Calvino, Italo - Il sentiero dei nidi di ragno

ayuthaya

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Bellissima sorpresa questa di Calvino, autore che (mea culpa) conosco poco e non leggevo da molto! Sorpresa perché ho iniziato questo libro senza avere la minima idea di cosa trattasse, per cui, senza sapere bene cosa aspettarmi, mi sono lasciata coinvolgere pian piano dall'atmosfera drammatica e al tempo stesso quasi onirica, fiabesca, di cui il romanzo si compone. Se è possibile una tale paradossale mescolanza di impressioni, questo è dovuto al fatto che tutto ciò che accade passa attraverso il filtro del sentire di Pin: il bambino che gioca a fare il grande, il bambino a cui piace stare coi grandi e farsi apprezzare da loro, ma allo stesso tempo vuole restare bambino perché i “grandi” – ossessionati dalla politica e dalle donne – non li capisce. Questo senso di sottile estraneità al mondo che lo circonda – nonostante la sua esuberanza, nonostante la sua ostentata strafottenza, quando “sfida” i suoi compagni adulti sul loro stesso terreno – e che giunge fino a noi lettori, è ciò che – credo – fa di questo romanzo qualcosa di speciale e difficilmente etichettabile.
La guerra (ma non solo: potremmo dire tutte le contraddizioni politiche e sociali, l'opportunismo... alla fin fine l'ignoranza nella quale si dibattono la maggior parte dei personaggi, derelitti della società relegati a un ruolo marginale persino nell'adempimento del loro dovere patriottico) è raccontata attraverso gli occhi di questo bambino fuori dal comune, e giunge a noi deformata come le parole sconosciute delle quali non osa chiedere il significato: “sten”, “gap”...
Per questo il racconto mantiene una freschezza che difficilmente si concilierebbe con l'argomento trattato, per questo sembra di leggere più una fiaba che non la trasposizione realistica di uno stralcio di guerra partigiana. Certo che l'intento di Calvino non era quello di raccontarci la guerra “da fuori” e se, invece, nello scrivere questo romanzo, ha cercato di farci sentire quel po' di Pin che si annida in ciascuno dei personaggi, e in ciascuno di noi (credo che tutti abbiamo il nostro “sentiero dei nidi di ragno” da custodire gelosamente...), allora direi proprio che ci è magnificamente riuscito.
 

Valuzza Baguette

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Letto sotto consiglio pressante di un amico,ho trovato questo romanzo infinitamente triste,un bambino che potendo contare unicamente sulle sue proprie forze si affeziona facilmente a tutti,ma è fuori luogo ovunque,perchè incompreso dai suoi coetanei cerca rifugio trai "I grandi" ma ha ancora negli occhi l'innocenza della sue età e non comprende molte cose che lo coinvolgono direttamente.
Mi ha trasmesso un forte senso di solitudine,nonostante l'atteggiamento da sbruffoncello tenuto da Pin per farsi vedere grande;il finale poi è una badilata tra i denti...... :(
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Ricordo solo che mi era piaciuto molto, l'avrò letto prima di conoscere il forum visto che non l'ho commentato (tra l'altro c'è anche la splendida canzone dei MCR, Il sentiero, che si rifà a questo romanzo), ma la trama ora per me è confusa, cioè ricordo bene l'argomento trattato ma non la storia per esteso e soprattutto non ricordo il finale, dovrei rileggerlo :wink:.
 

velvet

New member
Un libro triste e doloroso.
Pin il protagonista è un bambino cresciuto troppo in fretta, estraneo sia al mondo dei ragazzi che a quello degli adulti è solo. Ma anche gli altri personaggi, ognuno a modo loro, sono soli, stanchi e amareggiati. Colpiti dalla guerra e dalla vita.
Difficile leggerci il Calvino che più conosciamo in questo romanzo, ma in effetti essendo il primo, è anche normale che sia così.
Non è il Calvino che preferisco, ma comunque mi è piaciuto.
Molto interessante anche la prefazione fatta dall'autore alla mia edizione, in cui analizza e spiega a posteriori questa sua prima opera.
 

Carcarlo

Well-known member
Pin è un orfano disadattato che dopo una serie di peripezie in stile picaresco, finisce aggregato ad una brigata di partigiani scartati dalle altre brigate, dove parteciperà passivamente alla Resistenza (in pratica dietro le quinte).

Il fatto che i personaggi siano tutti dei picari, dei disadattati, degli sbandati, ci permette di vedere la Resistenza priva di retorica politica e con tanta umanità.
Che, al favoloso capitolo IX, si capisce come l'umanità sia politica, sia resistenza contro il nazifascismo, e questo perchè l'umanità, coi suoi problemi che inevitabilmente si tira dietro, deve cambiare la storia.
E' per quello che sui monti, al freddo, a patire la fame e i pidocchi, si ritrovano uniti i contadini, gli operai, gli studenti, gli intellettuali, prigionieri stranieri fuggiti dai campi di concentramento, ladruncoli, carabinieri, militi, borsaneristi...tutti con dentro un furore di cambiamento.
Furore condiviso anche dai fascisti, ma per fare l'opposto, per evitare un riscatto personale e sociale

Bellissimo anche il primo paragrafo del capitolo VII in cui si descrivono i sogni dei partigiani.

Per me, il più bello dei libri di Calvino perchè privo di quegli artifizi che mi hanno reso ostici gli altri.

Voto 4

Ringrazio Zingaro di Macondo per averlo suggerito sul Giornalino.
 
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