Spiegelman, Art - Maus

Yobs

H. Collins
"La Civiltà Occidentale è finita ad Auschwitz. E noi non ce ne siamo ancora resi conto. Me compreso, che me ne sto qui seduto, a scrivere e disegnare mentre mia figlia dorme al piano di sopra, come se ci fosse un mondo dopo Auschwitz" (Art Spiegelman)

Così il retro di copertina del libro... Non propriamente un libro, è un fumetto... Fa venire i brividi... E' la storia vera della vita dell'autore (ebreo) durante la seconda guerra mondiale...

Raffigura con gli animali le varie nazionalità dei personaggi, gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, i polacchi maiali...

Beh, ogni altro commento è superfluo...

Se non lo avete ancora letto fatelo, non perdetevi questo capolavoro...
 
Ultima modifica di un moderatore:

polly

New member
Anche io ho letto questo bellissimo fumetto...veramente ben fatto...

Il passo che hai riportato tu, fa davvero venire i brividi...
 

Yobs

H. Collins
Sono contento che ti sia piaciuto...

E' sicuramente un modo meno pesante per far conoscere un periodo storico molto buio...
 

zolla

New member
un vero capolavoro,ha la dignità di un vero romanzo...
 
Ultima modifica di un moderatore:

unglaublich

New member
Pensavo a Maus un paio di giorni fa, non credevo di trovarlo nella Piccola biblioteca e invece eccolo qui che salta fuori! Un capolavoro, non c'è altro da aggiungere! Peccato che molte persone siano prevenute nei confronti dei fumetti e non possano quindi godersi lavori come questo...
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Molto bella questa testimonianza a fumetti dell'esperienza dei genitori dell'autore che descrive tutta la tragedia degli ebrei polacchi, dall'invasione tedesca, alla deportazione nei campi di concentramento, all'esilio per i pochi sopravvissuti.
Le immagini legate ai dialoghi sono molto forti come impatto emotivo e rendono questa opera ancora più intensa di un'opera esclusivamente letteraria.
L'autore poi riesce a parlare sia dell'esperienza passata che della vita attuale dei sopravvissuti, attraverso le parole del padre che lui intervista proprio per realizzare il fumetto.
Alla fine ne viene fuori un insieme di storie parallele e conseguenti, una grande opera senza dubbio.
 
Ho finito in questo momento e devo dire che non mi aspettavo così tanto. Non credevo fosse così coinvolgente, ma soprattutto così crudo e diretto ma allo stesso tempo così umano e fragile. Ho visto e letto molto sull'olocausto ma in questo lavoro la commistione di immagini e racconti è struggente. L'idea degli animali è geniale, quella dei topi e dei gatti ancor di più; anche i titoli dei singoli capitoli li ho trovati estremamente adeguati sia alla realtà che alla metafora di Spiegelman. Il mio voto è 5.

Ho visto che ha scritto un fumetto sull'11 settembre, L'ombra delle torri, sarei curiosa di leggerlo.
 

bornin48

New member
Questo è un gran libro, l'ho letto e riletto...

Sono daccordo con chi, qualche commento indietro, proponeva la sua lettura a scuola...
 

Temhbin

Lettore notturno
Sono contento che ti sia piaciuto...

E' sicuramente un modo meno pesante per far conoscere un periodo storico molto buio...

Se intenti come pesantezza la pesantezza formale, ci può stare, altrimenti purtroppo proprio no.

Capolavoro assoluto, una delle migliori Graphic Novel mai scritte/disegnate.
All'olocausto si unisce il personale rapporto dell'autore con la figura del padre.
Geniale l'idea di giocare con gli animali per rappresentare i diversi popoli e i diversi caratteri (magnifica in questo senso la scena del gatto con la maschera da topo).
 

Spilla

Active member
È piaciuto anche a me, che pure non amo molto le graphic novels. Indaga con estrema lucidità il disorientamento della 'seconda generazione ', quella dei figli dei sopravvissuti, che è un tema delicatissimo e poco indagato.
 

Jessamine

New member
Ho aspettato tanto a scrivere questa recensione perché ritengo che quest'opera meriterebbe un commento molto approfondito e ragionato, e purtroppo ora come ora non ho proprio il tempo per cercare di mettere insieme qualcosa di un minimo più sensato di "ho pianto come una bambina". Al tempo stesso, però, voglio anche cercare di abbozzare almeno qualche idea prima che le sensazioni più forti scivolino via.
Insomma, "Maus" è uno dei fumetti più conosciuti, letto e apprezzato anche da chi non conosce e non è interessato a conoscere il mondo dei fumetti, dunque io, che ho cominciato a leggere graphic novel giusto da un annetto, ero molto curiosa di leggere anche il capolavoro di Spiegelman. È curioso, ho iniziato questo fumetto dopo aver concluso "Max" (sì insomma, è un periodo di letture allegre e leggere, perfette per accompagnare lo spirito natalizio), dunque ero già in qualche modo "pronta" (si può mai essere pronti per l'olocausto?) a calarmi in atmosfere a dir poco strazianti. E se "Max" mi aveva sconvolta così tanto proprio per via della voce narrante - un bimbo di pochi anni - in "Maus" la botta è arrivata più lentamente. Perché "Maus" altro non è che un lungo viaggio all'interno dei ricordi del padre di Art, dove momenti di vita quotidiana nell'America degli anni sessanta si alternano a lunghe notti nel ghetto polacco prima, e ad Aushwitz poi. Il padre di Art è un sopravvissuto, ma non si può sopravvivere davvero a certi orrori. E così ci si trova lentamente catapultati fra le turbe di un uomo anziano e profondamente avido, severo, opprimente, e si arriva quasi a provare un moto di nervosismo nei suoi confronti. Quasi, perché poi, con una tranquillità sconcertante, si viene risucchiati nell'orrore della lotta per la sopravvvivenza, e non si può far altro che sentirsi profondamente colpevoli. Leggendo questo fumetto, mi è tornata in mente una Giornata della Memoria di una decina d'anni fa, credo frequentassi la prima superiore, quando la mia classe ha potuto incontrare Nedo Fiano: conoscevo naturalmente questa terribile pagina di storia, ma credo di aver veramente preso coscienza della portata reale di tutto questo orrore solo ascoltando la sua testimonianza. Nedo Fiano, come Vladek Spiegelman, non ha mai cercato di mitigare i toni, di smorzare l'orrore, né di cercare di suscitare pietà o di cercare tonalità drammatiche: ha portato la verità, la vita, in maniera diretta, asciutta e granitica. Ecco, "Maus" mi ha riportato a quel momento in cui, da ragazzina - sì, ero già abbastanza grandicella, ma ero molto immatura - ho compreso che la storia non è fatta di date e di pagine di libri da imparare bene, ma è fatta di corpi e di sangue, di morte, di dolore, di puzza, urla e terrore.
"Maus" è questa verità, semplice semplice, nuda e cruda, e forse no, forse ho detto una scemenza: non servono commenti approfonditi e ragionati, a volte è molto più istruttivo mettere da parte le date e le pagine da imparare a memoria e provare a caricarsi sulle spalle, anche solo per le poche ore di una lettura, una briciola dell'orrore.
 
Alto