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Discussione: CIII GdL - Martin Eden di London

  1. #46
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    Invidio anche la sua capacità di dormire solo 5 ore... io ne dormo 6 o 7, di meno non riuscirei, già così la mia mente e il mio corpo non sono al top.
    Olney mi piace come persona, peccato che sia stato poco approfondito.
    Finalmente si sono baciati...
    Ma tanto la loro storia non sarà facile, ammesso che proseguirà. Lo so, sono sempre ottimista .
    Lui la ama per come è, invece lei lo vuole diverso, non le bastano i suoi miglioramenti culturali, vorrebbe pure che si facesse una posizione lavorativa e sociale. Non crede che potrà "sfondare" come scrittore. Non si accorge neppure dei segni della fame sul volto affilato di Martin. Ormai lui è determinato a proseguire il percorso per la sua carriera letteraria così inizia a spedire manoscritti di ogni genere, anche se la maggior parte gli ritorna indietro. E quando decidono di pubblicargli qualcosa il pagamento non è quello che si aspettava e lui cade malato. Poi però la fortuna gira e iniziano ad arrivare dei soldi almeno per pagare i debiti. Forse isola ha ragione, Martin sta diventando troppo presuntuoso, però nello stesso tempo ha ragione pure lui perché spesso la gente laureata, anche oggi, non è detto che sia davvero acculturata.
    Non vedo l'ora di leggere la parte con la critica e le riflessioni sull'aspetto sociale .

    Ho imparato una parola nuova, guidernone...
    Da voi c'è tradotta così? Significa ricompensa.

    Scusate il commento tipo telegramma, ma ho messo insieme varie note prese durante la lettura.

    Citazioni:
    Ma io sono io, e non ho intenzione di far dipendere i miei gusti dal giudizio concorde dell'umanità. Se c'è una cosa che non mi piace, non mi piace e basta; e non c'è una ragione al mondo per cui debba far finta che mi piaccia, soltanto perché buona parte dei miei simili l'apprezza, o finge di apprezzarla.
    Sul prof Caldwell:
    Un uomo che avrebbe potuto fare tutta una serie di cose ma ha pensato non ne valesse la pena e che, nel profondo del cuore, rimpiange di non averle fatte; che in segreto si beffa delle ricompense che gli avrebbero reso ma poi, ancor più in segreto, si strugge per aver rinunciato a quelle ricompense e alla gioia di guadagnarsele.
    Ultima modifica di Minerva6; 10-24-2019 alle 09:28 AM.

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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Invidio anche la sua capacità di dormire solo 5 ore... io ne dormo 6 o 7, di meno non riuscirei, già così la mia mente e il mio corpo non sono al top.
    Olney mi piace come persona, peccato che sia stato poco approfondito.
    Finalmente si sono baciati...
    Ma tanto la loro storia non sarà facile, ammesso che proseguirà. Lo so, sono sempre ottimista .
    Lui la ama per come è, invece lei lo vuole diverso, non le bastano i suoi miglioramenti culturali, vorrebbe pure che si facesse una posizione lavorativa e sociale. Non crede che potrà "sfondare" come scrittore. Non si accorge neppure dei segni della fame sul volto affilato di Martin. Ormai lui è determinato a proseguire il percorso per la sua carriera letteraria così inizia a spedire manoscritti di ogni genere, anche se la maggior parte gli ritorna indietro. E quando decidono di pubblicargli qualcosa il pagamento non è quello che si aspettava e lui cade malato. Poi però la fortuna gira e iniziano ad arrivare dei soldi almeno per pagare i debiti. Forse isola ha ragione, Martin sta diventando troppo presuntuoso, però nello stesso tempo ha ragione pure lui perché spesso la gente laureata, anche oggi, non è detto che sia davvero acculturata.
    Non vedo l'ora di leggere la parte con la critica e le riflessioni sull'aspetto sociale .

    Ho imparato una parola nuova... Guidernone, da voi c'è? Significa ricompensa.

    Scusate il commento tipo telegramma, ma ho messo insieme varie note prese durante la lettura.

    Citazioni:
    Ma io sono io, e non ho intenzione di far dipendere i miei gusti dal giudizio concorde dell'umanità. Se c'è una cosa che non mi piace, non mi piace e basta; e non c'è una ragione al mondo per cui debba far finta che mi piaccia, soltanto perché buona parte dei miei simili l'apprezza, o finge di apprezzarla.
    Sul prof Caldwell:
    Un uomo che avrebbe potuto fare tutta una serie di cose ma ha pensato non ne valesse la pena e che, nel profondo del cuore, rimpiange di non averle fatte; che in segreto si beffa delle ricompense che gli avrebbero reso ma poi, ancor più in segreto, si strugge per aver rinunciato a quelle ricompense e alla gioia di guadagnarsele.
    E' vero, lui ama Ruth per come lei è, anzi non gli importa come lei sia o cosa pensi, la ama e basta. Lei invece è attratta dalla forza di lui, ma più che amarlo vuole cambiarlo per farlo diventare simile ai suoi familiari. Nemmeno si accorge che sta male per la fame e non ci pensa proprio ad aiutarlo materialmente.

    La parola dovrebbe essere guiderdone, dalle mie parti si usa.

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    Predefinito Capitolo 26

    Gli ultimi capitoli sono stati un po' più interessanti sia dal punto di vista della trama sia da quello "teorico": alcuni dei dibattiti fra Martin e Ruth sono "rappresentativi" della teoria della letteratura e della critica, ad esempio quello sull'autorità dello stabilito mi è piaciuto moltissimo perché se ne sono svolti di simili anche qui nel forum e io (sperando di non essere stata altrettanto saccente) ho condiviso spesso alcune delle posizioni di Ruth...
    A questo proposito mi ha molto divertito il commento di Minerva e mi sento onorata che Ruth, pur con tutti i suoi difetti, l'abbia fatta pensare a me! In effetti in quanto a perfezionismo e a una certa "ossessione" per la forma (non oso immaginare se Ruth avesse dovuto correggere Martin anche nella punteggiatura... ) devo dire che la sento abbastanza vicina… Come dicevo prima, spero di non essere altrettanto presuntuosa e antipatica!
    Comunque, scherzi a parte, per quanto in linea di massima fra i due personaggi si tenda a fare il "tifo" e a condividere le opinioni di Martin, che di sicuro ha una mentalità più aperta e meno "irrigidita" dall'indottrinamento scolastico, è anche vero che in altri casi la "ragione" e il "torto" (uso apposta questi termini quando in senso provocatorio) non sono così netti… Diciamo che London "approfitta" dei suoi personaggi per interrogarsi sul significato, il valore e le differenze fra concetti affini ma non identici quali: studio, cultura, erudizione, intelligenza, critica propriamente detta e senso critico individuale. Molto interessante.

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  • #49
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    Sono al capitolo 25. Vi ho beccate. Scrittore "potente" come lo ha definito Qweedy. Al più presto posto le mie impressioni.

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  • #50
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    Predefinito Capitolo 19

    Mi ritrovo in molti dei vostri commenti.
    Trovo il libro fino ad ora un po' lentino: almeno adesso è successo qualcosa e Martin si è trovato questo posto in una lavanderia; rispetto alla staticità dei dieci capitolo precedenti mi è sembrato un grande evento.

    A differenza di Zingaro, adoro questo genere di libri, i grandi tomi dell'Ottocento, mentre difficilmente riesco a godermi davvero il filone americano dei libri veloci, pieni di azioni e persone.
    Però ho trovato davvero calzante uno dei commenti di Zingaro, che coniugo a modo mio per descrivere questa lettura:
    per ora sto trovando Jack London un grandissimo scrittore che sta scrivendo una roba piuttosto lenta.

    In effetti sia come stile, che anche come contenuto il libro ha molto dei grandi libri dell'Ottocento, con questa contrapposizione continua fra la classe sociale borghese, colta, raffinata, chiusa, ottusa e l'emergente classe operaia, volgare, meschina, vivace, piena di voglia di riscatto.
    E' una contrapposizione che sicuramente mostra il suo tempo, e non descrive più la complessità della nostra società, tanto che mentre leggo mi ritrovo quasi a parlare con London per fargli capire come la sua visione sia ristretta e troppo schematica, dimenticandomi che la società in cui ha vissuto lui era probabilmente così.

    Infine, i due protagonisti sono piuttosto "antipaticini" tutti e due: Ruth la maestrina, tutta candore, buone maniere, Martin, l'umile innamorato un po' presuntuoso, che si sente superiore ai suoi pari e inferiore alla classe a cui aspira ascendere, pur sentendosi in realtà superiore un po' a tutti.
    Il fatto che i personaggi siano così vivi da suscitarmi sentimenti di antipatia, compassione, affetto ecc... per me vuol dire che questo è un gran libro, indipendentemente da quanto possa essere lento, noioso, antiquato.

    Invece non avevo mai pensato a questo aspetto che gli scrittori dell'Ottocento-primi Novecento erano pagati a parole... adesso mi spiego perché si parla di "grandi tomi" .
    Interessante anche pensare che uscivano di solito a puntate su giornali e riviste, anche la lettura quindi era lenta e meditata; ci sta che un lettore mentre aspettava l'uscita della puntata successiva rileggesse le stesse pagine più volte.

    Francesca

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  • #51
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    Citazione Originariamente scritto da qweedy Vedi messaggio
    E' vero, lui ama Ruth per come lei è, anzi non gli importa come lei sia o cosa pensi, la ama e basta. Lei invece è attratta dalla forza di lui, ma più che amarlo vuole cambiarlo per farlo diventare simile ai suoi familiari. Nemmeno si accorge che sta male per la fame e non ci pensa proprio ad aiutarlo materialmente.

    La parola dovrebbe essere guiderdone, dalle mie parti si usa.
    Sì, è proprio guidernone. Io non ricordavo di averla mai sentita, poi cercandola, ho scoperto che la usavano anche il Boccaccio e Leopardi quindi almeno a scuola di certo l'avevo già sentita. Nel linguaggio comune invece mai. Tu di dove sei?

  • #52
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Sì, è proprio guidernone. Io non ricordavo di averla mai sentita, poi cercandola, ho scoperto che la usavano anche il Boccaccio e Leopardi quindi almeno a scuola di certo l'avevo già sentita. Nel linguaggio comune invece mai. Tu di dove sei?
    Sono di Brescia.

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  • #53
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    Predefinito Finito!

    Ho finito anch'io e non dico niente.
    Aspetto voi per i commenti

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  • #54
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    mi sa che finirò ultima, io sono al cap. 19, ma procedo piano perché in questo periodo c'è un progetto che mi sta prendendo tanto e...la lentezza di questo libro non ha speranze contro la frenesia dell'altro progetto

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  • #55
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    Capitolo 31

    L'ansia di riscatto sociale di Martin è quanto di più lontano possa esserci dalla mia persona, un'ansia che a tratti sembra quasi ucciderlo. Ho un rapporto piuttosto ambivalente con il protagonista; un po' mi fa tenerezza, un po' mi risulta antipatico e un po' mi deprime.

    Non riesce a pubblicare nulla, quando ancora possiamo ritrovare qualche traccia di umiltà nel suo ego ancora limitato, mentre diventerà famoso quanto più si allontanerà dalla sua "purezza" originaria (negritudine, l'avrebbe definita Pasolini).

    Bella, bellissima la discussione tra Ruth e Martin anticipata da Ayu rispetto al "chi fa cosa" in letteratura. Forse la parte migliore di un romanzo che continua ad annoiarmi un po'.

    Nulla da dire sulla scrittura, magistrale, di Jack London.

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  • #56
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    Predefinito Finito... attenzione agli spoiler!

    Pure io ho finito ieri e sono rimasta molto soddisfatta, anche del finale che avevo quasi del tutto previsto.
    Ora mi sto facendo una cultura sull'autore e sulle sue opere, ho già comprato e iniziato Il tallone di ferro, il cui protagonista, Ernest, è colui che ha dato il nome di battesimo al Che. Non potevo non leggerlo .
    Intanto posto gli appunti presi durante la lettura, non riesco ancora a scrivere un commento unitario:
    Nessuno ha fiducia nelle sue capacità letterarie, né la sua famiglia né quella di Ruth (e neppure lei). "Nessuno crede in me, nessuno a parte me" , dice Martin. Vorrei poterlo dire anche io, o meglio, vorrei avere la sua stessa autostima.
    Finalmente però riesce a trovare qualcuno che lo sa apprezzare, il socialista Brissenden. Interessanti le questioni filosofiche con "la feccia della terra", mi sarebbe piaciuto partecipare ai loro dibattiti.
    Ruth vuole che lui si trovi un lavoro "vero", però almeno poteva dirgli che scriveva bene e che prima o poi avrebbe "sfondato" anche lui. Invece non lo fa e lo va a cercare solo quando è diventato famoso perché la sua famiglia capisce che ora è un buon partito da sposare. Ma Martin si sente lo stesso di prima e le sue opere erano già belle e finite da un pezzo, solo che le riviste e le case editrici se ne sono accorte tardi. Forse anche grazie al falso articolo del giovane giornalista. Tutti gli offrono il pranzo, ma dove erano quando lui moriva di fame? Ho apprezzato la generosità di Martin verso Maria e i suoi figli, verso Jim e l'onestà verso la famiglia di Brissenden, meno quella verso i cognati che non la meritavano, ma, come ha detto lui stesso, "ognuno agisce secondo le proprie convinzioni". Ad un certo punto stava diventando troppo sdolcinato per me... meno male che si è reso conto che Ruth era stata idealizzata e che non la amava più. Nonostante il successo lui non è felice, si accorge che "la vita era un male, o piuttosto, era diventata un male - insopportabile ".
    London ha molte affinità con Martin, però lui è stato davvero un socialista e voleva criticare l'individualismo. Sto finendo di leggere delle pagine di approfondimento critico su di lui e sull'opera, poi ripasserò.
    Ultima modifica di Minerva6; 10-28-2019 alle 11:34 PM.

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  • #57
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    Ho finito anche io ieri sera! Mi è piaciuto di più da circa due terzi in poi. A chissá quando il mio commento finale e anche alcune cose che mi sarebbe piaciuto chiedervi se avessi avuto un briciolo di tempo...
    Ultima modifica di ayuthaya; 10-30-2019 alle 11:38 AM.

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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Ho finito anche io ieri sera! Mi è piaciuto di più da circa due terzi in poi. A chissá quando il mio commento finale e anche alcune cose che mi sarebbe piaciuto chiedervi se avessi avuto un briciolo di tempo...
    A me è piaciuto di più l'inizio e la fine. La parte centrale l'ho trovata un po' troppo ... tirata per le lunghe!

  • #59
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    Mi mancano 4 capitoli per finire

    Francamente io Martin non lo sto trovando arrogante, cioè crede molto in se stesso, nelle sue capacità, questo sì, ma non la definirei arroganza, poi comunque preferisco decisamente questa sua "arroganza" piuttosto che la, non so proprio come definirla, superficialità (?), conformismo (?), egoismo (?) di Ruth. Non si accorge che il fidanzato muore di fame, gli promette medicine che poi lui deve comprarsi da solo e poi lo critica perché si scalda troppo su certi argomenti? lo critica perché non vuole trovarsi un lavoro, ma non mi sembra che lei si ammazzi di fatica nonostante la laurea! Almeno lui ci sta provando in tutti i modi a realizzare il suo sogno

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  • #60
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    Sono d'accordo, Martin non è arrogante, ha solo fiducia in se stesso. Per fortuna, direi, perché può contare solo sulle proprie forze. Ha sempre fatto lavori duri, quindi non è uno che non vuole lavorare. E' solo che sta investendo tutto se stesso nel sogno di diventare uno scrittore.

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