Kundera, Milan - L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere

skitty

Cat Member
Condivido il fatto che sia il caso di riflettere su tutti questi pensieri, per analizzare sè stessi e gli altri... ma non condivido affatto la visione sulla monogamia :roll:.
Ho partecipato e compreso i pensieri ed i dubbi di Tomas, ma non mi ha convinta per nulla... anzi, mi ha solo confermato che per me stessa quel modo di vivere le cose è sbagliato, mi ha solo fatto capire che ci sono al mondo persone che lo vivono così, ma non ha cambiato nulla in me. :)
 

velmez

New member
L'ho finito guisto 2 giorni fa... e credo che non avrei potuto scegliere un momento migliore per leggerlo!!

mi è piaciuto all'inverosimile, ma credo che per leggerlo si debba essere nella giusta predisposizione d'animo...
concordo con molte delle sue tesi che credo tocchino un'ironia davvero squisita: è poetico, fine ed intelligente! sono giorni che lo cito in ogni conversazione con i miei amici... credo che correrò in biblioteca a comprare tutti gli altri suoi libri!

5/5!
 

Kriss

blonde member
L'ho finito guisto 2 giorni fa... e credo che non avrei potuto scegliere un momento migliore per leggerlo!!

mi è piaciuto all'inverosimile, ma credo che per leggerlo si debba essere nella giusta predisposizione d'animo...
concordo con molte delle sue tesi che credo tocchino un'ironia davvero squisita: è poetico, fine ed intelligente! sono giorni che lo cito in ogni conversazione con i miei amici... credo che correrò in biblioteca a comprare tutti gli altri suoi libri!

5/5!

hai fatto un commento che rispecchia in pieno quello che avrei detto io. Mi associo. Libro fantastico, ti rimane dentro. :ad:
 

7nina2

New member
molto bello

Mi manca l'ultimo capitolo o poco più e lo sto gustando pagina a pagina. Non mi hanno colpito le vicende, certo assolutamente originali e interessanti. Da sempre mi colpisce il gusto, lo stile.
E' il primo romanzo di Kundera che leggo e mi ha colpito da subito il suo modo di citare la cultura classica, con una semplicità e un'arguzia unica.
Nel week end mi è capitato sotto mano "La lentezza", purtroppo ora sono presa dalla tesi e la vedo dura buttarmi nei libri come vorrei. Difficile comunque resistere alla tentazione.
 

Pasifae

New member
Betseller anomalo. Di insostenibile romanticismo. Quell'insopportabile che si va a cercare appositamente. Anni fa la sua lettura non mi aveva colpita, forse era troppo presto ed io troppo ingenua. Chi può dirlo? Ad ogni modo, un romanzo bello denso. Un'emozione unica e coinvolgente. Sembrerebbe una storiella da niente, ma solo se lo si legge distrattamente (il che sarebbe un peccato). Quante volte abbiamo vissuto situazioni di quel tipo? Magari non tutte in prima persona, ma semplicemente guardando un film o ascoltando una canzone. O forse le abbiamo sognate e basta. Kundera invita a riflettere su queste situazioni, con eleganza, ma anche con complicità. Dalle pagine spuntano frasi che non ci sia aspetta, certe perle che rimangono impresse nella mente neanche le avessimo pensate noi. A tratti si ha il dubbio che certe frasi siano lì apposta per essere trascritte per non essere dimenticate. Una sorta di poco velato autocompiacimento, si direbbe. Ma che importa!? Ho riempito le sue pagine di orecchie. Il tema della "bellezza" viene reso in maniera incantevole, così come tutto il capitolo a proposito delle "frasi fraintese". Che dire poi della capacità di dare un nome alle sensazioni più comuni, ma prive di definizione? Un mago. Un illusionista, forse. L'ultimo terzo di libro è decisamente meno scorrevole e, a tratti, una lettura non propriamente facile, alcune riflessioni appaiono piuttosto confusionarie, così come il rapporto causa-effetto che regola il binomio episodio-speculazione spesso risulta alquanto forzato. E il capitolo finale fa soffrire. Vietata la lettura a chi ama gli animali.
 
Ultima modifica:
P

~ Patrizia ~

Guest
L'ossimoro contenuto nel titolo si spiega magistralmente in ogni pagina di questo libro meraviglioso.
Denso, profondo, filosofico.
Sa frugarti nell'anima e costringerti a riflettere.

5/5
 

Cla1985

New member
La prima volta che l'ho letto non mi era piaciuto granchè anzi ho proprio pensato che era un gran cavolata.. (chiedo venia) l'ho riletto un annetto fa e devo dire che il mio giudizio è cambiato drasticamente: è un libro meraviglioso, ricco di spunti di riflessione.. come è già stato scritto bellissimo e toccante il capitolo dedicato alla morte del cane karenin, che mi ha doppiamente commosso poichè la mia amata cagnolina era morta da poco..
Non so spiegarmi diversamente questo mio drastico cambio di opinione se non con la constatazione che come c'è il giusto tempo per ogni cosa c'è anche il giusto tempo anche per i libri e per quando devono essere letti..
 

pieracd

New member
sono alle ultimissime pagine, e per me che amo smisuratamente gli animali, è sofferenza :??

purtroppo, pur rendendomi conto che mi trovo davanti ad un'opera non da poco,......non è il mio libro :oops:

scritto in maniera ineccepibile, Kundera riesce a spiegare con una chiarezza incredibile ogni singola frase del libro. Ma , per me, le parti filosofiche sono ....troppo filosofiche :mrgreen:

mi rendo conto che non avendo studiato filosofia, mi manca qualcosa nella lettuara di questo romanzo/saggio :oops: e leggere solo la parte romanzata, per la trama in se stessa, non ha senso :oops:

credo anche che serva essere predisposti mentalmente, e io ho sicuramente sbagliato periodo..............forse lo rileggerò un giorno :wink:
 

Lauretta

Moderator
lo devo assolutamente rileggere..so che mi aveva fatto nascere tantissime riflessioni e mi aveva "stordito" per due o tre giorni.
ma ora...ricordo solo vagamente la trama...
credo sia un romanzo da leggere e rileggere in diversi momenti della vita..
 

Holly Golightly

New member
Sarò fuori dal coro, ma a me questo mi ha fatto veramente innervosire o_O
Ho rinunciato dopo un centinaio di pagine con la promessa di ripassarci. Ma tutte le volte che l'ho sfogliato ho sempre deciso di rimandare a oltranza.
Mi innervosiva troppo il modo in cui il narratore usava i personaggi per dimostrare delle teorie. "Se Tomas si comporta così è perché blablabla". Mi dava veramente fastidio questa cosa.
Sospendo il giudizio sul libro in sé e provo in futuro ad andare oltre il mio limite: riuscirò a sopportare il narratore :D
 

gamine2612

Together for ever
E' il libro di Kundera che mi è piaciuto maggiormente.Mi ha scatenato molte emozioni.
Ho visto anche il film che mi é piaciuto e confesso che il DVD lo riguardo ogni tanto.
 

GermanoDalcielo

Scrittore & Vulca-Mod
Membro dello Staff
Possibili spoilers

Complessivamente una lettura impegnata per i contenuti e la cornice storico-sociale, ma al tempo stesso leggera grazie allo stile e alla tecnica narrativa. La decisione di spezzare i capitoli in paragrafi lunghi è ancora più funzionale alla scorrevolezza. Per il resto è innegabile che Milan abbia un talento notevole nel caratterizzare il lato psicologico e introspettivo dei 4 protagonisti (personaggio meglio riuscito Tereza) e nel delineare la complessità delle dinamiche sentimentali (com'è triboloso l'amore!, è questo che esclamavo tra me e me quando interrompevo la lettura).
Ho apprezzato anche le parti più filosofeggianti in cui Milan fa trapelare tra le righe la sua opinione mettendola in bocca alla voce narrante (su tutte da segnalare quella esilarante sulla mexxa e più in generale quelle teologico-esistenziali).
L'unica parte che ho trovato lenta è quella chiamata "Dizionario delle parole fraintese", che contrappone le figure di Franz e Sabina; non mi è piaciuta, mi sembrava fredda, buttata lì.
Invece mi ha fatto commuovere il capitolo sul cane Karenin e soprattutto il momento dell'eutanasia e sepoltura.
In breve, una lettura piacevole, scorrevole e pregna. Per palati fini.
voto 3,5/5
 

Jessamine

Active member
Che dire, ho apprezzato veramente tanto questo romanzo.
Era la seconda volta che mi avvicinavo a Kundera, e credo che sia entrato nella cerchia dei miei autori preferiti.
Quello che più ho apprezzato è il contrasto fra uno stile semplice, diretto e scorrevole, e un contenuto, ricco di riflessioni semi filosofiche. Le vicende dei protagonisti sono fonte di spunti per riflessioni sulla condizione umana, e mi è piaciuto davvero molto questo alternare narrativa a riflessioni più o meno personali.
Ci sono stati momenti in cui avrei voluto fermarmi, sottolineare qualche frase e poi trascrivermela da qualche parte. Poi mi sono sempre fermata, perché mi sono resa conto che qualche citazione non basta, senza tutto il contesto, il complesso costruito fra riflessioni e personaggi.
Un bel romanzo, che entra sicuramente nella lista dei libri "da rileggere".
 

Ugly Betty

Scimmia ballerina
E' il libro di Kundera che mi è piaciuto maggiormente.Mi ha scatenato molte emozioni.
Ho visto anche il film che mi é piaciuto e confesso che il DVD lo riguardo ogni tanto.

C'è un film?? Devo assolutamente guardarmelo! :HIPP

Lo stile semplice, diretto e scorrevole e la divisione in piccoli capitoletti aiutano nella lettura di un romanzo che a volte diventa 'pesante' e 'profondo'. Tuttavia questa tecnica narrativa, nella parte centrale, mi è sembrata un po' dispersiva! La mancanza di un filo narrativo cronologico nella seconda metà del romanzo non mi è piaciuta molto...all'inizio è bello vedere ri-proposta la stessa storia sotto diversi punti di vista, ma poi secondo me si perde il piacere di scoprire come 'va a finire'! Molto bella la settima parte: io che non amo gli animali, ho apprezzato tutta la vicenda legata a Karenin!
Nel complesso un buon libro, particolare. 4/5


Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
 

Kylix

New member
Mi stupisco sempre nel constatare quanto leggere sia utile da un punto di vista culturale, e allo stesso tempo possa emozionare, toccando corde profonde. 320 pagine de L'insostenibile leggerezza dell'essere sono state un susseguirsi di considerazioni come "Ah, questo vorrei averlo scritto io!", oppure "Questo argomento non è mai stato sufficientemente trattato a scuola", il tutto accompagnato da una buona dose di cosiddetta pelle d'oca. Si parte dall'analisi dell'eterno di ritorno di Nietzsche, per poi considerare la leggerezza e la pesantezza di Parmenide, concetti questi che accompagneranno tutto il romanzo. Dunque, teniamoci pronti: abbiamo chiaramente a che fare con un romanzo che unisce storia, filosofia e narrativa. L'immagine iniziale di Tomás alla finestra che, gli occhi fissi sulla parete del palazzo di fronte, riflette su quello che gli sta accadendo con Tereza, è una fotografia che mi è rimasta impressa, come un'opera d'arte talmente ammirata da essere ricordata continuamente. Poi c'è Tereza, personaggio che appare debole e che talvolta ho trovato fastidiosa, con le sue paure e le sue insicurezze, ma il suo passato e le sue origini non mi hanno permesso di non amarla, quasi come un'amica con cui si è litigato ma non si può certo rompere. Abbiamo Sabina, una donna forte, coerente, decisa. Con lei Franz, la cui visione di molti aspetti della società lo separa dalla donna che ama. E non dimentichiamoci di menzionare che il periodo storico è intorno al 1968, durante la Primavera di Praga, che all'interno delle narrazioni diventa quasi un personaggio, talmente è rilevante. È in questo clima di instabilità che seguiamo i protagonisti, sulla scia del “Einmal ist Keinmal”.
 

handel589

New member
Che dire, una lettura decisamente...strana! Potrei dividere questo libro in due parti, la prima composta dai primi tre capitoli e la seconda dai restanti quattro.
Alla prima parte dò un giudizio molto positivo: alcuni spunti molto interessanti, così come le citazioni, gli aneddoti e le riflessioni su Nietzsche, Beethoven, Parmenide, la dicotomia leggerezza-pesantezza, e di riflesso quella debolezza-fortezza. Non l'ho trovato affatto noioso, al contrario di molti, anzi ripeto, molto interessante e di facile lettura, con alcune considerazioni che meriterebbero assolutamente un debito approfondimento. Per quanto comunque non ci sia un personaggio che mi ha colpito, li ho trovati tutti un po' estremi, esacerbati, fino a metà libro circa pensavo di essere di fronte a un'opera notevole, degna di essere catalogata come "romanzo filosofico".
Poi sono iniziate le stranezze.
Già il capitolo 4, su Tereze, è stato un po' disturbante, analizzando questo personaggio che sinceramente non sopporto: tutta la questione al bar, poi con l'ingegnere, tutte le turbe mentali di questa donna tormentata da un uomo (Tomàs) che non capisco come possa meritarsi il suo affetto.
Poi il capitolo 5, su Tomàs, abbastanza godibile, ritorna qualche spunto carino qua e là, anche se l'autore si rivela piuttosto impietoso verso la sua gente. Ma anche qui situazioni estreme e irreali, tipo Tomàs che viene chiamato da donne a destra a manca con la scusa di pulire i vetri, ma in realtà per fare qualcos'altro..situazioni per mezzo delle quali l'autore comincia a emettere sentenze di vita abbastanza discutibili, tra l'altro.
Dopodichè, arrivati al capitolo 6, c'è un crollo verticale nella qualità del romanzo: Kundera inizia a sproloquiare (letteralmente, secondo me) sul senso dell'esistenza, su Dio e derivati, su questo fantomatico Kitsch..un'accozzaglia di, ripeto, sentenze del tutto arbitrarie colte da situazioni pretestuose, i personaggi praticamente scompaiono e lasciano il posto all'ingombrante presenza dell'autore che non fa altro, per 40-50 pagine, che sentenziare sulla vita a suo piacimento. Una delusione totale.
L'ultimo capitolo, poi, sul cane Karenin, tenta di stabilire una certa empatia fra il lettore e il simpatico animaletto..ma anche qui l'autore coglie la situazione da lui creata per presentare sue teorie un po' campate in aria sul rapporto tra l'uomo e il mondo/la natura/gli animali, con le quali non si capisce bene dove voglia arrivare. Alla fine i sentimenti dei personaggi verso Karenin risultano, di nuovo, esacerbati, raggiungendo il climax nel momento della morte e, soprattutto, del seppellimento del loro defunto cane. L'ho trovato abbastanza fastidioso e, di nuovo, esagerato.
Così come alla fine non mi trovo d'accordo con le sue conclusioni sull'argomento "amore/rapporto di coppia": l'autore lo vede come una serie di complicazioni su complicazioni, i personaggi instaurano tra di loro relazioni che fanno sorgere solo problemi e molto raramente qualche puro sentimento..io non so che storie d'amore Kundera abbia vissuto, ma, o sono fortunato io ad avere una relazione normale, oppure si sbaglia di grosso sulla questione.

Insomma, un libro strano, scritto alla fine in modo molto semplice, senza uno stile particolarmente elaborato. Dovendo dare un voto, direi un 4/5 alla prima parte e un 1/5 alla seconda: in media fa 2,5/5, non proprio un successone insomma! :?

Romanzo filosofico? La filosofia è ben altro, non ha nulla a che vedere con questo libro.
Visto comunque l'elevatissimo gradimento riscontrato da molti in questo forum, mi piacerebbe molto discutere su molti punti, che qui per necessità di sintesi non ho fatto emergere..e magari in privato, così non intasiamo il forum :HIPP
 

Tanny

Well-known member
È un bellissimo libro e merita di essere letto e riletto, che trasmette al lettore una serie di emozioni e di spunti di riflessione, non avevo mai letto un libro di Kundera e ne sono rimasto piacevolmente colpito, mi risulta persino difficile commentare un testo così ben riuscito, sicuramente lo rileggerò
Voto 5/5 più che meritato
 

estersable88

dreamer member
Questo libro era nella mia wishlist da molto, molto tempo ed ora che l’ho finalmente terminato non so come cominciare la mia recensione: le cose da dire sarebbero tante, ma ho paura di cadere nel banale e dire meno di quanto vorrei.
Tanto per cominciare siamo a Praga, in quella che oggi conosciamo come Repubblica Ceca, ma che al tempo della storia era ancora la Boemia. L’occupazione sovietica è un’ombra pressante per le strade della città e nelle vite dei suoi abitanti. Microfoni e cineprese registrano le loro conversazioni che vengono ascoltate dalla polizia segreta e talvolta trasmesse in radio. E’ in questo clima di terrore appena velato che nasce e cresce la storia di Tomàs e Teresa, colonna portante di questo romanzo così particolare.
E’ dall’incontro di queste due anime che, con tono dapprima distaccato e via via sempre più partecipe, Kundera comincia il suo racconto crudelmente concreto.
Lei è una ragazza di umili origini, costretta in una casa ed in una famiglia asfissianti, dove il concetto di privacy è sconosciuto; lui è un chirurgo importante e stimato da tutti, un uomo che ha paura di legarsi ad una donna, che ama fare l’amore, ma non dormire con qualcuno, un traditore inguaribile ed impenitente. Ma stranamente con Teresa c’è qualcosa di diverso, di più profondo, può dormire con lei, può farci l’amore, può anche vivere la sua vita al suo fianco. E poi c’è Sabina, bella, irriverente ed anaffettiva. E Franz, il sognatore Franz che combatte le sue battaglie rischiando anche la vita in nome di un sentimento ormai solo idealizzato. E Karenin, il fedele cane di Teresa e Tomàs, con i suoi rituali e la sua presenza costante e silenziosa. Sono loro i principali protagonisti di questa storia e l’autore è quello che definiremmo un narratore onnisciente che racconta fatti, pensieri, sensazioni dei protagonisti come se vedesse dentro la loro mente. Ma infondo le vicende di questi uomini e donne sono funzionali per raccontarci ciò che è sullo sfondo, l’occupazione, la coartazione del pensiero, il rovesciamento delle vite e delle relazioni. Ciò che Kundera, in fin dei conti, racconta è l’eterna lotta tra l’anima e il corpo, tra volontà e opportunità, tra ciò che si pensa e ciò che si deve dire o fare.
E lo fa con sorprendente distacco alternato a grande partecipazione emotiva, con una prosa chiara, nonostante i molti richiami filosofici e letterari utili a spiegare ancor meglio i concetti espressi, se mai ce ne fosse bisogno.
Ed ora le considerazioni personali. Mi è piaciuto questo libro? Sì, indubbiamente sì. Non è un romanzo facile, sia per lo stile non sempre immediato, sia per la forza dei concetti trattati, ma vale di certo la pena leggerlo. Mi sento di dare piena ragione a chi annovera questo libro tra i classici e gli hever green: credo che tutti dovrebbero leggerlo almeno una volta nella vita e fermarsi a riflettere sui numerosi spunti che ci regala. Consigliato dunque? Sì, assolutamente sì.
 
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