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Discussione: 4° GdL poetico - Fiore di poesia (1951-1997) di Alda Merini

  1. #76
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Io le poesie le leggo ed anche i vostri commenti, alcune le capisco poco, altre di più ma non riesco a commentarle tutte, solo quelle che proprio mi colpiscono tanto.
    Eli, giusto per farmi un'idea, quante pagine o poesie mancano ancora?
    Anche a me non tutte risultano chiare, qualcuna di quelle iniziali completamente oscura, spero e credo che andando avanti riusciremo a farci un'idea complessiva della sua poesia che forse è un riflesso della sua anima, complessa, a tratti chiara, a tratti oscura.
    Che poi siamo così un po' tutti noi, ma non tutti abbiamo la sua sensibilità di poetessa indagatrice. E per questo forse le sue parole affascinano, anche quando oscure.

    Sono un po' indietro rispetto avoi nei commenti ma pian piano arrivo.

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  • #77
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    Predefinito Nozze romane

    Si, questa sarà la nostra casa,
    oggi arrivo a capirlo;
    ma tu, uomo gaudente, chi sei?
    Ti misuro: una formula eterna.
    Hai assunto un aspetto inesorabile.

    Mi scaverai fin dove ho le radici
    (non per cercarmi, non per aiutarmi)
    tutto scoperchierai che fu nascosto
    per la ferocia di malsane usanze.

    Avrai in potere le mie fondamenta
    uomo che mi costringi;
    ferirai le mie carni col tuo dente,
    t'insedierai al fervore di un anelito
    per soffocarne il senso dell'urgenza.

    Come una pietra che divide un corso,
    un corso d'acqua giovane e irruente,
    tu mi dividerai con incoscienza
    nelle tue braccia di un delta doloroso...


    Alda in questa poesia ha un interlocutore, probabilmente il marito, è come se lei sapesse già la sofferenza che le spetta, quello che succederà, ma sembra impotente di fronte ad essa, forse lotta con il desiderio di toccare quel dolore, che la scaverà e la dividerà...

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  • #78
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    Predefinito Una Maddalena

    a Salvatore Quasimodo

    Uomo, mi hanno condotta dall'estremo
    dove vivevo intera la ‘mia’ vita
    al Tuo opposto tremendo di giustizia:
    che cosa dedurranno dal confronto
    dei nostri due insondabili principi?

    Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio,
    tratteneva i Tuoi volti successivi
    in un travaglio cieco di rapporti
    ma io, ancor prima che gli anelli tutti
    della mia vita fossero congiunti,
    mi distaccai precipite dal nulla
    e proclamai la carne concepita.

    Uomo Perfetto, cosa dannerai
    di questo seme che, nel modularsi,
    s'è rinforzato solo di se stesso
    senza estasiarsi in giochi di virtù?

    Certo conoscerai che equilibrando
    ogni comandamento che mi esorta
    a saturarmi tutta di peccato,
    che riportando a questo intendimento
    la perfezione delle mie lacune,
    confluirei con adeguato passo
    verso una vita lineare e assente.
    Ma per ora, il peccato, del mio tutto,
    resta la tappa ultima e possente
    ed un ritmo incessante di condanna
    mi rigetta dal muovermi comune.

    Quando, fanciulla appena, mi concessi,
    quando mi sciolsi per la prima volta
    da quel bruciore acuto di purezza
    che sublimava ambiguità tremende,
    sentii l'impegno che covava dentro
    crescere, quasi a forza di missione.

    Non ho altra virtù che di condurmi
    a prodigiose altezze di consenso
    e una stanchezza illimite mi prende
    se non mi adagio sopra un'altra forma...

    Allineando tutte le mie ombre
    volte perdutamente verso terra,
    posso durare un tempo indefinito
    accentrata in un'unica figura.

    Ma che dolore sale le mie braccia
    reggenti il grave fascio di me stessa:
    l'essere dura giova solamente
    a questa dubbia resistenza mia...
    Sotto il piede che immagino sicuro
    cerco il terreno viscido di sempre:
    la tentazione è come un tempo lungo
    ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta...

    Guarda, perché, previeni il Tuo guardarmi
    con errata coscienza di pudore?
    Guarda, senza sapere l'astinenza,
    queste carni purgata dal piacere,
    questi occhi sinceri nell'orgoglio,
    questi capelli dal profumo intenso
    di vita e di memorie...
    Peccato questo vivere me stessa?

    So che la santità germoglierebbe
    esercitando in me falsi connubi,
    ma assegnami una giusta tolleranza
    se l'indolenza nega questo passo,
    fa che il ritorno al vivere di sempre
    non sprofondi nel buio di un abisso
    e che non mi si dia maggiore colpa
    se come gli altri, e con eguale indugio,
    gioco il distacco della mia matrice.

  • #79
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    Predefinito Il gobbo

    Dalla solita sponda del mattino
    io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
    il giorno dalle acque così grigie,
    dall'espressione assente.
    Il giorno io lo guadagno con fatica
    tra le due sponde che non si risolvono,
    insoluta io stessa per la vita
    ... e nessuno m'aiuta.
    Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
    un simbolo presago d'allegrezza
    che ha il dono di una stana profezia.
    E perché vada incontro alla promessa
    lui mi traghetta sulle proprie spalle.

    Questa è la prima poesia della raccolta e siccome sto leggendo un po' di apparato critico scopro che qui Alda aveva solo 17 anni perché la poesia è stata scritta il 22 dicembre del 1948, la Merini era nata a Milano il 21 marzo 1931. Mi era sfuggito questo dato dell'età, trovo eccezionale la capacità introspettiva e la complessità del suo sentire. La raccolta da cui è tratta è Poetesse del Novecento pubblicata nel 1951 da Scheiwiller. Sia Il gobbo che Luce erano già state pubblicate in Poesia italiana contemporanea 1909-1949 a cura di Giacinto Spagnoletti, a tutti gli effetti suo scopritore. A G.S. è infatti dedicata la poesia Luce, ​datata esattamente un anno dopo, 22 dicembre 1949.

  • #80
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    Eli, devo farti un rimprovero ... Tu non mi leggi .
    Se vai nella prima pagina troverai che avevo già riportato io l'età di Alda all'epoca di questa poesia .

  • #81
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Eli, devo farti un rimprovero ... Tu non mi leggi .
    Se vai nella prima pagina troverai che avevo già riportato io l'età di Alda all'epoca di questa poesia .
    non è che non ti leggo, è che dimentico subito quello che ho letto

  • #82
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    non è che non ti leggo, è che dimentico subito quello che ho letto
    Allora sei perdonata .
    Succede spesso anche a me di dimenticare quello che leggo o scrivo, però stavolta - chissà come mai - ricordavo il particolare dell'età

  • #83
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Allora sei perdonata .
    Succede spesso anche a me di dimenticare quello che leggo o scrivo, però stavolta - chissà come mai - ricordavo il particolare dell'età
    colpisce l'età perché molto particolare per una ragazza di 17 anni, rivela una maturità nel linguaggio poetico straordinaria

  • #84
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    Predefinito Il testamento

    Se mai io scomparissi
    presa da morte snella,
    costruite per me
    il più completo canto della pace!

    Chè, nel mondo, non seppi
    ritrovarmi con lei, serena, un giorno.

    Io non fui originata
    ma balzai prepotente
    dalle trame del buio
    per allacciarmi ad ogni confusione.

    Se mai io scomparissi
    non lasciatemi sola;
    blanditemi come folle!


    Mi colpiscono particolarmente i versi:
    balzai prepotente
    dalle trame del buio
    per allacciarmi ad ogni confusione.


    La poetessa soffre della sua inquietudine e dei suoi turbamenti, spera in pace e serenità almeno dopo la vita. Poichè credo di capire che questa poesia è precedente al periodo dei problemi di "follia" e dell'internamento, suona quasi come un presagio.

  • #85
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    Predefinito Amo e tu sai...

    Padre, se questo amore
    così grande mi attira
    fino a darmi giganti dimensioni;
    Padre, se questa ascesa
    è simile all’abisso e colorata,
    prosperosa ogni vena di ricordo,
    dammi morte ossequiosa
    dei miei ciechi travagli
    e una pura deriva
    a cui possa ancorare ogni divieto.

    Padre dolce, mi attiri
    il Tuo pieno coraggio:
    velami Tu di mille accettazioni
    che non siano fragili eminenze
    di un assente principio.

    Amo, e Tu sai che l’anima mi è stanca:
    troppe volte abbattuto
    fu il fantasma del vuoto alle mie case!


    Bellissima l'ultima strofa, colpisce al cuore:
    Amo, e Tu sai che l’anima mi è stanca:
    troppe volte abbattuto
    fu il fantasma del vuoto alle mie case!

  • #86
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    Predefinito Una Maddalena

    a Salvatore Quasimodo

    Uomo, mi hanno condotta dall'estremo
    dove vivevo intera la ‘mia’ vita
    al Tuo opposto tremendo di giustizia:
    che cosa dedurranno dal confronto
    dei nostri due insondabili principi?

    Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio,
    tratteneva i Tuoi volti successivi
    in un travaglio cieco di rapporti
    ma io, ancor prima che gli anelli tutti
    della mia vita fossero congiunti,
    mi distaccai precipite dal nulla
    e proclamai la carne concepita.

    Uomo Perfetto, cosa dannerai
    di questo seme che, nel modularsi,
    s'è rinforzato solo di se stesso
    senza estasiarsi in giochi di virtù?

    Certo conoscerai che equilibrando
    ogni comandamento che mi esorta
    a saturarmi tutta di peccato,
    che riportando a questo intendimento
    la perfezione delle mie lacune,
    confluirei con adeguato passo
    verso una vita lineare e assente.
    Ma per ora, il peccato, del mio tutto,
    resta la tappa ultima e possente
    ed un ritmo incessante di condanna
    mi rigetta dal muovermi comune.

    Quando, fanciulla appena, mi concessi,
    quando mi sciolsi per la prima volta
    da quel bruciore acuto di purezza
    che sublimava ambiguità tremende,
    sentii l'impegno che covava dentro
    crescere, quasi a forza di missione.

    Non ho altra virtù che di condurmi
    a prodigiose altezze di consenso
    e una stanchezza illimite mi prende
    se non mi adagio sopra un'altra forma...

    Allineando tutte le mie ombre
    volte perdutamente verso terra,
    posso durare un tempo indefinito
    accentrata in un'unica figura.

    Ma che dolore sale le mie braccia
    reggenti il grave fascio di me stessa:
    l'essere dura giova solamente
    a questa dubbia resistenza mia...
    Sotto il piede che immagino sicuro
    cerco il terreno viscido di sempre:
    la tentazione è come un tempo lungo
    ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta...

    Guarda, perché, previeni il Tuo guardarmi
    con errata coscienza di pudore?
    Guarda, senza sapere l'astinenza,
    queste carni purgata dal piacere,
    questi occhi sinceri nell'orgoglio,
    questi capelli dal profumo intenso
    di vita e di memorie...
    Peccato questo vivere me stessa?

    So che la santità germoglierebbe
    esercitando in me falsi connubi,
    ma assegnami una giusta tolleranza
    se l'indolenza nega questo passo,
    fa che il ritorno al vivere di sempre
    non sprofondi nel buio di un abisso
    e che non mi si dia maggiore colpa
    se come gli altri, e con eguale indugio,
    gioco il distacco della mia matrice.


    Questa poesia scritta il 14 marzo 1949 prende significato dalla dedica a Quasimodo che la Merini assurge a maestro e con cui si confronta a livello poetico e dal verso finale si comprende come voglia distaccarsene per prendere una propria strada. Forse il titolo è dovuto al senso di colpa che la Maddalena metaforica ha vissuto nella sua vita prostrandosi sempre ai piedi di Gesù per espiare le sue colpe e riconoscere in lui la guida spirituale e di vita.

  • #87
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    Predefinito Io vorrei, superato ogni tremore

    Io vorrei, superato ogni tremore
    giungere alla bellezza che mi incalza,
    dalla rovina del silenzio, fonda,
    togliere la misura della voce
    e cantare all'unisono coi suoni;
    stamparmi nelle palme ogni vigore
    in crescita perenne e modulare
    un attento confine con le cose
    ov'io possa con esse colloquiare
    difesa sempre da incipienti caos.
    Vorrei abitare nel segreto cuore
    centro d'ogni più puro movimento,
    animare di me gli spenti aspetti
    dei fantasmi reali e riplasmare
    le parabole ardenti ove ogni grazia
    è tocca dal suo limite. Variata
    stupendamente da codesti incontri
    numererò la plurima mia essenza
    entro un solo, perenne,
    insistere di toni adolescenti.
    Nell'aperta misura delle ali
    del più libero uccello,
    nel vigore degli alberi,
    nella chiarezza-musica dei venti,
    nel frastuono puerile dei colori,
    nell'aroma del frutto,
    sarò creatura in unico e diverso
    principio, senza origine ne segno
    d'ancestrale condanna.
    E so, per questa verità, che il tempo
    non crollerà spargendo le rovine
    dei violati contatti alla mitezza
    del mio nuovo apparire, né la sacra
    identità del canto verrà meno
    ai suoi idoli vivi.

    16 dicembre 1954

  • #88
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    Predefinito Dies Irae

    a mio marito

    Tu insegui le mie forme,
    segui tu la giustezza del mio corpo
    e non mai la bellezza
    di cui vado superba.
    Sono animale all'infelice coppia
    prona su un letto misero d'assalti,
    sono la carezzevole rovina
    dai fecondi sussulti alle tue mani,
    sono il vuoto cresciuto
    sino all'altezza esatta del piacere
    ma con mille tramonti alle mie spalle:
    quante volte, amor mio, tu mi disdegni.


    Leggo in questa poesia una contrapposizione tra la bellezza esteriore e quella vera, interiore, dell'anima. Mi sembra che la donna non si senta realmente apprezzata per quello che di più importante c'è in lei (mai la bellezza
    di cui vado superba
    ) ma solo per l'esteriorità (Tu insegui le mie forme, segui tu la giustezza del mio corpo).

    Ho trovato questa intervista in cui lapoetessa dice che è stato proprio il marito a farla internare a seguito di una lite.
    https://valentinacalista.wordpress.c...udere-i-poeti/

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  • #89
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    Predefinito Solo un mano d'Angelo

    Solo un mano d'Angelo
    intatta di sé, del suo amore per sé,
    potrebbe
    offrirmi la concavità del suo palmo
    perché vi riversi il mio pianto.
    La mano dell'uomo vivente
    è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,
    è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
    Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
    per il tranquillo pianto del proprio fratello!
    E dunque, soltanto una mano di Angelo bianco
    dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
    potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
    senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.


    Tutti a volte avremmo bisogno di confidare il nostro animo senza temere giudizio.

  • #90
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    Predefinito Maria Egiziaca

    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Sulla chiara aderenza del suo viso
    dove balena il ritmico, selvaggio,
    sentimento dell'alba
    mentre della notturna s'addolora

    quiete silvestre e cinge a dominare
    il boato del tempo la più cauta
    trepida luce, salgono veloci
    i profili irrequieti del destino.

    Mirabile linguaggio che trascorre
    dalle limpide acque alla vibrata
    forza dell'inumana profezia!
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
    Ora nell'ampia conca dell'eremo
    un soffuso candore si raccoglie
    dalle acque sui rami e accompagna
    di cenni lacrimevoli il congedo.
    Non conoscevo il quadro del Tintoretto, a me Maria egiziaca ricorda la famosa chiesa di Forcella a Napoli e il dipinto di Luca Giordano che si trova all'interno.




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