41° Poeticforum - Le poesie che amiamo

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Apro il 41° Poeticforum, come al solito aspetto la vostra proposta, una volta che avremo un numero accettabile di poesie inizieremo a commentare.
Forza :MUCCA
 

HOTWIRELESS

d'ya think i'm stupid?
Matrix

Pagina vuota: luminosità, contrasto…
Senza in realtà metterla a fuoco,
come stereogramma, invano fisso;
sguardo smarrito su un confuso altrove.

Mano stereotipata sull’ansioso mouse,
l’altra, freudiana, a cincischiar la barba;
mento braccio e scrivania un tutt’uno.

Pesante la mia testa, incoerentemente:
ricolma di materia, ma vuota di pensieri;
in proporzione inversa il peso col Q.I.

Neuroni con sinapsi: creatività, emozioni;
potenza elaborativa di microchip e ram.
Nessun input dal mio umano cervello,
nessun output il freddo emulo amorfo:
bionica metastasi, sinergico oblio nefasto.

Sorge, figliol prodigo, repentino il sole,
fiorite lande, farfalle, gaio volar d’uccelli,
colori, suoni: dal redivivo monitor, la vita
all’ectoplasmatico altrove mi contende.

Ma evanescente è lo screensaver, random
effimero come l’umana cangiante sorte
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Il futuro
di Julio Cortazar

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
 
Eroina

di Leopoldo Maria Panero
(Traduzione dallo spagnolo di Antonio Bux).


Il diamante è una supplica
che tu mi inietti nella carne
il sole fugge spaventato
quando quello mi entra in vena.


Soltanto di donne e di saliva
è fatta la vita:
l’eroina è più dell’essere
e qualcosa che la vita eccede.


Che sono sconfitto lo so
quando il veleno entra nel sangue
la vittoria è una bolla
mi farà a pezzi la mattina.


Se il cervo fugge spaventato
è perché nel bosco è casa sua
così tu cerchi nel tuo braccio
un lago dove nasconderti.


Contare cervi sulla pianura
è sport di poeta
dell’uomo è cercare misero
piacere in un cucchiaio,
oro nell’escremento
finchè muoia l’ululato.


Un fauno e una sconfitta
le donne, un po’ di musica
e il sogno di qualche efebo
è quanto so di me
e che ora l’eroina
muta in polvere e nulla.


Ogni cervo sa morire
ma quanto costi all’uomo
lo sa il disegno lento
dell’ago nelle mie vene.


Lento fumo di scarafaggi
così muore l’orgoglio
pallido perché tra la polvere
del cucchiaio legga il mio destino.


Ho cercato antichi rospi
nell’oceano infinito
l’ago dorme e fa male
ho cactus nelle braccia.


L’eroina è una puttana
che sussurra nell’oscurità
quando mi faccio, nelle mie mani
cade il capello di una donna.


Come le ali del nulla si muovono nel bosco
così è il viaggio dei miei denti tra i corpi vivi
e come una puttana che si inginocchia di notte
è la preghiera di un ago nella violenza del corpo.


L’ago disegna lento
alcuni cervi tra le mie vene
quando il veleno entra nel sangue
il mio cervello è una rosa.


Come un vecchio che succhia un limone secco
questo è fare poesia.
La scimmia con la sua spada
divide in due la vita:
da un lato il piacere solitario
e dall’altro, come una donna sfatta,
la vita che sprigiona la sua puzza.
 

qweedy

Active member
L'ultima poesia

Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.

Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto...
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l' immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata...
Questo temeva, questo desiderava

Mario Luzi
 

Evy

Member SuperNova
L'anima accartocciata
Del tempo che passa,
E il pensiero che resta
Imprigionato nel cuore
Insieme ai ricordi di una vita.
Il tempo stempera il dolore
Lasciando la scia
Di un sorriso a metà.



Adoro questo spazio per confrontarmi e migliorare, ovviamente è una mia poesia :wink:
 

maclaus

New member
Notte sul lago

Dormono i greggi
nelle antiche capanne
e sulle rive del lago
si espande silente
la notte d'estate...
Anche le stelle
come lacrime d'oro
punteggiano il cielo
e un solco di luce
sull'acqua increspata
adagio sussurra
alla luna incantata...

(Maclaus)
 

shvets olga

New member
Roberto Juarroz

Penso che in questo momento...

Penso che in questo momento
forse nessuno pensa a me nell'universo,
che solo io mi penso,
e se morissi ora,
nessuno, neppure io, mi penserebbe.

E qui inizia l'abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto di assenza.

Sarà per questo
che pensare ad un uomo
assomiglia a salvarlo.
 

Ondine

Logopedista nei sogni
VIII

Ma jo che fin cumò soi stât bussât
nome de tampieste amôr gno
che fin cumò soi stât bessôl e sec
’ne sepe secje e cence pome intor
che soledât di te, la tô a la mê
mancul lizere, e mi è vignude intor
dulà cjatâle la fuarce cumò
e cuâl e cemût il fûc di cjalâti
o di cjalâ dulà che amôr nol sedi?

Ma io, che fino adesso sono stato baciato
soltanto dalla tempesta, amore mio,
che fino adesso sono rimasto solo e secco,
un nocciolo secco senza il suo pomo intorno,
che la solitudine di te, la tua alla mia
meno leggera, mi è arrivata addosso,
dove trovarla adesso la forza,
e quale e come il fuoco di guardarti
o di guardare dove non ci sia amore?

Pierluigi Cappello
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Partiamo dal poeta Hotwireless con la poesia:

Matrix

Pagina vuota: luminosità, contrasto…
Senza in realtà metterla a fuoco,
come stereogramma, invano fisso;
sguardo smarrito su un confuso altrove.

Mano stereotipata sull’ansioso mouse,
l’altra, freudiana, a cincischiar la barba;
mento braccio e scrivania un tutt’uno.

Pesante la mia testa, incoerentemente:
ricolma di materia, ma vuota di pensieri;
in proporzione inversa il peso col Q.I.

Neuroni con sinapsi: creatività, emozioni;
potenza elaborativa di microchip e ram.
Nessun input dal mio umano cervello,
nessun output il freddo emulo amorfo:
bionica metastasi, sinergico oblio nefasto.

Sorge, figliol prodigo, repentino il sole,
fiorite lande, farfalle, gaio volar d’uccelli,
colori, suoni: dal redivivo monitor, la vita
all’ectoplasmatico altrove mi contende.

Ma evanescente è lo screensaver, random
effimero come l’umana cangiante sorte
 

shvets olga

New member
Come Rezipient ho ricevuto la massima esplicitazione della crisi dell'umanità - disumanizzazione, depersonalizzazione, unificazione , standardizzazione della sua coscienza, molti anglicismi nella poesia ne sono la prova. :??
Ma comunque mi piace la poesia, il suo ritmo, la sua estetica.
 

qweedy

Active member
E' una poesia moderna, mi piace molto l'immagine che si materializza davanti agli occhi leggendola, la persona persa davanti allo schermo, mezzo uomo e mezzo computer, e il vuoto nella testa. E fuori il mondo, il cielo, la natura, la vita. Quante volte ho avuto questa sensazione robotica, di connessione ipnotica con il computer, mouse come prolungamento della mano, e il cervello che annaspa e annega nei microchip.
Bellissima!
 

maclaus

New member
Mi è sempre piaciuto lo stile di hot... Forse perché così diverso dal mio modo di scrivere. Definirei il suo poetare cinico e disincantato se non fosse che alla fine della lettura mi rimane sempre un senso di malinconia, di rammarico, di nostalgia...
Nostalgia per quello che eravamo e non lo siamo più o volevamo essere e non lo saremo mai...
Grande Hot :D
 

Ondine

Logopedista nei sogni
Nel suo stile telegrafico, diretto, essenziale, ho sentito in questo componimento una musicalità prepotente, nel senso di dominante.
Quanto più le parole sono fredde, tecniche, ridotte al minimo, tanto più l'emotività del poeta si sprigiona sotto forma di melodia, emerge in sottofondo con tutta la sua inquietudine.
Un bellissimo contrasto tra forma e contenuto.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Descrive benissimo il rapporto alienante tra uomo e computer, soprattutto nel momento in cui non vi è simbiosi perché i neuroni dormono, la creatività è morta e la comunicazione tra la mano e il mouse, tra lo sguardo e lo schermo è solo apparente. ll mondo chiama il poeta dall'esterno o forse dalle immagini di un vivace screensaver, ma è solo un lampo di vita, che lui non riesce ad afferrare né per trasporla su quello schermo né per staccarsi da quest'ultimo.
Questa è la mia bislacca interpretazione, comunque ciò che ci vedo è rassegnazione come nel novantanove per cento delle poesie di Hot. :)
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Inserisco la prossima poesia :wink:

Il futuro

di Julio Cortazar

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.


 
Ultima modifica:
Alto