Mercadante, Luca - La fame del Cigno

MonicaSo

Leggo... quindi sono
Domenico Cigno, cinquantenne obeso e redattore sportivo dell’edizione del sud di un importante quotidiano, vive di grandi abbuffate e articoli copia-incolla. Senza moglie né figli, un passato da pugile aspirante olimpionico e un inizio di carriera giornalistica di tutto rispetto, Cigno ha già lasciato il meglio della vita dietro di sé. Ora abita in una cascante villetta con giardino sul litorale domitio, un tratto della costa campana che da Napoli arriva fino al confine col Lazio ricalcando in parte il percorso dell'antica via Domitiana. Sono circa 50 chilometri bassi e sabbiosi, stretti tra un mare che d’inverno diventa gelido e poco frequentato e campagne paludose. Qualcuno la considera la Louisiana del Sud, coi suoi canali limacciosi eredità della bonifica secentesca. Oggi è territorio di immigrazione clandestina, bande camorristiche poco organizzate e sistematica rovina. In uno dei canali, a pochi giorni dal Natale, viene ritrovato il corpo di una ragazza. Potrebbe trattarsi di una studentessa universitaria torinese, attivista e influencer da centinaia di migliaia di follower, venuta in questa provincia desolata per indagare la condizione delle donne nigeriane. È scomparsa da qualche giorno e tutta Italia la sta cercando. Cigno è accidentalmente il primo ad arrivare sul posto, e questa è forse una chance di riscatto. Decide di indagare, è come un dinosauro che prova a non estinguersi, e si attacca a questa storia con tutte le sue forze. Che non sono molte.

Con voce tanto ironica quanto amara, La fame del Cigno sa tenere assieme il cinismo della sopravvivenza e l’umanità solidale di chi ha già perso tutto, nel racconto delle ombre gettate da mille smarrimenti, da mille sparizioni: persone care, gioie dimenticate, la fame di un futuro a cui abbiamo voltato le spalle.


Alla ricerca di nuove storie e nuovi personaggi ho incontrato questo giornalista over-size che, nonostante il peso, riesce a muoversi tra lavoro e indagini in modo abbastanza efficace.
La lettura è stata gradevole (a parte le descrizioni legate al cibo ma servivano per caratterizzare il protagonista) e fa riflettere su molti temi: dai disturbi alimentari e le loro motivazioni più profonde, alle difficoltà di una società multietnica che continua a ignorare di esserlo.
 

estersable88

dreamer member
Membro dello Staff
Letto nel 2025. Troppo assurdo per non avere qualcosa di reale, troppo autentico per non essere almeno in parte costruito, il personaggio di Domenico Cigno è davvero debordante, come lo sono i pasti pantagruelici che si concede durante la giornata. È incasinato, maldestro, in bilico tra crudeltà ed empatia, perennemente in lotta contro un nemico imprecisato, Cigno è un ex. Ex pugile, ex giornalista di nera, ex uomo rispettato, ex figlio di cotanto padre. Un bel giorno si ritrova ad avere a che fare con un caso che lo scuote… quando questa storia comincia, Cigno davvero non sa in quale fango sta andando ad impantanarsi. Questo è un noir amaro, melmoso, caustico, buio, ma in cui di quando in quando si scorgono sprazzi di ironia e, insospettabilmente, di sentimenti caldi e veri. Un libro interessante, davvero.
 
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