Lessing, Doris - Il quinto figlio

Dorylis

Fantastic Member
La nostra Miss Nobel ha una scrittura che cattura senza essere troppo ricercata. Semplice è la parola giusta. In poche pagine riesce a spiegare benissimo la vita di questa famiglia inglese negli anni settanta. In un panorama di grandi conflitti sociali, troviamo questa giovane coppia che al contrario dei coetanei decide di abitare nella campagna inglese e di avere molti bambini, allevandoli in un clima di gioia e amore. Le cose vanno bene fino all'arrivo del quinto figlio, un essere diverso da tutti e che sconvolge la beatitudine della famiglia. Niente è più come prima, ora il perno della vita è Ben, che deve essere costantemente osservato. La madre poco a poco "abbandona" il resto della famiglia e sicuramente non c'è famiglia, per sana che sia, che può sopportare lo sconvolgimento della diversità. Non è un libro lungo, ma è scritto davvero bene, essenziale nelle parti drammatiche e molto fugace nei dialoghi. In certi punti mi ha trasmesso angoscia e pena, e inevitabilmente scatta l'immedesimazione e la comprensione.E' un libro per verti versi strano e angosciante ma sicuramente è molto fluido e comprensibile. Essendo il primo libro della Lessing che leggo non posso garantire anche per gli altri, ma sicuramente ha uno stile che mi piace.
 

Lauretta

Moderator
letto per l'università.....mi è piaciuto, anche se abbastanza toccante e triste...
 

darida

Well-known member
Mmmm anche questa autrice mi interessa e mi ispira, ho voglia di trascorrere un periodo di lettura al femminile, dopo la Munro passerò alla Lessing...e poi, consigli? niente Woolf per me vi avviso, non c'è feeling tra me e Virginia :wink:
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
questo romanzo l'ho letteralmente divorato, non mi accadeva da tempo di farmi prendere in modo così totale da una storia, una storia che ti interroga profondamente perchè parla in maniera profonda e vera della diversità. La sincerità e il coraggio di questa scrittrice di guardare dentro e fuori di sè a volte sconcerta. Ne parlo a caldo per cui le impressioni sono ancora vive ma è questo che fa la Lessing, ti arriva direttamente alla testa e alla pancia senza passare per il cuore.
 

darida

Well-known member
Sono sempre piu' interessata, ho come la sensazione che questo libro si aspetti che io lo legga,che stranezza...comunque assecondero' quanto prima, zi za mai :wink: poi ripasso da qui :)
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Sono sempre piu' interessata, ho come la sensazione che questo libro si aspetti che io lo legga,che stranezza...comunque assecondero' quanto prima, zi za mai :wink: poi ripasso da qui :)

l'argomento è quello che ti tocca da vicino, i figli, per cui credo non possa mancare nelle tue letture :)
 

darida

Well-known member
lettura che mi ha coinvolta e turbata, più di quanto ritenessi di poter concedere a una storia. Lo stile scorrevole e accurato dell'autrice non ha "concesso" nulla.Ogni singola parola ,diretta e carica di inquietudine, giunge a segno senza la minima sbavatura, fin troppo chiaramente.

E' stato faticoso giungere all'ultima pagina,sono soddisfatta per averlo fatto...di aver risposto a un appello :wink: :)
 
Ultima modifica:

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
spoiler

Non mi aspettavo una storia simile, tra il fantastico/horror e la realtà... da come era iniziata sembrava una banale storia d'amore e di coppia, invece poi l'autrice ha cambiato registro e ci ha fatto conoscere Ben, il quinto figlio, strano e diverso dagli altri quattro.
Ma non si tratta di un semplice handicap mentale o fisico, in lui c'è qualcosa (il marchio del maligno?) che incute davvero paura e genera diffidenza anche nei suoi parenti. E' visto come un alieno, un mostro mitologico, un essere inquietante come gli elfi cattivi; anche la mamma non riesce a credere che sia umano, però il suo senso materno predomina in lei e non riesce ad abbandonarlo e farlo morire nel centro in cui tutti le avevano consigliato di portarlo. Anche se ne paga il prezzo, perché in seguito la sua famiglia si disgrega.
Alla fine Ben riesce prima a interagire con ragazzi più grandi e poi a crearsi un suo gruppo con cui compiere atti violenti e vandalici.
I dubbi che mi sono rimasti sono i seguenti: avevano ragione gli altri o la mamma? Doveva restare recluso oppure doveva avere anche lui una possibilità di redenzione :?? ? E' stata la troppa felicità iniziale della coppia a far poi arrivare la punizione "divina" :boh: ?
Della Lessing avevo già letto Discesa all'inferno, di un genere tendente alla fantascienza, ma credevo fosse l'unico.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Sono passata di qui perché sto leggendo il seguito per la RC e ovviamente non ricordavo più niente 🤦🏻.
Ringrazio la me del passato per avermi aiutato a ricordare 😉.
 

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Non so bene cosa possa rappresentare questo figlio qui descritto più volte come un "mostro", quasi un alieno o un tumore all'interno di una famiglia numerosa e felice, ma nello stesso tempo bambino voluto, amato (forse solo dalla madre) e temuto (da tutti, madre compresa).
Sicuramente arriva e distrugge la felicità di una famiglia che pensava di meritarsi tutto e solo il bene. Quando non rimane più nessuno a causa proprio della presenza pesante del bambino (gli altri figli escono, fuggono, di casa; gli amici non si fanno più sentire; i parenti non comprendono o comunque aiutano "da lontano"; la scuola non è in grado di intervenire) alla madre resta solo una domanda: è stato un bene salvare la vita di questo figlio, era degna di essere vissuta, o sarebbe stata meglio sopprimerla, nasconderla in un istituto per "mostri", dimenticandosene per sempre?
Io la risposta non ce l'ho ma credo che purtroppo la vita poche volte dia una felicità completa e troppo spesso, in un attimo, la tolga.
La mia lettura è stata un po' faticosa, e non solo a causa dell'argomento.
 

Pathurnia

Well-known member
@MonicaSo , quando ho letto il libro me ne è rimasta solo un'emozione di angoscia.
Dopo molto tempo (alcuni giorni fa) mi è capitato di leggere la biografia di Mario Tobino perché mi accingevo a leggere "Per le antiche scale" e volevo saperne di più sull'autore. Sono venuta così a conoscenza della controversia tra Tobino, direttore del manicomio di Maggiano, e l'arcifamoso Franco Basaglia.
Tobino era fautore delle strutture manicomiali "morbide", dove i trattamenti potessero diventare più umani e rispettosi che in passato, in contrasto con l'apertura dei manicomi propugnata da Basaglia. Ma, giuste o no le convinzioni di quest'ultimo, esse hanno avuto il successo che sappiamo, la statua di Marco Cavallo testimonia la volontà di abbattere i muri (era uno slogan dell'epoca), e tanta gente con disagio psichico pesa sulla famiglia o è allo sbando. Questa situazione era esattamente ciò che faceva dire a Tobino "Loro qui hanno una casa, fuori c'è il nulla". Non voglio addentrarmi nella questione, un po' perché devo ancora approfondirla, un po' per non offendere la sensibilità di chi ha (forse giustamente) il mito di Basaglia quasi come un eroe.
Ma la lontananza da quei tempi mi spinge a considerare la grande rivoluzione di idee che ha portato alla legge 180 come un frutto anche delle mode ideologiche di quell'epoca e a problematizzare di nuovo la questione.
Lo so, a toccare Basaglia qualcuno si sentirà come se fosse un tradimento o una bestemmia, ma io credo che dovremmo cominciare anche noi che abbiamo urlato e lottato e fatto nostre le sofferenze dei cosiddetti "matti" a porci delle domande.
E il libro della Lessing butta sale sulle ferite di chi questi interrogativi li vive quotidianamente.
 
Alto