Kafka, Franz - Il processo

ayuthaya

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spoiler segnalati ma direi inevitabili

Questo romanzo ha in sé i connotati dell’incubo: in nessun altro modo si potrebbe spiegare che un uomo accetti di essere arrestato, processato e (spoiler) alla fine giustiziato senza alcun motivo. A pensarci bene i sogni sono così: delle cose assurde, inconcepibili in stato di veglia, si realizzano come se fossero la cosa più normale del mondo, al punto che − quando sogniamo − non possiamo fare altro che accettare la realtà così com’è, come se inconsciamente sapessimo che si tratta, appunto, di un sogno e per questa ragione non osassimo ribellarci. L’unica ribellione possibile sarebbe il risveglio: “ah, ecco! Lo dicevo io che non poteva essere... eppure sembrava così reale!”
Mentre leggevo avevo proprio questa impressione: che se mai Josef K. si fosse reso conto che la situazione in cui era incorso era non solo assurda, ma del tutto impossibile, se insomma ne fosse stato pienamente convinto, la cosa sarebbe davvero finita lì: il misterioso tribunale non avrebbe avuto più alcuna presa su di lui, sarebbe rimasto confinato nel regno del sogno, mentre lui − solo − si sarebbe “svegliato”. All’inizio in effetti succede qualcosa di molto simile: K. crede che si tratti di uno scherzo o di un mostruoso equivoco, intuisce che dare peso a un’accusa così infondata è ridicolo e controproducente, e cerca di andare avanti come se niente fosse. E sembra che ci riesca. Non si è svegliato, ma non è stato ancora “afferrato” dal suo sogno: la liberazione sembra ancora possibile.
Ma, giorno dopo giorno, le cose cambiano: a parte lui, tutti gli altri (venuti a conoscenza − chissà come! − del suo processo) non solo non si stupiscono (tutt’altro), ma lo invitano a prenderlo sul serio, a impegnarsi nel tentare di vincere la causa, benché − come ognuno di loro è disposto ad ammettere − sappiano fin da subito che non servirà a nulla. Non esistono regole in questo tribunale: difendersi non è concesso, ma al massimo “tollerato”; ci sono avvocati, ma nemmeno loro sanno di cosa è accusato l’imputato e possono intervenire solo ad interrogatori conclusi; “la graduatoria dei funzionari è infinita e imperscrutabile”, per cui tutti fanno il proprio dovere ma nessuno ne sa davvero qualcosa... nemmeno i giudici, che sono sempre quelli al “livello più basso”, mentre coloro che sono “al vertice” nessuno li conosce né li ha mai visti. Ma la cosa più grave è che non sembra esserci assoluzione possibile: meglio quindi cercare di rimandare la sentenza il più a lungo possibile, secondo la formula del “differimento”...
Eppure, per quanto tutto ciò sia contrario a ogni logica, “l’unica via giusta − gli dice l’avvocato − è quella di accettare le condizioni esistenti, (...) cercar di comprendere che questo grande organismo giudiziario rimane, per così dire, sospeso in perpetuo e, quando si modifichi qualcosa di propria iniziativa, ci si scava il terreno sotto i piedi e si può precipitare.
Ma “accettare le condizioni” vuol dirsi abbandonarsi senza riserve al proprio sogno. Se − riconoscendo l’assurdità della propria situazione e non risolvendosi ad accettarla − il protagonista custodiva e alimentava la propria libertà, lasciandosi aperta la possibilità di “svegliarsi”, adeguarsi alle non-regole di questo gioco significa firmare la propria condanna. Nel momento stesso in cui Josef K. acconsente a prendere sul serio il proprio processo, egli perde la sua innocenza, si rende e si dichiara colpevole.
Questa componente soggettiva e psicologica (che costituisce solo una delle tante interpretazioni possibili) mi ha del tutto affascinato, dandomi la certezza di avere a che fare con un capolavoro assoluto della letteratura. Siamo condotti inesorabilmente verso la fine sentendoci anche noi “soffocare” nelle anguste stanze della cancelleria, osservati, giudicati e (s)consigliati da chi sembra saperne sempre più di noi... la presa di coscienza della nostra impotenza sancisce la nostra impotenza.
Le pagine conclusive sono straordinarie, la “predica” impartita a K. fa venire i brividi... Fra l’altro, a questo proposito, ho trovato divertente e molto interessante il fatto che Kafka (solitamente così enigmatico) ci abbia volontariamente offerto una chiave di lettura per la sua opera, inserendo al suo interno un brevissimo racconto da lui stesso scritto: “Dentro la legge”. Per me, che lo avevo già letto nei Racconti senza che − come è ovvio − mi fosse fornita alcuna spiegazione, è stato bellissimo ritrovarlo qui, commentato da Kafka stesso e messo in relazione con il romanzo, nei confronti del quale si pone quasi come un metaracconto. SPOILER Le ultime parole che il prete rivolge a K. sono insieme l’apice e la conclusione dell’intera opera: “Perchè dovrei volere qualcosa da te? Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai.” E sarà Josef K., ormai tutt'uno col suo incubo, a scegliere di farsi “accogliere”.

Geniale e magnificamente scritto.
 
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isola74

Lonely member
Che bella recensione che hai scritto ayu!!
e sono contesta che sia un po' merito mio la tua scoperta d questo capolavoro, da sempre uno dei miei libri preferiti :)
 

George

New member
La storia può sembrare molto attuale con processi che a volte iniziano proprio come nel libro senza un perché. E stato il primo libro che ho letto di questo scrittore, è un bel libro ma per me è stato un po troppo lento nel leggerlo. Nonostante la lettura un po lenta sicuramente leggero altri libri scritti da Kafka
 

MadLuke

New member
Il simbolismo elevato all'ennesima potenza.

I temi del romanzo sono facilmente individuabili nel mistero e nella mancanza di senso della vita, che non esime però ogni individuo dal sottostare ai complessi e indecifrabili meccanismi della società moderna. La società come espressione della tecnica legislativa come richiama il titolo stesso, ma anche di tutte le leggi e consuetudini che stritolano qualunque desiderio di realizzazione autentica. Di più: distraggono pure dall'adesione ai naturali sentimenti di fratellanza o di amore.
Le minuziose descrizioni delle scene, dei tempi e degli ambienti sono però di un realismo esasperato, che sa da una parte servono a rendere bene l'assurdità del mondo in cui vive il protagonista, a me mi hanno atterrito nella possibilità di comprendere appieno le numerose metafore che vi si celano dietro.
Certo un'opera estremamente impegnativa.
 

bonadext

Ananke
Un romanzo (incompiuto) assurdo, dalla struttura “labirintica”, senza una trama vera e propria, sembra di assistere ad una commedia sulla colpa di esistere! Ma si capisce già dopo le prime pagine la triste sorte del protagonista, che non sarà tutta rose e fiori, il quale è rimasto inconsapevolmente (ma soprattutto senza una logica!) invischiato in un assurdo processo.
I capitoli sono frammentari, alcune parti sono oscure, pregne di simbolismo e dettagli e la lettura può sembrare complessa da decifrare.
Arrivato al capitolo nove, dove compare la parabola “Davanti alla legge”, ho capito di essere di fronte ad un grande pezzo di letteratura, un capitolo veramente spettacolare oltre che essere la chiave di lettura dell'intero romanzo!

Dietro i romanzi incompiuti di Kafka (Il processo, Il castello) c'è chi addirittura ci vede dietro messaggi subliminali o chiavi di lettura poco credibili, ma a mio modesto parere, alla fine il messaggio è la decadenza e la crisi di identità dell'uomo moderno, e si può dire che insieme ad altri grandi scrittori ci ha visto giusto.
 
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alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Commento dal MG - possibili spoiler

Libro difficilissimo - al di là dello stile apparentemente leggero, diciamo pure scarno, in linea con la seppur cruda freddezza degli eventi e dei personaggi, stile che mi è piaciuto molto e mi ha facilitato la lettura - e claustrofobico, elemento che si riscontra anche negli ambienti "fisici". K. è un uomo la cui personalità viene totalmente annullata, tant'è che nemmeno il suo cognome si conosce, e raramente viene pronunciato il suo nome di battesimo, Josef. Forse il processo e il suo culmine è solo l'epilogo di una progressiva spersonalizzazione del protagonista? Io non l'ho trovato distaccato nei confronti del processo né convinto della sua futura assoluzione, per me semplicemente non si è lasciato prendere dalla disperazione ma, al contrario, ha cercato di barcamenarsi, mantenendo un certo sangue freddo, cercando vie d'uscita all'interno di un incubo assurdo e surreale, che ha coinvolto tutti gli aspetti della sua vita. Pochi affetti: Elsa di cui si parla pochissimo, una madre lontana che non vede da due anni, uno zio un po' pedante, la vita di K. è tutta lavoro e carriera e le presunte amicizie sono legate a questi aspetti; una solitudine immensa e forse non percepita la pervade, una noia interiore che sfocia in un fatto eclatante come l'accusa per un reato non commesso e di cui non si conosce la natura. Da quel momento viene avviluppato in un terribile e contorto sogno, che sembra un labirinto senza via d'uscita: forse una metafora della sua vita interiore?
Pensando anche a La metamorfosi (che ho preferito a questo, seppure si tratti di un signor libro, molto significativo), non si può fare a meno di identificare i protagonisti di Kafka nello scrittore: personaggi alienati, dalla mente contorta, probabilmente (nonostante le apparenze, in questo caso) privi di autostima. E', sì, una critica del sistema piuttosto realistica, seppur portata all'eccesso, a suo modo anche ironica, a tratti divertente; una critica amara, forse, nei confronti del mondo intero, dove carnefici e vittime sono spesso un tutt'uno, dove non si capisce qual è la verità e se ce n'è una. O forse è soprattutto la storia di un uomo solo e problematico che, nel finale che purtroppo conoscevo perché avevo incidentalmente letto i vostri spoiler , prova quasi sollievo nel porre fine al processo e alla sua vita, come se, subendo una punizione così terribile apparentemente senza causa, esorcizzasse in qualche modo la colpa di essere al mondo.
Mi hanno incuriosito i capitoli incompiuti: in alcuni K. sembra sognare, ma queste parti sono state per lo più cancellate dall'autore. Forse non voleva creare, nemmeno per un attimo, sollievo nel lettore o forse, scrivendole, gli sembrava di cedere ad una debolezza.
 

Gianmarco

New member
Enigmatico

Indubbiamente un capolavoro. Può essere difficile da apprezzare in quanto, a mio parere, è una lettura piuttosto complicata. Riuscire a scovare tutti i significati nascosti tra le righe diventa quasi un enigma. Tuttavia si riesce a tirar fuori, con un po' di impegno e concentrazione, il significato di fondo del romanzo che a mio parere ben si concilia con la vita dell'autore stesso. Josef K. veste i panni dell'incompreso, dell'emarginato sociale. Sa di non riuscire a trovare un vero posto nella società in cui vive e per questo motivo si sente sotto processo, giudicato per il solo fatto di essere "diverso". Tuttavia il "processo" rappresenta un vero e proprio stato mentale. Nessuno impedisce a Josef K. di vivere la sua vita. Nessuno lo mette in catene. La vera condanna proviene dall'interno, attraverso la consapevolezza dello stato di solitudine ed emarginazione. Il protagonista è circondato da un vero e proprio muro che lo separa dal resto del mondo, soprattutto a livello sentimentale. Josef è colpevole di essere diverso e di esistere, e il vero giudice è proprio se stesso.
 

estersable88

dreamer member
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Il procuratore bancario Joseph K, uomo stimato ed integerrimo, una mattina, al suo risveglio, si ritrova arrestato da due guardie che lo conducono da un ispettore. Ha così inizio uno dei più noti capolavori della letteratura mondiale: “Il processo” di Franz Kafka, libro incompiuto e pubblicato postumo da un amico dell’autore.
“Il processo” racconta la storia di Joseph K, un uomo processato per motivi ignoti da un sistema giudiziario onnipresente, che funziona secondo regole proprie interne ed inesorabili che passano per la corruzione, i sotterfugi, le amicizie influenti. Tutto nel sistema giudiziario è oscuro, grigio, quasi incomprensibile alla mente lucida e razionale di K, che tuttavia non si arrende e cerca in ogni modo di perorare la sua causa, anche chiedendo aiuto ai personaggi più strampalati ed equivoci che abbiano contatti con il tribunale. Siamo così al cospetto di pittori giudiziari, bastonatori, cappellani delle carceri, usceri, avvocati Azzecca Garbugli e chi più ne ha più ne metta, in un bailamme che accresce il senso di angoscia e confusione di cui è pervaso il romanzo. Questa confusione crescente rappresenta, poi, la progressiva perdita di lucidità del protagonista, che per la verità già dall’inizio manifesta segni di contraddittorietà fra pensiero ed azione: K emerge come una figura instabile, mutevole, non in grado di mantenere uno solo dei suoi proponimenti. Il tutto è emblematicamente rappresentato dal suo controverso rapporto con le donne che ora venera, ora scaccia con ira e distacco.
La storia, poi, presenta un evidente paradosso: ad ogni pagina si parla del “processo”, tutti ne sono a conoscenza, ma nessuno, neppure l’imputato, ne conoscerà mai i motivi. Eppure ad un certo punto dell’opera appare chiaro che K sarà irrimediabilmente condannato, nonostante i mille aiuti o stratagemmi che cerca di porre in essere per salvarsi. Il finale, poi, assume una dimensione quasi onirica: data la presenza di numerosi capitoli incompiuti, esso risulta quasi staccato dalla storia e si ha come l’impressione che K stia sognando la fine della sua storia… ma purtroppo non si tratta di un sogno.
“Il processo” non è un libro facile: all’inizio sembra scorrere tranquillamente, ma con il procedere della storia lo stile, di paripasso con la trama confusa, si fa sempre più ingarbugliato. Seguire il filo della trama è complesso, inoltre, per la presenza di numerosissimi personaggi-comparse, non sufficientemente caratterizzati per essere ritenuti importanti nella storia, ma comunque presenti ed, in un certo senso, “disturbanti”. Tuttavia, leggendo con attenzione, non sarà difficile trovare messaggi importanti sulla giustizia, sulla corruzione, sul paradosso della ineluttabilità di certi destini assurdi… e non sarà poi così difficile adattare queste considerazioni alla nostra società.
Questo libro, nonostante la sua difficoltà, mi è piaciuto molto e sarei stata davvero curiosa di leggerlo compiuto: mi oltre alla curiosità di conoscere altri dettagli sulla storia di K, mi sarebbe piaciuto capire quanto dell’estrema confusione presente nella storia è dovuto alla stesura non definitiva del manoscritto e quanto, invece, è voluto dall’autore. Ma, se penso che Kafka avrebbe voluto che questo manoscritto fosse distrutto, beh… meglio leggere questo romanzo incompiuto che non leggere nulla!
 

Roberto89

Active member
Surreale.

Credo sia il termine più adatto a questo romanzo, a prescindere dalla connotazione positiva o negativa, che è soggettiva.

K. è un personaggio del tutto particolare, e vive in un mondo anch'esso particolare. E' un personaggio complesso e incomprensibile nel contempo, un uomo sottomesso alle stranezze della vita che combatte per le cose sbagliate; un uomo amato e rispettato, ma di cui in fondo sembra non importi niente a nessuno. E però non si può dire che sia un uomo insignificante, escluso, incompreso, perché le sue scelte sono in netto contrasto con quel genere di uomo.

Difficile dare un giudizio complessivo. La trama è volutamente poco profonda, ingarbugliata; a questo si aggiunge il fatto che il romanzo non è completo (e di questo non si può rimproverare né l'autore, né il romanzo stesso). I personaggi sono irreali, solo abbozzati, le donne relegate a una funzione di "oggetto". Da questa premessa ci si aspetterebbe che l'autore si concentri principalmente sulla psicologia dei personaggi, e invece è proprio su questa che il lettore non può fare affidamento. Non si fa in tempo a farsi un'idea di un personaggio che subito questa viene quasi totalmente smentita.

In conclusione, il romanzo non mi è piaciuto molto, ma nemmeno posso dire che non mi sia piaciuto. Il tono del racconto mi sembra un po' pesante (la lettura è stata poco scorrevole), ma tutto sommato offre degli spunti riflessivi non indifferenti sulla natura umana e sul mondo che ci circonda.
Non lo consiglierei come lettura-svago, piuttosto come lettura profonda, portata forse avanti lentamente, in coppia con la biografia dell'autore.

Voto: 3/5
 
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