296° MG - Io, Monna Lisa di Natasha Solomons

Shoshin

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Finora hai ammirato il mio sorriso.Adesso ascolta la mia voce. Firenze, 1504. A cinquantuno anni, con addosso una corta tunica di colore rosato e un mantello di velluto verde, Leonardo da Vinci incarna in tutto e per tutto il rinomato artista che da Milano è piombato fra i tradizionalisti repubblicani fiorentini, con le loro vesti lunghe e semplici e i capelli tagliati corti. Nel suo studio, tra disegni sparpagliati ovunque, garzoni che macinano pigmenti, mecenati e muse scontente, prende vita, pennellata dopo pennellata, il ritratto di Lisa del Giocondo, la graziosa moglie di un mercante di sete. Ma la figura che affiora dalla tavola di pioppo, il suo sorriso, soprattutto, non hanno molto a che fare con la modella in posa davanti al cavalletto. Come Prometeo, Leonardo ha infuso nella sua opera migliore il fuoco della vita, e ora Monna Lisa ha un’anima propria che le consente non solo di percepire tutto ciò che la circonda, ma anche di farsi sentire dal suo creatore, a cui la lega un amore assoluto. Per anni da Vinci e il suo dipinto peregrinano da una città all’altra, incapaci di vivere l’uno senza l’altro, fino a quando la morte dell’artista non giunge a separarli, lasciando l’opera in balia di un incerto destino. Cinquecento anni dopo, Monna Lisa osserva il mondo dalla sua prigione di vetro al Louvre, visitata ogni giorno da migliaia di turisti disposti a fare ore di coda solo per guardarla a bocca aperta. È considerata l’opera d’arte più celebre del mondo, ma nessuno conosce il segreto della sua esistenza. Eppure, le sue avventure meritano attenzione, poiché ha vissuto molte vite ed è stata amata da imperatori, re e ladri. È sopravvissuta a rapimenti e aggressioni, a una rivoluzione e due guerre mondiali. E ora vuole solo raccontare la sua storia, una storia di rivalità, intrighi e potere. Ma anche una grande storia d’amore, la storia di ciò che siamo disposti a fare per coloro che amiamo. Ispirandosi all’opera più iconica della pittura mondiale, Natasha Solomons, già acclamata autrice dei Goldbaum, conduce il lettore dall’abbagliante mondo degli studi fiorentini alle corti francesi di Fontainebleau e Versailles, fino al ventesimo secolo. Tra geniali invenzioni, pericoli di ogni genere e ambigui personaggi disposti a tutto pur di possederla, Monna Lisa passerà di mano in mano, diventando protagonista di un’incredibile avventura e insostituibile testimone della storia dell’umanità.

«Nel suo nuovo, frizzante romanzo Natasha Solomons dona alla Monna Lisa il potere della parola, rendendola fantasiosa narratrice della sua stessa storia». The Times

«Una meravigliosa storia che parla di arte, ma anche di ossessione, amicizia e amore. Ho amato questo romanzo». Jillian Cantor

«Un tour-de-force letterario splendidamente scritto». John Ironmonger

Inizieremo assieme a Qweedy e Monica la lettura di questo romanzo dalla trama affascinante...
Proprio come lo sguardo della Monna Lisa che vive nei nostri occhi da sempre.
 

qweedy

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... Vasari pone l’accento sulle sopracciglia e le ciglia della donna – «le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali» o_O

Mi ha colpito molto questa frase, perché non avrei mai immaginato che un pittore si ponesse questo tipo di scrupolo nel disegnare le sopracciglia! Immagino quante riflessioni allora ci siano dietro la scelta di ogni singolo dettaglio del quadro!

Ho letto il Prologo, originale l'idea di raccontare dal punto di vista di Monna Lisa lo svolgersi dei fatti. E dei secoli, immagino.
Leggere di una Monna Lisa che ama Leonardo ("Sono tua") mi ha fatto sorridere.
 

Shoshin

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Inizio stasera.
E mi piace pensare
di ascoltare Monna Lisa
attraverso la voce
di una grande attrice che non c'e' più.
Valentina Cortese.
Si.La immagino con questa
voce.
E voi?
 

Shoshin

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In principio era Lisa, ma il gesto artistico e il tempo che impiegò il Maestro per terminare il suo più importante dipinto, la trasformarono in qualche cosa di diverso e quel volto enigmatico rappresenta ancora oggi il senso della sua trasformazione. Spesso mi sono chiesta "Se questa donna potesse parlare cosa direbbe di Leonardo?" Ecco questo libro forse mi aiuterà a riempire il vuoto di una domanda che mi portavo dentro da tempo.
E di certo vorrò ascoltare il suo racconto.
 

qweedy

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Inizio stasera.
E mi piace pensare
di ascoltare Monna Lisa
attraverso la voce
di una grande attrice che non c'e' più.
Valentina Cortese.
Si.La immagino con questa
voce.
E voi?
Ho riascoltato la voce di Valentina Cortese e, hai proprio ragione, è davvero perfetta come voce di Monna Lisa!
Però più che una voce, leggendo questo libro io vedo scorrere le immagini della serie televisiva con protagonista Aidan Turner:


Sarà che non conoscevo la vita di Leonardo, vedendo le puntate in tv mi si è aperto un mondo... e lo ritrovo anche qui, in questo libro.

“Quando dipingo, dipingo due cose. Dipingo un uomo o, in questo caso, una donna. Ma dipingo anche una mente: la mia mente, le mie idee. Questo quadro non ritrae soltanto voi, ma anche la mia mente e le mie idee. Quella parte vi apparirà estranea poiché non siete voi, sono io”...

Mi ha colpito la spiegazione di Leonardo, sul motivo per cui il ritratto può anche non piacere alla persona raffigurata, che magari non si riconosce, o si riconosce solo in parte nell'immagine dipinta.
 

qweedy

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Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì (Oreno, 1480 - Milano, 1524. Morì di morte violenta, forse un colpo di archibugio) era entrato da bambino, all’età di dieci anni, come allievo nella bottega di Leonardo da Vinci, a Milano. Chiamato “Salaì” (forma contratta di Saladino, che significa diavolo) per via del suo carattere “ladro e bugiardo”, era un abile copista e gestiva gli affari di Leonardo.
Probabilmente fu amante di Leonardo per un certo periodo, e certamente suo ispiratore per alcuni ritratti.

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qweedy

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Mi potete aiutare? Cecco e Salaì sono due personaggi reali?
Anche Francesco Melzi (Milano, 1491 – Vaprio d'Adda, 1570) è reale, appartenente a una nobile famiglia milanese, allievo a 15 anni di Leonardo e poi pittore a sua volta. Gli rimase accanto per tutta la vita, seguendolo anche in Francia. Il suo stile pittorico fu molto fedele a quello del maestro, alcune opere gli sono state riconosciute solo recentemente, attribuite prima invece a Leonardo.

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L'imitazione dello stile pittorico era importante per tutte le botteghe d'arte in quanto spesso i maestri rifinivano solo gli ultimi particolari di un quadro per le troppe committenze importanti che ricevevano; nessun artista per quanto grande, avrebbe altrimenti potuto rspettare i tempi di consegna e pertanto erano sempre i discepoli ad eseguire gran parte del lavoro. Appena acquisita la pratica in genere però, l'allievo si distaccava e si allontanava dalla bottega per poter realizzare uno stile proprio. Ebbene, non solo il Melzi, ma anche tutti gli allievi di Leonardo pur aprendo attività proprie, per tutta la vita restarono sempre intrappolati nello stile pittorico inconfondibile del genio fiorentino.
 

Shoshin

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«Le scienze che sono imitabili sono in tal modo, che con quelle il discepolo di fa equale allo auttore, e similmente fa il suo frutto. Queste sono utili allo imitatore, ma non sono de tanta eccellenzia, quanto sono quelle che non si possono lasciare per eredità, come l'altre sustanzie. Infra le quali la pittura è la prima; questa non s'insegna a chi natura nol concede, come fan le matematiche, delle quali tanto ne piglia il discepolo, quanto il maestro gli ne legge. Questa non si copia, come si fa le lettere, che tanto vale la copia quanto l'origine. Questa non s'impronta, come si fa la scultura, della quale tal è la impressa qual è la origine in quanto alla virtù de l'opera. Questa non fa infiniti figlioli come fa i libri stampati. Questa sola si resta nobile, questa sola onora il suo autore, e resta preziosa e unica, e non partorisce mai figlioli eguali a sé.» - Leonardo da Vinci
 

Shoshin

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"Venite a vedermi. Guardatemi.
Ma ricordatevi, io vi guarderò. "

Molto bello, grazie Shoshin
Penso tu abbia già finito.
Io mi sono fermata per qualche
giorno.
Il tempo non mi appartiene quasi più.
Vorrei leggere con il ritmo vostro.
Comunque sono contenta ti sia piaciuto.
Io continuerò a lasciare i miei pensieri man mano che vado avanti.
 
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