Littell, Jonathan - Le benevole

*cuorepensante*

New member
Qualcuno l'ha letto?
Ne parlavo prima in un post ma non volevo andare o.t. perciò ho creato questo intervento.
mi attira l'argomento,ma ho paura che sia pesante, prolisso e noioso (cosi mi hanno detto :shock: )
qualcuno che l'ha letto mi dice una sua impressione? :?:
grazie :wink:
 
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zolla

New member
non è esattamente un libro facile anche per la lunghezza infatti sto andando avanti a piccoli passi...per il momento mi sembra buono però
 

darida

Well-known member
Re: Le benevole (J.Littell)

*cuorepensante* ha scritto:
Qualcuno l'ha letto?
Ne parlavo prima in un post ma non volevo andare o.t. perciò ho creato questo intervento.
mi attira l'argomento,ma ho paura che sia pesante, prolisso e noioso (cosi mi hanno detto :shock: )
qualcuno che l'ha letto mi dice una sua impressione? :?:
grazie :wink:

Eh! anch'io tempo fa chiesi lumi, non avendone ricevuti, ed essendo il malloppo bello impegnativo, ho dato la precedenza ad altre letture, a me l'hanno regalato e provo le tue stesse sensazioni...
Facciamo la conta? :mrgreen: vediamo a chi tocca iniziare :wink:
 

darida

Well-known member
zolla ha scritto:
non è esattamente un libro facile anche per la lunghezza infatti sto andando avanti a piccoli passi...per il momento mi sembra buono però

Uh! bene, uno l'abbiamo già trovato, piccoli passi eh? mmmm credo che starà lì a frollare ancora un pochito! :wink: :D
 
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elena

aunt member
mi mancano circa 100 pagine per finirlo..........non è certo un libro che si legge velocemente.....ma è tutt'altro che noioso!
Cmq rimando i commenti a fine lettura........
 

elena

aunt member
Anche se non ho aperto io questo topic penso possa essere utile una sintesi della trama
Attraverso i ricordi di Maximilian Aue, un anziano direttore di una fabbrica di merletti al nord della Francia, si rivivono alcuni tragici momenti della seconda guerra mondiale, visti attraverso un'ottica particolare: quella del carnefice. Aue era un ufficiale delle SS. Di madre francese e padre alsaziano, dopo la laurea in giurisprudenza ed un periodo dedicato ad attività amministrative per il servizio di sicurezza della polizia del Fuhrer, viene destinato ad incarichi operativi prima sul fronte russo e poi in ungheria dove collabora attivamente alla complessa organizzazione finalizzata alla soluzione finale, lo sterminio degli ebrei.
I ricordi si susseguono con fredda e lucida precisione, basati su un'attenta e documentata ricostruzione storica, senza alcuna intenzione di sminuire la tragicità dei fatti nè, al contrario, di sconvolgere con immagini deliberatamente crude, proprio questa è la premessa per l'avvio al racconto: rivivere gli eventi per far luce sugli stessi, senza alcuno scopo giustificativo. Ciò che ho fatto, l'ho fatto con piena cognizione di causa, pensando che si trattasse del mio dovere e che dovesse essere fatto, per quanto sgradevole e increscioso fosse..
Aue si rileva un personaggio psicologicamente complesso anche quando i ricordi incidono direttamente sulla sua sfera personale (la sua omosessualità, l'odio radicato per la madre, l'amore per la sorella gemella): per quanto cupe e morbose possano essere le sue descrizioni, il protagonista non è alla ricerca di giudizi o assoluzioni, il destino deciderà per lui. Più che il destino, alla fine del romanzo, egli si affida alle Benevole (le mitiche Eumenidi, divinità in grado di proteggere anche coloro che si sono macchiati dei più orrendi crimini); grazie a loro, Aue alla fine della guerra riesce a fuggire da Berlino e a raggiungere la Francia dove riesce ricostruirsi, grazie alla doppia cittadinanza e all'ottima padronanza della lingua, una nuova insospettabile identità.
Questo romanzo di Littell è veramente coinvolgente: la scrittura è fluida, i vari personaggi sono dipinti rispettando la diversità propria dell'essere umano, l'analisi storica molto precisa, la capacità descrittiva è intensa. Sicuramente, proprio per la notevole capacità di descrivere in modo realistico gli eventi, il racconto a volte è estremamente duro e brutale ..ma credo sia veramente un libro che lascia un segno.
 
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elena

aunt member
si ovviamente finito.......è un libro che vale veramente la pena di leggere :D !!!! Alcuni parti le ho trovate veramente un pò troppo morbose (e non mi riferisco solo a quelle strettamente legate alla guerra :roll: ) ma nel complesso è veramento un notevole romanzo storico. :wink:
 

lillo

Remember
un piccolo commento. Le Benevole è un libro che secondo me viaggia su due binari paralleli: da una parte la Storia con la S maisucola, gli eventi di cui tante volte abbiamo sentito parlare, dall'altra la storia di un funzionario di regime con il suo vissuto e le sue vicende personali e che molte volte critica alcuni eventi in cui si trova coinvolto.
Il libro secondo me ha un grande merito: il tentativo di analizzare la Storia abominevole del nazismo dalla parte del carnefice; talvolta spaventa l'atteggiamento burocratico con cui viene affrontato l'endlosung (soluzione finale).
Per approfondire l'argomento dello sterminio ebraico consiglio la lettura di 2 libri: Enzo Traverso, la violenza nazista ed il mulino; CR Browning Uomini Comuni, ed piccola biblioteca einaudi
 

darida

Well-known member
L'ho affrontato, forse non era il momento giusto.
L,ho trovato inutilmente lungo, pieno zeppo di sigle e citazioni evitabili, poteva essere risolto con 900 pagine in meno.E con questo il finale risulta essere frettoloso. Max Aue, il protagonista/ uno psicopatico poco credibile.Un uomo comune catapultato in una situazione di follia? non credo.
 

*cuorepensante*

New member
Non ho letto il libro, per questo mi affido a chi l'ha fatto per avere una piccola informazione. nel romanzo è presente in qualche modo il tema della banalità del male della Arendt? anche se non direttamente citato ovviamente..in pratica la tesi secondo cui il male viene da uomini comuni incapaci di distinguere il bene dal male, completamente ingabbiati nel sistema del regime, che li ha portati a compiere azioni terribili e inimmaginabili in altri contesti; in poche parole essi avrebbero "semplicemente" ubbidito a degli ordini, organizzando le deportazioni degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio. mi servirebbe per un lavoro che sto facendo, visto che il tema del romanzo mi sembrava potesse c'entrare qualcosa, chiedo delucidazioni a voi:)grazie:)
 

darida

Well-known member
porto su..nessuno che mi puo' aiutare?

Io non credo che l'autore sia riuscito a presentare il tema della banalita' del male,-pero' non saprei dire se fosse il suo intento:)- piuttosto a proporre un'opera commerciale con quel tanto di perversione, di sesso, di sballi onirici, mescolati ad un periodo agghiacciante della nostra storia, continuo a sostenere che nella mescolanza di stili: saggio-romanzo-giallo, ne sia uscito un mattone poco credibile
 

elena

aunt member
Non conosco molto il tema della banalità del male della Arendt.....ma dal poco che ne so.....penso che si possano trovare ne Le benevole alcuni elementi tipici. L'assoluta incapacità di discernere il bene dal male, con conseguente incapacità di provare alcun senso di colpa e l'incapacità di un autonomo giudizio sono caratteristiche che io riscontro in Aue, il protagonista. Descrive le situazioni più raccapriccianti come se fosse un freddo osservatore di una realtà distante invece che un perfido ingranaggio di una macchina infernale; faceva quello "doveva essere fatto", appunto senza alcun giudizio personale e senza chiederesi se era un bene o un male. Alcune parti sono eccessivamente minuziose e troppo ricche di cifre e numeri (in questo senso, concordo con Darida, sull'idea del "mattone") .... ma credo che siano volute proprio per confermare l'idea di un ossessivo calcolo economico un dovere e compito da portare a termine.
Non concordo, invece, sull'idea di un'opera "commerciale"..........il romanzo secondo me è un notevole romanzo storico ben documentato, descritto nella prospettiva del carnefice che non ha alcun rapporto empatico con le orrende azioni di cui è protagonista e che riversa tutto il suo mondo interiore nella sua vita perversa, reale o onirica.
 

saetia

kollaps!
.....premetto che sono un appassionato di storia del '900 ed in particolare del frangente compreso tra il 1920 e l'immediato dopoguerra europeo e pertanto questa "recensione" e' un po' di parte...

...dunque dunque... ribaltando il famoso saggio della Arendt.. potremmo dire che questo libro parla della Straordinaria efficienza del male... sì.. perchè l'SS Max Aue protagonista di questo libro mostra un'abnegazione ed una dedizione ai compiti assegnatigli davvero assurda... il nostro deve gestire ed ocuparsi delle attivita' dei terribili Einsatzkommando nazisti nell'Europa orientale.. ovvero si occupa di genocidi, di stragi, di fucilazioni.. ai danni di polacchi, ebrei, sovietici.. ma la cosa che fa brillare questo libro e' che nel descrivere quello che fa non ci sono rimorsi etici o morali.. un elemento questo che ovviamente e' presente in gran parte della memorialistica del tempo.. ma che qui, ai fini anche della finzione narrativa, e' del tutto assente.. il nostro sa' quello che deve fare e lo fa senza rimorsi e senza mostrare empatia per le proprie vittime.. stupenda la considerazione che Aue fa a posteriori del suo lavoro.. "ogni volta che entro in una foresta non posso a non pensare a cadaveri e fosse comuni"

...il romanzo si evolve su due piani separati a livello di contenuti ma che si intrecciano nell'economia del racconto...

..da un lato c ' è il piano "storico"...dove il nostro incontra tutte i protagonisti di quegli anni bui.. Eichmann.. Hass.. Goring.. Himmler.. Frank..vive le vicende di stalingrado... visita la Polonia martoriata dall'occupazione tedesca.. e tratteggia dei ritratti bizzarri di ogni attore/protagonista che incontra..

...memorabile e ,a mio avviso, acme del romanzo l'incontro con il prigioniero russo.. un commissario politico bolscevico fatto prigioniero.. tra i 2 si scatena un dialogo serratissimo da cui esce che nell'estrema divergenza di vedute in merito al mondo e alla societa'.. russi e tedeschi combattono per la stessa identica cosa..

...alcune parti sono minuziose e dettagliate.. come l'incontro con un esperto di glottologia tedesco che illustra al nostro Aue tutte le caratteristiche di usi e costumi degli slavi, partendo dalla lingua, per poi cercare di dimostrare una supposta inferiorita' di quei popoli...

...l'altro piano del romanzo e' la vicenda personale dell' "uomo" Aue.. la sua storia contrastata con la famiglia.. il rapporto incestuoso con la sorella che continua ad amare nonostante tutto.. l'odio per la madre ed il padre adottivo... la propria omosessualità.. la disperata ricerca del padre mai conosciuto.. e proprio questa ricerca tingera' di "giallo" il romanzo.. Aue infatti iniziera' a ricomporre l'enigma che si cela dietro quel padre mai conosciuto e scoprira' che... lo lascio leggere a voi.. ;)

...insomma.. un libro meraviglioso.. che tiene incollato dalla prima all'ultima pagina.. Littell ha compiuto un'opera di studio delle fonti storiche assurdo.. nulla e' lasciato al caso.. ogni minimo dettalgio e' al suo posto...
 

elena

aunt member
Bella l'immagine della "Straordinaria efficienza del male".....rende veramente l'idea di un "lavoro" portato a compimento con il massimo dell'efficienza possibile.....senza alcuna valutazione morale e senza il minimo di partecipazione empatica da parte dell'artefice.......nonostante che questo "lavoro" si sostanzi nella distruzione sistematica di milioni di persone.
Penso di ripetermi nel giudizio di questo libro.....ma l'ho trovato veramente eccezionale .......anche per le incredibili ricerche storiche effettuate dall'autore per realizzarlo.
 

shvets olga

New member
.....premetto che sono un appassionato di storia del '900 ed in particolare del frangente compreso tra il 1920 e l'immediato dopoguerra europeo e pertanto questa "recensione" e' un po' di parte...


...memorabile e ,a mio avviso, acme del romanzo l'incontro con il prigioniero russo.. un commissario politico bolscevico fatto prigioniero.. tra i 2 si scatena un dialogo serratissimo da cui esce che nell'estrema divergenza di vedute in merito al mondo e alla societa'.. russi e tedeschi combattono per la stessa identica cosa..



Scusami,per favore,io non ho letto questo romanzo, ma voglio chiarire: cosi pensa scrittore o pensi tu?
 

saetia

kollaps!
no non la penso così io.. è quello che emerge dal dialogo dei due.. per l'uno esiste il valore supremo della razza.. per l'altro quello della classe sociale.. ed entrambi sono disposti a sacrificare qualsiasi mezzo per raggiungere quell obiettivo.. senza alcun scrupolo etico o morale.. per questo si trovano "vicini"

penso che Littell abbia voluto esemplificare nella finzione le tesi sostenute da Nolte sulla specularita' tra nazismo e stalinismo... ed appunto.. proprio per questo è un ulteriore forza dell'espressione narrativa di Littell... il fatto che riesce a far parlare il dibattito storico senza bisogno di ricorrere al linguaggio accademico..

..poi alla fine.. questo è un romanzo.. e come tale va preso.. per il dibattico sotrico ci sono gli storici no? :)

..per quanto mi riguarda.. la mia visione della cosa è abbastanza netta ed unilaterale.. ma penso che qui interessa a pochi e non mi va di addentrarmi in un dibattito che poi sofcerebbe per forza di cose nella politica.. ;)
 

shvets olga

New member
no non la penso così io.. è quello che emerge dal dialogo dei due.. per l'uno esiste il valore supremo della razza.. per l'altro quello della classe sociale.. ed entrambi sono disposti a sacrificare qualsiasi mezzo per raggiungere quell obiettivo.. senza alcun scrupolo etico o morale.. per questo si trovano "vicini"

penso che Littell abbia voluto esemplificare nella finzione le tesi sostenute da Nolte sulla specularita' tra nazismo e stalinismo... ed appunto.. proprio per questo è un ulteriore forza dell'espressione narrativa di Littell... il fatto che riesce a far parlare il dibattito storico senza bisogno di ricorrere al linguaggio accademico..

..poi alla fine.. questo è un romanzo.. e come tale va preso.. per il dibattico sotrico ci sono gli storici no? :)

..per quanto mi riguarda.. la mia visione della cosa è abbastanza netta ed unilaterale.. ma penso che qui interessa a pochi e non mi va di addentrarmi in un dibattito che poi sofcerebbe per forza di cose nella politica.. ;)


Certo che ci sono storici e non facciamo dibattito, ma ci sono milioni di morti, ucisi da fascisti nella terra sua, bruciati nella casa sua, ucisi nelle camere di gas - i bambini sovietici,le donne sovietici, gli uomini sovietici. Ci sono molioni di soldati ucisi nelle battaglie per liberare da fascismo non stalinismo e sistema sovietica,ma la sua Patria, sua famiglia. Ci sono anche la gente come i miei genitori che sono stati cresciuti senza padri ucisi.Ci sono anche la gente come me i figli come miei che ricordano sempre ai nostri liberatori dal fascismo. E politica qua non c'entra niente.
Scusate.
Se trovero' il romanzo sul internet lo leggero' e faro' i miei commenti:)
 
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