuotta (non sono vissuta due anni a bagdad, ma praticamente tutta la vita - o gran parte di essa - in un ambiente da osteria di Ponte di Legno :mrgreen: ), ma davvero credo, anzi so, che le chiacchiere da bar non c'entrano nulla con gli ultimi libri della Fallaci; ultimi libri che non si spostano di un chiodo dalla Fallaci di 35 anni fa; la quale, è vero che si scriveva la frasi da sola, come tutti gli scrittori, dopotutto; e allora, a scanso di equivoci, quella citazione te la sottoscrivo ora e gliela dedico. Da me, a lei. Ti torna di più così? :mrgreen:
Peace.
 

franceska

CON LA "C"
Eccomi Nikki, ci sono anch'io, allora... si diceva?
Caro Carcarlo, se non ti fermi all’apparenza la mia adorata Oriana ha detto qualcosa di molto più profondo che “sono venuti a rubarci i posteggi, il lavororo e le ns donne bianche…” e della Fallaci puoi tranquillamente dire che aveva “due palle” come due meloni, perché ce l’aveva davvero! E tra uno scritto di trentacinque anni fa e gli ultimi, non c’è alcuna differenza, se non quella di chi l’ha volgarizzata come una razzista, più o meno come stai facendo tu, senza sforzarsi minimamente di capire. Un bacio :mrgreen:
 

SALLY

New member
In realtà nulla di che. Solita fiaccolata pro Oriana. Dimmi che hai portato tu qualcosa da mangiare, perché io sono uscita così com'ero in tuta e ciabatte! :mrgreen:
Naturalmente Carcarlo ce n'è anche per te, unisciti pure. :wink:

Anch'io niente di che... solo due meloni :xaaa

Ragazze,se volete venire io sono all'osteria....anche Carcarlo,naturalmente,un bel vin brulè...:wink:
 
Ultima modifica:

Carcarlo

Well-known member
Per me, il marocchino di Alkaeda, il marocchino immigrante che vuole una moschea nel mio quartiere e il marocchino immigrante che non ne puo' piu' dei suoi due connazionali, sono tre persone ben distinte.
Per Oriana Fallaci, in La rabbia e l'orgoglio, no: semplicemente ne fa di un'erba un fascio.
Mi stupisce e mi dispiace che una persona della sua cultura ed esperienza finisse per vederla come Miglio.
Saluti
 

Nefertari

Active member
E' il primo libro che leggo della Fallaci e devo dire che mi è piaciuto. Mi ritrovo in molte idee da lei espresse, dalla politica al valore che si da alla parola "razzismo" e alla disperazione che ormai si respira ovunque nel nostro paese. Non se ne può più ormai, siamo stanchi delle persone che "ci rappresentano" e che dovrebbero fare del loro meglio per farci vivere al meglio e invece.... Io mi sento di consigliarlo, l'ho apprezzato.
 
Libro divorato in una mattinata, scritto a mio parere in modo eccelso, per quanto attiene le ideologie esposte nella suddetta opera pur che siano argomenti forti sono sostanzialmente in accordo con il pensiero espresso.
Consiglio questa lettura a tutti indipendentemente dal pensiero del lettore, in quanto è una mia ferma convinzione che prima di erigersi a giudici nei confronti di un ideologia occorre prenderne coscienza.
 

velmez

Active member
Di Oriana Fallaci ho letto, in ordine: Niente e così sia, Lettera a un bambino mai nato, Un uomo e La rabbia e l'orgoglio...
sono passati 15 anni da quel libro e 10 anni dalla sua morte.
Dai primi tre libri che ho letto ho ricavato una profonda ammirazione per la scrittrice e giornalista, per la donna che è stata, piena di umanità, coraggio, indipendenza, lucidità e consapevolezza...
qualità che non mancano anche in La rabbia e l'orgoglio, ma a mio parere qui c'è qualcosa di più: a 30 di distanza, con 30 di esperienza in più, una città diversa di residenza e una malattia terminale... chiunque ragionerebbe in maniera differente: io nell'Oriana del 2001 ci vedo molta paura, troppo orgoglio e una sostanziale perdita di speranza.
Mi trovo d'accordo con molti dei ragionamenti fatti nel libro: le sue testimonianze storiche e le sue analisi sociali/antropologiche (specialmente per quanto riguarda gli italiani), il suo orrore per situazioni che conosce e ha visto dovute a pratiche giustificate da una religione che farebbero schifo a chiunque...
Quindi non dissento dalle motivazioni ma dalle conclusioni!
So bene che l'Islam, anche se preferirei parlare di Stato Islamico, è profondamente maschilista, non accetta libertà di pensiero, espressione, opinione, che risolve tutto con la violenza, non ha alcun concetto di perdono né di rispetto per ciò che non rientra nelle sue ideologie.
Ma non sono assolutamente d'accordo sul fatto che i musulmani siano tutti terroristi, che siano tutti violenti, sprezzanti, menefreghisti, maschilisti e via dicendo...
Io credo profondamente nell'umanità, con tutti i suoi limiti e le differenze, non professo alcuna religione ma sicuramente conosce bene quella cristiana e me ne discosto. La seconda religione che conosco (e forse l'unica) di persona è quella musulmana. Conoscenza che deriva dal fatto che ho avuto amici e conoscenti musulmani (mentre con ebrei, indù, buddhisti, scintoisti, evangelici, sikh ho avuto solo rapporti superficiali), che ho viaggiato in Marocco, Tanzania, India... E sono la prima a dire che in Marocco e in Tanzania non mi sono trovata così bene come in altri posti, mi sono sentita meno libera e profondamente giudicata da tante persone... ma non da tutte!
Non sopporto minimamente questa generalizzazione! Ci sono persone musulmane che hanno un profondo rispetto per gli altri e per chi la pensa diversamente da loro!
Lei stessa parla del re Hussein con molto rispetto... tanto che pensa che non sia veramente musulmano... eh no! così non vale! è come se io dicessi che mio padre non è cristiano perché non approva tutto ciò che fa la Chiesa... forse è molto più cristiano lui di tanti altri, così come sono musulmani molti uomini e donne che ripudiano l'ISIS!
Le generalizzazioni mi fanno arrabbiare sia sulla mia pelle che su quella degli altri... perché sentirsi dipinti all'estero come "Berlusconi, pizza e mandolino" non mi fa certo piacere e che un musulmano che ha dato la vita per la propria libertà e quella del suo Paese venga bollato come terrorista mi fa schifo, perché ci sono un sacco di persone rispettose, oneste e coraggiose anche dall'altro lato del mediterraneo!

Io ho apprezzato profondamente le ideologie e le testimonianze di questa donna. Lettera a un bambino mai nato mi ha fatto prendere accettare considerazioni che non avevo mai messo in discussione: è uno dei libri che esprime in assoluto di più l'idea della scelta personale e del rispetto per la libertà che abbia mai letto... e quindi perché una donna che ha scritto queste cose, alla fine della sua vita arriva a certe conclusioni? perché la speranza muore così?

anche perché, sinceramente, in questo libricino ci vedo solo critiche e non soluzioni!
Per quel che mi riguarda la sua voce crea solo polemica e odio e li alimenta pure!

Approvo totalmente la sua polemica contro l'Italia, terra che l'ha cacciata (se così si può... di certo non era in esilio...), mi sembra superficiale quella che fa a Berlusconi (tanto che mi aspetto l'abbia appoggiato quando al Parlamento europeo ha elogiato l'Italia perché ha il Sole, il Mare e le Opere d'arte... per cui tutti gli europei ne sono invidiosi... :?)
ma non approvo la polemica che viene fatta agli italiani per la mancanza di patriottismo: a mio parere gli italiani mancano di consapevolezza e intelligenza politica e si perdono in questioni superficiali e che li toccano nell'immediato e nel tangibile... sicuramente siamo poco patriottici, ma la soluzione non è il patriottismo: è esattamente il contrario: l'integrazione!
altrimenti che facciamo: chiudiamo le frontiere e cavoli loro se si ammazzano, se muoiono di fame se subiscono violenze e soprusi...

La rabbia e l'orgoglio esprime la paura che la guerra che ha vissuto per così tanti anni arrivi a intaccare quel poco che a lei è rimasto di caro, che distrugga la sua terra e la sua Firenze... e delle persone.. vogliamo parlare delle persone!!?!

perché non ci racconta, invece, di coloro che, da musulmani, resistono contro questa guerra? di coloro che dissentono?
ormai è un'occasione sprecata...


ps. io avevo solo 14 anni quando è uscito questo libro e non sapevo nemmeno chi fosse Oriana Fallaci, mi ricordo però che era stata sostenuta e presa ad esempio da quella cosiddetta cultura da "Ponte di Legno"... in realtà questo libro ha da dire cose anche nobili che sono però passate in secondo piano... per me rimane una grandissima donna, avrei voluto potermici confrontare...
 

bouvard

Well-known member
Questo piccolo libricino – o “predica” come la chiama la Fallaci – offre molti spunti su cui riflettere.
Si sa la Fallaci o la si ama o la si detesta, non ci sono vie di mezzo. A me come persona (nelle interviste intendo) è sempre stata un po’ antipatica, forse per la sua determinazione, o per quella sua franchezza che a volte rasentava l’arroganza. Eppure i suoi libri – questo è il terzo che leggo - mi sono sempre piaciuti.
Anche se questo a volte mi fa rabbia doverlo ammettere, perché fastidiosamente arrogante la Fallaci lo era anche nei suoi scritti. E lo è anche in questa predica. Lo è nel disprezzo che mostra verso tutti gli immigrati, lo è nel denigrare o sottovalutare la cultura di altri popoli, e lo è nel citare un po’ troppo spesso altri suoi scritti.
Eppure quanta ragione ha in questo libro! Ragione nelle critiche che fa all’Italia e agli italiani e nelle critiche all’uso-abuso della parola “razzista” (aspetto questo di una attualità sorprendente benché siano passati quasi vent’anni dalla pubblicazione di questo scritto). Il politicamente-corretto a tutti i costi è stupido quanto, se non più, del razzismo stesso.
Bisognerebbe avere sempre il coraggio di dire la verità, e la verità è che non tutti gli immigrati che arrivano in Europa sono poveri cristi che scappano da guerre o miseria. E se qualcuno ha le palle di dirlo non per questo è razzista, semplicemente denuncia il grande “giro di soldi” che c’è dietro questi viaggi.
Al di là dei difetti della Fallaci questa è sicuramente una “predica” da leggere.
 

Fabio

Altro
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E' un libro che va letto qualunque sia la visione che uno ha.
Inquietante quando premonitore di certi accadimenti sia stato, preoccupante in alcune parti che sembrano si stiano materializzando. In alcune parti è un po' fuori di testa in altre sembrano profezie che si stanno avverando :OO
Sul modo di scrivere non ci sono dubbi: semplicemente splendido, la migliore scrittrice contemporanea.
 

estersable88

dreamer member
Membro dello Staff
Una predica, un sermone che serva a sturare le orecchie ai sordi e aprire gli occhi ai ciechi riguardo alla vera natura dell'Islam: così Oriana Fallaci definisce il suo "La rabbia e l'orgoglio", libro pubblicato subito dopo la tragedia dell'11 settembre. Ci sarebbero tante cose da dire su questo libricino di poco più di 150 pagine… si potrebbe restare ore a parlare della giustezza di quanto afferma la Fallaci, di come lo dice ed a cosa potrebbero portare oggi le sue considerazioni sull'Islam. Ma c'è, prima di tutto, da fare una distinzione tra la forma del libro ed il suo contenuto, una distinzione che, per quanto mi riguarda, ha a che fare con la visione obiettiva del libro ed il mio pensiero personale. Non è mai facile separare, quando si parla di un libro, le proprie impressioni soggettive ed opinabili, dal peso oggettivo dell'opera… in questo caso direi che è pressocché impossibile, perciò dirò quello che penso io senza alcuna pretesa di obiettività. La rabbia e l'orgoglio sono i sentimenti dominanti di queste pagine, ma non sono gli unici. Questo saggio mi ha colpito, intristito, alla fine anche stancato e disgustato per tante ragioni, eppure non posso dire di non averlo apprezzato per altri motivi. Ciò che mi è piaciuto di questo libro è l'ardore con cui è stato scritto, la metodicità con cui Oriana Fallaci ha esposto una tesi ed ha tirato dritta come un treno finché non l'ha dimostrata: ha esposto le sue idee con forza, convinzione, coerenza, lucidità rare fra gli scrittori moderni e l'ha fatto consapevole che sarebbero risultate indigeste. E, a proposito, sbaglia chi dice che queste idee le sono venute solo negli ultimi anni di vita, non è una deriva, sono cose che pensava già prima, convinzioni che ha maturato nel tempo e con studio e approfondimento. E qui le ha esposte con la sua solita forza dirompente, condensandole in un fiume di livore. Ma il suo j'accuse è sin troppo rigoroso e lucido ed ho la sensazione che tralasci, interpreti, ricordi fatti e circostanze in modo confacente con la propria tesi: per natura ho sempre diffidato delle verità assolute come quelle che la signora Fallaci vuole propinarci qui, mi fanno pensare che si cerchi di nascondere col rigore la presenza di zone grigie e margini di interpretazione. E qui sconfiniamo nel contenuto che, lo dirò una volta per tutte, a me non è piaciuto per niente. Sebbene alcuni concetti espressi dalla Fallaci siano condivisibili ed altri a dirittura innegabili, non mi piace il suo modo irruento di attaccare un'altra cultura senza concederle attenuanti, non mi piacciono le generalizzazioni e soprattutto non mi piace la vena d'odio e di vendetta che trasuda forte da queste pagine. Sono andata a cercare la risposta che Tiziano Terzani scrisse alla Fallaci dopo l'articolo del Corriere che precedeva questo libro e sono d'accordissimo con lui: non può essere la guerra l'unica strada per combattere la guerra: non può essere l'intolleranza la soluzione. E da qui, per tornare a quello che mi interessa ossia il libro, l'incertezza sul consigliarlo o meno: intendiamoci, in altri tempi l'avrei consigliato senza remore perché penso che bisogna conoscere per giudicare, sentire sempre tutte le campane. Ma oggi, davvero abbiamo bisogno dell'intolleranza di un libro? Non ci bastano le derive pericolose che ha preso la già tanta intolleranza che viviamo nella quotidianità? Lo dice la stessa Fallaci: scrivendo si condizionano e si influenzano le menti umane più che con le bombe e le armi… e noi abbiamo davvero bisogno di leggerla oggi? Personalmente, non appena avrò smaltito le sensazioni che mi ha lasciato questo sermone indigesto, andrò a rifugiarmi nelle a me più congegnali Lettere contro la guerra.
 
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