Pasternak, Boris - Il dottor Zivago

labonsai

New member
Mi è sembrato non ci fosse... spero di non essermi sbagliata. Che dire... questo libro mi ha fatto penare fino in fondo!!
E' bello, bello, un altro capolavoro russo. Aveva un "nonsoche" di Tolstojano.
Una storia molto intensa, mai descritta in modo "mieloso" e pesante. Una storia d'amore tragica, una coppia di amanti che si trovano e si allontanano a più riprese a causa del periodo storico in cui vivono. Sullo sfondo la guerra, la rivoluzione russa, bolscevichi, menscevichi, partigioni, bianchi, rossi...ed un universo di personaggi, amici ed antagonisti di Lara e Zivago. Un libro mai noioso, descrizioni dei paesaggi, sopratutto invernali, meravigliose. Ti sembra quasi di sentirlo quel gelo che penetra nelle ossa.
Mi è rimasta impressa la descrizione dell'albero di sorbe coperto di nee e pieno di passerotti. :) Sembra di essere lì accanto a lui d osservare il paesaggio con i suoi occhi.
In futuro sicuramente da rileggere!
 
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elisa

Motherator
Membro dello Staff
anche io ho amato molto questo libro, questo amore grandissimo e questi personaggi sullo sfondo di una Russia gelida, violenta e tragica.
Un libro che non si dimentica facilmente
 

ayla

+Dreamer+ Member
Finito oggi di leggere e devo dire che mi è piaciuto abbastanza specialmente le descrizioni dei paesaggi ,della situazione in Russia,anche le digressioni filosofiche dopo tutto sono state interessanti;mi è dispiaciuto molto per il finale fino alla fine ho sperato che andasse bene...invece!!L'unico neo è stato all'inizio che ho trovato un pò caotico (se si può dire)per i nomi...mi confondevo sempre!!!
 

Belinda47

New member
Anch'io da principio ho fatto una fatica immane , non capivo nulla, anche perchè avevo in testa il film, dove non c'era nulla di quanto scriveva il libro.
Poi , piano piano, sono riuscita a capire tutte le varie storie, e mi è piaciuto molto, come del resto tutti i romanzi russi che io amo in maniera particolare.
 

Bluedress

New member
Ho trovato Il dottor Zivago un libro di rara poesia! Quello che mi ha colpito è l'uso della descrizione dei paesaggi e delle cose, dove l'immagine diviene strumento per comunicare l'emozioni dei personaggi, emozioni mai chiaramente palesate ma solo lasciate intuire attraverso i cambiamenti del mondo circostante.
Certo non è il libro più scorrevole che abbia letto, però merita e mi sento di consigliarlo.
 

Dorylis

Fantastic Member
Il dottor Zivago è un libro molto delicato e affascinante! Peccato averlo letto a lunghi intervalli di tempo.. Mi ha un po' rovinato il piacere della lettura! Più avanti infatti conto di rileggerlo tutto d'un fiato..
 

mandri

New member
L'ho finito di leggere proprio oggi. Inizialmente l'ho trovato un pò intricato, perchè con tutti quei nomi e soprannomi russi non riuscivo a orientarmi molto bene nella storia. Da un certo punto in poi invece mi è sembrato molto scorrevole e mi ha coinvolto a tal punto da non vedere sempre l'ora di riprenderlo in mano. Comunque libro ben fatto
 

Masetto

New member
Chissà se esiste un romanzo russo sotto le 400 pagine... :)

Questo libro, oltre a darci un ampio quadro della vita in Russia negli anni della rivoluzione, ha il grande merito di criticare "dall'interno" la dittatura sovietica, anche se non giunge a rifiutarla. Di certo una buona parte del suo successo è dovuta a ciò.

Ma la trama purtroppo rasenta spesso la telenovela, come quando i due protagonisti tubano scambiandosi frasi del tipo "Ricordami ogni momento che sono la tua schiava che ti ama ciecamente e non ragiona", "Tu hai le ali per volare al di sopra delle nubi", "Tu ardi sempre ed emani calore, mia piccola candela accesa" eccetera :( . Poi non ho capito perchè negli ultimi anni loro due non fanno alcun tentativo per ritrovarsi e avrei pure voluto sapere che fine fanno alcuni personaggi di cui si perdono le tracce (la madre e il fratello di Lara per esempio). Invece mi è molto piaciuto il fatto che Jurij e Lara, pur amandosi, non smettono per questo di amare anche i loro rispettivi coniugi: Pasternak sa bene quanto complesso possa essere l'amore!

Lo stile non è sempre efficace secondo me. Il romanzo è lento e di faticosa lettura. Ci sono troppi personaggi (alcuni del tutto inutili) e troppe descrizioni "meteorologiche", tutte cose che alla lunga stancano. I discorsi filosofico-religiosi poi mi sembrano banali e quelli sulla letteratura troppo vaghi. Ma, a parte tutto ciò, ci sono delle pagine bellissime secondo me: l'infanzia di Jurij, l'inizio del suo amore per Lara nella primavera di Meljuzeev, il loro addio a Varykino, la loro fine e molte altre. Spesso in questi episodi la quasi maniacale attenzione di Pasternak per i fenomeni atmosferici sfocia in risultati di grande espressività, come nella scena dell'addio: " Nella scena invernale, quasi simile a una commossa presenza, spirava un infinito cordoglio. Era come se fino a ora mai fosse imbrunito così, come se il tramonto fosse sceso per la prima volta quel giorno, a consolazione di un uomo abbandonato, piombato nella solitudine; come se i boschi tutto intorno, sui colli, volgendo le spalle all'ultimo orizzonte, non costituissero solo un limite del panorama, ma vi si fossero disposti uscendo dalla terra per esprimere la loro partecipazione. Jurij si sottrasse a quella tangibile bellezza dell'ora, come ci si sottrae a una folla di persone che commiserano importune, pronto quasi a mormorare ai raggi del tramonto che si protendevano fino a sfiorarlo: "Grazie. Non importa." "

In conclusione è un libro che val la pena di leggere secondo me, anche se richiede una certa pazienza.
 
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Vladimir

New member
Chissà se esiste un romanzo russo sotto le 400 pagine... :)

Questo libro, oltre a darci un ampio quadro della vita in Russia negli anni della rivoluzione, ha il grande merito di criticare "dall'interno" la dittatura sovietica, anche se non giunge a rifiutarla. Di certo una buona parte del suo successo è dovuta a ciò.

Ma la trama purtroppo rasenta spesso la telenovela, come quando i due protagonisti tubano scambiandosi frasi del tipo "Ricordami ogni momento che sono la tua schiava che ti ama ciecamente e non ragiona", "Tu hai le ali per volare al di sopra delle nubi", "Tu ardi sempre ed emani calore, mia piccola candela accesa" eccetera :( . Poi non ho capito perchè negli ultimi anni loro due non fanno alcun tentativo per ritrovarsi e avrei pure voluto sapere che fine fanno alcuni personaggi di cui si perdono le tracce (la madre e il fratello di Lara per esempio). Invece mi è molto piaciuto il fatto che Jurij e Lara, pur amandosi, non smettono per questo di amare anche i loro rispettivi coniugi: Pasternak sa bene quanto complesso possa essere l'amore!

Lo stile non è sempre efficace secondo me. Il romanzo è lento e di faticosa lettura. Ci sono troppi personaggi (alcuni del tutto inutili) e troppe descrizioni "meteorologiche", tutte cose che alla lunga stancano. I discorsi filosofico-religiosi poi mi sembrano banali e quelli sulla letteratura troppo vaghi. Ma, a parte tutto ciò, ci sono delle pagine bellissime secondo me: l'infanzia di Jurij, l'inizio del suo amore per Lara nella primavera di Meljuzeev, il loro addio a Varykino, la loro fine e molte altre. Spesso in questi episodi la quasi maniacale attenzione di Pasternak per i fenomeni atmosferici sfocia in risultati di grande espressività, come nella scena dell'addio: " Nella scena invernale, quasi simile a una commossa presenza, spirava un infinito cordoglio. Era come se fino a ora mai fosse imbrunito così, come se il tramonto fosse sceso per la prima volta quel giorno, a consolazione di un uomo abbandonato, piombato nella solitudine; come se i boschi tutto intorno, sui colli, volgendo le spalle all'ultimo orizzonte, non costituissero solo un limite del panorama, ma vi si fossero disposti uscendo dalla terra per esprimere la loro partecipazione. Jurij si sottrasse a quella tangibile bellezza dell'ora, come ci si sottrae a una folla di persone che commiserano importune, pronto quasi a mormorare ai raggi del tramonto che si protendevano fino a sfiorarlo: "Grazie. Non importa." "

In conclusione è un libro che val la pena di leggere secondo me, anche se richiede una certa pazienza.

Si esistono romanzi russi sotto le 400 pagine:). Per esempio autori contemporanei come Pelevin e Erofeev scrivono solo raccoti lunghi (sulle 250 300 pagine). Lo stile di Pasternak è senza dubbio di grande effetto nelle descrizioni della natura(quella degli Urali quando vanno a Varykino è un capolavoro). Il romanzo è tanto lungo perché Pasternak ha voluto proporre un romanzo di respiro ottocentesco-tolstojano, che non punta tanto sulla credibilità della trama o dei vari personaggi, ma piuttosto sulla descrizione di un'epoca storica ben precisa; di una Russia nuovamente lacerata e squassata, dalla guerra fra Bianchi e Rossi, come quella di Guerra e pace sconvolta da Napoleone. In quest'ottica, la vaghezza delle disquisizioni filosofico-letterarie, credo che acquisti una dimensione del tutto trascurabile: non sono l'intento primario dell'autore. Inoltre che Zhivago (dall'aggettivo zhivoj "vivo" e dal sostantivo zhizn "vita") abbia spesso opinioni deboli e inconsistenti è nella sua natura; egli, essendo ciò che la critica definisce un "uomo inutile", fallisce in tutto: come medico, come amante, come marito ecc... pertanto non può avere opinioni definite o decise, sennò tradirebbe la sua natura di inutilità. Io credo che valga la pena di leggerlo per il solo fatto che sia la grande epopea, che ancora contiene il respiro epico dei grandi eventi e della vita, di una Russia imperiale, ormai URSS, che era destinata a sparire per sempre, e con essa il grande realismo.
 
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Masetto

New member
che Zhivago abbia spesso opinioni deboli e inconsistenti è nella sua natura; egli, essendo ciò che la critica definisce un "uomo inutile", fallisce in tutto: come medico, come amante, come marito ecc... pertanto non può avere opinioni definite o decise, sennò tradirebbe la sua natura di inutilità.
Non ne sono troppo convinto: se Pasternak ha voluto fare di Zivago un fallito in tutto, perché gli “attribuisce” alcune delle sue poesie, tra cui non poche di indubbio valore? Di certo Pasternak in queste poesie ci credeva, era cosciente della loro qualità. Mi pare allora più probabile che gli sembrassero buone anche le idee sulla filosofia e la letteratura che mette in bocca al suo protagonista, e che la loro vaghezza non sia voluta: semplicemente Pasternak non ne aveva di più precise :-|
 
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Zorba

tak kto zh ty, na konec?
Lo stile di Pasternak è senza dubbio di grande effetto nelle descrizioni della natura(quella degli Urali quando vanno a Varykino è un capolavoro). Il romanzo è tanto lungo perché Pasternak ha voluto proporre un romanzo di respiro ottocentesco-tolstojano, che non punta tanto sulla credibilità della trama o dei vari personaggi, ma piuttosto sulla descrizione di un'epoca storica ben precisa; di una Russia nuovamente lacerata e squassata, dalla guerra fra Bianchi e Rossi, come quella di Guerra a pace sconvolta da Napoleone. In quest'ottica, la vaghezza delle disquisizioni filosofico-letterarie, credo che acquisti una dimensione del tutto trascurabile: non sono l'intento primario dell'autore. Inoltre che Zhivago (dall'aggettivo zhivoj "vivo" e dal sostantivo zhizn "vita") abbia spesso opinioni deboli e inconsistenti è nella sua natura; egli, essendo ciò che la critica definisce un "uomo inutile", fallisce in tutto: come medico, come amante, come marito ecc... pertanto non può avere opinioni definite o decise, sennò tradirebbe la sua natura di inutilità. Io credo che valga la pena di leggerlo per il solo fatto che sia la grande epopea, che ancora contiene il respiro epico dei grandi eventi e della vita, di una Russia imperiale, ormai URSS, che era destinata a sparire per sempre, e con essa il grande realismo.

Già, la magia di questo grandissimo romanzo sta proprio nell'aver proposto il passaggio di un periodo ad un altro - dall'impero all' URSS- il tutto visto attraverso gli occhi di un uomo che non riesce a star dietro all'evoluzione del paese. Zhivago E' un uomo inutile, non conclude nulla, tanto che non pubblica alcuna delle sue poesie..

Non ne sono troppo convinto: se Pasternak ha voluto fare di Zivago un fallito in tutto, perché gli “attribuisce” alcune delle sue poesie, tra cui non poche di indubbio valore? Di certo Pasternak in queste poesie ci credeva, era cosciente della loro qualità. Mi pare allora più probabile che gli sembrassero buone anche le idee sulla filosofia e la letteratura che mette in bocca al suo protagonista, e che la loro vaghezza non sia voluta: semplicemente Pasternak non ne aveva di più precise :-|

Certo, le avrà ritenute di valore, così come di valore è stato il lavoro di medico che Zhivago ha svolto, ma...finisce lì...non le ha mai pubblicate, non ha mai continuato la professione, il suo matrimonio così come la sua storia exta coniugale...Non può che essere vago, perchè è la natura dell' "uomo inutile", che per definizione critico letteraria è colui che sì ha tante idee, è colto, ma in realtà non ne mette a segno nessuna..In poche parole, Oblomov..
 

Masetto

New member
Già; è un fatto anche questo; Zivago le sue poesie non le pubblica. Non ci avevo pensato :-? . Forse avete ragione voi :)
 

Lollina

New member
Zivago come Amleto?

:?Credo che la migliore definizione dell' "incapacità di vivere" di Zivago la dia Zivago stesso, nella prima delle sue poesie, Amleto (bellissima, secondo me): come un attore prima di entrare in scena, il poeta si ferma sul "limitare della storia", riluttante ad indossare la maschera, a percorrere quel viaggio in cui tutto è già scritto, in cui "esistere" ed "essere" non sempre coincidono.

S'è spento il brusio. Sono entrato in scena.
Poggiato allo stipite della porta
vado cogliendo nell'eco lontana
quanto la vita mi riserva.

Un'oscurità notturna mi punta contro
mille binocoli allineati.
Se solo è possibile, abba padre,
allontana questo calice da me.

Amo il tuo ostinato disegno,
e reciterò, d'accordo, questa parte.
Ma ora si sta dando un altro dramma
e per questa volta almeno dispensami.

Ma l'ordine degli atti è già fissato,
e irrimediabile è il viaggio, sino in fondo.
Sono solo, tutto affonda nel farisaismo.
Vivere una vita non è attraversare un campo.
 

ste

New member
l'ho finito ora e non avevo mai letto un libro così amaro (neanche l'uomo che ride per intenderci), di un' amarezza limpida e cristallina
 

pigreco

Mathematician Member
Già, la magia di questo grandissimo romanzo sta proprio nell'aver proposto il passaggio di un periodo ad un altro - dall'impero all' URSS- il tutto visto attraverso gli occhi di un uomo che non riesce a star dietro all'evoluzione del paese. Zhivago E' un uomo inutile, non conclude nulla, tanto che non pubblica alcuna delle sue poesie..



Certo, le avrà ritenute di valore, così come di valore è stato il lavoro di medico che Zhivago ha svolto, ma...finisce lì...non le ha mai pubblicate, non ha mai continuato la professione, il suo matrimonio così come la sua storia exta coniugale...Non può che essere vago, perchè è la natura dell' "uomo inutile", che per definizione critico letteraria è colui che sì ha tante idee, è colto, ma in realtà non ne mette a segno nessuna..In poche parole, Oblomov..


Sono d'accordo solo in parte con questa analisi. Quanti grandi scrittori sono morti come dei falliti senza pubblicare alcuna opera e sono poi stati rivalutati dai posteri? Credo che l'inutilità della vita di un uomo (se mai una vita può essere considerata inutile) vada valutata nel lungo termine e non limitata nell'arco biologico della vita stessa.

Detto questo credo che il romanzo sia di altissimo livello e ben scritto. Trovo che le difficoltà derivanti dai numerosi personaggi presentati all'inizio del libro che molti lettori mettono in luce siano molto inferiori rispeto a tanti altri romanzi russi. Semmai risultano di non facilissima comprensione (pur non compromettendo l'intendimento della trama) i fatti relativi alla rivoluzione e alla guerra civile, soprattutto per coloro che non conoscono bene l'andamento degli eventi.

Anche le disquisizioni filosofiche non sono così banali come qualcuno sostiene, specialmente quelle riguardanti la religione e il rapporto tra uomo e donna. In particolare vorrei segnalare una citazione (che qualcuno ha definito da telenovela...) molto bella e che rappresenta i diversi ruoli che secondo Pasternak, e non solo, uomo e donna dovrebbero avere all'interno di una coppia. "La nostra situazione è diversa. Tu, le ali le hai per volare al di sopra delle nubi, mentre io, donna, le ho per posarmi a terra e riparare con esse l’uccellino dal pericolo."
 

sergio Rufo

New member
Qualcosa di Spinoziano

io direi che la prima stilettata pasternak la da' quando dice:
una passione nasce sempre dalla tenerezza.

Ha assolutamente ragione.
Qui' si nasconde un profondo acume, una profonda osservazione: il desiderio di una cosa o di una persona non e' destato dalla cosa o persona in se', ma bensi' dal nostro avvicinamento come intenerimento.
Aveva ragione Spinoza: l'uomo non desidera una cosa buona, ma rende quella cosa buona perche' la desidera.

V be', lasciamo perdere Spinoza, un pochettino ( tantissimo) superiore a un Pasternak per osservazione.

Rimane il fatto che il grande scrittore russo non lesina su dissertazioni filosofiche ( meglio l'aforisma come lampo, perche' solo nel lampo ci sono poche parole) ma ne dispensa anche in brevissimi accenni.
Come quando dice: nascendo stai gia' tornando, la vita cambia composizione...
ohi ohi! che bel pensiero!
 

sergio Rufo

New member
questo Zivago un poco melenso. Non leggero' le sue poesie a fine volume: mi basta il romanzo.
Credo che le due donne possano rappresentare una svolta significativa: se no che fare di questo " dottore" ?
 

sergio Rufo

New member
Sorel scapperebbe a gambe levate

Se un Sorel stendalhiano saltasse nelle pagine dello Zivago si chiederebbe senza due ne' tre: ma dover cavolo sono finito? che ci faccio io qui, in queste pagine un poco noiose, ma soprattutto parecchio invertebrate?
Che ci faccio in questo non volere?

Lo Zivago, questo dottorino travolto dalla rivoluzione ( sostituzione di un potere con un altro, perche' a questo si riduce la rivoluzione russa) non obietta niente: non e' ne' qui ne' la', ne' su' ne' giu, ne' a destra ne' a sinista: e li' sospeso con qualche pensierino per la testa.
Un qualcosa , insomma, di anonimo, poco indentificato, poco riconoscibile.
Persino nel dilemma tra le due donne, il nostro dottorino pecca di astinenza caratteriale: viene meno ad ogni razione istintiva, ad ogni moto di rabbia, e perche' no, a quel pizzico di vanita' del tutto maschile. No, si crogiola in un senso di indecisione, di instabilita', qualcosa di sfumato, di nebbioso.
Per non parlare dell'episodio dei partigiani rossi contro i bianchi: ah! qui lo Zivago eroe del non volere, raggiunge il suo apice passivo. Non puo' sparare contro i bianchi ( classe borghese) perche' la sua classe; non puo' ribellarsi ai rossi ( classe proletaria) perche' oramai, seppur rapito, ne fa parte e allora che fa? spara e si ribella contro un albero.
Si! Julian Sorel direbbe proprio: ma che c.a.z.z.o ci faccio io qui?
 

pigreco

Mathematician Member
Se un Sorel stendalhiano saltasse nelle pagine dello Zivago si chiederebbe senza due ne' tre: ma dover cavolo sono finito? che ci faccio io qui, in queste pagine un poco noiose, ma soprattutto parecchio invertebrate?
Che ci faccio in questo non volere?

Lo Zivago, questo dottorino travolto dalla rivoluzione ( sostituzione di un potere con un altro, perche' a questo si riduce la rivoluzione russa) non obietta niente: non e' ne' qui ne' la', ne' su' ne' giu, ne' a destra ne' a sinista: e li' sospeso con qualche pensierino per la testa.
Un qualcosa , insomma, di anonimo, poco indentificato, poco riconoscibile.
Persino nel dilemma tra le due donne, il nostro dottorino pecca di astinenza caratteriale: viene meno ad ogni razione istintiva, ad ogni moto di rabbia, e perche' no, a quel pizzico di vanita' del tutto maschile. No, si crogiola in un senso di indecisione, di instabilita', qualcosa di sfumato, di nebbioso.
Per non parlare dell'episodio dei partigiani rossi contro i bianchi: ah! qui lo Zivago eroe del non volere, raggiunge il suo apice passivo. Non puo' sparare contro i bianchi ( classe borghese) perche' la sua classe; non puo' ribellarsi ai rossi ( classe proletaria) perche' oramai, seppur rapito, ne fa parte e allora che fa? spara e si ribella contro un albero.
Si! Julian Sorel direbbe proprio: ma che c.a.z.z.o ci faccio io qui?


E' vero forse Sorel scapperebbe a gambe levate, ma ricordati che il mondo è fatto di "zivaghi" (scusa il neologismo) e non di sorel. La grandezza di pasternak sta nell'aver raccontato le gesta di un uomo comune, un uomo in cui, ahinoi, gran parte dei lettori si possono rispecchiare. Se fossimo tutti dei sorel, delle persone che sanno perfettamente quel che vogliono, dove vogliono andare, chi vogliono amare, forse sarebbe tutto molto peggio. Le cose vanno avanti perchè il popolo è fatto in gran parte da personaggi passivi, che spesso nemmeno si pongono domande, e che di fronte ad una situazione amorosa come quella del personaggio di pasternak si comportano esattamente allo stesso modo, senza fare una scelta ben precisa e decisa. Forse è una visione un po' cinica dell'umanità, ma, temo, abbastanza realista. E pasternak credo che lo sapesse benissimo.
 
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