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Discussione: 243° MG - Mentre morivo di William Faulkner

  1. #31
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Ne approfitto per riprendere il discorso sul pesce, che in greco si scrive ICHTHUS, acronimo di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore, e per questo fu utilizzato dalle prime comunità come simbolo di appartenenza alla fede cristiana.

    Da Wikipedia:
    L'associazione di Gesù con l'immagine di un pesce non è incongrua, visto il ruolo salvifico che un pesce svolge sia nel Libro di Giona sia nel Libro di Tobia. Nel Nuovo Testamento, poi, i pesci sono associati al pane nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Per questo motivo in alcune figurazioni del banchetto eucaristico dell'Ultima Cena, il pesce viene sostituito al pane proprio per ricordare che il pane eucaristico è Gesù stesso. Questa simbologia è visibile per esempio in un affresco all'interno delle catacombe di San Callisto.

    Per questo il voler associare la madre a un pesce, attraverso una sorta di trasmigrazione, esprime anche il desiderio di immortalità che Vardaman auspica per lei.
    Interessante, ci calza alla perfezione!!

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya
    6° Darl: La fine di questo periodo mi ha fatto disperare... vi dico la mia idea e poi per oggi la chiudo qui!
    Ha fatto disperare anche me Innanzitutto, questa parte è spiazzante, perché ha un carattere totalmente diverso e slegato non solo dal resto del monologo, ma da tutti gli altri suoi monologhi precedenti, che si caratterizzano per essere sempre molto pacati, descrittivi, dettagliati, aperti al mondo circostante, e per non lasciarsi mai sopraffare dalla sua interiorità.
    In realtà c’era stato un accenno di traballamento in Darl già nel monologo precedente, con quelle parti in corsivo che mi sono risultate oscure, e in cui ugualmente Darl sembrava immergersi in una dimensione di pensiero diversa e slegata da quella più “narrativa” che lo aveva sempre caratterizzato. Però ora la dimensione interiore definitivamente straborda.

    Mettendo insieme questi elementi, cioè un Darl prima lucido e narrativo, e poi pian piano un Darl che si lascia sempre più sopraffare dal suo inconscio che esplode alla fine di questo monologo, mi sembra che la morte della madre stia facendo riaffiorare in lui dei conflitti irrisolti, e segnando quindi una crisi d’identità. Ciò non solo perché alla fine del monologo lui affronta la questione dell’essere/non essere, ma perché tutta la sua personalità sembra in generale prepotentemente legata alla figura della madre, anche se in un rapporto conflittuale. Infatti, non solo, come abbiamo detto, nei suoi monologhi la chiama sempre per nome o nome più cognome, quasi come non la riconoscesse come tale, ma poi nel monologo a pag. 86, scopriamo qualcosa di fondamentale: l’unica volta che dice “mia madre” è per dire che lui una madre non ce l’ha: “Io non posso amare mia madre perché non ho madre”. Il non riconoscere Addie come tale, sembra quindi derivare dal fatto che lei non abbia mai dimostrato di riconoscerlo come un figlio vero e proprio, e questo è un fattore che inevitabilmente si ripercuote sulla sua personalità e che innesca una serie di domande su se stesso e sulla sua legittimità nel mondo.

    Detto questo, cerco di dire la mia sull’ultima parte del monologo in questione, ma vuole essere solo un tentativo e un'opinione personale e nulla di più. Secondo me, un aspetto importante sta nel suo incipit. Sono d’accordo con te, ayuthaya, sullo stato di annullamento di coscienza durante il sonno, ma Darl specifica che è in una stanza sconosciuta che ci si deve svuotare per il sonno.
    Stando lontano da casa, in un posto che non è il nostro, ci si viene a trovare inevitabilmente in una condizione di dissociazione, la cui entità e il cui superamento dipendono dalla personalità di ognuno di noi. L'essere lontano da casa contribuisce secondo me ad enfatizzare in Darl la crisi che sta affiorando in lui. Per Darl lui la situazione conflittuale è enorme (non sa più cos’è, e se è), e quindi per poter trovare il sonno deve svuotarsi, cioè svincolarsi dal pensiero della casa, della famiglia, e dal passato che lo caratterizzano e immobilizzano, cercando invece di aprirsi e di vivere più in armonia con il contesto. Al contrario, per Jewel, che è uno impulsivo, pragmatico, e che vive il presente senza farsi troppe domande, la conflittualità è quasi inesistente. “Lui non può svuotarsi per il sonno perché non è quello che è e è quello che non è”, ovvero, per come la interpreto io, lui non può avvertire la pressione di qualcosa che come in Darl deve fuoriuscire, perché sa vivere il presente, adattandosi alle varie situazioni guardando sempre avanti senza farsi troppi problemi (per cui “non è quello che è”, cioè riesce a cambiare adeguandosi al contesto) e quindi di conseguenza “è ciò che non è” (ma agli occhi di Darl, non nel senso che Jewel finge di essere qualcuno che non è).

    A questo punto viene secondo me un passaggio importante, e di svolta, che parte con il discorso del carro.
    Il ragionamento iniziale di Darl, a mio parere, assume che l’identità del carro dipenda dal suo essere o meno riconosciuto dalle persone. Il carro è lì, questo è certo perché, anche se è buio, il vento e la pioggia scagliandosi contro il carro ne fanno percepire la presenza (tramite suoni e odori prodotti e trasmessi, per esempio). I padroni di quel carro sono Darl e Jewel ma, poiché tutti dormono, non c’è nessuno che può riconoscere l’appartenenza di quel carro, e quindi il carro “non è”. È questo, secondo me, che significherebbe la frase:

    “Dato che il sonno è non-è e il vento e la pioggia sono erano, non è.”

    Cioè, dato che nel sonno ci si immerge in uno stato di incoscienza, e quindi anche il vento e la pioggia, pur riuscendo ad attestare la presenza del carro a chi è vigile con gli altri sensi, non possono che diventare inevitabilmente qualcosa di lontano che non esiste più (“sono erano”) quando si sprofonda nel sonno, in cui non solo la vista ma anche tutti gli altri sensi sono annebbiati, allora il carro non può più essere riconosciuto da nessuno, visto che tutti dormono, e quindi non è.

    Ma a questo punto il ragionamento evolve. Darl è come se si rendesse conto che l’identità di qualcosa, e di qualcuno, non può dipendere dal suo essere riconosciuto dagli altri, ma dal fatto di trovare un senso, uno scopo in se stessi. Da qui, secondo me la frase successiva:

    “Eppure il carro è, perché quando il carro sarà era, Addie Bundren non sarà."

    Cioè, il carro ha una sua identità, a prescindere dal riconoscimento degli altri, per il fatto che ha uno scopo da perseguire, che è quello di trasportare Addie Bundren per la sua sepoltura.
    E quindi, se il carro “è” perché ha una sua ragion d’essere, e anche Jewel “è” perché la sua identità è sempre ben salda e non si lascia minacciare dalle circostanze, allora “Addie Bundren deve essere”, perché loro di riflesso simboleggiano il fatto che si sta dando anche a lei la possibilità di perseguire uno scopo (postumo), cioè quello di realizzare il suo ultimo desiderio di essere sepolta nel suo luogo natio.

    Ed ecco quindi la svolta. Il fatto che Addie “debba essere”, perché deve realizzare questo scopo, sembra fornire a Darl il motivo per trovare uno scopo suo, e ridimensionare quindi il suo stato conflittuale, dandogli la possibilità di "svuotarsi" per il sonno. È come se la sepoltura della madre lontano da casa gli consentisse di liberarsi di un peso, perchè sarà ciò che porterà definitivamente lontano la figura di una madre che non lo ha mai riconosciuto come figlio e che incombeva su di lui come un macigno.
    Tutto ciò mi porta quindi a dubitare delle affermazioni di Cora in un monologo precedente, in cui sembrava che Darl provasse un grande e sincero amore per la madre.

    Non lo so, come ho detto è solo un tentativo di spiegazione e, come ho già detto, la figura di Darl mi risulta parecchio misteriosa.
    Ultima modifica di Trillo; 09-21-2019 alle 04:39 PM.

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    Aspettavo con ansia il tuo commento e facevo bene! Hai chiarito passaggi che mi erano rimasti oscuri, anche se ora voglio rileggere bene il tuo commento con il libro aperto. È certo che hai una spiccata predisposizione per la filosofia, lo sai? Comunque ad essere sincera con tutti quei sottintesi non mi ero accorta che a un certo punto il carro "non è"!

    Dove sei arrivato?
    Tu nemmeno hai idea di quanto tu stia cogliendo aspetti della vicenda che scoprirai chiaramente solo più avanti... In questo senso mi sono voluta un po' trattenere per evitare spoiler ma evidentemente tu riesci a interpretare bene anche senza sapere troppi fatti... E poi dai, è inutile che trovi scuse, anche senza paura di spoiler non credo che sarei riuscita a commentare così bene come te!
    Ultima modifica di ayuthaya; 09-21-2019 alle 06:25 PM.

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    Così bene? Rileggendomi mi sembra quasi che in alcuni punti sono più complicato e incomprensibile di certi passaggi del libro

    Comunque, quando ho scritto il messaggio ero rimasto al punto di ieri (ero arrivato a 88), ora sono andato avanti di dieci pagine e vedo di proseguire un altro pochino, rimando ad un altro momento un commento sugli altri punti che avevi citato.

    Aggiungo una cosa che mi sono ricordato di dire.

    La prima è che siamo passati da "mia madre è un pesce" a "la madre di Jewel è un cavallo"

    E poi, soprattutto, mi è sembrato stranissimo che un episodio così forte come quello di Vardaman che apre le finestre e poi arriva a trapanare la bara e il viso della madre morta (detto nel monologo di Tull che inizia a pag 64 e ripreso sempre da Tull nel suo successivo monologo) non sia stato nemmeno accennato da Darl nella sua dettagliata ricostruzione della stessa serata/nottata (per quanto lui comunque non sia presente, e questo sia uno dei casi del suo "sdoppiamento").

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    Non avrei mai pensato di imbattermi in questo tipo di lettura, ero già scettica ma non credevo che fosse così criptica . Ora vado un po' a documentarmi sull'autore, lo conosco solo di nome e nazionalità. Gli scrittori americani non fanno molto per me, tranne qualche contemporaneo che ho gradito molto.
    Pure i vostri commenti sono da paura , ma almeno mi aiutate a capirci qualcosa di più .

    Probabile spoiler per Trillo
    Ma sul tradimento della morta non avete ancora scritto nulla? Io non me l'aspettavo. Però non ho ancora letto i vostri ultimi interventi, magari ne avete già parlato o Trillo non c'è ancora arrivato. Scusate, ma io mi soffermo più sulle cose terra terra .

    La mia versione ebook è di 190 pagine e io sono verso 140.
    Ultima modifica di Minerva6; 09-21-2019 alle 08:13 PM.

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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    1° Jewel:
    20 "e adesso quelle altre là sedute, come tanti avvoltoi." è introdotto l'elemento degli avvoltoi che tanta parte avrà nella seconda metà del romanzo…
    Allora, sono andato un po' avanti, arrivando a pag. 147 (monologo di Darl dedicato alla ricerca degli arnesi di Cash dispersi nel fiume), e in effetti l’avvoltoio è un elemento che è ricorso diverse volte fin qui. Per ora l’ho ritrovato dapprima sottinteso in Darl di pag. 86:

    "«Li vedi?» dico. Alti sopra la casa, contro il vivo cielo greve, rimangono sospesi in cerchi che si restringono"

    poi espliciti qualche riga dopo:

    “Immobili, li avvoltoi si librano sospesi lassù nei loro cerchi”;

    poi a pag. 94 ancora sottintesi, alla fine di un altro monologo di Darl:

    Dietro di noi, lassù sopra la casa, librati immobili nei loro cerchi altissimi, rimpiccioliscono e scompaiono”;

    poi ancora verso la fine del monologo di Samson (pag. 106):

    “Ma era come se ancora continuassi a sentirlo, quell’odore. […] Era un avvoltoio”;

    e poi verso la fine del monologo di Dewey Dell a pag. 106:

    “L’avvoltoio è fermo come se ci fosse stato inchiodato”

    Vedendo un po’ su Internet, all'avvoltoio non è associato un significato univoco, anzi, può avere sia un significato positivo che negativo. Per il momento, quindi, questo simbolo nel libro mi rimane ancora un po’ oscuro, e non riesco a cogliere altro che non sia l’associazione ovvia dell’avvoltoio come simbolo collegato con la morte, e che quindi non aggiunge niente di nuovo al romanzo.

    Però, ho trovato che l’avvoltoio è citato nel Vangelo di Luca (17,37), in cui si parla del quando e del dove verrà il Regno di Dio. Sul dove, in particolare, su questo passo del Vangelo c'è scritto:

    “Egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi.»”

    Mi ha colpito il fatto che in questa parte del Vangelo (poco prima della frase che ho riportato) si cita come paragone di riferimento anche l’episodio della distruzione di Sodoma:

    "Lo stesso avvenne ai tempi di Lot: la gente mangiava e beveva, comprava e vendeva, piantava e costruiva. Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, venne dal cielo fuoco e zolfo e li distrusse tutti”
    .

    Ho trovato interessante il fatto che fossero citati nello stesso passo sia gli avvoltoi sia la pioggia di fuoco e zolfo che cadde su Sodoma. Infatti, anche lo zolfo è un elemento che ricorre nella prima parte del romanzo di Faulkner: se ci avete fatto caso, viene citato più volte a proposito del colore del cielo e dell’odore dell’aria poco prima della morte della madre e del successivo diluvio.

    E come avviene per Sodoma, l'elemento sulfureo preannuncia uno scenario di desolazione e morte. Già in un successivo monologo di Dewey Dell (quello su qualcuno che potrebbe fare tanto per lei) si dice:

    "L’aria morta dà forma alla terra morta nel buio morto, più lontano di quanto il vedere dia forma alla terra morta. Si adagia morta e calda su di me, toccandomi nuda attraverso il vestito. "

    Ma soprattutto, è molto significativo il penultimo monologo di Darl che ho letto (quello prima del ritrovamento degli arnesi), in cui sono riportate delle frasi molto forti in questo senso. La più significativa, a mio avviso, è questa, perchè si fa un paragone con la fine fine del mondo (a cui si rifà proprio il passo citato del vangelo in cui si citano gli avvoltoi e l'episodio di Sodoma):

    "Pa’, Vernon, Vardaman e Dewey Dell sono le sole cose in vista estranee a quell’unica, monotona desolazione, le sole a non essere un po’ inclinate da destra a sinistra con quel che di terrificante come se avessimo raggiunto il punto dove il moto del mondo in rovina accelera appena prima del precipizio finale." (Pag. 131)

    Ma nello stesso monologo ci sono anche altri passaggi indicativi di questo scenario di desolazione:

    “Sopra la superficie incessante si levano – alberi, canne, rampicanti – privi di radici, disgiunti dalla terra, spettrali su una scena di immensa eppur circoscritta desolazione riempita dalla voce della sterile acqua lamentosa.” (Pag. 127)

    Oppure:

    "dalla posizione degli alberi sfrondati e abbattuti, come se con tutta quell’acqua anche la strada fosse stata liberata dalla terra e, galleggiando, fosse salita verso l’alto, lasciando nella sua traccia spettrale un monumento a una desolazione ancora più profonda di quella sopra la quale stiamo ora seduti". (Pag. 128-129)

    E infine:

    Si è erto dall’acqua e per un istante è rimasto diritto su quella sconvolta, tumultuante desolazione, come Cristo. (Pag. 133)

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    La parte sullo zolfo me la ricordo perché proprio poco prima di leggerla ero passata sul viale della stazione (voi sapete che leggo mentre passeggio) e avevo sentito un odore simile allo zolfo , tanto che avevo pensato di postarlo in coincidenze letterarie ma poi me ne sono dimenticata.

    Io ho finito ma posterò domani il mio commento finale, anche se l'ho già scritto.

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    Rieccomi… Ieri sono andata avanti di una trentina di pagine e ora eccomi qui a commentare! A onor del vero e per non appropriarmi di meriti che non ho , forte del fatto che tanto la trama la conosco già, ieri ho cercato alcuni siti che parlano in modo approfondito di questo libro… Ce ne sono parecchi, soprattutto in inglese, e siccome non lo so bene mi sono accontentata della traduzione istantanea di Google! Comunque sia mi hanno aiutato a notare alcuni particolari che stanno arricchendo notevolmente questa mia seconda lettura...

    Vado avanti come ho fatto l'altra volta:

    7° Darl:
    86 "Io non posso amare mia madre perché non ho madre. La madre di Jewel è un cavallo".
    Perspicace Trillo a notare che è la prima volta che Darl si riferisce alla "madre". In effetti, leggendo il commento di Trillo, mi sono chiesta se Addie viene chiamata così da tutti o solo da Darl … quando me lo ha fatto notare la prima volta ho dato per scontato che si parlasse sempre di lei così, forse perché i paragrafi di Darl sono i più frequenti, ma probabilmente è solo lui a chiamarla per nome o per nome/cognome: a fine lettura farò un rapido excursus per controllare.
    Per quanto riguarda "la madre di Jewel è un cavallo", anche in relazione a "mia madre è un pesce" preferisco aspettare che Trillo sia arrivato al capitolo fondamentale che spiegherà molte cose… Vi avviso comunque che non si tratta di riflessione mie ma di cose che ho letto.

    4° Vardaman:
    92 "Io non ce l'ho una mamma, perché se ce l'avessi , è era. E se era, non può essere è. No?" e poi "è per questo che io non sono è. Sono è troppi da figliare per una donna." Passaggio bellissimo che conferma l'intuizione di Trillo. È come se Darl avesse bisogno di mettere in relazione la propria identità con quella di sua madre, come se in assenza di questa relazione filiale sentisse di non esistere. L'ultima frase è secondo me un "attacco" a Jewel: generare figli che "sono" è evidentemente difficile (forse intende che per farlo occorre averli voluti? cosa che Addie ha provato solo per Jewel?) e nella loro famiglia non c'è "posto" per altri. È anche vero che cronologicamente Darl viene prima di Jewel quindi in senso stretto Jewel non gli ha "rubato" nulla…

    10° Darl:
    97 “(Darl) Arriva veloce su per la viottola, ma noi siamo a trecento metri oltre l'imboccatura…" Ecco una delle cose di cui mi sono accorta leggendo altre recensioni/saggi: questo sottolineare la distanza che separa Darl da suo fratello misurandola metricamente. Ricordi, Trillo, quando hai notato il ricorrere dei numeri nel primo Darl? Egli misurava i cinque metri fra lui e Jewel, esattamente come fa ora che il fratello ricompare con il cavallo.

    "Noi andiamo avanti, con un moto così soporifero, così sognante, che neppure fa pensare a un progredire, come se fosse il tempo re non lo spazio a diminuire fra noi e laggiù." Passaggio che mi è piaciuto da morire e che introduce (ma in realtà non è il primo, c'era già stato qualcosa prima) il rapporto fra tempo e spazio e una sorta di "immobilità" che rimbalza dall'una all'altra dimensione… C'è un passaggio più avanti che riprende questo concetto.
    Un altro concetto ricorrente e connesso a questo discorso del "progredire" è quello di "movimento": ad esempio, senza che lo ricopii, nelle ultime righe di pag. 102 Samson - che ha un solo paragrafo - parla di Anse come un pigro e mette in relazione la sua caparbietà sia con lo stare fermo che con il muoversi, come se a determinare le scelte di Anse non fosse la "volontà" ma solo l'inerzia… Bel passaggio anche questo.

    3° Dewey Dell
    108 Anche qui un suggerimento che ho ricevuto da altri e poi ho elaborato... Il nome “Nuova Speranza” evidentemente non è casuale. Qual è la speranza verso cui ognuno di loro è diretto? Per Dewey Dell è l’aborto, per Vardaman è un trenino nuovo, per Addie quella di essere sepolta nella terra dei suoi avi, per Anse è quella di farsi dei denti nuovi... Ognuno di loro porta con sè una propria speranza (sarebbe interessante provare a individuare quelle di Cash, Dar e Jewel) e il cartello con l’indicazione della distanza (anche qui, di nuovo la distanza, di nuovo il concetto di spazio/tempo che deve essere attraversato) sembra farsi beffe di loro, come se bastassero 3 miglia perchè questo desiderio di esaudisca.
    Questo paragrafo è molto difficile. “Ho sentito che mia madre è morta. Vorrei avere il tempo di lasciarla morire (ovvero di elaborare la sua morte?). Vorrei avere il tempo di volerlo avere. È perchè nella terra selvaggia e offesa troppo presto troppo presto troppo presto.

    Un’altra cosa (anche in questo caso mi è stato suggerito ma a pensarci bene è abbastanza lampante): il tema ricorrente e direi basilare degli OCCHI. In effetti più che con le parole (poche, "povere", spesso banali) i personaggi comunicano e persino dialogano fra loro con gli occhi. Ad esempio la conversazione fra Dewey e Darl all’inizio del romanzo avviene solo attraverso gli occhi e a pag. 109 Dewey si sente “nuda” davanti al fratello, poiché evidentemente lui riesce ad arrivare fino alla sua anima*, e per questo “sogna” di ucciderlo.

    *Fra l’altro è quello che è scritto in 4° Tull, pag. 113 “Lui mi guarda. Non dice nulla; mi guarda e basta, con quei suoi occhi strambi che fanno parlare la gente. Dico sempre, non è tanto quello che ha mai fatto oppure detto o qualsiasi cosa quanto come ti guarda. È come se ti fosse entrato dentro, in qualche maniera. È come se in un modo o nell’altro tu ti stia guardando e guardando quello che fai con gli occhi di lui.” In questo passaggio sembra quasi che Tull spieghi la “chiaroveggenza” di Darl...
    Segue quindi il ricordo del sogno di Dewey Dell, abbastanza freudiano e di non facilissima interpretazione.

    11° Darl:
    pag. 116 Non so se è un caso o no (vedrò andando avanti) ma ho notato che qui Darl chiama Addie “la mamma”, ma, attenzione, lo fa nel momento in cui ci sta raccontando la predilezione di Addie per Jewel, ovvero le mille attenzioni che gli rivolgeva. Insomma, è come se Addie fosse madre solo nei confronti di Jewel e Darl usasse il termine "mamma" riferendosi solo al fratello: “ “Ti senti male?” diceva la mamma (di Jewel)”.
    Pag. 112 “E allora capii che avevo capito. Lo capii chiaro e tondo, quel giorno, come quel giorno capii di Dewey Dell.” E così Darl ha penetrato anche il segreto di Jewel…

    Per quanto riguarda la lettura sono arrivata al punto in cui attraversano il fiume, ma stasera riprendo…

    @Trillo Come sto aspettando ancora i tuoi commenti ai miei commenti, così anch'io rimando il mio commento al tuo ultimo commento... Notte!
    Ultima modifica di ayuthaya; 09-22-2019 alle 10:48 PM.

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    Allora, visto che con questi ultimi tuoi commenti sto accumulando troppo arretrato, comincio a smaltire rispondendo brevemente alla tua prima tranche di commenti

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    2° (brano di) Darl:
    17 Pa' gli chiede: "dov'è Jewel?" poiché in qualche recensione ho letto che il rapporto fra i due fratelli Darl e Jewel, opposti l'uno all'altro e "rivali" rimanda quello fra Caino e Abele, rileggere questa domanda mi ha colpito perché mi ha ricordato Dio che chiede a Caino "dov'è Abele?" dopo che lui lo ha ucciso. è chiaro che qui la situazione è diversa ma sono abbastanza convinta che il riferimento biblico ci sia, visto che comunque i simboli religiosi sono disseminati un po' ovunque…
    Questa associazione non mi sarebbe mai venuta in mente, forse perché, per quanto i due fratelli siano diversi e non sembrano mostrarsi il massimo dell’affetto, non avrei mai legato i due ad un episodio così forte come quello di Caino e Abele. Però magari andando avanti nella lettura si scoprono altre cose che possono confermare la tua ipotesi, dovremmo riaggiornarci. A me sinceramente la domanda “Dov’è Jewel” sembra abbastanza naturale, visto che i due erano andati via insieme e il padre al ritorno ne vede solo uno, cioè è una domanda che avrei fatto anch’io spontaneamente nella realtà.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    1° Jewel:
    20 "e adesso quelle altre là sedute, come tanti avvoltoi." è introdotto l'elemento degli avvoltoi che tanta parte avrà nella seconda metà del romanzo…
    Commentato nel messaggio precedente.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    21 Non riesco invece a capire il senso delle parole di Jewel “Se ci fossi stato solo io quando Cash cascò da quella chiesa e se ci fossi stato solo io quando Pa’ era a letto con quel carico di legna che gli cascò in testa, non succederebbe che tutti i bastardi della contea arrivano e le sgranano gli occhi addosso... (ecc)” Che c’entra Dewel Dell con la caduta di Cash e l’incidente di Pa’? E cosa avrebbe potuto fare Jewel? A meno che non intenda “se ci fossi stato solo io DOPO questi avvenimenti”, nel senso che se il fratello e il padre fossero morti in quelle occasioni lui avrebbe protetto la sorella come loro non sono riusciti a fare? In effetti potrebbe essere così perchè allora quel “gli faccio rotolare le pietre sulla faccia” potrebbe riferirsi a Lafe... Però è anche vero Jewel non sa che la sorella è incinta…
    Premetto che questa parte non l’ho capita, ma io non l’ho associata a Dewey Dell, bensì alla madre Addie, mentre il far rotolare le pietre sulla faccia io non lo lego a Lafe ma genericamente a quei “bastardi” della contea di cui lui parla. Probabilmente Jewel ci tiene molto a sua madre, ed è un po’ geloso dei suoi fratelli, e crede che lui potrebbe/ avrebbe potuto difendere meglio la reputazione della madre, cosicché nessuno la guarderebbe/l'avrebbe guardata male. E' come se quegli eventi di cui parla l'avessero messa in imbarazzo, perchè come dice Anse in suo monologo successivo (a pag. 95):

    "quando ti metti a fare delle cose che poi la gente dice di te quello che dice, si riflette sulla tua mamma, dico io, mica su di me"

    Cioè è come se la gente, sapendo di questi eventi particolarmente sfortunati capitati a Cash e ad Anse, avesse cominciato a farsi degli strani pensieri sulla famiglia, che però, come dice Anse, si riflettono sull'immagine della madre, non sulla sua o sugli altri. Ma comunque è solo un tentativo di dare un senso alle parole di Jewel, perchè anch'io non le ho capite.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    3° Darl:
    24 Pa’ dice: “Se (Peabody) dovesse arrivare domani e le dicesse che il suo momento è venuto, lei non aspetterebbe”. Nonostante sia un personaggio odioso (lo vedrete) perchè cerca sempre un proprio tornaconto personale, in alcuni punti Pa’ parla di Addie in modo secondo me molto aderente al vero: questo è uno di quei casi.
    Potrebbe darsi, ma secondo me si sta sempre riferendo al suo essere sfortunato. Qualche riga prima infatti ribadisce: “Sono un uomo sfortunato. Sono sempre stato sfortunato”. E il fatto che lei non aspetti di morire prima che sia pronto il carro o che sia finita la bara è un elemento di “sfortuna”, perché porta a fare tutto più in fretta e a partire con la pioggia imminente.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    2° Cora:
    27 Anche Cora, insopportabile nel suo sentirsi meritevole della ricompensa divina, è in grado di comprendere i Bundren abbastanza bene (a parte Darl e Jewel), bello il pezzo in cui dice “è vissuta, povera donna solitaria, cercando di fare credere diverso alla gente, nascondendo il fatto che la sopportavano e nulla più, perchè non era ancora fredda nella bara che la caricavano sul carro per andarla a seppellire a quaranta miglia di distanza, facendosi beffe del volere di Dio” Se notiamo bene qui di tratta di una prolessi (anticipazione) poichè in realtà Addie non è ancora morta...
    Infatti quando ho letto questa parte mi è sembrato strano proprio perché lei non era ancora morta...

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    4° Darl:
    41 bellissimo questo passaggio “Ci sono due persone per farti, e una per morire.” Ma nel senso che si muore da soli o che basta una persona a provocare la morte (magari non fisica, ma spirituale) di un’altra?
    È esattamente la stessa domanda che mi sono posto io, e a cui non sono riuscito a dare risposta.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    1° Peabody:
    45 “Sono dieci giorni che è morta”, cioè da quando si è ammalata... Addie ha deciso di andarsene e lo ha fatto. Ma c’è anche un’altra interpretazione: non appena si è ammalata e la sua famiglia (Anse soprattutto) ha deciso che sarebbe morta, lei ha accettato di andarsene. Questo spiegherebbe anche il seguito (bellissimo): “Mi ricordo quando ero giovane credevo che la morte fosse un fenomeno del corpo; ora so che è soltanto una funzione della mente – della mente, dico, di chi subisce il lutto.
    Per come la vedo io, Addie è morta da quando si è ammalata perché non è più la stessa di prima. E d’altra parte è morta anche nella mente della sua famiglia (forse solo Vardaman la considera ancora la sua stessa madre di sempre quasi fino alla fine, infatti prima che morisse lui desiderava andare da lei e farle vedere il pesce che aveva pescato/trovato)

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    46 “Ecco qual è il guaio di questo paese: tutto, il tempo, ogni cosa dura troppo.” Quanto questo si rivelerà vero nel corso della vicenda...
    47 Bello questo passaggio (lo accenno solo) “L’ho visto altre volte, nelle donne. Le ho viste cacciare dalla stanza quelli che portano compassione e partecipazione, che portano un aiuto vero, e aggrapparsi a qualche animale buono a nulla...
    Perché è bello questo passaggio? Ne sai qualcosa?

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    5° Darl:
    A partire da questo momento Darl si “sdoppia”: è via con suo fratello, ma è anche a casa, quando sua madre muore e assiste alla scena come se vi fosse presente. Nell’altro post ho scritto che forse Faulkner lo aveva investito di un ruolo di narratore... mi sbagliavo. Secondo me in questo punto della narrazione Darl, il più riflessivo, il più introspettivo, è dotato di una sorta di chiaroveggenza.
    Devo ammetterlo, la chiaroveggenza non è una cosa che mi va giù, per cui, forse ingannandomi, preferisco vederla come dicevi prima, cioè come una sorta di narratore o punto di vista privilegiato, ma è un punto su cui spero (con molto pessimismo) di trovare una spiegazione più chiara andando avanti nella lettura.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    52 Ha notato bene Trillo, nei giorni scorsa sono stata poco attenta: Darl, nella parte in corsivo, usa le stesse parole che poi utilizza Dewey Dell, chiarendo definitivamente che colui che potrebbe aiutarla (ad abortire ovviamente) se solo lo volesse è il dottore. È come se Darl avesse letto nella mente di sua sorella... di fatto si comporta in questa parte del romanzo come se fosse onnisciente.
    Darl si comporta spesso come se fosse onnisciente, e non solo. I suoi pensieri sembrano spesso riflettere quelli degli altri personaggi. Questa è una cosa che mi ha dato e mi dà ancora tanto da riflettere.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    2° Dewey Dell:
    60 Avete capito questo passaggio? Io sinceramente no... “Lo ascolto che dice a lungo prima che possa dire la parola e la parte che ascolta ha paura che magari non ci sia il tempo di dirla.” Quale parola? E chi dovrebbe pronunciarla?
    Non l’ho capito neanch’io. L’unica cosa che mi è venuta in mente è che “Lo ascolto che dice a lungo” si riferirebbe al corpo, visto che subito dopo dice “sento il mio corpo …” e che quindi la parola sia semplicemente quel “Lafe” che lei pronuncia subito dopo.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    2° Vardaman
    62 Ve lo dico io (ma forse lo avete capito andando avanti): il riferimento al treno è un trenino giocattolo che Vardaman ha visto nella vetrina di un negozio in città e che lui vorrebbe per Natale, ma non può permetterselo perchè è un “ragazzo di campagna”.
    Allora... tralascio la parte di Vardaman che Trillo ha analizzato benissimo... Dico solo che se Vardaman si è convinto che la madre è trasmigrata nel pesce, perchè si ostina a che non sia chiusa nella bara? Voglio dire, se il momento del passaggio è avvenuto quando il pesce è caduto al suolo diventando un non-pesce (il pesce vive nell’acqua, sulla terra è un non-pesce, cioè muore), allora non dovrebbe avere paura che sua madre non respiri... Secondo me Vardaman nella sua innocenza di fanciullo si dibatte fra la disperazione e la consolazione, fra la ribellione e la rassegnazione... Per cui succede che, nonostante abbia deciso che “sua madre è un pesce”, buca la bara finendo grottescamente per deturpare il viso della defunta.
    D’accordo con te sul suo dibattersi tra disperazione e consolazione. Però, come avevo già commentato a riguardo, secondo me il passaggio non è avvenuto quando il pesce è caduto al suolo. Questo evento infatti io l’avevo associato alla prima parte del processo di trasformazione della madre, cioè quando diventava “era”, ovvero non più se stessa. La trasmigrazione avverrebbe invece in un passaggio successivo. Probabilmente Vardaman ha ancora paura che la madre non respiri sia perché il pesce non è stato ancora cucinato e mangiato, sia perché lui vede ancora che fisicamente la madre è ancora lì nella bara (nel suo monologo Vardaman diceva “E domani sarà cucinato e mangiato e lei sarà quello lì e Pa’ e Cash e Dewey Dell e non ci sarà nulla nella cassa e allora lei può respirare”. Di conseguenza, per come dicevo prima, se il pesce non è stato ancora cucinato e mangiato, e la madre è ancora fisicamente lì nella bara, per Vardaman il problema ancora esiste.

    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    6° Darl:
    70 Notate che in questo punto il tempo della narrazione torna indietro: si era detto che la bara era stata già terminata e invece qui torniamo di notte, mentre Cash sta finendo il suo meticoloso lavoro. Darl anche qui “vede” con la mente ciò a cui in realtà non assiste. La fine di questo periodo mi ha fatto disperare... vi dico la mia idea e poi per oggi la chiudo qui!
    E prima che tu sia svuotato per il sonno, che cosa sei. E quando sei riempito di sonno, non sei mai stato." Fin qui ci siamo: il sonno annulla la coscienza e quindi l’individualità. Scioccante l'uso del tu: a chi si riferisce Darl? Che stia interpellando direttamente noi lettori? "Io non so che cosa sono. Io non so se sono o no.” Da un discorso tutto in terza persona (per la chiaroveggenza di cui parlavamo prima), improvvisamente e prepotentemente si passa prima alla seconda (tu) e poi alla prima (io): Darl tira in ballo se stesso, confrontandosi con Jewel...
    Perchè “Jewel sa che è, perchè non sa di non sapere se è o no”? Forse perchè all’opposto dell’introspettivo e “intellettuale” Darl, Jewel è più “fisico” (“legnoso” dirà più avanti Darl), più “solido” e quindi non interrogandosi sulla propria identità, non sa e quindi può essere. Come dire: se io dubito di me, non so se sono e quindi non sono; se non dubito, sono.
    Il discorso del carro è ancora più complesso... Il sonno è non-è e ci siamo . Perchè la pioggia è il vento sono erano? Forse perchè nel momento in cui si manifestano esistono ma anche quando “smettono” comunque non perdono la loro identità, quindi, quando non piove più e non c’è più vento, pioggia e vento sono erano. Invece il carro è sempre, anche quando diventerà era, cioè nel futuro. Ma Addie Bundren "deve essere". Perchè? Perchè sei lei non fosse, nemmeno lui che è suo figlio sarebbe più?
    Ampiamente commentato in un messaggio precedente.

    Per i commenti all'ultima tranche ci riaggiorniamo, ci sono comunque molti spunti interessanti

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  • #39
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    Bella questa discussione! Sono contenta che in diversi punti tu abbia interpretazioni diverse dalle mie: è più stimolante, oltre a dimostrare che Faulkner è riuscito nel suo intento... No, non quello di confonderci le idee (non solo!) ma quello di mettere in crisi il concetto di realtà come qualcosa di oggettivo e univoco.
    Comunque in alcuni punti non sono ancora molto convinta... Ma non da te, da lui!!! Rileggendo bene, ad esempio, perché il pesce prima non era e poi era? In fin dei conti fra pesce e madre c'è quasi un parallelo, poiché entrambi prima erano e dopo non più. Sono d'accordo sul fatto che la madre era già morta spiritualmente (anche se probabilmente già prima di quando lo percepisce Vardaman, forse proprio "dieci giorni prima" come diceva Peabody) e anche sul fatto che il pesce mangiato potrebbe far "sopravvivere" la mamma però perché allora quando Dewey Dell si accinge a cucinarlo (ora non trovo più il punto) lui si scaglia contro?
    Non dimentichiamoci che nello squartare il pesce probabilmente Vardaman ha avuto la sua prima esperienza diretta di morte, quindi di non-vita e questo lo ha sicuramente impressionato molto...
    Cmq il bello è che alla fine non sappiamo che fine faccia il pesce!!!

    Avrei altre cose da commentare (molte altre, ahimè!) ma ora volevo un po' leggere...
    Cmq ci tenevo a precisare che il mio concetto della "chiaroveggenza" di Darl non ha a che fare con poteri paranormali o cose del genere... Io intendo solo che la sua estrema sensibilità lo induce a "vedere oltre" (l'esempio di Dewey Dell che si sente "nuda" davanti ai suoi occhi è lampante) e questo narrativamente si traduce nella sua onniscienza. Quando ho detto che ho cambiato idea sul suo ruolo di narratore è che il narratore sì ha una sorta di "potere superiore" rispetto al resto dei personaggi mentre secondo me la capacità di Darl di "leggere dentro" e quindi vedere anche quando non è fisicamente presente, è tutta "interna" al personaggio stesso. Non so se mi sono spiegata.

    Intanto spero che tu sia arrivato al monologo di Addie, l'apice assoluto di questo capolavoro, perché anche qui ci sarebbe da commentare ogni singola pagina... Hai scoperto finalmente perché Jewel è un "privilegiato"?
    Ultima modifica di ayuthaya; 09-24-2019 alle 12:34 AM.

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  • #40
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    Ma in tutto ciò Trillo, una curiosità... Ti sta piacendo???

  • #41
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    Citazione Originariamente scritto da Trillo Vedi messaggio
    Interessante, ci calza alla perfezione!!



    Ha fatto disperare anche me Innanzitutto, questa parte è spiazzante, perché ha un carattere totalmente diverso e slegato non solo dal resto del monologo, ma da tutti gli altri suoi monologhi precedenti, che si caratterizzano per essere sempre molto pacati, descrittivi, dettagliati, aperti al mondo circostante, e per non lasciarsi mai sopraffare dalla sua interiorità.
    In realtà c’era stato un accenno di traballamento in Darl già nel monologo precedente, con quelle parti in corsivo che mi sono risultate oscure, e in cui ugualmente Darl sembrava immergersi in una dimensione di pensiero diversa e slegata da quella più “narrativa” che lo aveva sempre caratterizzato. Però ora la dimensione interiore definitivamente straborda.

    Mettendo insieme questi elementi, cioè un Darl prima lucido e narrativo, e poi pian piano un Darl che si lascia sempre più sopraffare dal suo inconscio che esplode alla fine di questo monologo, mi sembra che la morte della madre stia facendo riaffiorare in lui dei conflitti irrisolti, e segnando quindi una crisi d’identità. Ciò non solo perché alla fine del monologo lui affronta la questione dell’essere/non essere, ma perché tutta la sua personalità sembra in generale prepotentemente legata alla figura della madre, anche se in un rapporto conflittuale. Infatti, non solo, come abbiamo detto, nei suoi monologhi la chiama sempre per nome o nome più cognome, quasi come non la riconoscesse come tale, ma poi nel monologo a pag. 86, scopriamo qualcosa di fondamentale: l’unica volta che dice “mia madre” è per dire che lui una madre non ce l’ha: “Io non posso amare mia madre perché non ho madre”. Il non riconoscere Addie come tale, sembra quindi derivare dal fatto che lei non abbia mai dimostrato di riconoscerlo come un figlio vero e proprio, e questo è un fattore che inevitabilmente si ripercuote sulla sua personalità e che innesca una serie di domande su se stesso e sulla sua legittimità nel mondo.

    Detto questo, cerco di dire la mia sull’ultima parte del monologo in questione, ma vuole essere solo un tentativo e un'opinione personale e nulla di più. Secondo me, un aspetto importante sta nel suo incipit. Sono d’accordo con te, ayuthaya, sullo stato di annullamento di coscienza durante il sonno, ma Darl specifica che è in una stanza sconosciuta che ci si deve svuotare per il sonno.
    Stando lontano da casa, in un posto che non è il nostro, ci si viene a trovare inevitabilmente in una condizione di dissociazione, la cui entità e il cui superamento dipendono dalla personalità di ognuno di noi. L'essere lontano da casa contribuisce secondo me ad enfatizzare in Darl la crisi che sta affiorando in lui. Per Darl lui la situazione conflittuale è enorme (non sa più cos’è, e se è), e quindi per poter trovare il sonno deve svuotarsi, cioè svincolarsi dal pensiero della casa, della famiglia, e dal passato che lo caratterizzano e immobilizzano, cercando invece di aprirsi e di vivere più in armonia con il contesto. Al contrario, per Jewel, che è uno impulsivo, pragmatico, e che vive il presente senza farsi troppe domande, la conflittualità è quasi inesistente. “Lui non può svuotarsi per il sonno perché non è quello che è e è quello che non è”, ovvero, per come la interpreto io, lui non può avvertire la pressione di qualcosa che come in Darl deve fuoriuscire, perché sa vivere il presente, adattandosi alle varie situazioni guardando sempre avanti senza farsi troppi problemi (per cui “non è quello che è”, cioè riesce a cambiare adeguandosi al contesto) e quindi di conseguenza “è ciò che non è” (ma agli occhi di Darl, non nel senso che Jewel finge di essere qualcuno che non è).

    A questo punto viene secondo me un passaggio importante, e di svolta, che parte con il discorso del carro.
    Il ragionamento iniziale di Darl, a mio parere, assume che l’identità del carro dipenda dal suo essere o meno riconosciuto dalle persone. Il carro è lì, questo è certo perché, anche se è buio, il vento e la pioggia scagliandosi contro il carro ne fanno percepire la presenza (tramite suoni e odori prodotti e trasmessi, per esempio). I padroni di quel carro sono Darl e Jewel ma, poiché tutti dormono, non c’è nessuno che può riconoscere l’appartenenza di quel carro, e quindi il carro “non è”. È questo, secondo me, che significherebbe la frase:

    “Dato che il sonno è non-è e il vento e la pioggia sono erano, non è.”

    Cioè, dato che nel sonno ci si immerge in uno stato di incoscienza, e quindi anche il vento e la pioggia, pur riuscendo ad attestare la presenza del carro a chi è vigile con gli altri sensi, non possono che diventare inevitabilmente qualcosa di lontano che non esiste più (“sono erano”) quando si sprofonda nel sonno, in cui non solo la vista ma anche tutti gli altri sensi sono annebbiati, allora il carro non può più essere riconosciuto da nessuno, visto che tutti dormono, e quindi non è.

    Ma a questo punto il ragionamento evolve. Darl è come se si rendesse conto che l’identità di qualcosa, e di qualcuno, non può dipendere dal suo essere riconosciuto dagli altri, ma dal fatto di trovare un senso, uno scopo in se stessi. Da qui, secondo me la frase successiva:

    “Eppure il carro è, perché quando il carro sarà era, Addie Bundren non sarà."

    Cioè, il carro ha una sua identità, a prescindere dal riconoscimento degli altri, per il fatto che ha uno scopo da perseguire, che è quello di trasportare Addie Bundren per la sua sepoltura.
    E quindi, se il carro “è” perché ha una sua ragion d’essere, e anche Jewel “è” perché la sua identità è sempre ben salda e non si lascia minacciare dalle circostanze, allora “Addie Bundren deve essere”, perché loro di riflesso simboleggiano il fatto che si sta dando anche a lei la possibilità di perseguire uno scopo (postumo), cioè quello di realizzare il suo ultimo desiderio di essere sepolta nel suo luogo natio.

    Ed ecco quindi la svolta. Il fatto che Addie “debba essere”, perché deve realizzare questo scopo, sembra fornire a Darl il motivo per trovare uno scopo suo, e ridimensionare quindi il suo stato conflittuale, dandogli la possibilità di "svuotarsi" per il sonno. È come se la sepoltura della madre lontano da casa gli consentisse di liberarsi di un peso, perchè sarà ciò che porterà definitivamente lontano la figura di una madre che non lo ha mai riconosciuto come figlio e che incombeva su di lui come un macigno.
    Tutto ciò mi porta quindi a dubitare delle affermazioni di Cora in un monologo precedente, in cui sembrava che Darl provasse un grande e sincero amore per la madre.

    Non lo so, come ho detto è solo un tentativo di spiegazione e, come ho già detto, la figura di Darl mi risulta parecchio misteriosa.
    Ho finalmente riletto il pezzo parallelamente al tuo commento e ora mi è tutto incredibilmente limpido e chiaro. Il concetto generale lo avevo intuito ma mi mancavano alcuni passaggi: ad esempio non avevo capito che il carro è quando pioggia e vento lo "formano" (mi ero scervellata inutilmente sul significato di questo termine e ora mi sembra lampante!) e quando pioggia e vento erano il carro non è più, così come non avevo colto il passaggio successivo in cui l'identità del carro è riconosciuta in funzione del suo ruolo di trasportare Addie...
    Grazie Trillo!!!

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    Un'ultissima cosa: non ti preoccupare se non commenti ogni singolo mio commento, mi basta solo sapere se la pensi diversamente o se in alcuni punti riesci a chiarirmi cose che non ho capito...

  • #43
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    L'ho finito. Mamma mia che capolavoro! È più forte di me, io questo autore lo amo!
    Appena possibile (magari stasera stessa) ripasso per i commenti sull'ultima parte e poi per quello finale.

  • #44
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    Ho un po' di tempo e lascio un po' di commenti, cercando però di soffermarmi solo su quello che mi ha davvero colpito, sennò non la finisco più…
    Innanzitutto, tu che sei sempre attento Trillo: hai capito in quale punto Jewel recupera la bara dal fiume? Io sinceramente no, eppure so (perché l'ho letto da più parti) che è stato lui a "salvare Addie dall'acqua e dal fuoco", come lei stessa aveva predetto.
    Comunque sia, riparto dal punto in cui ero rimasta e cioè dall'attraversamento del fiume.

    13° Darl:
    147 Ultimissime righe del capitolo: ho letto da qualche parte che non esiste descrizione "peggiore" del seno di una donna. In questo romanzo la femminilità è volutamente negata, disprezzata... non dall'autore ma dai personaggi: né Addie né Dewey Dell vivono in modo "sano" il loro essere donne e quindi quello che dovrebbe essere il suo coronamento, la maternità. Al contrario, la donna non conta nulla e la maternità è vissuta come una condanna, una punizione.

    1° Addie:
    Per come la vedo io è il cuore e l'apice di questo romanzo, solo su questo capitolo si potrebbero versare fiumi di inchiostro (virtuale )… Ho notato che questa gemma è incastonata fra due capitoli che celebrano l'ipocrisia di chi crede di amare Dio sopra ogni cosa: Cora prima, e Whitfield poi. In mezzo, la crudezza di Addie, l'unica a chiamare le cose con il proprio nome... anzi, per essere più precisi, a negare alle cose il proprio nome e celebrare così l’incolmabile dicotomia fra la parola e l’azione. Magari sono io un po’ fissata con i riferimenti biblici, ma non dimentichiamoci che Adamo, “incaricato” da Dio stesso, prende “possesso” della realtà (e si afferma quindi quale dominatore sul mondo) proprio attraverso attribuendo un "nome" alle cose. Anche qui c’è il rovesciamento di un concetto biblico. Ma soprattutto c’è uno dei temi chiave del romanzo: l’incomunicabilità della parola.
    156 “Io ero io; lui, lo lasciavo essere la forma e l’eco della sua parola.” Ecco Anse e Addie messi a confronto: lei è, è forse l’unica ad essere veramente in questo romanzo, nonostante sia morta (sto azzardando, eh), Anse è un involucro.
    155 “Il mio essere sola era stato violato e poi reso intero dalla violazione”: la nascita del figlio è negazione dell’individualità di Addie, che non si riconosce nell’appartenenza alla famiglia. Da qui la sua decisione di farsi seppellire nella terra dei suoi avi anzichè, come ritiene giusto Cora, nella terra della famiglia che ha generato. A pensarci bene, anche qui si potrebbe leggere il solito rovesciamento biblico: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”...
    156 “E poi morì, Non sapeva di essere morto.” Trillo, che ne pensi di questo passaggio? Ti lascio carta bianca!
    158 “Detti a Anse Dewey Dell per annullare Jewel. Poi gli detti Vardaman per rimpiazzare il figlio di cui l’avevo defraudato. E adesso lui ha tre figli che sono suoi e non miei. E allora potei prepararmi a morire”. È interessante il fatto che Jewel sia considerato un figlio “rubato” a Anse, l’unico che appartiene quindi a Addie sola, ma ancora più interessante è che Dewey Dell non sia nemmeno contata come figlia! In quanto figlio la cui funzione è stata quella di “annullarne” un altro, Dewey Dell si vede negare il rapporto madre/figlio fin dalla nascita... sarà per questo che anche lei vive questo drammatico rapporto con la maternità?

    5° Vardaman:
    175 “Ma la madre di Jewel è un cavallo. Mia madre è un pesce.” Posso finalmente scrivere quello che ho letto da qualche parte in internet e cioè che questa contrapposizione sta anche ad indicare che Vardaman è nato da un gesto “meccanico” (il generare figli senza desiderio) mentre Jewel, rispetto ai suoi fratelli, è stato l’unico ad essere nato da una passione e perciò è “figlio di un cavallo”. Non solo. Ho letto che il rapporto ambiguo che Jewel ha con sua mamma assomiglia molto a quello che ha con il proprio cavallo: a volte sembra che lo “maltratti” (così come non dimostrava il suo amore a sua madre, anzi, secondo Cora la disprezzava) ma in realtà con entrambi ha un rapporto intimo, impulsivo e "passionale". Come dire, senza bisogno di chiamarlo ‘amore’, senza bisogno di chiamarlo ‘rispetto filiale’ (espressione di cui si rifà sempre la bocca Pa’, senza che abbia mai provato rispetto per nessuno...), Jewel dimostra il suo amore con i fatti, salvando la madre “dall’acqua e dal fuoco” e rinunciando al suo cavallo. Salvo poi scoprire che è stato tutto inutile: che questo viaggio grottesco altro non era che un involucro privo di significato (come le parole che non dicono nulla di ciò che vorrebbero esprimere), che i sacrifici di Cash e Jewel non sono serviti a nulla, che le “speranze” di Dewey Dell e Vardaman sono state disilluse, che di qualsiasi sentimento e gesto nobile, questa storia non rappresenta altro che un’amara parodia.
    Opss... mi sa che mi sono fatta un po’prendere la mano! Vabbè, diciamo che ho un po’ anticipato le mie considerazioni finali!

    15° Darl:
    Se potessimo finire di dipanarci nel tempo. Sarebbe bello. Sarebbe bello se potessimo finire di dipanarci nel tempo.” Ancora il concetto di immobilità nella dimensione spazio/tempo... Mi piacerebbe mettere insieme tutti i passaggi che sono dedicati all’uno o all’altro (ad esempio gli avvoltoi rappresentano “piccoli cerchi neri di non-muoversi”).

    6° Vardaman:
    Jewel non ha più cavallo”. Tornando al discorso del “sacrificio inutile”, se pensiamo che “la madre di Jewel è un cavallo”, ci rendiamo conto che vendendo il suo cavallo Jewel ha perso molto di più che un animale a cui era affezionato: ha perso sua madre e quindi il suo essere figlio.

    Mi fermo qui, perchè c’è ancora qualche spoiler che voglio evitare a Trillo. Comunque bene o male ho scritto quello che mi premeva di più... Ma adesso ti aspetto
    ! Voglio continuare a confrontarmi con te fin quando anche tu non avrai finito!
    Ah, dimenticavo... mi prenoto fin da adesso per la rilettura con te de L’urlo e il furore (che, se possibile, è ancora più difficile di Mentre morivo)!!!!
    Ultima modifica di ayuthaya; 09-24-2019 alle 11:53 PM.

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    Come avevo già anticipato, tra me e William non è scoccata la scintilla e mai scocchera'. A differenza di ayu io non l'ho amato, ma meglio così, mica possiamo dividerci sempre l'amore dei nostri autori preferiti, come facciamo per il Dosto . Qui io non sono riuscita a trovare il pathos presente in tutti i romanzi russi, drammatici come questo, ma molto più appassionanti, a mio avviso. Non sono riuscita neanche ad entrare in empatia con i personaggi, li ho sentiti sempre distanti, addirittura all'inizio non riuscivo neppure a distinguere tra i maschi e le femmine... ho trovato più facilità con i nomi russi che con questi americani. In PB ho visto che anche l'altra Ale ha avuto da ridire sui nomi scelti, anche se poi lei alla fine ha gradito il romanzo. La storia in sé, se non fosse stato per il simbolismo nascosto che ho potuto apprendere solo grazie a voi, per me sarebbe stata davvero troppo banale e prevedibile (tranne il tradimento di Addie che non mi aspettavo). Ho ritrovato qualcosa de I Malavoglia di Verga, magari sbaglio, ma mi è venuto in mente per il modo in cui sono narrate le sfortunate vicende della famiglia Bundren e dei loro vicini, quasi tutti accettano infatti quello che gli accade solo perché l'ha deciso Dio... sia fatta la sua volontà! Ayu, non me ne volere, ma io - e dico purtroppo- non ho ricevuto il dono della fede come te . Anche i figli che sembrano volersi ribellare, alla fine non ne escono vincitori, ma vinti dal destino toccato loro in sorte. Però in Verga ero riuscita a provare più coinvolgimento nella storia e per i protagonisti. Spero di non aver esagerato con la critica negativa ma purtroppo questa è stata la mia impressione. Ho faticato durante la lettura, non amo questo stile ripetitivo, scoordinato e frammentario, io preferisco i periodi più chiari e lineari, ma se non avessi avuto l'occasione di scoprire questo autore attraverso il vostro MG non mi sarei mai tolta il dubbio su di lui... Ora so che non fa per me . Ritengo però che non è stato tempo perso, un romanzo così mi resterà lo stesso impresso e sono riuscita perfino a segnare alcune citazioni:

    Per lei le lacrime erano come l'inganno, odiandosi perché lo faceva, odiando lui perché era costretta a farlo.

    Le parole non servono a nulla, le parole non corrispondono mai neanche a quello che tentano di dire.

    È per questo che in salita si deve camminare, per poterci poi far trasportare giù in discesa
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