Turgenev, Ivan - Padri e figli

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Erroneamente interpretato come romanzo soprattutto sociale, e fatto oggetto di violente polemiche e dure critiche, "Padri e figli" è l'analisi sottile del conflitto generazionale che dominò gli anni Sessanta in Russia: ai padri, aristocratici idealisti, immobili nella loro privilegiata sclerosi, si oppongono i figli, antidealisti, democratici, materialisti, nichilisti. In una scrittura tra le più limpide e perfette Turgenev registra la complessià dello scenario ideologico-sociale del suo tempo, dando vita a personaggi vivi, esempi ancor oggi suggestivi di tormentata ambiguità, di sotterranea crescita spirituale.

Che dire se non un capolavoro!
 
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Giovanni

New member
L'ho finito di leggere da poco.
A me è piaciuto molto... In generale mi piacciono molto i russi.
Soprattutto mi è piaciuto come l'autore non sia caduto nell'errore di schierare tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall'altra, ad esempio il giovane nobile non è un persnaggio negativo, anzi per lunghi tratti sembra essere alla pari diBazarov, il protagonista. Ciò rende il romanzo secondo me, molto vero.
 

pigreco

Mathematician Member
Che dire? E' raro trovare un libro tanto scorrevole, tanto scritto bene. La storia è lineare, i personaggi sono pochi e ben riconoscibili (incredibile trattandosi di russi!) e la trama è avvincente. Rispetto a "I demoni" (che dovrebbe essere il libro che si contrappone a "Padri e figli") la vicenda scorre via più snella e le pagine prettamente politico/filosofoche sono assai meno e si limitano a qualche dialogo tra i protagoinisti.

Non so se possa essere considerato una sorta di manifesto del nichilismo, ma certamente trovo che nonostante la brevità questo romanzo voglia dire qualcosa in più oltre che esporre la nuova corrente di pensiero che si stava facendo largo in Russia. Un senso profondo che ho trovato nelle pagine di questo capolavoro è che tanto forte può essere il sentimento politico, tanto forte può essere la volontà di uomo di controllare le proprie emozioni, quanto inesorabilmente l'amore è capace di spazzare via ogni ideale e ogni volontà passando sulle vite degli uomini come un uragano.

Per non parlare di quanto attuale sia il confronto generazionale narrato da Turgenev; chi leggendo i dialoghi e le dispute tra padre e figlio non ha ritrovato le stesse parole dette al proprio genitore, le stesse difficoltà nel comunicare che il gap generazionale rende inevitabili? Trovo che, così come "I demoni", questo romanzo sia di un'attualità quasi sconvolgente considerando quanto tempo fa è stato scritto.

L'ultima pagina sarebbe da strappare e appendere al muro di tutte le case tanto è alto il picco poetico che raggiunge.
 

Costantino

New member
Avevo saputo che gli italiani leggono Tolstoy e Dostoevskiy, ma sono tanto meravigliato che leggono anche altri autori russi... Gogol', Turgenev...
Bella sorpresa davvero. "Padri e figli" è uno dei miei libri preferitti in letteratura russa.
Ho tanta pietà di Bazarov. La sua persona brava, onesta, pronta a sacrificarsi, nello stesso tempo è snaturata da nichilismo...come marmo bianco coperto di muffa...
 

white89

InLove Member
Non so se possa essere considerato una sorta di manifesto del nichilismo, ma certamente trovo che nonostante la brevità questo romanzo voglia dire qualcosa in più oltre che esporre la nuova corrente di pensiero che si stava facendo largo in Russia. Un senso profondo che ho trovato nelle pagine di questo capolavoro è che tanto forte può essere il sentimento politico, tanto forte può essere la volontà di uomo di controllare le proprie emozioni, quanto inesorabilmente l'amore è capace di spazzare via ogni ideale e ogni volontà passando sulle vite degli uomini come un uragano.

Per non parlare di quanto attuale sia il confronto generazionale narrato da Turgenev; chi leggendo i dialoghi e le dispute tra padre e figlio non ha ritrovato le stesse parole dette al proprio genitore, le stesse difficoltà nel comunicare che il gap generazionale rende inevitabili? Trovo che, così come "I demoni", questo romanzo sia di un'attualità quasi sconvolgente considerando quanto tempo fa è stato scritto.

Concordo pienamente con pigreco, lo scontro generazionale messo su carta da Turgenev, grazie alla forza dei dialoghi e alla perfetta descrizione degli atteggiamenti e delle pulsioni dei personaggi, è così vivo, intenso...è difficile da spiegare a parole, ma a volte sembra che il dialogo diventi un combattimento, una vera e propria lotta fisica.
Inoltre il tema trattato è universale, e fa ancora più presa sul lettore, se non siamo "padri" di certo siamo tutti "figli"! :wink:

Un altro punto giustamente toccato da pigreco, il lato umano di Bazarov: il suo atteggiamento "integralista" all'ideale, a maggior ragione in quanto l'ideale risiede nel nulla, è distruttivo, inizialmente il bersaglio è all'esterno (società, politica, cultura) ma quando la riflessione arriva al personale l'uomo cede sotto il peso del nulla, la debolezza della natura umana non permette di allontanarsi dagli affetti, dall'amore..ma Bazarov, pur comprendendone gli effetti disastrosi, persegue nella sua via di "nichilista" annientandosi (bel gioco di parole! :W )

Forse l'importanza storico-sociale data a questo romanzo lo rende un po' ostico, mi rendo conto che una buona conoscenza della Russia di quel periodo mi avrebbe svelato altri numerosi significati, ma quello che vi ho trovato e che sono riuscita ad assimilare è già abbastanza per renderlo un capolavoro!
 

Martymiky

New member
Ho trovato anche io questo libro molto attuale e soprattutto molto scorrevole nella lettura.
Mi è piaciuto come l'autore abbia trattato i vari argomenti filosofici, attraverso le discussioni tra i protagonisti, senza cadere nella pesantezza e nell'aggrovigliamento degli stessi pensieri.
E' il primo autore russo che leggo e devo dire che non sarà l'ultimo!
 

El_tipo

Surrealistic member
"prima, in tempi ancora recenti, dicevamo che i nostri funzionari prendevano le bustarelle, che da noi non c'erano nè strade nè commercio, nè giudici giusti...poi abbiamo capito che chiacchierare, sempre e solo chiacchierare delle nostre piaghe non serviva a niente, che avrebbe portato solo alla volgarità e al dogmatismo. Abbiamo visto che anche i nostri cervelloni, i cosiddetti uomini d'avanguardia e denunciatori, non valevano niente, che ci occupavamo di cose assurde, parlavamo d'arte, di creatività inconscia, di parlamentarismo, d'avvocatura e di chissà che diavolo ancora, quando quello che conta è il pane quotidiano, quando tutte le nostre società per azioni falliscono unicamente per mancanza di persone oneste, quando la stessa liberazione dei servi per cui si dà da fare il nostro governo ci tornerà a malapena utile, perchè i nostri contadini saranno felici di derubarsi l'un l'altro semplicemente per ubriacarsi di veleno in una bettola"

Turgenev, 1862
 

bouvard

Well-known member
Ho apprezzato molto lo stile di Turgenev, semplice, essenziale, le descrizioni accurate, ma mai noiose, la sua ironia. Il libro analizza i rapporti tra padri e figli, intesi come rapporti tra generazioni diverse. La generazione dei figli ha sempre il compito di cambiare, migliorare il mondo "costruito" dai padri. Innovare, infatti, viene facile ai giovani proprio perché loro, a differenza dei padri, hanno poco passato alle spalle, a condizionarne le idee e le "radici" stesse della tradizione in essi non sono ancora profondamente radicate.
Il libro è un confronto tra la "saggezza" dei padri, consapevoli che nonostante tutti i loro sforzi per stare al passo con i tempi, resteranno sempre un po' indietro rispetto ai loro figli, proprio come i loro genitori lo erano rimasti rispetto a loro, e la frenesia dei figli di negare tutto e opporsi a tutto per dimostrare di esser capaci di fare meglio. Da una parte, quindi, i padri, con la loro calma che non è apatia, ma solo consapevolezza che tutto ciò che oggi appare come innovativo, rivoluzionario tra 20 anni sarà a sua volta vecchio ed obsoleto, e dall'altra i figli con la loro sete di conoscenza e voglia di indipendenza di pensiero.
Il libro è la condanna di Turgenev nei confronti del nichilismo, a causa della sua "sterilità". "Al giorno d'oggi la cosa più utile è la negazione: noi neghiamo" dice ad un certo punto Bazarov, ma negare senza proporre non produce niente, nessuna nuova idea, nessun futuro e infatti (spoiler) il libro si conclude con la morte di Bazarov. Ogni nuova generazione, sembra dirci Turgenev, deve opporsi, scontrarsi con quella precedente, ma dev'essere un'opposizione da cui scaturiscano nuove idee, non una semplice negazione del passato.
 
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Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Ho deciso di postare solo il link dell'http://www.forumlibri.com/forum/gruppi-lettura/16608-80-minigruppo-padri-e-figli-di-turgenev.html in cui ho commentato e ho riportato delle citazioni.
Succede sempre che se posto i miei commenti durante la lettura, poi non ho tanta voglia di scrivere un commento finale :boh:, anche se il romanzo in questione, come in questo caso, mi ha saputo coinvolgere parecchio.
Ho apprezzato comunque molto la parte finale in cui l'autore racconta al lettore le vicende successive di ogni personaggio,accontentandolo nella sua curiosità e rendendolo partecipe degli eventi in cui si ritroveranno coinvolti.
 
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Apart

New member
"... Sarò pronto a darvi ragione" soggiunse, alzandosi "quando mi presenterete almeno un'istituzione del nostro ambiente contemporaneo, familiare, o sociale, la quale non provochi una piena e spietata negazione." [...]
"... Esaminate tutti i nostri strati sociali, e meditate ben bene su ciascuno di essi, mentre io ed Arkadij..."
"Schernirete tutto" riprese Pavel Petrovic.
"No, squarteremo i ranocchi. Andiamo, Arkadij; arrivederci, signori!"

A breve il mio commento :)
 

Apart

New member
Bazarov è una figura indimenticabile, colpisce fin da subito, per quella sua libertà, spontaneità, muovendosi in maniera disinvolta nei meandri di una società che poco gli appartiene. Sincerità, sfrontatezza, una sorta di irritazione universale sempre in esercizio contraddistinguono il personaggio. Isolato, forte, come superiore agli altri, con quel suo punto di vista fuori dal comune affascina il lettore, eppure, come ha voluto Turgenev, è votato alla rovina, figura tragica, perchè troppo avanti sui tempi.
Siamo a poco dopo la metà del 1800, per Turgenev è ancora presto per parlare di rivoluzione, che sia di classe o generazionale, i tempi non sono ancora del tutto maturi. Gli basta però criticare la nobiltà, morderla laddove è più forte, in quella parte buona, mostrandone la pochezza e l'inconsistenza. Questo è il messaggio chiaro, forte, trasmesso dallo scrittore. Non colpire i cattivi della classe, ma rivolgersi alla parte migliore. Guardiamo a come Bazarov vince Pavel Petrovic: estraneo al duello ne esce comunque vittorioso, salvando l'avversario e mettendo a nudo la sua pochezza di uomo e di classe. Paragonato alla Odincova, a quella donna di cui si innamora, quest'ultima ci appare così piccola e insignificante.
Ma si sa, come tutte le figure tragiche seppur straordinarie anche Bazarov è destinato alla fine a scomparire dalla scena, senza lasciare traccia negli altri personaggi (se non affettivamente nei propri genitori), in quanto incapaci di presagire il tempo.

Concordo con pigreco sull'ultima pagina del libro: può esser vista come un dipinto, o letta come una poesia. Memorabile.
 
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velmez

New member
Di Tolstoj avevo ammirato la chiarezza e la contemporanea abilità registica nel costruire gli intrecci narrativi...
da Turgenev apprezzo ancor di più lo stile: di una semplicità e linearità incredibile (l'unico parallelismo non russo che mi può ricordare è Hemingway).
Il tema, poi, è e sarà sempre attuale: il conflitto tra generazioni, genitori e figli che, dapprima, dai momenti adolescenziali, si oppongono alle "vecchie" idee dei genitori, ma poi, in realtà, tendono a riappacificarvisi, come una sorta di ravvedimento... lo scontro si attenua e ne nascono compromessi e ripensamenti... interessante e raccontato in maniera magistrale!

Un ottimo autore, di cui leggerò di sicuro altro!
 
V

Valentina992

Guest
Bè, commentare quest'opera sarebbe davvero superfluo. Ha poche pagine rispetto ad altri classici russi ma ogni parola ne vale minimo dieci, ha una prosa così densa da diventare poesia, per non parlare dei dialoghi così affilati e profondi. E' un classico "universale" e che meriterebbe più successo per la quantità di argomenti affrontati: amore, amicizia, società russa in cambiamento, la malattia, la morte, il contrasto generazionale, i valori...Il tutto poi con uno stile ottimo ma scorrevole.
Unico neo? Non so voi, ma non ho sopportato Fenicka, mi sapeva troppo di "arrivista".


A proposito di opere russe, per chi mi leggesse qui volevo chiedere un consiglio: siccome mi è piaciuto molto Padri e figli, volevo immergermi nuovamente nelle atmosfere russe ed avevo pensato a qualcosa di Tolstoj e precisamente a Resurrezione o a Guerra e pace, però del primo citato ho sentito più critiche del dovuto. Voi cosa ne pensate? Aggiungo che ho letto molti classici, impegnativi e non, ad esempio il Dottor Zivago che pur reputando pesante, sono riuscita a portare a termine e ad apprezzare abbastanza...A voi la parola e grazie!
 

Vitt96

New member
Padri e figli è un vero e proprio "mattone" russo perché, nonostante sia formato da poche pagine, è straboccante di contenuto.
La prosa di Turgenev è lineare, chiara, non lascia nulla al caso, rendendo vive e pulsanti le scene, intensi e vividi i dialoghi.
Tema principale dell'opera: il nichilismo nella sua accezione ateistica, materialistica, positivistica e rivoluzionaria.
Il nichilismo viene introdotto come una novità portata dai venti giovanili che come un'onda in piena stravolge e snatura tutto ciò che incontra rendendo evidente il "gap generazionale " che ancora oggi vede scontrarsi i padri e i figli.
I primi, sotto l'influsso dell'esperienza, propongono una visione calma e pacata del mondo tesa ad accettare la realtà per quella che è; i secondi, presi dagli impulsi del momento e dal continuo senso di novità, propongono di rivoluzionare la realtà, a volte proponendo idee innovative, ardite e sventate.
Che dire? Padri e figli è un capolavoro, si legge tutto d'un fiato e non delude il lettore. Personalmente non ho trovato nulla da ridire, nessun difetto. Consigliatissimo :).
 

isola74

Lonely member
Il tema del conflitto generazionale è al centro di questo libro, scritto in maniera scorrevole, con una trama ben sviluppata e interessante.
Sarà che ormai sono "dall'altra parte", eppure io ho provato molta tenerezza per il padre e lo zio di Acadij.... alcune discussioni e riflessioni sono memorabili.
Non è un libro che "fa il botto" secondo me, ma che si fa apprezzare piano piano.
Inutile dire che è attualissimo. Consigliato.
 

Valuzza Baguette

New member
Russia,1859,Nicolaj Petrovic Kirsanov è nato nella russia meridionale,ha 44 anni,ed è un possidente agricolo,è zoppo e sgraziato,esattamente il contrario del fratello Pavel che è elegante e aristocratico nei modi ed ha un passato da militare.
Nicolaj ha un figlio,Arcadij che manda a studiare all'università di Pietroburgo,dove il ragazzo conoscerà Evgenij Vasil'ev Bazarov,un giovane figlio di un ex medico militare.
Barzov è un nichilista,irremovibile sulle sue idee,sbruffone e a volte poco educato non si fa remore nell'attaccare le persone che la pensano diversamente da lui.
I due ragazzi si innamoreranno però della stessa donna,Anna Sergeevna Odincova,un affascinante vedova di 28 anni,ma la superficialità di Barzov andrà anche oltre,arrivando fino ad un duello con la pistola che avviene con lo zio di Arcadij e inevitabilmente la strada dei due ragazzi prenderà direzione diverse.
In una cornice dipinta magistralmente,tra contadini poveri e aristocratici annoiati l'autore ci mostra il conflitto generazionale tra due generazioni,padri e figli e tra due opposte correnti di pensiero.
Nonostante la brevità di questo romanzo si tratta di un vero e proprio classicone russo,i personaggi sono ben delineati,facilmente riconoscibili,i dialoghi tra loro sono molto diretti,chiari,al contrario di molti altri autori connazionali Turgenev non da vita a molti personaggi,ma quelli presenti sono davvero di spicco.Le descrizioni dei passaggi sono evocative e lo stile di scrittura è decisamente piu snello rispetto ad altri "colleghi russi".
La trama è un lento scorrere della vita di questi ragazzi,che nonostante gli agi si annoiano,uno scorcio sulla vita dell'epoca.
Personalmente mi è piaciuto ma non mi ha fatta innamorare,è un libro lento,anche se verso la parte fiinale riprende ritmo e lascia un po con l'amaro in bocca.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Spoiler

Un bel romanzo che parla del conflitto generazionale, del conflitto fra idee, del conflitto con se stessi e della formazione di due giovani. Sia Bazarov che Arkadij, nel momento in cui si scontrano col mondo e hanno la possibilità di ampliare e concretizzare i propri orizzonti rispetto all'idealismo dell'ambiente universitario, si trovano a dover rivedere le proprie convinzioni. Bazarov, l'arrogante dominatore, quando l'amore e il dolore si impadriscono di lui crolla come un castello di carte insieme al suo nichilismo; la vita stravolge le sue certezze e lui, tanto forte in apparenza, non riesce a sopportarlo. Arkadij, che fino a un certo momento non sapeva di definirsi nichilista solo perché vittima dell'influenza di Bazarov, grazie al contatto con alcune persone e agli eventi esterni riesce invece a cogliere la differenza della propria indole rispetto a quella dell'amico, portando così a una separazione dolorosa per chi legge, ma non altrettanto per i due che, non avendo più niente da dirsi, si dimenticano in fretta l'uno dell'altro.
I personaggi sono interessanti e approfonditi nelle loro infinite sfaccettature, anche attraverso gli interminabili "dialoghi" importanti, aspetto che ho notato in diversi romanzi russi: al primo incontro già si discute di questioni esistenziali, "buongiorno, piacere, io sono un nichilista", "oh, no, io non sopporto i nichilisti perché..." Tutto ciò sembra curioso, ma in un romanzo è ottimo perché rende possibile al lettore l'accesso a diverse visioni del mondo evitando gli "spiegoni". Inoltre l'autore assume ora un punto di vista, ora l'altro, a seconda dei fatti e dei personaggi, ponendosi sul loro stesso livello, senza giudicare nessuno e nessun modo di pensare.
Ho trovato struggente l'aspetto del libro richiamato dal titolo, ossia il modo in cui il rapporto tra genitori e figli viene descritto. I genitori di Bazarov vivono solo per lui, in trepidante attesa di una sua visita, di una sua parola mentre lui, al terzo giorno in compagnia, già scalpita; il che può essere, in parte, naturale o frequente ma l'autore, attraverso i personaggi, ci fa percepire in modo forte la sensibilità dei vecchi, pur sottolineando al momento giusto anche la vitalità dei giovani, con i suoi aspetti positivi e negativi, fino alla tragedia.
Altri personaggi degni di nota sono la Odincova - bel contrasto tra intelligenza e paura di vivere - e lo zio che, come quasi tutti in questo libro, si rivela poi diverso da ciò che sembrava.
In conclusione, l'ho trovato un libro di gran valore, "spesso" a dispetto della mole; oltretutto è breve e non annoia, perciò lo consiglierei proprio a tutti.
 
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