Aleramo, Sibilla - Una donna

elisa

Motherator
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E' il 1906 quando il romanzo di Sibilla Aleramo viene dato alle stampe. Un secolo che per nulla si avverte in queste pagine che rivelano una sensibilità tutta femminile nel narrare una vita che sembra accostarsi a quella di molte altre donne dell'epoca.
E' la storia di una donna e delle scelte non facili che dovrà affrontare per potersi realizzare e conquistare un suo spazio nel mondo.
 
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isola74

Lonely member
A me piacque molto.. non può mancare nella libreria di una donna d'oggi, perchè non bisogna mai dimenticare da dove veniamo.
Voto 4/5
 

supersimo06

New member
Non ho ancora avuto modo di leggere niente della Aleramo...ma da quando ho visto il film su Dino Campana e sulla sua storia d'amore con la scrittrice ho avuto voglia di saperne qualcosa di più...tra l'altro Stefano Accorsi ha dato un'ottima prova di recitazione in quel film...
 

velvet

Active member
Molto bello questo libro, difficile non ammirare una donna così, capace di tali azioni e tali scelte. Ammirazione che va al di là dell'approvazione e del giudizio.

L'ho letto un po' di anni fa e mi piacerebbe rileggerlo, ora che ritengo di avere maggiore consapevolezza.

Lettura caldamente consigliata a tutti, donne in primis, soprattutto di questi tempi in cui mi sembra che molte donne dimentichino con troppa faciltà quanto sono costate alcune conquiste e soprattutto che, se ci vuole molta fatica per progredire, il regresso è invece cosa di un attimo...
 

magialibri

New member
Un libro che ho letto in una calda giornata estiva.
Inizialmente pensavo fosse un pò pesante, mentre è scivolato abbastanza velocemente.
Libro che deve essere letto soprattutto da un uomo.

lettore ENZO
 

elisa

Motherator
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Un libro che ho letto in una calda giornata estiva.
Inizialmente pensavo fosse un pò pesante, mentre è scivolato abbastanza velocemente.
Libro che deve essere letto soprattutto da un uomo.

lettore ENZO

mi piace questa cosa che dici che è un libro che deve essere letto soprattutto da un uomo, la appoggio totalmente
 

elesupertramp

Active member
Sono molto contenta di aver letto questo bellissimo libro, a tanti anni dal suo acquisto. Contenta perché probabilmente ad un’altra età non lo avrei apprezzato come merita.
Tantissime le riflessioni che meritano di essere citate, come queste due:

“E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale.
Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli? Ma la buona madre non deve essere come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana.
E come può diventare una donna se i parenti la danno, ignara debole, incompleta a un uomo che non la riceve come eguale; ne usa come d’un oggetto di sua proprietà; le dà figli coi quali l’abbandona sola, mentr’egli compie i suoi doveri socaili, affinchè continui a baloccarsi come nell’infanzia?

“Perché della maternità adoriamo il sacrificio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. E’ una mostruosa catena…..e se una buona volta la catena si spezzasse e una madre non sopprimesse in sé la donna e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità? Allora si incomincerebbe a comprendere che il dovere dei genitori s’inizia ben prima della nascita dei figli e che la loro responsabilità va sentita innanzi , appunto allora che più la vita egoistica urge imperiosa, seduttrice. Quando nella coppia umana fosse la umile certezza di possedere tutti gli elementi necessari alla creazione di un nuovo essere integro, forte, degno di vivere, da quel momento se un debitore v’ha da essere, non sarebbe questi il figlio?”

Da leggere senz’altro.
 

Des Esseintes

Balivo di Averoigne
Posto due righe che scrissi ai tempi della lettura:

"Romanzo imbarazzante, troppo intriso di fastidioso femminismo miscelato a scontata demagogia; scrittura asciutta, discretamente gradevole, letteratura della "verità" al servizio di una storia (reale, quella dell'autrice), che m'ha suscitato interesse e riflessioni inferiori allo 0! Condotto, con fatica, annoiatamente sino alla fine. Finale nel quale la protagonista fornisce un brutto esempio, dimostrandosi egoista non emancipata. Per quel che sono i miei gusti molto bocciato." :)

Aggiungo ora: se sono questi i romanzi "bellissimi"/"da leggere", povera Italia :D
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Posto due righe che scrissi ai tempi della lettura:

"Romanzo imbarazzante, troppo intriso di fastidioso femminismo miscelato a scontata demagogia; scrittura asciutta, discretamente gradevole, letteratura della "verità" al servizio di una storia (reale, quella dell'autrice), che m'ha suscitato interesse e riflessioni inferiori allo 0! Condotto, con fatica, annoiatamente sino alla fine. Finale nel quale la protagonista fornisce un brutto esempio, dimostrandosi egoista non emancipata. Per quel che sono i miei gusti molto bocciato." :)

Aggiungo ora: se sono questi i romanzi "bellissimi"/"da leggere", povera Italia :D

l'Italia è povera per ben altri motivi, liquidare Uma donna di Aleramo così, mi pare sia uno di quelli :D
 

Love and books

New member
questo libro l'ho comprato tanti anni fa ma non l'ho ancora cominciato. C'è da dire che adoro Campana e tutto ciò che gli ruota intorno... ora non mi resta che cercarlo tra i milioni di volumi che ho :D:D:D:D
 

nitina

New member
ho letto "Una donna" per la Sfida...
Direi che è una lettura di certo di spessore.
La Aleramo ci fa entrare in un mondo femminile non troppo lontano purtroppo da realtà tuttora esistenti. Racconto breve che può benissimo essere trasposto ai giorni nostri, senza andare troppo lontano.
La scrittura della autrice mi ha più di ogni altro aspetto colpito.
Discorso diretto quasi non pervenuto. Una storia di sensazioni, di riflessioni, di pensieri profondi di una donna dalla quale tutte noi possiamo imparare, ma anche gli uomini potrebbero trovare interessante indagare questo universo femminile di inizi '900, ricco di immagini illuminanti e pregnanti. E' una storia di rinunce, di compromessi, di sacrifici, di passioni forti e in parte di odio e di indifferenza.
Una mamma e un figlio. Una moglie e un marito. Una sorella e i suoi fratelli. Una figlia e suo padre.

da leggere :wink:
 

Meri

Viôt di viodi
Un bel libro. Per motivi d'impegni l'ho letto con molta calma, ma non ho perso il filo della storia. La scrittura è così delicata ed elegante, riesci a sentire la sofferenza di questa donna che, amio parere, è stata molto coraggiosa e forte, considerando i tempi. Immagino che il figlio, adulto, l'abbia capita e perdonata.
Mi ha colpito il fatto che in tutto il racconto non c'è nemmeno un nome proprio, scelta tecnica o privacy?
 

mame

The Fool on the Hill
Come ho già scritto in un’altra discussione, ho finito questo libro solo per una forma di masochismo che dovrò farmi assolutamente curare. Oltre duecento pagine di lagne di una donna (donnetta?) incapace di prendere in mano le redini della propria esistenza mentre tante altre donne lo facevano e lo avevano già fatto altrove. Lei invece piagnucola perché le persone colte non danno importanza “al problema sociale dell’amore” (cap. XVII), una cosa illeggibile. Continue smanie senza senso di una persona con tanto tempo per avvilupparsi in pensieri astratti senza mai arrivare a nulla di concreto, non foss’altro perché questa pseudo-femminista aveva la donna che le faceva le pulizie in casa e passava il suo tempo a leggere e a passeggiare in giardino. E il bello è che definisce “virago” la cognata, che con metodi forse discutibili imponeva quanto meno la sua volontà. Ha ragione a dire che nella sua vita non aveva mai dato niente a nessuno. Tutto ruota intorno alla sua persona senza che riesca mai a creare un equilibrio. Solo lagne e inutili smanie. Personalmente non ho potuto fare a meno di pensare a tutti quei padri che, OGGI, subiscono i ricatti delle donne sotto la minaccia di non vedere i figli. E siccome si sono sempre denigrati i padri che abbandonano i figli, mi sento di denigrare questa donna che ha abbandonato il figlio con un padre del quale disprezzava carattere e modi. Per cosa, per andare a fare beneficenza tra i poveri? Immagino che in una fascia d’età intorno ai quindici anni, quando si ha voglia di libertà e di indipendenza, questo libro possa piacere e suscitare anche fiumi di lacrime. Ma in età adulta si sviluppa solo una gran voglia di prendere a schiaffi la protagonista. Da un confronto con Rossella O’Hara, la “donna” della Aleramo uscirebbe sicuramente devastata.

Se il messaggio è: "Conquistate la vostra indipendenza di donne abbandonando i vostri figli al loro destino", trovo il messaggio non solo idiota, ma a dir poco aberrante.

Libro brutto, noioso e inconcludente. Fa quasi venire voglia di cambiare sesso a Casablanca...
 
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Meri

Viôt di viodi
Non riesco ad essere così estrema come te Mame. Forse non avrebbe proprio dovuto sposarlo quell'uomo e cominciare già da lì a prendere la sua vita in mano, ma erano altri tempi e lei forse n0n era coraggiosa come altre donne. Alla fine il grande passo lo ha fatto e direi meglio tardi che mai... Per quel che riguarda il figlio penso: meglio una madre assente che sofferente, questo lui lo avrà capito e preferito.
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
Sibilla Aleramo era nata nel 1876 e il libro fu pubblicato nel 1906, dove i diritti delle donne erano veramente risibili. Molte donne oggi scrivono libri su situazioni di soggezione terribile rispetto alla cultura in cui vivono, Sibilla ha fatto scelte coraggiose per l'epoca, sono passati quasi 150 anni dalla sua nascita e lo scenario italiano era completamente diverso. Pensiamo solo che la stragrande maggioranza delle donne non studiava, era soggetta a tutto per tutto al marito, non aveva sostentamenti economici, non aveva diritti, andava in carcere se adultera, era un accessorio dell'uomo e basta.
 

DoppiaB

W I LIBRI !
Riporto qui quello che ho già scritto nel minigruppo:
Una lettura che per me è stata coinvolgente.
Mi è piaciuto leggere di questa donna che nonostante tutte le difficoltà e i sopprusi, sia riuscita, grazie a una grande forza di volontà, a riprendersi la sua libertà e la sua dignità.
E' vero che la scelta di abbandonare il figlio è discutibile, soprattutto perchè lo ha lasciato ad un uomo tutt'altro che raccomandabile. Ma è anche vero che, proprio nelle ultima pagine, si legge la sofferenza interiore della scrittrice, lei pensava che sarebbe riuscita a riprenderlo con sè, tant'è che ricorre anche alle vie legali, non riesce, ma continua comunque a vivere per lui e a sperare che il suo futuro possa essere migliore.


Non credo ci sia alcuna lagna in questo libro, anzi io ho letto una gran voglia di riscatto e una grande forza.
Se anche c'è un che di "lagnoso", penso che per come erano considerate, le donne avevano tutte le ragioni del mondo di "lagnarsi"...
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
E dopo 3 anni non sono più ripassata :mrgreen: :W.
Ma siccome ora sto leggendo per la sfida la seconda opera della Aleramo, Il passaggio, che dovrò per forza recensire, scriverò qualcosa lì per fare un confronto.
 

estersable88

dreamer member
Un libro osannato e ripubblicato per decenni, un libro considerato quasi un manifesto femminista italiano, un libro su cui ho letto recensioni entusiastiche e lodi sperticate, un libro dal quale personalmente mi aspettavo di più.
E’ il racconto straziante, ma anche lucido e consapevole, di una donna che, dopo un’infanzia senz’affanni, nella sicurezza di essere amata, si affaccia all’adolescenza con prospettive rosee di indipendenza e agiatezza, ma subisce un brusco risveglio ed un ingresso in società mediante un matrimonio riparatore.
Da qui comincia una vita fatta di ribellioni soffocate, di indecisioni, di una maternità fatta di eccessi febbrili, di un disamore profondo per l’uomo che ha accanto e tante infatuazioni flebili e quasi incorporee. Tutta la giovinezza di questa donna va avanti così, in balia del rimpianto e di una decisione che tarda a maturare, fino alla notte in cui la risoluzione tanto annunciata arriva e lei si riappropria della sua vita, lasciandosi dietro tutto, anche gli affetti più veri.
Certamente si tratta di un racconto realistico e scritto magistralmente… ma è scritto così bene che immagino la protagonista e, mio malgrado, non posso farmela piacere: il suo non è, a mio modo di vedere, vero femminismo, ma solo un pallido fuoco di quell’ardore che poi portò alle lotte ed alle conquiste per cui oggi noi ancora ringraziamo. La protagonista è una donna fondamentalmente incentrata su se stessa, incapace di prestare attenzione ed affetto costante a chi le sta intorno. Probabilmente sarò dura e mi si potrà accusare di non tenere conto del contesto in cui il libro è ambientato, ma credo che l’eccessiva libertà goduta da bambina, l’attaccamento morboso al padre e la totale disaffezione per la madre non abbiano mai cessato di produrre effetto su di lei. E’ proprio questo sentimento negativo ispiratomi dalla protagonista a far sì che non consigli pienamente questa lettura: si tratta indubbiamente di un ottimo racconto, di uno spaccato dell’Italia precedente alla Grande Guerra, che vale la pena leggere, ma a me personalmente ha lasciato insoddisfazione ed amaro in bocca. Lo consiglio, ma con molte riserve.
 
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