Longo, Francesco - Molto mossi gli altri mari

Ondine

Logopedista nei sogni
Ho cominciato la lettura di questo libro fortemente condizionata dalla splendida intervista dell'autore su rairadio3 in cui ho percepito un sottofondo malinconico, sottofondo che mi affascina sempre molto.
Francesco Longo è molto bravo nella parte descrittiva del luogo, dei profumi, tanto che mi è sembrato di viverla la baia prima e la città poi.
E' molto bravo nel delineare una vivida metafora tra le emozioni dei protagonisti e gli elementi della natura, c'è un vivace gioco speculare nella dinamica della storia tra l'ambiente circostante e l'animo di chi con quell'ambiente si relaziona.
A tratti ho trovato troppi elementi ripetitivi, quasi ossessivi, ho avuto la percezione che in alcuni passaggi l'autore indugiasse su alcuni aspetti descrittivi (come l'aspetto fisico o l'abbigliamento dei personaggi) perché dovesse in qualche modo allungare il numero di pagine, questo mi ha un po' annoiato.
Se si legge attentamente il romanzo si possono cogliere dei messaggi in bottiglia, restando in ambiente marino, e l'autore è bravo nel dare i giusti segnali.
L'ambientazione è molto bella, vale la pena leggerlo anche solo per come descrive la baia.
Il titolo del libro poi mi piace molto, come a voler sottolineare che mentre la vita degli altri scorre e si sviluppa nel tempo, la vita del protagonista invece rimane statica (tra l'altro è musicale, un titolo che si ricorda molto bene).
 
Ultima modifica:

estersable88

dreamer member
Il tempo è un'incognita che agisce sui sentimenti, sui rapporti umani, su di noi in modo imprevedibile e bizzarro. È più o meno questa la sintesi che mi sento di estrapolare dal bel romanzo d'esordio di Francesco Longo, un romanzo che parla di adolescenza, di attese, di nostalgia, di amore e di mare in un modo lieve, ma intenso ed intimo che non lascia indifferenti. Il tempo è ciò che fa sì che il sentimento che Michele prova per Micol sedimenti e cresca negli anni, che gli rimanga attaccato all'anima mentre passa gli inverni sempre lì, a Santa Virginia, nel posto in cui è nato e in cui l'ha conosciuta… attendendo nuove estati e nuove possibilità di rivederla. Ed è sempre il tempo, un altro tempo, a dare a questo rapporto mai concretizzatosi una svolta repentina e inattesa, al sopraggiungere di un settembre fosco di molti anni dopo. Molto mossi gli altri mari è una storia di prossimità, di vicinanze, di estati che si vorrebbero eterne, di sentimenti forti e possibilità mai esplorate… è una storia di attese e di sogni, di tentativi e ritrosie, di onde che si infrangono sugli scogli e travolgono tutto ciò che è sul loro cammino… e l'unica cosa che si può fare è provare a cavalcarle. Tutto sta, nel surf come nei sentimenti, a cogliere il momento esatto in cui prendere l'onda, non prima né dopo.
Quella di Francesco Longo è una prosa ricca nelle descrizioni, ma schietta ed essenziale nel racconto dei turbamenti di Michele e del gruppo di amici; un romanzo che indaga i sentimenti senza invaderne la sacralità, senza giudizi, ma solo con l'esortazione a viverli, a cogliere l'attimo.
 

Grantenca

Well-known member
Un bel titolo, sicuramente, per questo libro. Ambientato in un luogo di villeggiatura marina nella nostra penisola parla di una compagnia di adolescenti che si riunisce tutte le estati su quelle spiagge. E’ una gioventù “dorata” composta da rampolli di famiglie benestanti che hanno la villa sul luogo di villeggiatura, con l’unica eccezione del narratore, indigeno del posto. Schermaglie amorose tra bagni di mare, falò, pranzi, cene di una bella gioventù che passa il tempo libero tra i passatempi e i divertimenti tipici dell’età; una gioventù effettivamente privilegiata con vacanze al mare d’estate ed in montagna d’inverno, vestiti con capi firmati e appena raggiunta l’età della patente con auto di tutto riguardo
Ci sono particolareggiate descrizioni di un natura affascinante, con un linguaggio elitario e con paragoni e similitudini molto originali anche se non posso dire altrettanto significative, dal momento che molte non le ho completamente capite. Il filo rosso del libro è una passione giovanile molto forte del protagonista per una villeggiante, che si rinnova di anno in anno senza mai concretizzarsi per la mancanza di coraggio del ragazzo. E’ un rimpianto che si rinnova ed aumento nel tempo, come sempre accade tra un sogno e la realtà che, la maggior parte delle volte, non mantiene le promesse e le illusioni che uno si crea, un fatto direi quasi naturale. Ci sono anche, a mio avviso, alcune situazioni e ripetizioni di troppo, ma poi la scoperta del “surf” (cavalcare le grandi onde) uno sport che non mi sembra molto diffuso qua da noi, e il finale danno un senso a tutto lo scritto, che non mi era sembrato molto coinvolgente. Ma è tutto “elitario”, anche questo sport, ma questo secondo me giustifica anche il linguaggio ricercato del libro, un ottima esibizione di scrittura di qualità.
Un punto debole però: la scarsa incidenza e rilevanza delle figure, sia dei protagonisti che dei comprimari. Nessuna di loro “esce” dalle pagine per appoggiarsi nei nostri cuori.
 
Alto