Ibsen, Henrik - Casa di bambola

Nidice

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Il compito è andato bene quindi non ho nessun motivo di risentimento verso questo straordinario dramma ottocentesco :HIPP TUNZZZ .
Nora, una ragazza che ha sempre vissuto in un mondo di illusioni creatole attorno dal padre e in seguito dal marito si sveglia da questo suo incanto capendo di essere sempre stata trattata come oggetto inanimato, una bambola. Così è disposta a tutto, persino ad abbandonare i figli per rivendicare il proprio status di persona, in quanto una donna non è solo madre e moglie, ma innanzitutto un' essere umano pari all'uomo che ha il diritto di conoscere il mondo, di pensare a se stessa e di emanciparsi, se lo desidera.

-Niccolò
 

Irma LaDouce

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Esistono, per quanto mi riguarda, almeno due livelli di lettura di quest'opera: quello oggettivo, che mi permette di apprezzare il testo e la sua essenza, e quello soggettivo, in base al quale la mia opinione ne risulta alquanto ridimensionata.
Ho trovato il testo molto scorrevole e di piacevole lettura, e confesso che, benché un testo teatrale, come molti sostengono, risenta un po'della lettura a mo' di racconto, proprio questa lettura scevra da impressioni visive e suggestioni esterne, mi ha permesso di apprezzarlo particolarmente. Non si fatica a comprendere il successo di quest'opera, nè la portata rivoluzionaria che ebbe al suo tempo: pensare ad un'irreprensibile madre di famiglia che abbandona il focolare domestico per ritrovare se stessa e, per una volta, anteporre le proprie esigenze (da sempre sacrificate) a quelle degli altri, riesce a stupire noi smaliziati lettori del XXI secolo, figuriamoci il pubblico di allora! Tuttavia, credo che Nora vada letta come una figura puramente simbolica dell'emancipazione femminile: la sua storia, la sua scelta, la sua presa di coscienza, hanno senso nell'ambito del messaggio rivoluzionario che Ibsen si riproponeva di comunicare al lettore/spettatore, e come tali non posso che apprezzarle, ma convincono meno osservate sotto altra luce.
D'altro canto, se dovessi mettermi a considerare la storia dal punto di vista personale e avulso dall'intento dell'autore, non nascondo che il tutto mi susciterebbe non poche perplessità.
Torvald Helmer, il marito della protagonista, diciamolo chiaro: è un idiota. Non un uomo cattivo, ma certamente uno sciocco: la sua prima preoccupazione è il denaro e l'immagine, e una volta toccato in quel punto debole, non si esime dal fare una scenata alla moglie, salvo poi, una volta fatti due conti in tasca e risolto il problema, ritrattare e tornare alle abituali moine coniugali. D'accordo, tutto vero, ma umanamente, basterebbe questo a spingere una donna a lasciare la propria casa, i propri adorati figli, e il proprio marito (del quale, fino ad allora, Nora non aveva mai trovato ragione alcuna per lamentarsi)? Qualcosa - più di qualcosa - mi dice di no. E mi viene dunque da pensare: per quanto la commedia sia godibile, se Ibsen voleva parlare di emancipazione femminile, non avrebbe fatto meglio ad optare per una storia, e un'eroina, maggiormente in grado di conquistare le simpatie (parlo di simpatia in senso etimologico) del pubblico? Perché, personalmente, avrei avuto molto poù rispetto per Nora se, dopo aver fatto la sua estemporanea scelta, avesse deciso di tornare indietro, affrontare il marito faccia a faccia, e farsi valere, pretendendo il rispetto e la parità di ruolo che le era dovuta. Questo mi sarebbe piaciuto, che avesse deciso di ricostruire il rapporto, con un uomo che oltretutto amava, partendo da altre basi, non la fuga.
Però, lasciando da parte i miei personalissimi desideri e ciò che soggettivamente avrei ritenuto auspicabile, mi rendo conto che lo scopo di Ibsen era semplicemente quello di lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile, e di far riflettere, ragion per cui, letto in quest'ottica, è tutto legittimo.
Solo un piccolo neo: ho trovato i protagonisti troppo scarni, non adeguatamente approfonditi, e da questo discende anche la mia stessa itubanza circa il repentino cambiamento della protagonista. È pur vero che si tratta di un'oper teatrale, dove l'introspezione non può essere equiparabile a quella di un romanzo articolato... Shakespeare e Wilde, però, riuscivano a dare spessore ai loro personaggi anche in poche battute.
 

Meri

Viôt di viodi
Il libro non l'ho scelto, mi è capitato x Adotta un autore. Sono partita un po' prevenuta x l'impostazione a copione, però l'argomento è risultato interessante. A me ha sorpreso la modernità del tema rispetto alla datazione del libro. Norma che ad un certo punto scopre di voler essere una donna indipendente, scritto da un uomo fa ancora più scalpore.
Ho letto anche il commento alla fine del racconto di George Bernard Shaw. X lui la grandezza del libro sta nel fatto che Helmer l'abbia delusa non prendendo le sue difese nel momento del bisogno. Secondo me i due argomenti si completano a vicenda, la delusione è la molla che fa scatenare l'abbandono. Libretto interessante.
 

Gustl

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Letto, riletto e goduto in teatro in diverse rappresentazioni tra le quali una ad Oslo. Fedele quadro di una famiglia norvegese di fine 800, condannata dalla presenza di una stupida infelice e da un marito idiota, raccontata da un ottimista Ibsen, che descrive la superficialità femminile con fin troppa indulgenza. Adoro Ibsen, ma continuo a preferirgli Strindberg.
 

Meri

Viôt di viodi
Letto, riletto e goduto in teatro in diverse rappresentazioni tra le quali una ad Oslo. Fedele quadro di una famiglia norvegese di fine 800, condannata dalla presenza di una stupida infelice e da un marito idiota, raccontata da un ottimista Ibsen, che descrive la superficialità femminile con fin troppa indulgenza. Adoro Ibsen, ma continuo a preferirgli Strindberg.

Una superficialità apparente secondo me. Nora si riscatta e anche l'amica che la costringe a raccontare tutto al marito.
 

Spilla

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Letto, riletto e goduto in teatro in diverse rappresentazioni tra le quali una ad Oslo. Fedele quadro di una famiglia norvegese di fine 800, condannata dalla presenza di una stupida infelice e da un marito idiota, raccontata da un ottimista Ibsen, che descrive la superficialità femminile con fin troppa indulgenza. Adoro Ibsen, ma continuo a preferirgli Strindberg.

Cos'è, una specie di caratteristica di genere? :paura:
Io proprio non mi ci riconosco :paura::paura:
 

Gustl

New member
L'amato Strindberg, amico nemico di Ibsen, scrisse un racconto chiamato "La casa delle bambole" in risposta al dramma di Ibsen che secondo lui sarebbe stato troppo morbido nei confronti del pianeta femminile. Strindberg era svedese Ibsen norvegese, si frequentavano ma il primo non perdonò mai al secondo la messa in ridicolo del marito di Nora. Di Strindberg con un po di fortuna si trovano edizioni Mursia molto interessanti.
 

Spilla

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L'amato Strindberg, amico nemico di Ibsen, scrisse un racconto chiamato "La casa delle bambole" in risposta al dramma di Ibsen che secondo lui sarebbe stato troppo morbido nei confronti del pianeta femminile. Strindberg era svedese Ibsen norvegese, si frequentavano ma il primo non perdonò mai al secondo la messa in ridicolo del marito di Nora. Di Strindberg con un po di fortuna si trovano edizioni Mursia molto interessanti.

Mi spiace che qualcuno possa aver fatto solo questa esperienza dell'universo femminile :boh:
Molti grandi autori ne hanno una visione parecchio diversa :??
 

Gustl

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Mi spiace che qualcuno possa aver fatto solo questa esperienza dell'universo femminile :boh:
Molti grandi autori ne hanno una visione parecchio diversa :??

Nulla di personale, l'argomento in questione riguarda solamente l'eterna questione della vita coniugale: "Tant'è amara che é poco più morte", ben tratteggiata anche dal buon Balzac nella Fisiologia del matrimonio. Per quel che mi riguarda apprezzo l'esistenza e la legittima autonomia delle due sfere basta che non le si voglia unire "ipostaticamente".
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Opera molto attuale, pur con le dovute differenze rispetto all'epoca in cui è stato scritto. Nora, dapprincipio, trasmette una vaga impressione di oca giuliva; poi quest'impressione svanisce, ma la divisione dei ruoli tra lei e il marito è ben chiara. Infine, in un battibaleno, una volta preso atto della vera personalità del marito, con un improvviso atto di coraggio decide di andarsene per conoscere meglio se stessa e capire cosa davvero vuole dalla vita: di certo non lui, almeno per il momento. Quello che sembra un cambiamento repentino di personalità in realtà è il vero carattere di Nora che viene a galla, quello soffocato dal contesto in cui viveva. Non tutti i mali vengono per nuocere: la paura di perdere "l'onore", con l'aiuto dell'amica e del dottor Rank, fa emergere in un attimo tutto lo squallore di Torvald che lei, fino a quel momento, aveva scelto di non vedere. Sicuramente un'opera importante, anche se non mi è piaciuta come altre opere teatrali lette di recente, come la più ricca Zio Vanja di Cechov (lo so che non c'entrano niente l'una con l'altra ma, avendole lette a breve distanza di tempo, mi è venuto spontaneo fare questo paragone).
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile scorrevole in cui è stata scritta quest'opera teatrale, molto moderna per l'epoca, tanto da suscitare scandalo e polemiche per l'esagerato femminismo che l'autore dimostra nel finale.
Solo da poco ho scoperto che adoro leggerle, così dopo essermi dedicata a quelle di Cechov, Beckett e Molière, ho voluto aggiungere anche questa il cui titolo mi ha sempre attirata.

Attenzione spoiler:
All'inizio Nora appare come una donnina superficiale, però simpatica e che si rivela da subito molto generosa nel comprare regali solo per gli altri, anche se in un'occasione per me è stata priva di sensibilità (mi riferisco a quando parla della promozione del marito e dei suoi 3 figli all'amica vedova, che è senza lavoro e di figli non ne ha avuti). Man mano che si prosegue nella storia ci si accorge che si vuole far credere che sia una persona frivola invece è stata capace di sacrificarsi per la salute, o meglio, per la vita stessa del marito. Certo, è stata sprovveduta e si è fatta incastrare da un uomo privo di scrupoli (che però alla fine si rivela addirittura migliore del marito), ma l'ha fatto solo per amore, quell'amore che invece Torvald non è capace a ricambiare nei fatti, ma solo a parole (la chiama "la mia allodoletta").
Inizialmente stavo quasi giustificando il comportamento del marito, però poi mi sono accorta che lui pensava solo alle apparenze e allo scandalo, non gli è venuto in mente che la moglie aveva bisogno di essere confortata, è riuscito solo ad incolparla in maniera brutale. Nora valeva davvero di più del ruolo di bambola che gli uomini volevano farle interpretare. L'unico con cui è stata davvero se stessa è il dottore, che l'ha amata in silenzio ed ha saputo ascoltarla nelle sue confidenze (tranne quella sul prestito, perché se gliel'avesse raccontata la storia non avrebbe avuto l'epilogo che meritava).
Nora aveva bisogno di allontanarsi da un mondo preconfezionato e sterile che le avrebbe dato solo gioie fittizie ed apparenti. L'allodola ha scelto la libertà, ha voluto volare davvero, verso altri lidi, magari forieri di reale felicità oppure altrettanto falsi, chi può dirlo... ma intanto potrà sperimentare da sola cos'è la vita, senza dipendere più da nessuno e senza sentirsi dire come e cosa deve fare. Peccato solo per i tre bambini innocenti... se ci fosse stato un seguito magari sarebbe ritornata da loro, matura e finalmente pronta ad essere, non solo una donna, ma anche una madre (secondo me non tutte sono adatte per questo ruolo).
 

Tanny

Well-known member
Un testo molto interessante, la lettura è molto scorrevole ed il tema trattato mi ha piacevolmente colpito, soprattutto se messo in relazione all'epoca in cui è stato scritto.
Sinceramente non sono molto avvezzo alla lettura di opere teatrali, a parte quelle del bardo che sono di un altro pianeta, credo che un opera la si gusti meglio a teatro piuttosto che dalle inespressive pagine di un libro.
Ciò non toglie che è un opera veramente interessante, voto 4/5
 

estersable88

dreamer member
Membro dello Staff
Siamo in Norvegia nella seconda metà dell'Ottocento. La concezione della donna è di completa sottomissione al marito, di obbedienza, di completa dedizione al focolare: una donna-bambolina insomma. E' così che si sentì Nora, la protagonista, alla fine di quest'opera teatrale che a suo tempo fece molto discutere: non le era permesso neppure indebitarsi per salvare la vita al marito, eppure lo fece e quando questi scoprì tutto, si preoccupò solo dei problemi che lui avrebbe potuto avere, non una parola buona per lei, solo accuse e recriminazioni. A storia finita, poi, pretendeva che tutto tornasse come prima… fu questo che fece scattare l'orgoglio in Nora che comprese finalmente la propria condizione e la necessità di cambiar vita. Una storia semplice, una trama lineare, ma un finale di grande impatto. L'opera risente gli effetti del tempo ed oggi appare anacronistica, tuttavia i concetti espressi da Nora nel finale sono di estrema attualità e forza. Questa donna-bambolina si riscatta ed ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di diverso da ciò che gli altri vogliono.
Un'opera che si legge in poche ore, piacevole nonostante l'irritazione suscitata da Nora nella parte iniziale. Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma d'altro canto io lo leggo oggi… considerando l'epoca in cui è stato scritto, beh, è già tanta roba!
 
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