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Discussione: XCI GdL - I promessi sposi di A. Manzoni

  1. #106
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    Sono al capitolo 27.

    Su Don Abbondio, povero lui, solitamente riversiamo tutte le nostre frustrazioni. Lui, per me, è un personaggio positivo in profondità, almeno tanto quanto è negativo in superficie.

    Simbolo della piccolezza morale e della debolezza, si dice spesso che rappresenti l’”italiano medio”. Si, perché i “medi” sono sempre gli altri e non siamo mai noi. Chi reputa l’altro debole e piccolo, consciamente o inconsciamente, lo fa sempre da uno scranno più alto. Diversamente lo vedrebbe grande o non direbbe nulla.

    Forse, dico forse, Manzoni ha giocato con don Abbondio più che con qualsiasi altro personaggio. Ha dato in pasto al lettore un piccolo uomo, facile bersaglio delle nostre purghe, delle nostre critiche. Ci ha dato quel che siamo, per ciò siamo così cattivi con lui. Perché non vorremmo essere lui, ma invece lo siamo.

    A me Don Abbondio più che altro fa tenerezza. Persino la morale di Federigo Borromeo cala di intensità, quando il debole si presenta per quel che è. Provateci voi, signor cardinale, a fare una cosa per cui vi hanno minacciati di morte.
    Non è don Abbondio che si ravvede, quanto piuttosto il Borromeo, uomo di indubbie qualità morali, ad abbassare i toni e a vestire i panni del malcapitato.

    In fondo l'atto di Don Abbondio, o meglio il suo "non atto", quello di non chiedere scusa di fronte al porporato, è l'atto più coraggioso di tutto il romanzo. Si spoglia e si fa vedere per quel che è: piccolo, fragile, debole, spaventato. Per una volta, forse la prima in tutta la sua vita, non mente.

    Questa potrebbe essere una chiave di volta della morale manzoniana: di fronte alle debolezze altrui dovremmo cercare di riconoscere le nostre, anziché criticare a spron battutto.

    Siamo tutti dei don Abbondio, mentre quasi nessuno è Borromeo. Tant’è che il cardinale smette di criticare il comportamento del piccolo, riconoscendo nel suo atteggiamento parte di sé.

    In questo, forse, sta la grandezza di animo. Nel riconoscersi insignificanti e nel non giudicare il prossimo, in una fusione tra bene e male che non può dividere in parti nette il buono dal cattivo, il sensato dall'irrazionale, il giusto dal non giusto.

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  • #107
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    Predefinito a metà del capitolo XX

    Arriva l'Innominato. L'incipit del capitolo ha qualcosa di gotico con quel castellaccio situato in zone impervie.

    Bellissima la descrizione dell'uomo: " Era grande, bruno, calvo; bianchi i pochi capelli che gli rimanevano; rugosa la faccia: a prima vista, gli si sarebbe dato più de’ sessant’anni che aveva; ma il contegno, le mosse, la durezza risentita de’ lineamenti, il lampeggiar sinistro, ma vivo degli occhi, indicavano una forza di corpo e di animo, che sarebbe stata straordinaria in un giovine."

    Poche pennellate che fanno capire molte più cose che lunghe descrizioni.

  • #108

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    Citazione Originariamente scritto da Zingaro di Macondo Vedi messaggio
    Siamo tutti dei don Abbondio, mentre quasi nessuno è Borromeo.
    Su questo credo che tutti ci possiamo mettere una bella firmetta!! però non culliamoci, dobbiamo tutti aspirare a diventare dei Borromei

  • The Following 2 Users Say Thank You to Roberto89 For This Useful Post:


  • #109
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    A tarda notte ho lasciato Renzo sull'ingresso del lazzaretto, credo che stasera finirò il tutto

  • #110
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    Predefinito capitolo XXIII

    Nella descrizione di Federigo Borromeo il Manzoni si lascia prendere la mano e lo dipinge già santo sorvolando su tutti gli aspetti critici che pur ci sono stati. Qui è smaccatamente di parte e quindi mostra il fianco a critiche e dubbi sulla sua capacità di giudizio nei confronti delle persone storiche o di fantasia dell'opera. Se qui ha sorvolato sui "peccatucci" dove ha sorvolato ancora sui meriti?

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  • #111

    Predefinito Capitolo XXIV

    È passato un po' dall'ultimo commento.
    Tutta la storia dell'Innominato è parecchio interessante e coinvolgente. Colpi di scena (a partire dal tradimento della monaca), nuovi personaggi, e non ultimo il ritorno di don Abbondio che tutt'altro fa che redimersi dalla prima impressione che ci ha dato...
    Il capitolo 24 lo trovo finora il più bello, quasi commovente in un paio di punti. Manzoni ci sapeva fare davvero. Mi dispiace solo di non avere abbastanza forza di volontà da fare le dovute ricerche sugli aspetti storici del romanzo.

  • #112
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    Sono al capitolo 31.

    I personaggi mi sono ormai così familiari che mi sono affezionato a tutti, o quasi, non riesco a farmi dispiacere nemmeno quel pavido di don Abbondio. Gli scambi tra Perpetua e il curato sembrano parenti stretti di quelli tra Sandra e Raimondo. C’è un tenero e commovente affetto tra i due, mi pare che non possano, in alcun modo, vivere l’uno senza l’altra.

    Borromeo è un personaggio molto bello, largamente mitizzato come è largamente mitizzata la figura di don Abbondio, seppure a rovescio. Un uomo tutto d'un pezzo che ha fatto della religione materia concreta al servizio del prossimo.

    Lucia, nella sua estrema ingenuità, è una ragazza da compatire nel senso più cristiano del termine, e mi sento vicino anche a lei, con il suo continuo rincorrere pensieri vacui, tediosi, inutili.

    Agnese è una donna forte, che ama la figlia in modo viscerale e bilancia ottimamente l’instabilità di Lucia, allo stesso modo di Perpetua con il suo don Abbondio.

    Fra’ Cristoforo è un santo laico, molto umano, molto terreno, con il suo passato peccaminoso dal quale mai riuscirà a riscattarsi, che lo rende così simile agli uomini "normali". A differenza dell’innominato, che mi pare molto più fermo nelle proprie intenzioni di dimenticare le sue malefatte. Ha concesso il proprio pentimento, vero, sentito, a Dio e questo gli basta per andare avanti.

    Con don Rodrigo, invece, non posso avere alcun tipo di empatia. Ma l’autore è stato abilissimo a tenermelo lontano il più possibile; lamaggior parte delle volte viene solo nominato di sfuggita, come qualcosa di remoto, ma al tempo stesso necessario.

    I luoghi, poi, sono meravigliosi. Una Milano campagnola ormai definitivamente scomparsa e un’intera Lombardia a misura d’uomo, contadina, aspra, quasi selvaggia.

  • #113
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    E' un romanzo nel complesso estremamente moderno. Tranne per quanto riguarda le famose digressioni morali del Manzoni, che oggi sarebbero del tutto fuori luogo. Gli autori contemporanei che fanno la morale al lettore sono da bandire, così come sono da evitare quelli che tentano un approccio diretto, quelli che danno del tu e che tentano la via della simpatia. Quante volte il Manzoni si rivolge un po' ruffianamente al lettore, prendendolo a braccetto e facendolo sentire importante?

    Ma, considerando il tenore dell'artista, la tempra della sua penna e la meraviglia di questo racconto, gli concediamo ben volentieri questo e molto altro.

  • #114
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    Predefinito a metà capitolo XXIV

    Ad un certo punto compare la "buona donna" che si prende cura di Lucia dopo la conversione dell'Innominato..."buona donna" a me fa venire in mente un'accezione negativa e non legata alla bontà. Che nasca da qui?

  • #115
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    Predefinito Finito

    L'ho finito e mi è piaciuto veramente molto, vi devo ringraziare perchè senza di voi non mi sarebbe mai venuto in mente di andare a ripescare questo libro che a scuola non avevo apprezzato molto, anche per il fatto che ne avevamo saltato la lettura di un buon terzo, ma che in questa rilettura ho letteralmente amato.

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  • #116
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    Purtroppo in questi giorni ho pochissimo tempo, mam tornerò con piu calma a commentare.
    Ziggy, condivido il tuo commento ad eccezione di un paio di punti, e su uno faccio chiarezza subito: la "Milano campagnpla ormai definitivamente scomparsa" io ce l'ho invece fuori dalla finestra!
    Ti concedo che sia un po' meno... ruspante
    Ultima modifica di Spilla; 01-25-2018 alle 06:49 AM.

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  • #117
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    Castello dell'innominato (si vede?)
    Edit : ci riprovo più tardi

  • #118
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    Predefinito metà capitolo XXVIII

    nel capitolo precedente tengono banco Donna Prassede, la classica sciura milanese imparentata con Donna Fabia Fabrion de Fabrian di Carlo Porta, e don Ferrante, finto erudito che sa un po' di tutto orecchiando di qua e di là in maniera però superficiale seguendo le mode e le tendenze del momento. Modernissimo nel concetto sia della cosiddetta "carità pelosa" della gente bene sia nella critica agli intellettuali modaioli che hanno un'opinione su tutto ma non sanno niente.

  • #119
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    Citazione Originariamente scritto da Spilla Vedi messaggio
    Purtroppo in questi giorni ho pochissimo tempo, mam tornerò con piu calma a commentare.
    Ziggy, condivido il tuo commento ad eccezione di un paio di punti, e su uno faccio chiarezza subito: la "Milano campagnpla ormai definitivamente scomparsa" io ce l'ho invece fuori dalla finestra!
    Ti concedo che sia un po' meno... ruspante

    Si, in effetti hai ragione. Diciamo che, in generale, è un mondo che non c'è più, com'è normale che sia.

  • The Following User Says Thank You to Zingaro di Macondo For This Useful Post:


  • #120
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Ad un certo punto compare la "buona donna" che si prende cura di Lucia dopo la conversione dell'Innominato..."buona donna" a me fa venire in mente un'accezione negativa e non legata alla bontà. Che nasca da qui?

    Ottimo spunto. Può darsi. Anche se personalmente non lo so, tenderei a dire di sì. Sono così tanti i modi di dire, i neologismi, le parole adottate nella lingua viva, che su alcune cose è difficile essere certi che sia stato il Manzoni l'autore della novità.
    Ultima modifica di Zingaro di Macondo; 01-25-2018 alle 12:24 PM.

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