Marìas, Javier - Domani nella battaglia pensa a me

Sir_Dominicus

Knight Member
Ecco un altro libro che ho letto recentemente...
Questa è la trama:

La storia si svolge a Madrid e ha come protagonista Vìctor Francois, sceneggiatore cinematografico e televisivo. Il romanzo prende avvio da un'avventura erotica tra Victor e Marta, una giovane donna sposata da poco conosciuta. Il marito di Marta, Eduardo, è a Londra per lavoro e Victor cena a casa di Marta. Al termine della cena, dopo i primi convenevoli amorosi , la donna comincia a stare male e muore tra le braccia di Victor. Lo sceneggiatore non sa come comportarsi. Medita a lungo cosa fare del bambino di due anni che dorme ignaro; è incerto se avvisare o meno il marito. Decide di andarsene dopo avere lasciato del cibo al bambino e aver fatto un timido tentativo di telefonare al marito, subito interrotto per non essere in grado di sostenere la conversazione.

Unico testimone della morte di Marta, Victor sente la responsabilità di essere il custode delle sue ultime volontà e decide di entrare in contatto con il marito, la sorella e il padre della donna. In particolare, stabilisce un rapporto molto stretto con la sorella, Luisa, raccontandole gli ultimi attimi della vita di Marta e rivelandole tutte le paure, le incertezze ed i dubbi da lui provati in quel frangente.

Il successivo colloquio di Victor con il marito, Eduardo , rivela come gli eventi di quella notte e il silenzio del giorno successivo avevano determinato un susseguirsi di accadimenti che sarebbero stati ben diversi se la morte della moglie gli fosse stata comunicata immediatamente. La mancata informazione aveva però permesso a Eduardo di capire l'inganno di cui era vittima: una scoperta pagata però a caro prezzo visto poichè nell'arco di poco più di venti ore egli perde sia la moglie che l'amante.

Il risultato finale è di una grande e tragica beffa in cui gli uomini, nella vita e nella morte, rappresentano delle pedine di un gioco oscuro, di cui non possono e non sanno capire il senso. Ogni cosa sembra così moltiplicarsi in una poliedricità inesauribile di interpretazioni alternative e possibili.

A mio parere è un libro stupendo che merita assolutamente di essere letto...Voto 9
A presto
Sir D.
 
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elena

aunt member
Semplicemente stupendo!!!
Marias non narra una vicenda ma descrive le sensazioni interne del protagonista rispetto agli eventi casuali della vita: e nella casualità può rientrare anche la morte di una giovane donna evento che, nonostante la sua tragicità intrinseca, viene percepito e vissuto in modo grottesco, quasi ridicolo.
Notevole la capacità di questo autore di penetrare l'animo umano attraverso uno stile narrativo che riproduce esattamente il disordinato accavallarsi dei pensieri della mente (o perlomeno io ritrovo il mio disordinato modo di pensare :)) tecnica che gli consente di mettere a nudo anche i lati più oscuri e nascosti della psiche, quelli che in genere ogni individuo tende a dissimulare.
 

Zefiro

da sudovest
Semplicemente stupendo!!!
Marias non narra una vicenda ma descrive le sensazioni interne del protagonista rispetto agli eventi casuali della vita: e nella casualità può rientrare anche la morte di una giovane donna evento che, nonostante la sua tragicità intrinseca, viene percepito e vissuto in modo grottesco, quasi ridicolo.
Notevole la capacità di questo autore di penetrare l'animo umano attraverso uno stile narrativo che riproduce esattamente il disordinato accavallarsi dei pensieri della mente (o perlomeno io ritrovo il mio disordinato modo di pensare :)) tecnica che gli consente di mettere a nudo anche i lati più oscuri e nascosti della psiche, quelli che in genere ogni individuo tende a dissimulare.

Concordo. Personalmente l'ho trovato uno dei più bei libri io abbia mai letto in assoluto. E' il top della produzione di Marias che è tutta di livello altissimo.
10/10
 

elena

aunt member
Concordo. Personalmente l'ho trovato uno dei più bei libri io abbia mai letto in assoluto. E' il top della produzione di Marias che è tutta di livello altissimo.
10/10

Anche per me è tra i libri più belli che abbia mai letto.......ma forse sono giù di tono e non sono riuscita a dare la giusta enfasi :D
Concordo anche sul voto 10/10
 

asiul

New member
il pensiero che diventa "parola"

Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo. Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori". (Riccardo III)

Marias ha il pregio di rendere “verbo” le emozioni e le coscienze umane. È un libro stupendo. Forse il miglior libro fra quelli di autori contemporanei tanto da poterlo considerare un classico.
Mi è piaciuto molto.
La storia è un pretesto. Sembra scorrere lungo un filo, ma ci ritroviamo a riflettere di volta in volta sull’animo umano, sulla vita. Ci fa entrare nella mente di Victor, ma in realtà ognuno di noi sembra stia leggendo nel proprio pensiero, nell’animo che gli appartiene.
Il mio consiglio è di leggere questo libro con una matita in mano. Molte sono le frasi sparse. Le tracce lasciate dall’autore all’interno di questa storia.

Le frasi da segnare che tolte dal contesto, restano in possesso di un loro significato, sono davvero tante. Eccone alcune:

”Tutto viaggia verso il suo stesso svanire e si perde e poche cose lasciano traccia, soprattutto se non si ripetono, se avvengono una sola volta e non tornano più, altrettanto fanno quelle che si assestano troppo comodamente tornano ogni giorno e si sovrappongono, neppure quelle lasciano traccia.”

“A volte qualcosa ti suona perché te lo hanno appena nominato, ma quel presente appena trascorso appare per un istante come passato lontano”

“È pur vero che a nessuno gli si domanda se vuole nascere, e la gente viene fatta nascere.”

“La cosa più intollerabile è che si trasformi in passato chi si ricorda come futuro.”

Gli do anch'io 10/10
 

Nikki

New member
10/10 la perfezione...mmm
mi domando allora che voto dareste a Proust o Joyce :wink:

ehm ehm... ma se io, raccontando tu di provare emozioni attraversando un campo di papaveri, dovessi chiedere cosa proveresti allora camminando sulla luna....troveresti la mia domanda minimamente sensata? :D

(congiuntivi e consecutio, tutto ok? che in questo periodo chissà dove ho la testa.. :mrgreen: )


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Tornando alle citazioni:

"Ci sono cose che uno deve sapere immediatamente per non andare nel mondo neppure un minuto con la convinzione del tutto sbagliata che il mondo sia altro a causa di quelle cose. [...] Vivere nell'inganno o essere ingannati è facile, e anzi è la nostra condizione naturale: nessuno va esente da questo e nessuno è stupido per questo, non dovremmo opporci più di tanto e non dovremmo amareggiarci. Tuttavia ci sembra intollerabile, quando alla fine lo sappiamo. Quello che ci pesa, il brutto della cosa, è che il tempo in cui crediamo quel che non era si trasforma in qualcosa di strano, fluttuante o fittizio, in una specie di incantamento o sogno che deve essere soppresso dal nostro ricordo; a un tratto è come se quel periodo non lo avessimo vissuto affatto, non è vero?, come se dovessimo raccontarci di nuovo la storia o rileggere un libro, e allora pensiamo che ci saremmo comportati in maniera diversa o avremmo impiegato in altro modo quel tempo che finisce per appartenere al limbo. Questo può provocare la nostra disperazione. E oltretutto quel tempo a volte non rimane nel limbo, ma all'inferno -."



Che qualcuno abbia pietà delle nostre anime.
 

Carcarlo

Well-known member
Io sono arrivato fino a pagina 45 e l'unico argomento trattato - in profondità, devo ammetterlo - è il mal di pancia di una che è a letto.
Scusate ma non sono riuscito ad andare oltre, anche se me l'ha regalato la donna che amo e mamma del mio bambino con la quale sto discutendo proprio adesso xkè lo difende... eh basta!
Un mal di pancia può durare, massimo, due pagine, poi è meglio cambiare argomento!
Meno male che non era un parto podalico.
Saluti a tutti
 

Nikki

New member
Io sono arrivato fino a pagina 45 e l'unico argomento trattato - in profondità, devo ammetterlo - è il mal di pancia di una che è a letto.
Scusate ma non sono riuscito ad andare oltre, anche se me l'ha regalato la donna che amo e mamma del mio bambino con la quale sto discutendo proprio adesso xkè lo difende... eh basta!
Un mal di pancia può durare, massimo, due pagine, poi è meglio cambiare argomento!
Meno male che non era un parto podalico.
Saluti a tutti
Per la battaglia del libro, ha tutta la mia solidarietà. :D
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Messo nella wishlist :YY.
Soprattutto per il consiglio di Luisa,adoro sottolineare frasi che mi hanno colpito :D.
Spero solo di trovare il tempo per leggerlo,ne ho già troppi a casa di libri che mi aspettano :roll:.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Letto (e finito ieri sera) con altri utenti nel Gruppo di lettura,che è ancora in corso:

http://www.forumlibri.com/forum/sho...i-nella-battaglia-pensa-a-me-di-Javier-Marias

Dopo alternanti difficoltà (soprattutto per lo stile di scrittura),alla fine mi sono ritrovata a dargli un giudizio migliore di quello che avevo previsto nei primi capitoli e mi aveva quasi fatta pentire di averlo proposto per il GL.
Purtroppo non ho potuto godere a pieno della lettura di questo romanzo,che ho trovato comunque molto intenso,perchè sto attraversando un periodo in cui ho la mente piena di pensieri che non mi permettono di concentrarmi.Sicuramente lo rileggerò in un altro momento.
Comunque sono rimasta colpita dal finale che non mi aspettavo e ho avuto la sensazione che gli eventi e le azioni compiute dai personaggi sono stati influenzati da cose che non si conoscevano nel momento in cui stavano accadendogli o le stavano per compiere.
Ho realizzato che le cose non sono mai come sembrano,e così neanche le persone.
Victor,che inizialmente sembrava (e forse era) da criticare,poi alla fine si è rivelato migliore di Eduardo_Oppure dovrei dire che Eduardo si è rivelato peggiore di Victor :???

Riporto il commento finale inserito già nel GL:
lettura un po' difficile,che prosegue a rilento e a fasi alternate,però facilitata dalla possibilità di condividerla attraverso questo GL e con interessanti spunti di riflessione personale,soprattutto nel finale della storia.
 
Ultima modifica:

skitty

Cat Member
Dalla copertina: "Ciò che commuove di più in un romanzo, è riconoscere situazioni ed emozioni vere che sapevi ma non sapevi di sapere".
E' proprio questo che mi è piaciuto immensamente di questo libro: ogni fatto ed emozione narrata, ha trovato posto tra i miei pensieri abituali, oppure dato nuova voce a delle riflessioni che meritavano di essere approfondite.

Il titolo è tratto dal "Riccardo III" di Shakespeare: è la maledizione che il fantasma della regina Anna scaglia sul re che l'ha fatta uccidere. Ma la storia è ambientata nella Madrid dei nostri giorni, dove l'io narrante, Victor Francés, sceneggiatore per il cinema e la tv, vive scrivendo discorsi per altri, in proprio o per conto terzi. Victor conosce Marta, una donna sposata che gli muore tra le braccia proprio la notte del loro primo convegno amoroso. Fugge, ma resta prigioniero del passato della donna e decide di ricostruirlo. Sarà un viaggio di esplorazione nei misteri del cuore umano, ricco di sorprese, drammi, colpi di scena.

"Tutto viaggia verso il suo stesso svanire e si perde e poche cose lasciano traccia, soprattutto se non si ripetono, se avvengono una sola volta e non tornano più, altrettanto fanno quelle che si assestano troppo comodamente e tornano ogni giorno e si sovrappongono, neppure quelle lasciano traccia."

"Non era passato molto tempo, adesso che tutto era finito: tutto ci sembra poco, tutto si comprime e ci sembra poco, una volta che finisce, allora è sempre chiaro che non abbiamo avuto abbastanza tempo."
Anche questo concetto mi ha fatta soffermare. E' vero, alla fine qualunque evento, che sia bello o triste, ha una sua durata, e al suo termine ci sembra sia volato via in fretta...

"Non sopportiamo che i nostri congiunti non siano al corrente delle nostre pene, non sopportiamo che continuino a crederci più o meno felici se a un tratto non lo siamo più, ci sono quattro o cinque persone nella vita di ognuno che devono essere informate all'istante di quanto ci succede, non sopportiamo che continuino a credere quello che non è più, non un minuto oltre, che ci credano sposati se rimaniamo vedovi o con i genitori se rimaniamo orfani, in compagnia se ci abbandonano o in buona salute se ci ammaliamo. Che ci credano vivi se siamo morti."
Mi ritrovo diverse volte a provare la suddetta urgenza di informare le persone care, solo che non ci avevo mai pensato in questi termini. Vederlo scritto, mi ha fatta riflettere su molti miei comportamenti ...

"Ci sono cose che uno deve sapere immediatamente per non andare nel mondo neppure un minuto con la convinzione del tutto sbagliata che il mondo sia altro a causa di quelle cose.
Non è ammissibile pensare che tutto continui com'era quando tutto è ormai alterato o ha subito un capovolgimento, ed è vero che il periodo durante il quale si è stati in errore ci diventa poi insopportabile."

“Vivere nell'inganno è facile ed è la nostra condizione naturale, e in realtà questo non dovrebbe dolerci poi tanto”.
Che tristezza questo pensiero... è già il terzo o quarto libro che leggo, che mi piace da morire, ma che mi dice che l'inganno e le bugie sono il destino obbligato di tutti... Sarà così ma io ancora non voglio accettare questa cosa, ci sarà pure un modo per restare nella trasparenza e nella sincerità senza rinnegare sé stessi, no? Io continuo su questa strada, anche se il mondo pare andare in un'altra direzione...

E' stata una bellissima esperienza questa lettura, nonostante l'argomento della perdita e della caducità delle cose, che forse in questo momento nei miei pensieri è stato un po' sofferto...

Anche io ho trovato il finale sconcertante... forse troppi fatti concatenati, però di sicuro è stato un finale ad effetto.

Voto 4/5
 

isola74

Lonely member
Riporto anche qui il mio commento per il GDL:

sicuramente un libro ben riuscito, non di facilissima lettura perchè a volte la storia rallenta e sembra perdersi in uno stile che può disorientare, però poi all'improvviso sa come prenderti all'amo e risvegliare la tua curiosità. Molto ben costruita la prima parte: le prime pagine ti rapiscono, ti chiedi (e ce lo siamo chiesti anche noi:wink:) quando muore Marta, come muore, che fine fa il povero bambino... e poi ti ritrovi a leggere qualcos'altro, con continui spunti di riflessione sulla vita, sulle nostre relazioni, sulle nostre scelte e possibilità.
Non è una lettura "leggera" ma merita sicuramente di essere letto.

"Tutto si contagia con grande facilità, di tutto possiamo essere convinti"

"Provoca perplessità e sconforto che le cose cambino tanto senza che uno cam,bi rispetto alle cose"

"La cosa più intollerabile è che si trasformi in passato chi si ricorda come futuro"

"Forse siamo fatti in egual miosura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere"(questo concetto, che trovo bellissimo, l'ha ripreso ieri sera da Fazio)
 

DoppiaB

W I LIBRI !
Copio e incollo il mio commento dal gdl: E’ una storia che racchiude pensieri che abbiamo o potremmo avere tutti nella vita, con o senza la morte di una Marta.

Un bel libro che consiglio a tutti di leggere!
Voto 4/5
 

Spilla

Well-known member
Ecco il commento che ho già postato nel GdL:

Le categorie di giudizio "piaciuto", "non piaciuto", non possono servire per raccontare il mio rapporto con questo libro. Che è stato parecchio faticoso. La fatica è nata penso dai temi trattati, la morte, il dolore per la perdita, la solitudine, argomenti che forse sono troppo "caldi" (per me, in questo mio periodo di vita), e che ho dovuto tenere fin da subito a debita distanza.
Ma ho apprezzato parecchi aspetti. Primo fra tutti la costruzione rigorosa del racconto, l'attenzione si ritmi e alle risonanze, la scrittura oggetto di pensiero, quasi creta nelle mani dell'autore, che ne ha studiato ogni piega e ruga. Mi è piaciuta la precisione delle scelte stilistiche e il rispetto del ruolo che ciascun personaggio riveste all'interno del libro. Anche la lunghezza e frammentarietà delle frasi, che ha contribuito a rendermi poco piacevole la lettura, è però interessante come gioco letterario voluto, intenzionalmente usato per entrare nei meandri del pensiero umano. Ma ciò che rende più interessante questo libro, al di là degli aspetti stilistici, è l'intelligenza con cui Marìas mostra -dimostra- che la vita non è negli eventi, ma nei vuoti del frattempo, nello spazio malamente riempito da pensieri (mai così lucidi e coerenti come noi poi li riportiamo parlandone, ci ricorda l'autore) e da azioni quasi casuali che sono il vero elemento di continuità di ciascuno, fatalmente portato via e mai più recuperabile quando si muore.

Cosa invece mi fa ancora tristezza? questa assoluta, infrangibile privazione della speranza e l'impossibilità dei personaggi di incontrarsi l'un l'altro, di andare oltre il tentativo sempre fallito di superare la solitudine. Così voleva che fosse Marìas. Chissà, mi chiedo, se questa è la sua visione della vita?
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Questo è un libro che manda in fumo il cervello perchè i pensieri sono espressi in un modo molto profondo e dettagliato che richiede assoluta lucidità da parte del lettore, ma allo stesso tempo è liberatorio poichè traduce in flussi di parole tormentate, ma chiare e schiette, pensieri che spesso non affiorano, ma che comunque sono più o meno presenti in ciascuno di noi al di là dell'evento scatenante, e lo fa attribuendo la massima naturalezza a realtà interiori generalmente difficili da ammettere. L'autore mescola fin troppo abilmente "ciò che succede e ciò che non succede" rendendo tutto vero e ingannevole allo stesso modo, sottolineando continuamente che la verità (o l'inganno?) sta nella nostra testa (e chi potrebbe dargli torto?) e che le situazioni cambiano aspetto a seconda di chi le vive o le racconta o le ascolta.
Molto bella e coinvolgente soprattutto la prima parte, ho trovato geniale l'idea di base e le sensazioni che prova il protagonista in quella situazione sono descritte così magistralmente che mi è risultato impossibile non immedesimarmi in lui, nemmeno per un attimo ho pensato seriamente a ciò che davvero avrei fatto al suo posto se non dopo, a freddo, mentre lo leggevo riuscivo soltanto a seguire i suoi ragionamenti e a farli miei.
E' difficile definire questo libro, sicuramente molto profondo e ottimamente scritto, direi forse "cervelloticamente intenso" Grazie al GdL anche se sono arrivata in ritardo!
 
P

~ Patrizia ~

Guest
Riporto qui la mia opinione già espressa nel Gdl:

Libro complesso, forse anche un po’ pirandelliano nei suoi significati profondi. Più che un romanzo è un labirinto di pensieri sulla morte, sul destino e la caducità della vita.
In un confessionale fatto di pagine lentissime, dense di verità, si smascherano gli inganni sempre insiti nell'esistenza. Ciò che pare, ma non è, perseguita dalla prima all’ultima riga.

Voto 4/5
 

Dayan'el

Σκιᾶς ὄν&#945
Spilla ha scritto:
Ma ciò che rende più interessante questo libro, al di là degli aspetti stilistici, è l'intelligenza con cui Marìas mostra -dimostra- che la vita non è negli eventi, ma nei vuoti del frattempo, nello spazio malamente riempito da pensieri (mai così lucidi e coerenti come noi poi li riportiamo parlandone, ci ricorda l'autore) e da azioni quasi casuali che sono il vero elemento di continuità di ciascuno, fatalmente portato via e mai più recuperabile quando si muore.

Temo Spilla abbia colto nel segno. Un libro denso, sinuoso, scritto dalla maestria di chi intende permeare nel lettore ad ogni costo, e, va detto, vi riesce con grazia. A partire da una costruzione formale ineccepibile, molto più che funzionale alla riuscita - vitale, diremmo -, si accavallano riflessioni profondissime tradotte su carta attraverso trovate stilistiche ancora una volta perfette: lunghissimi periodi, discorsi disorganizzati (vedi l'Unico), e talvolta l'ombra di qualcosa di inarticolato, un correlativo narrativo del pensiero nel suo fluire mai lineare, espressione di una interezza ineffabile, incomunicabile, molto spesso costitutivamente dissimulata. Perché il nucleo intorno al quale l'autore costruisce la storia è proprio questo: l'interezza. Totalità dissimulata, appunto, o tradita o sconosciuta o ignorata o svenduta o negata; noi chi siamo, qui, ora, chi siamo nella nostra storia, nella nostra esperienza concreta di uomini e nella Storia universale (Vìctor e l'Unico hanno esattamente questa funzione): quanti frammenti spargiamo al mondo di una unità malcerta, in quanti pezzi ci smembriamo certi poi di poterci ricomporre. E alla fine, come notava Spilla, la presa di coscienza che la vita non è in ciò che accade, ma in quanto se ne può dire, nel pensiero (il vero paniere delle possibilità) e nel successivo racconto: ricordate Vìctor? Era lui il demiurgo della sua storia, l'onnipotente fabbriciere delle verità, «sono io che racconto». E non è forse vero? La vita è in quegli interstizi in cui si può pensare l'accaduto, in cui ogni cosa trova senso, perché è questa la nostra occupazione più importante, produrre senso. Ed intanto siamo alla ricerca disperata di un filo rosso, di un legame più che aleatorio a giustificare un percorso, perché riconoscere il caso come sovrano delle cose umane è una sconfitta, o forse incute timore, e si finisce per vedere il passato secondo ciò che accaduto per ultimo o più recente, si finisce per sottrarre all'alea il vissuto per consegnarlo al destino. Un percorso inesorabile, invincibile, divelto e concluso solo dalla morte.


La potenza del racconto, l'ineluttabilità della maschera, la versatilità del caso raccontato con abilità sorprendenti. 4.3/5
 
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