Abdolah, Kader - Il sentiero delle babbucce gialle

estersable88

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Sultan Farahangi, famoso cineasta iraniano rifugiato in una fattoria della campagna olandese, si immerge nei ricordi per riannodare i fili della sua avventurosa esistenza e raccontarla in una catena di storie seguendo le orme di Sherazade. Un viaggio nella memoria che come d'incanto ci trasporta nell'antica città di Arak, divisa fra tradizioni secolari e la forzata modernizzazione a stelle e strisce con cui lo scià, nel secondo dopoguerra, importa la gomma da masticare e il seducente mondo del cinema. Figlio di una nobile famiglia di commercianti di zafferano e cresciuto in un castello fiabesco, tra gli spiriti tutelari del nonno, le lotte femministe della cugina Akram jun e l'amicizia del feroce bandito Hushang Braccio Mozzo, Sultan comincia a osservare il mondo fuori con il cannocchiale dell'alta torre dove ama rifugiarsi. Scopre così quella vocazione che lo condurrà alla scuola di cinema di Teheran e poi a intrecciare il suo destino con quello della regina Farah Diba e dell'ayatollah Khomeini, a interrogarsi sulla libertà dell'arte e sull'etica del sacrificio per una causa, a subire il carcere politico e a trovare la via di fuga per la vita in Europa. Fondendo realtà, mito e fiaba orientale con raffinatissima grazia poetica, Kader Abdolah rievoca l'antica Persia e i mutamenti che l'hanno travolta in un romanzo di formazione che è in realtà un viaggio interiore alla ricerca di sé, delle proprie radici di uomo e di artista. Il percorso pieno di nostalgia di un migrante d'eccezione per mappare i sentieri che la vita gli ha offerto e ricomporre attraverso la letteratura il disegno di un'esistenza destinata a farsi ponte tra due mondi.

Il sentiero delle babbucce gialle è un libro inconsueto, molto particolare e a tratti magico. La magia compiuta da questo libro sta nell'aver trovato il giusto equilibrio fra antico e moderno, fra fiaba persiana alla Mille e una notte, romanzo storico e autobiografia di un Paese politicamente instabile. E' il racconto della vita di un uomo che passa attraverso varie fasi della modernità e della storia del suo Paese fino ad essere costretto a fuggire per salvarsi da se stesso. Un uomo, Sultan Farahangi, guidato da due forze concordi e potentissime: il suo Jin e la sua videocamera. Il primo è l'entità (nel suo caso buona) che lo guida nelle scelte e nelle incertezze, la seconda è la sua musa, la sua ragione di vita, la sua ancora di salvezza. Tutte le scelte (tante, rischiose ed apparentemente folli) che farà saranno guidate dalla voce interiore del suo Jin e votate all'obbedienza alla sua cinepresa. E di scelte Sultan si troverà costretto a farne tante, alcune delle quali rischieranno di costargli la vita, la libertà, l'amore di una donna. E forse solo ora che è ad un capolinea, ad una sosta più lunga del suo andare, ora che è in salvo e si appresta a vivere un'altra fase della sua vita può riflettere sulle scelte passate. Lo fa in un libro che scrive in una lingua semi-inventata e che qualcun altro dovrà tradurre. Lo fa lui che può perché in realtà non esiste, è solo il frutto della fantasia di Kader Abdolah, lo fa lui invece dell'uomo a cui questa storia è ispirata e dedicata, Said Sultanpur, poeta, drammaturgo e cineasta iraniano giustiziato nel 1981.
Il sentiero delle babbucce gialle è un libro peculiare, delicato e appassionante che ci ammonisce sul bisogno di non esprimere facili giudizi sulle scelte altrui perché nessuno di noi, dall'esterno, può sapere da cosa siano state dettate. E' un libro coraggioso che è riuscito ad unire due anime dello stesso popolo, quella antica e quella moderna, in un mix affascinante e significativo. È un romanzo importante perché ci dà gli spunti giusti per approfondire la storia e la cultura di un Paese, l'Iran, così chiacchierato, spesso temuto, ma poco conosciuto.
 

Shoshin

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Elisabetta Svaluto Moreolo è la traduttrice ufficiale di tutti i romanzi di Kader Abdolah.
In questo incontro radiofonico racconta la sua esperienza con la verità e la forza dei romanzi del grande scrittore iraniano che da sempre ha scelto di raccontare le sue storie in olandese...
La lingua della libertà,
"l’unica nella quale poteva esprimersi: la sua madrelingua, il farsi era inquinata dall’uso che ne faceva il clero, che “l’aveva sequestrata”, trasformandola nella lingua del potere, dell’oppressione, del terrore e della negazione di ogni libertà civile”.

https://youtu.be/y6JmMntfk14


Kader Abdolah sarà il faro delle mie letture.È già da tempo che ho raccolto tutti i suoi romanzi,ai quali
dedicherò questo anno.
 
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