Swift, Jonathan - I viaggi di Gulliver

Lucripeta

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Quando un autore tiene veramente all'opera sulla quale lavora infonde in essa tutto il suo essere: il suo pensiero, la sua vita, le sue speranza e delusioni...

Swift teneva sicuramente a questo libro.

Se dinanzi ad occhi distratti, o quantomeno poco interessati, si para una storia nel complesso originale, fluida e divertente, al lettore che decide di dare piena fiducia al libro si svela una metafora del mondo come Swift lo concepiva, inserita in una cornice straordinaria. Tant'è l'avventura di Gulliver.

La mera trama quindi è già di per se bellissima; presenta avventure e risvolti, tanto da non risultare mai noiosa e ripetitiva.

Il personaggio è poi qualcosa di pulsante, cresce attraverso l'opera, lo si sente vivo, ad un certo punto non ci si stupirebbe di trovarselo davanti che vi saluta levandosi l'immancabile cappello ed eseguendo un profondo inchino. Ha dei modi particolarissimi, rispettosi e talvolta un pò pomposi, come d'altronde a quel tempo si usava, ma si rivela uomo di ingegno eclettico, conoscitore delle scienze nautiche e mediche, sempre preso dalla brama di conoscenza a modo del miglior modello illuminista. La stessa sete di conoscenza lo porta alla brama di avventura in un mondo sconosciuto, ma non è un desiderio chiassoso, al pari di coloro che semplicemente per noia alla vita urlano la loro rabbia con imprese eclatanti, in lui è puramente una necessità interna che va soddisfatta, e al pari del bere o del mangiare, con naturalezza ed in silenzio.

Lo stile di scrittura è leggero e scorrevole, i dialoghi reali, la sintassi precisa.
La parlantina è tipica del periodo di concepimento dell'opera e risulta molto piacevole.
A raccontarci la storia è lo stesso Gulliver.
La struttura è uguale per le quattro parti in cui è diviso il libro e comprende: l'arrivo del protagonista, il suo ambientamento, la descrizione dei costumi, dei modi, delle tradizioni del luogo in cui si trova, scorci della sua vita e infine l'addio alla terra.

Come si diceva all'inizio quindi Swift ricreò nell'opera ciò che vedeva attraverso i suoi occhi.
Suo malgrado egli vedeva una società abietta e vile e così, in un modo o nell'altro, ce la ripropone.
L'autore era maestro di satira e spesso si "assisterà" a situazioni paradossali e umoristiche(dove umoristiche ha significato diverso da comiche).
Gulliver ancora di più in queste è uomo tangibile, talvolta dice e pensa stupidaggini e ha i suoi difetti; egli ne è pienamente cosciente, è però presente in lui una forte volontà implicita di migliorarsi, certamente non per mostrare al mondo di qual essere ci debba compiacere, piuttosto per sottrarre a questi un miserabile.


Non va letto assolutamente tutto di un fiato perchè sarebbe pari al bere il miglior nettare quando non se ne ha più voglia.

Per me in sostanza un capolavoro.



Lucripeta dixit
 

Masetto

New member
<< E’ paradossale che la più elaborata e crudele delle satire contro il genere umano abbia avuto immensa fortuna come libro di amena lettura e sia divenuta, con gli opportuni tagli, uno dei classici della letteratura per l’infanzia. >> dall’ Enciclopedia Europea Garzanti.

Questo è un romanzo che colpisce; impossibile restare indifferenti. Il pessimismo di Swift, la sua intransigenza morale, l’accanimento con cui denuncia vizi e difetti dell’uomo sono davvero sconfinati. Via via che si prosegue nella lettura, nessun aspetto delle nostre esistenze sfugge alla sua implacabile condanna: politica, filosofia, scienza, società, tutte le principali attività nell’uomo, il nostro stesso corpo e le sue funzioni naturali producono nell’autore un disgusto così grande che può bene riassumersi in questa frase: “la razza umana è la più perniciosa e abominevole razza di insettaglia cui la Natura abbia permesso di strisciare sulla faccia della terra”.
Non voglio addentrarmi in una discussione su quanto questa sua visione delle cose sia veritiera; mi limito a dire che certi passaggi al vetriolo, per esempio laddove denuncia le guerre, la spietatezza di re e governi, la corruzione e l’egoismo dilaganti nella società, sono sciaguratamente fin troppo attendibili e raggiungono una sinistra e tragica grandezza; quando invece Swift attacca incondizionatamente la scienza o scrive che i medici, pur di non ammettere d’aver sbagliato una previsione, sono dispostissimi ad ammazzare un paziente, sembra di ascoltare un pazzo.
Va anche notato che lui dell’uomo sembra vedere solo i mali, e che nel libro non trovano quasi nessuno spazio sentimenti di generosità e altruismo.
Per quanto riguarda lo stile, è innegabile che Swift è un grandissimo scrittore e un genio della satira. In particolare le prime due parti del libro, decisamente le migliori, sono splendide. La fantasia, l’attenzione al particolare, la capacità di rendere credibili e quasi vive davanti ai nostri occhi le varie situazioni, la straordinaria naturalezza con cui le idee e il sarcasmo dell’autore emergono dalla narrazione, i sottili rimandi interni, la modernissima intuizione del relativismo delle nostre convinzioni, sono senza prezzo.
Ricordo ad esempio il documento con cui l’Imperatore di Lilliput condanna Gulliver, nel quale la malizia, il travisamento della realtà, il machiavellismo con cui i grandi re della Terra danno colore legale alle loro nefandezze è reso con un’ironia tanto sottile quanto agghiacciante. Splendida poi per il realismo dei particolari e il dominio assoluto con cui Swift maneggia la sua materia fantastica è pressochè tutta la seconda parte, quella dei giganti, da cui riporto un passo:
Atterrito e confuso com’ero, mi perdevo in queste riflessioni, quando uno dei mietitori giunse a meno di dieci metri da me. Sapevo ormai che alla prossima mossa sarei stato schiacciato dal suo piede o tranciato dal suo falcetto per cui, quando quello stava per muoversi, gridai con quanta forza avevo in corpo. Al che quella creatura colossale si fermò di colpo, osservò tutt’intorno per un po’, finché mi vide acquattato per terra. Mi osservò con la cautela di chi cerca di acchiappare un qualche animaletto pericoloso evitandogli di mordere o di graffiare, come mi è capitato di fare con le donnole in Inghilterra. Alla fine si azzardò a prendermi dal di dietro, stringendomi la vita fra il pollice e l’indice, portandomi all'altezza dei suoi occhi e a una distanza di tre metri da essi, per potermi vedere meglio.
Capii al volo la sua intenzione e per fortuna ebbi la presenza di spirito di non dibattermi mentre mi sollevava in aria, quantunque mi stringesse forte ai fianchi per paura che gli scivolassi fra le dita.
Osai solo alzare gli occhi al cielo, giungendo le mani in atto supplichevole, pronunciando poche parole in tono umile e implorante, adatto alla condizione in cui mi trovavo, perché sentivo che in ogni momento mi avrebbe potuto sbattere per terra, come in genere si fa con certi animaletti rabbiosi che si vuole ammazzare. Per fortuna, lui sembrò attratto dalla mia voce e dai gesti e cominciò a guardarmi più con curiosità che con sospetto, meravigliato di sentirmi articolare la voce in parole che pure non poteva comprendere.
 

Dorylis

Fantastic Member
Letto in corriera oggi, bellissimo! Come dimenticare i commenti della mia prof di inglese al liceo? Una grandissima satira dell'Inghilterra e dei suoi costumi sotto forma di un piacevole racconto di avventure! Consigliato!!!
 

Brethil

Owl Member
Ho sempre pensato a questo libro come ad un romanzo di avventure adatto anche ai bambini, idea preconcetta che mi ero fatta forse perchè conoscevo la trama solo a grandi linee. Oppure perchè come ha riportato Masetto, con i dovuti tagli e aggiustamenti, può essere reso leggibile anche dai bambini.
Potete immaginare la mia sorpresa nel trovarmi invece di fronte a 300 pagine di metafore e non tanto velati riferimenti a quella che era la situazione storica contemporanea al suo geniale autore.
Per poter meglio capire il contesto e le modalità in cui questo libro è stato pubblicato per la prima volta, le note a piè di pagina e l'introduzione sono state per me fondamentali, anche perchè mi ricordavo ben poco della lotta interna che divideva l'Inghilterra nel XVII-XVIII secolo.
In definitiva il libro mi è piaciuto molto, in particolare il secondo e l'ultimo capitolo sono quelli che ho preferito.
 

Kodiak

New member
Ho letto il libro qualche mese fà e mi è molto piaciuto. Scorrevole e divertente. E per quel che riguarda la politica e gli uomini, ancora molto attuale.
Ciao!:wink:
 
"Appena varcai la soglia di casa, mia moglie mi strinse tra le braccia e mi baciò, e io, che per tanti anni non ero stato più avvezzo al contatto di quel ripugnante animale, ebbi un deliquio che durò per quasi un'ora"

Gulliver al ritorno dalla terra degli houyhnhnm.
 

white89

InLove Member
Un libro che mi ha particolarmente colpito..anche io, pur conoscendo i risvolti satirici dell'opera, travisata dalla tradizione di considerarla lettura per l'infanzia, non mi aspettavo di trovare un libro così intenso.
Invece ogni frase offre grandi spunti di riflessione, e certe scene sono davvero esilaranti.
I primi due capitoli mi hanno messa a disagio, a volte non ci rendiamo conto di come i punti di vista, il senso comune influenzino le nostre impressioni su ciò che ci circonda.
Quando Gulliver si trova fra i giganti è schifato dalle loro dimensioni, dai pori della pelle, dai peli, dagli odori, (per non parlare dei seni mostruosamente grandi che lo terrorizzano! :mrgreen: ), per poi rendersi conto che per i Lillipuziani doveva esser lui quel mostro orribile!

Gli ultimi due capitoli sono invece molto più diretti e spietati contro l'intero genere umano con le sue debolezze e corruzioni, e il tutto sfocia in un pessimismo assoluto in quanto Swift non offre alcuna soluzione a tutto ciò; infatti, il mondo dei Cavalli (quella parola non la saprò mai scrivere!! :W ) pur proponendosi come miglior mondo possibile risulta troppo inverosimile per essere assunto a soluzione o modello da seguire.

Un'ultima considerazione, come già detto da altri prima di me: questa lettura è ancora attualissima!!
Quindi promosso a pieni voti e straconsigliato!!
 

velmez

New member
infatti io non lo definirei un libro per ragazzi...

il terzo capitolo è quello che mi è piaciuto di più!! con Laputa (qui Miyazaki perde il primato!) e Balnibarbi dove gli accademici-inventori che fanno ricerche assurde lasciando andare in rovina il Paese!!

mi ha un po disgustato l'ultimo capitolo, invece...

ho scoperto poi, navigando in internet alcune curiosità: il libro è stato ripreso da moltissimi autori, scrittori, animatori, registi...

- Nel film Il dottor Stranamore (1963) di Stanley Kubrick, l'immaginaria base missilistica sovietica di Laputa viene indicata come obiettivo di attacco primario per il B52 del maggiore Kong.


- Nel film d'animazione Laputa: castello nel cielo (1986) di Hayao Miyazaki, il nome dell'isola di Swift viene attribuito a una misteriosa isola volante.

- Yahoo è il nome dato da Italo Calvino ad una delle città infernali del suo libro Le città invisibili.

- Secondo il dizionario della pronuncia inglese edito dall'Università di Cambridge la parola Houyhnhnm va pronunciata /ˈhwɪnəm/[1]. Essa imita in modo evidente il nitrito del cavallo[2].
 

Mofos 4ever

New member
E' un libro che mi ha colpito molto. quando lo comprai, pensai che sarebbe stata una lettura "scorrevole", pensavo fosse un normale romanzo di avventura.
Quando lo iniziai capii che mi sbagliavo! Ogni pagina faceva nascere una nuova riflessione,un nuovo pensiero; in fondo non è una latttura poi così semplice.
Sinceramente, il capitolo che mi piacque maggiormente fu il quarto, perchè lo trovo il più affascinante e "strano"(non che delle persone piccolissime, dei giganti o delle città volanti siano comuni, però . . .).
 

Holly Golightly

New member
(pensavo di aver già scritto qualcosa, me ne sarò dimenticata :D)
L'ho letto qualche mese fa credendo che fosse poco più di un romanzo per bambini. E mai pregiudizio fu più sbagliato: romanzo geniale, satira geniale. Sebbene i primi due libri siano i più celebri, credo che la parte più bella sia il quarto libro, il viaggio nel mondo degli Houyhnhnm. A una prima lettura avevo creduto anche io che la critica fosse tutta incentrata sulla brutalità degli Yahoo contro la pura ragione degli Houyhnhnm (ci ho messo un mese per imparare a scriverlo XD), alla seconda rilettura questa certezza crolla: la ragione è ipocrita, Gulliver non è più un narratore affidabile come vorrebbe farci credere, gli Yahoo non sono brutali per loro natura, ma solo privi di qualsiasi cultura/educazione. Insomma, per me il IV libro è una delle cose più geniali dell'intera letteratura inglese :)
 

Nefertari

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L'ho finito un paio di giorni fa e devo dire che mi ha veramente colpito. Anch'io, come molti, lo immaginavo un libro da leggere velocemente e adatto ai ragazzi, invece mi ha coinvolto moltissimo e l'ultima parte mi ha fatto apprezzare ancora di più gli animali. Come dico sempre: sono migliori degli uomini.
Lo consiglio
 

Tom Joad

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Finito ieri!!!!Bel libro con storie affascinanti e fantastiche ma che riesce a fare ironia e un esame della società. Sarebbe meraviglioso trovare nel mondo luoghi dove ci possono regalare le atmosfere che l'autore ci regala. Libro che una vota in più ci fa scoprire la magia della lettura.

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Valuzza Baguette

New member
Lemuel Gulliver è il terzo di cinque figli,e diventa chirurgo,per passione studia l'arte della navigazione e questo,unito alla sua profession lo porterà ad allontanarsi dalla sua casa,dalla moglie e dai figli,spinto dall'innata voglia di scoprire nuove terre,nuove usanze e nuovi popoli.
Il 4 maggio 1699 al largo delle Indie Orientali una tempesta investe la nave su cui è imbarcato come chirurgo,la nave affonda ma Gulliver riesce a mettersi in salvo a bordo di una scialuppa;purtroppo anche questa piccola imbarcazione ha la peggio rispetto alla furia del mare e si rovescia.
Gulliver si risveglia stordito e legato,anche i capelli sono ancorati al suolo da piccole funi e scorge una creatura di fattezze umane ma alta solamente sei pollici armata di arco e frecce.
Ben presto scopre di essere approdato in un paese sconosciuto,Lilliput,abitato da questi piccoli uomini e ne impara usanze e costumi,lingua compresa.
Tra tante disavventure e incidenti Gulliver scoprirà vari popoli,in varie parti della terra,i piccoli lillipuziani,un popolo di dimensioni gogantesche,isole fluttuanti e molte altre stranezze.
Un romanzo che è prima di tutto una critica ai vizi e alle debolezze del genere umano,ma che erroneamente è scambiato solamente per un racconto per ragazzi.
Protagonista indiscusso è Gulliver,non ci sono infatti altri protagonisti di rilievo.
Una lettura particolare,a tratti un po ripetitiva,ma che nel complesso non ho disdegnato calcolando anche l'epoca in cui è stato scritto questo romanzo(la prima edizione è infatti del 1726)
Un romanzo che è una vera e propria critica della società e delle sue debolezze.
Nel complesso ho trovato molto godibile la prima parte e l'ultima;le parti centrali del romanzo,come già detto mi sono sembrate un po troppo ripetitive(naufragio,approdo in un luogo sconosciuto,incontro con il sovrano...)
 

ayuthaya

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Ecco uno di quei libri che magari vorresti leggere perchè, caspita, lo sappiamo che si tratta di un classico intramontabile! ma poi lo facciamo davvero? non sarà una lettura divertente ma un po’ fine a se stessa? Nel mio caso, credo che se non lo avessi trovato in audiolibro non lo avrei mai letto… e avrei fatto male!!!
Perchè I viaggi di Gulliver, come d’altra parte era ovvio pensare, non è solo Lilliput e il regno di Lilliput non è solo il momento in cui Gulliver si risveglia imprigionato da una fitta rete di sottili corde che gli impediscono qualsiasi movimento, mentre creature alte non più di quindici centimetri si ingegnano per comunicare con lui e trasportarlo, prigioniero, nella loro capitale...
La sorpresa più grande di questo libro è stata innanzitutto l’inesauribile creatività dell’autore nell’inventarsi scenari fantastici i quali gli permettessero, guardando le cose (anche fisicamente!) da un altro punto di vista, di acquisire una maggior consapevolezza della realtà; poi l’ironia, che in effetti è il vero motore di questo libro e che, con l’avvicendarsi dei viaggi (in tutto sono quattro, di cui quello a Lilliput è solo il primo), si trasforma sempre più in sarcasmo...
E così capiamo che l’intento di Swift (e pure abbastanza esplicito) è quello di muovere una violenta critica alla società inglese (ed europea) a lui contemporanea, la quale ha perso qualsiasi valore etico e sociale per inseguire ogni sorta di perversione al solo fine di prevaricare sugli altri.
"Ognuno dei viaggi diventa il pretesto per irridere il sistema giudiziario, i meccanismi del potere, la politica, la pretesa razionalità, i vizi e i comportamenti dei suoi contemporanei, l'assurdità delle convenzioni sociali, l'irrazionalità della guerra e gli svariati interessi e motivi che la causano (interessi economici, conflitti dinastici e religiosi, dispute politiche, interessi personali o di potere, ecc.)." (da Wikipedia… ma mi piaceva! :mrgreen:)

La cosa interessante è che ogni episodio ci permette di cogliere una sfumatura diversa: a Lilliput, sono i lillipuziani stessi a diventare oggetto di satira (nonostante se ne esalti l’intelligenza e diverse altre virtù) nel momento in cui dimostrano di possedere gli stessi vizi della corte inglese, solo esasperati per rendere ancora più evidente il contrasto fra la loro pretesa civiltà e le ragioni che, ad esempio, li muovono a combattersi fra loro (la lotta fra le due fazioni “Punta stretta” e “Punta larga”, con riferimento alla parte corretta da cui rompere un uovo, è esilarante!). A Brobdingnag, invece, dove gli uomini sono alti circa ventidue metri, perlopiù la situazione si inverte ed è Gulliver stesso, nella sua lunga apologia della sua patria, a ridicolizzarla. Il terzo viaggio è il più disomogeneo e frammentario, in quanto le città visitate sono più di una e le caratteristiche degli abitanti sempre diverse; nel complesso, tuttavia, ad essere messa sotto accusa è la scienza speculativa fine a se stessa, incapace di applicarsi per migliorare la vita dell’uomo. In questa occasione vi è anche una lunga digressione il cui scopo è dimostrare come l’umanità si sia degradata nel corso dei secoli, le virtù classiche lasciando il posto alla corruzione e all’egoismo (su questa visione utopistica degli antichi ho molti dubbi). L’ultimo viaggio è il più allegorico e raggiunge il culmine del sarcasmo e del pessimismo: Gulliver approda nella terra deli Houyhnhnms, cavalli razionali i quali non conoscono la differenza tra vero e falso né i concetti di violenza e di guerra. Le loro terre però sono infestate dagli Yahoos, esseri brutali, scimmieschi, molto simili agli uomini. Da un iniziale rifiuto ad essere paragonato a creature così rozze e violente, il protagonista acquisirà una sempre maggior consapevolezza di se stesso e dei suoi simili: nient’altro che Yahoos dotati di una certa intelligenza immeritata e male applicata. Sempre più disgustato, costretto a tornare in patria, Gulliver si rifiuterà di avere nuovamente contatti con la razza umana, se non quel minimo che gli consente la sopravvivenza.

Ci rendiamo quindi conto che questo romanzo è tutt’altro che una “storiella” per bambini e, sebbene la sua coerenza gli permetta di essere letto anche solo come un divertente libro di avventure, in realtà il suo vero significato è non solo molto più profondo, ma anche molto più amaro. Davvero bello.
 
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