Calvino, Italo - Palomar

Palomar, dapprima in vacanza, poi in città ed infine immerso nei suoi silenzi, conduce per mano il lettore illustrandogli un nuovo metodo di approccio al mondo.
Influenzato certamente dalla poetica osservativa di Francis Ponge, Calvino dà a Palomar non la capacità di guardare, bensì la voglia di farlo. Ed è attraverso le sue osservazioni forzate fino al più piccolo particolare che Calvino conduce il lettore verso aspetti diversi dell'esistenza: dalla più banale delle cose, come il riflesso del sole sul mare, sino ai più affascinanti misteri quali le iscrizioni tolteche a Tula in Messico...
Palomar ha una moglie ed una figlia girovaga per il mondo, non ha molta familiarità con la specie umana, non sembra avere molti conoscenti e ha il vizio di non parlare; è insomma, un taciturno e un solitario, più portato alla riflessione che allo scambio.

da Wikipedia

E' un libro sottile, sia per spessore che per contenuti. Il metodo analitico di esaminare la realtà utilizzato dal sig. Palomar può risultare a tratti noioso, ma se si ha la pazienza di seguire con attenzione i suoi ragionamenti si potrà apprezzare la semplicità su cui alla fine essi si basano e a cui essi ritornano. E' un personaggio molto complesso in cui per molti aspetti mi sono riconosciuto. All'inizio l'idea di Calvino era di creare 2 personaggi, Mohole e Palomar, che dialogassero tra loro, ma non fu mai realizzato, come spiega lo stesso autore:

La prima idea era stata di fare due personaggi: il signor Palomar e il signor Mohole. Il nome del primo viene da Mount Palomar, il famoso osservatorio astronomico californiano. Il nome del secondo è quello di un progetto di trivellazione della crosta terrestre che se venisse realizzato porterebbe a profondità mai raggiunte nelle viscere della terra. I due personaggi avrebbero dovuto tendere, Palomar verso l’alto, il fuori, i multiformi aspetti dell’universo, Mohole verso il basso, l’oscuro, gli abissi interiori. Mi proponevo di scrivere dei dialoghi basati sul contrasto tra i due personaggi, uno che vede i fatti minimi della vita quotidiana in una prospettiva cosmica, l’altro che si preoccupa solo di scoprire cosa c’è sotto e dice solo verità sgradevoli...
Solo alla fine ho capito che di Mohole non c’era alcun bisogno perché Palomar era anche Mohole: la parte di sé oscura e disincantata che questo personaggio generalmente ben disposto si portava dentro non aveva alcun bisogno di essere esteriorizzata in un personaggio a sé...
Rileggendo il tutto, m’accorgo che la storia di Palomar si può riassumere in due frasi: “Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”


Alcuni capitoli li ho trovati ricchi di spunti di riflessione e ironia, altri meno, ma rimane nel complesso una lettura interessante.
 

Masetto

New member
Io non son riuscito a finirlo: l'ho trovato troppo simile ad altri lavori di Calvino e troppo lento e ripetitivo nelle diverse situazioni dei vari capitoli. In alcuni c'è solo questo meccanismo di "scavo" progressivo e minuzioso d'un determinato aspetto delle cose, ma senza alcuna intuizione nuova o "poetica". Sono sempre dell'idea che Calvino abbia scritto troppi libri...
Un capitolo che m'è piaciuto è quello dei merli.
 

pigreco

Mathematician Member
Ogni volta che termino un romanzo di Calvino mi convinco sempre di più che sia stato il più grande letterato italiano del '900. Uno scrittore sublime, un innovatore, un genio della letteratura, profondo, scorrevole, ironico, divertente, triste, realista, fine osservatore, inarrivabile narratore. Questi brevi racconti sono degli spaccati di vita quotidiana semplicemente sublimi. Neanche da dire che consiglio a chiunque questa breve lettura.
 

Ugly Betty

Scimmia ballerina
Devo essere sincera, a me questo libro non è proprio piaciuto! Io e Calvino non siamo mai andati d'accordo!
 

Cold Deep

Vukodlak Mod
Libricino che raccoglie le riflessioni di Palomar, questo personaggio che segue per itinerari lo stesso Calvino. Se inizialmente possono far sorridere le continue astrazioni e perdite di pazienza che colpiscono Palomar, pian piano assistiamo ad una sua evoluzione filosofica che lascia un personaggio dotato di una grande sensibilità con un occhio attento sul mondo e sul modo di rapportarsi ad esso. Da leggere.
 

Spilla

Active member
Copio e incollo il mio commento dal mg:

In Palomar ho ritrovato il Calvino degli ultimi libri che ho letto, ossia Marcovaldo, Se una notte d'inverno un viaggiatore e Le cosmicomiche. C'è il gusto un po' poetico delle piccole cose che caratterizza il primo, l'incredibile capacita di usare il linguaggio per costruire e smontare del secondo, l' attenzione scientifica che poi diventa invenzione del terzo.
Però mancano la magia, il romantico, la fanatsmagoria che là c'erano.
Ci ho visto di più lui, Calvino. Un Calvino invecchiato, parecchio disilluso (dalle persone ma forse anche dalla letteratura stessa), attento a guardarsi dentro, pur partendo sempre da oggetti esterni.
Un uomo che sembra non sapere piu cosa attendere, cosa sperare, e che trova, però, ancora la voglia di osservare il mondo, questo ricchissimo forziere di piccole cose da esaminare da vicino, pur sapendo che l'indagine alla fine non porterà a nulla.
È un libro magistrale, bellissimo, in cui tutti, penso, possono trovare qualcosa di sé. Ma è anche un libro amaro, quasi un commiato al mondo.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Altro libro letto insieme, in MG, e quindi ecco il link dove ci sono i miei commenti più dettagliati (ma non solo i miei)
http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php?t=22230

Però ho piacere a farvi sapere che la parte finale l'ho adorata, è più riflessiva, mentre all'inizio non ero riuscita a stabilire un contatto particolare con il protagonista per le troppe parti descrittive che io di solito non preferisco, perciò consiglio a chi dovesse avere il mio stesso problema di proseguire perché ne vale davvero la pena :wink:.
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Se si guarda troppo attentamente, con cura e profondità, per paradosso ci si estranea dalla realtà, dalla frenesia, dalla superficialità, si diventa sempre più consapevoli ma anche più isolati. Questo è il destino di Palomar, la sua sensibilità verso tutto ciò che lo circonda, il suo voler conoscere e capire, il suo sguardo curioso e riflessivo, la sua sincerità ed essenzialità lo portano ad un finale in cui è costretto a imparare a vivere come se fosse morto.
 
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