Tolstoj, Lev - Anna Karenina

MadLuke

New member
Ho rimandato di proposito di qualche giorno perché avevo bisogno di riordinare un po' le idee su questo libro gigantesco. (avverto: ci sono qui e lì sparsi degli spoiler)
Parto levandomi di torno i difetti (anzi, uno solo) ho fatto una fatica incredibile a finire le ultime due parti. I personaggi sono veramente approfonditi, ma sul finale mi sembrava che paradossalmente non avessero più niente da darmi, quindi non mi sentivo motivata a finirlo (e ci sono stata due settimane). In alcune parti è veramente prolisso: i dieci capitoli su "Lévin e Stiva vanno a caccia" sono stati un trauma.

E veniamo al dunque.
Il titolo, Anna Karenina, è fuorviante. In realtà la storia è imperniata sullo sviluppo in una geometria perfetta di due storie: Lévin e Kitty, Anna e Vronskij. Da un lato l'amore retto e felice, dall'altro l'amore passione infelice. La geometria è perfetta anche nello sviluppo delle due storie: dalla felicità all'infelicità assoluta Anna e Vronskij; da un'infelicità per alcuni versi piuttosto banale e usuale alla felicità coniugale perfetta Lévin e Kitty.
Nessuna delle due storie avrebbe ragion d'essere senza l'altra che fa da contrappeso. È in questa simmetria che il romanzo trova la sua perfezione.
Ai due protagonisti (di fondo, Anna e Lévin) si affianca una schiera infinita di personaggi, ognuno importante nella misura in cui questo si relaziona all'amore e all'istituzione del matrimonio: dal fratellastro di Lévin (Sergej Ivanovic), che rimane scapolo per fedeltà a un'ex fidanzata morta, al donnaiolo Stiva, la moglie fedele e sciupata Dolly.
E poi c'è Karenin, il marito di Anna. La crudele omonimia con Vronskij (Aleksei) segna invece le distanze con l'amante. Uno è un uomo troppo morale, l'altro è impulsivo e passionale. Lévin, che incrocia entrambi di sfuggita, segna esattamente l'equilibrio perfetto fra l'uomo freddo e l'irrazionale/passionale. Lévin è forse l'unico personaggio veramente positivo del romanzo, nonostante sia lacerato dai dubbi (che, però, risolve sul finale), nonostante l'iniziale infelicità con Kitty. La storia di Anna è invece divisa fra i due eccessi. Al tempo stesso Kitty è il suo contrappeso. La prima è una donna affermata in società che decade fino al suicidio. Kitty dall'immaturità più banale diventa una moglie saggia e matura.
E ancora, da un lato l'amore di Lévin e Kitty è il raggiungimento di una felicità equilibrata, è un percorso di costruzione. Quello di Anna è un percorso di distruzione. È un tentativo di ribellione all'istituzione del matrimonio inteso in quel modo, a favore di un amore sincero, ma che si muove inevitabilmente verso l'autodistruzione. Anna non sopporta il peso di aver lasciato tutta se stessa in mano al solo Vronskij. Di dipendere solo da Vronskij. I capitoli sul suicidio erano fra le parti più belle del libro, quasi non pareva scritto prima del '900.
Tolstoj non giudica mai Anna. Eppure a me è parso che per Anna avesse anche lui un timore reverenziale. Lévin (così simile a lui!) gli stava indubbiamente più vicino.
L'incontro fra i due protagonisti, la "cattiva" Anna e il "buono" Lévin, è incredibilmente pessimista. Non è il buon Lévin a redimere Anna, ma è lei a "corrompere" l'uomo buono, nonostante la cosa si limiti a una chiacchierata. Allo stesso modo la campagna, il luogo della laboriosità, il luogo di Lévin, si oppone continuamente alla città, il luogo di Anna, dove l'ozio è inutile e nocivo.

Che poi, detta così, sembrerebbe che la storia di Anna sia la parte più interessante del libro.
E io devo ammettere: mi ha un po' stancata, per me la metà-Lévin è stata di gran lunga più interessante. E solo un genio della scrittura poteva far sì che il "buono" fosse il più interessante.

Mi dispiace solo essermi quasi lasciata "sconfiggere" dalle parti più prolisse, è un romanzo meraviglioso.

Trovo la tua recensione davvero pessima, e ancor peggio completamente inopportuna da leggere, in quanto potrebbe scoraggiare un potenziale lettore, solo sulla base di false informazioni che tu fornisci.

1) I capitoli su Stiva e Levin a caccia non sono affatto prolissi. E' invece nel diverso approccio alle situazioni dei due che Tolstoj tratteggia meglio le differenze tra i personaggi, la pigrizia di Stiva e la pervicace tenacia di Levin, che poi è la sua ricerca di vita, che rischia di passare sopra le persone nella speranza di giungere a una verità assoluta. Più di tutto è importante notare come nel dialogo tra Levin e il guardiacaccia (o come si chiama) si trovano i prodromi delle conclusioni cui giungerà Levin alla fine del romanzo.

2) le storie di Levin e Anna poi, si reggono benissimo anche da sole, tanto sono approfonditi ognuno dei personaggi. Non dico che sarebbe stato meglio, ma non c'è certo bisogno di un raffronto per comprendere appieno la profondità psicologica dell'uno o dell'altro.

3) catalogare Levin come "il buono" e Anna come "la cattiva" poi, è una cialtroneria senza possibilità di appello, che fa ben capire quanto TU non abbia capito nulla dello spessore spirituale dei personaggi, non certo esegetica del romanzo.
Levin non è "buono", tra le speculazioni intellettuali che accumula nei primi capitoli, c'è pure quella secondo cui è giusto che taluni inividui siano servi di altri che sono i padroni, perché non abbastanza intelligenti, capaci, o volenterosi. Quando sono a caccia, di nuovo, per la sua foga di badare agli affari propri, non si fa problemi a cercare di abbandonare gli altri compagni di ventura. Pure col fratello malato non ha neanche metà delle premure che ha invece sua moglie, e solo per rispetto a una convenzione sociale, vorrebbe impedire che sua moglie e una prostituta, ancorchè umile e bisognosa di aiuto, soggiornino nella stessa stanza.
Levin è semplicemente "un uomo in cerca della verità", che può essere solo di origine divina ovvero no, ma in ogni caso alla fine scopre non esiste in senso assoluto, ma solo come continua domanda nel rapporto con le altre persone. Nel bene e anche nel male, come dimostra anche l'ultimo dialogo con Anna, che Tolstoj in cui Tolstoj magistralmente si spende per dimostrare come neppure lui, tanto alla ricerca di purezza, sia esente da debolezze. Per questo, dall'inizio alla fine, Levin è tutt'altro che "equilibrato".
Anna poi, non è certo una succube tentatrice, e neanche comincia "buona", semplicemente troppo educata alle buone maniere, ma completamente ineducata a porsi delle domande, sposatasi troppo giovane con un uomo ben più anziano di lei, dapprima vive del riflesso della moralità di lui. Quando incontra Vronskij quelle domande che non si era mai poste, perché aveva saltato la gioventù passando da ragazza a moglie-madre in un colpo solo, la colgono di sorpresa. E lei ormai non ha più gli strumenti emotivi necessari a maneggiarle. In questo senso si rivela ampiamente di nessun aiuto anche la modesta cognata.

Credo due sole cose tu abbia detto di giusto: intitolare il romanzo solo ad Anna è un'ingiustizia bella e buona, d'altronde credo risenta della scelta editoriale di richiamare i titoli degli struggenti romanzi d'amore francesi, tanto in voga a quei tempi.
La contrapposizione tra la campagna come luogo dellla laboriosità e la città madre di ogni vizio, come spesso anche Dostoevskij ricorda nelle sue opere additanto San Pietroburgo come sorgente di ogni corruzione, o Gogol parlando della campagna come sano ricettacolo di ogni bendidio.

Ciao, MadLuke.
 

Spilla

Well-known member
Luke, in questo forum ci confrontiamo e discutiamo partendo, talvolta, da opinioni nettamente contrapposte. Ci sta, è il confronto quello che cerchiamo. Non giudichiamo le opinioni altrui, se non contrapponendo i nostri argomenti.
Il tuo modo di apostrofare la recensione che citi, utilizzando termini come "cialtroneria" o emettendo giudizi di valore come "pessimo" riferito al commento altrui mi pare quanto meno ineducato, e come minimo inadeguato al contesto. Non siamo i censori o i recensori l'uno dell'altro, siamo lettori che dialogano.
Mi pare che il rispetto venga per primo.
Di sicuro prima della "comprensione perfetta" (esiste? davvero?) di un'opera.
 

MadLuke

New member
Luke, in questo forum ci confrontiamo e discutiamo partendo, talvolta, da opinioni nettamente contrapposte. Ci sta, è il confronto quello che cerchiamo. Non giudichiamo le opinioni altrui, se non contrapponendo i nostri argomenti.
Il tuo modo di apostrofare la recensione che citi, utilizzando termini come "cialtroneria" o emettendo giudizi di valore come "pessimo" riferito al commento altrui mi pare quanto meno ineducato, e come minimo inadeguato al contesto. Non siamo i censori o i recensori l'uno dell'altro, siamo lettori che dialogano.
Mi pare che il rispetto venga per primo.
Di sicuro prima della "comprensione perfetta" (esiste? davvero?) di un'opera.

Come non si può scrivere "I promessi sposi sono la storia di Lucia voleva andare a letto con Renzo ma Don Rodrigo voleva fregargliela" (tanto per citare un altro romanzo che a me non piace), così io mi metto nei panni di un lettore che non ha mai letto "Anna Karenina". Se leggo che a 100 persone non è piaciuto perché non gli piacciono le storie d'amore, oppure non gli piaciono le storie ambientate in Russia, penso "vabe', è una loro preferenza, io ci penserò".
Ma se scrivi che Levin è buono e Anna è cattiva, è una cialtroneria senza pari, fornisce un parere completamente fuorviante del romanzo.

Ciao, Luca.
 

Jessamine

Active member
:? Ma è così difficile dire "non sono d'accordo con te perché..." piuttosto che "la tua recensione è pessima, dici cialtronerie e non hai capito nulla dello spessore di bla bla bla"?.
Qui nessuno vuole porsi in cattedra (oddio, a ben pensarci forse qualcuno sì...), qui si danno opinioni personali su ciò che leggiamo. Se io scrivo "il libro x è noiosissimo" quando per tanti è uno spasso, e così facendo "scoraggio un potenziale lettore", be', cavoli del potenziale lettore che sceglie se leggere o meno qualcosa affidandosi solo all'opinione del primo venuto su internet.
Poi per carità, siamo su un forum, lo scopo di un forum dovrebbe essere proprio quello di confrontarsi e incontrare opinioni altrui, se non ci fossero divergenze di opinioni non avrebbe senso tenere in piedi una piattaforma simile, però magari prima di criticare l'opinione altrui un bagnetto di umiltà e la presa di coscienza che non possediamo l'esclusività della ragione non sarebbe una cattiva cosa.

Poi sono d'accordo anche io che forse stigmatizzare Levin come "buono" e Anna come "cattiva" possa essere fuorviante, ma se devo essere sincera non credo (forse perché ho letto questo romanzo assieme ad Holly, e dall'intero thread del minigruppo le opinioni emergono più approfondite che in una semplice recensione) nemmeno intendesse dire questo, che Levin è assolutamente sempre e comunque in ogni suo aspetto "buono" e viceversa Anna cattiva, le virgolette penso servissero proprio a indicare quanto fossero concetti generali e di comodo, utili al fine di una certa riflessione, non credo volesse appiattire l'enorme complessità dei personaggi di Tolstoj. Ma in ogni caso, non penso che abbia bisogno di essere "difesa" da me, ecco :wink:

Però ripeto, è bello discutere, avere opinioni diverse, magari non trovare nemmeno un punto d'accordo... ma sempre con rispetto e senza arroganza.
 

MadLuke

New member
:? Ma è così difficile dire "non sono d'accordo con te perché..." piuttosto che "la tua recensione è pessima, dici cialtronerie e non hai capito nulla dello spessore di bla bla bla"?.
Qui nessuno vuole porsi in cattedra (oddio, a ben pensarci forse qualcuno sì...), qui si danno opinioni personali su ciò che leggiamo. Se io scrivo "il libro x è noiosissimo" quando per tanti è uno spasso, e così facendo "scoraggio un potenziale lettore", be', cavoli del potenziale lettore che sceglie se leggere o meno qualcosa affidandosi solo all'opinione del primo venuto su internet.
Poi per carità, siamo su un forum, lo scopo di un forum dovrebbe essere proprio quello di confrontarsi e incontrare opinioni altrui, se non ci fossero divergenze di opinioni non avrebbe senso tenere in piedi una piattaforma simile, però magari prima di criticare l'opinione altrui un bagnetto di umiltà e la presa di coscienza che non possediamo l'esclusività della ragione non sarebbe una cattiva cosa.

Poi sono d'accordo anche io che forse stigmatizzare Levin come "buono" e Anna come "cattiva" possa essere fuorviante, ma se devo essere sincera non credo (forse perché ho letto questo romanzo assieme ad Holly, e dall'intero thread del minigruppo le opinioni emergono più approfondite che in una semplice recensione) nemmeno intendesse dire questo, che Levin è assolutamente sempre e comunque in ogni suo aspetto "buono" e viceversa Anna cattiva, le virgolette penso servissero proprio a indicare quanto fossero concetti generali e di comodo, utili al fine di una certa riflessione, non credo volesse appiattire l'enorme complessità dei personaggi di Tolstoj. Ma in ogni caso, non penso che abbia bisogno di essere "difesa" da me, ecco :wink:

Però ripeto, è bello discutere, avere opinioni diverse, magari non trovare nemmeno un punto d'accordo... ma sempre con rispetto e senza arroganza.

Scrivere "il romanzo per me è noioso" è assolutamente lecito, perché nessuno può sindacare sul livello di "adrenalina" che tu pretendi da un romanzo.
Scrivere invece Levin è buono e Anna è cattiva invece è proprio falso. Non è questa la trama del romanzo. Non c'è un personaggio positivo che si contrappone a uno negativo come tipicamente succede invece nei romanzi più avventurosi.
 

Jessamine

Active member
Da qualche parte ha scritto "Anna Karenina è un tipico romanzo avventuroso, dove il personaggio buono di Levin si contrappone a quello cattivo di Anna"? Non mi sembra. A me pare che abbia usato questi concetti virgolettati solo per intendere un aspetto generale riferito solo all'incontro fra Anna e Levin. Insomma, a me non sembra abbia scritto una sciocchezza sulla trama.
Ma soprattutto, poniamo anche che qualcuno scriva un'inesattezza sulla trama o l'interpretazione di un romanzo (ricordo che questo è un forum di lettori, ognuno di noi ha preparazioni diverse, interessi diversi, voglia e tempo da dedicare a una recensione diversi... c'è chi ci pensa e ripensa per giorni, chi invece lascia un commento scritto di getto con solamente le sue impressioni, nessuno ci paga per scrivere dei saggi critici, non siamo professori), ripeto: è così difficile scrivere "secondo me hai scritto un'inesattezza perché..." piuttosto che "hai scritto una recensione pessima, dici cialtronerie e non hai capito niente dello spessore dei personaggi"?
È lecito esprimere il proprio disaccordo, meno a mio parere porsi con arroganza denigrando una recensione altrui.
Contestavo il modo, ecco.
 

Spilla

Well-known member
Come non si può scrivere "I promessi sposi sono la storia di Lucia voleva andare a letto con Renzo ma Don Rodrigo voleva fregargliela" (tanto per citare un altro romanzo che a me non piace), così io mi metto nei panni di un lettore che non ha mai letto "Anna Karenina". Se leggo che a 100 persone non è piaciuto perché non gli piacciono le storie d'amore, oppure non gli piaciono le storie ambientate in Russia, penso "vabe', è una loro preferenza, io ci penserò".
Ma se scrivi che Levin è buono e Anna è cattiva, è una cialtroneria senza pari, fornisce un parere completamente fuorviante del romanzo.

Ciao, Luca.

Visto che ti preme la precisione, ti faccio notare che continui a parlare di merito e non di metodo.
Puoi dire, efficacemente e adeguatamente, "Non sono d'accordo sul tuo modo di categorizzare i personaggi, perché..."; apri così spazi ad ulteriori commenti ed approfondimenti, consenti a chi ha scritto prima di te di chiarire meglio il suo pensiero (a volte semplifichiamo, anche perché scriviamo in fretta o pensando a mille altre cose nel frattempo; mica dobbiamo sostenere esami, qui!), consenti un dialogo.
Se tacci di cialtroneria chi scrive prima di te, cadi nell'insulto. Che è negazione di ogni incontro.

Quanto poi alla lodevole attenzione pedagogica nei confronti del potenziale lettore, beh, ti dirò, se fossi casualmente entrata nel forum ed avessi letto il tuo post me ne sarei scappata a gambe levate: chi mai vorrebbe partecipare ad un forum in cui le opinioni altrui vengono attaccate ed insultate? :??

Detto questo, la chiudo qui.
 

Lark

Member
Romanzo splendido. Splendido. Anna è uno dei personaggi più veri e belli della letteratura: assolutamente affascinante, profondamente e terribilmente donna. Con questo romanzo mi si è spalancata l'ennesima finestra su quell'universo femminile cui non posso che assistere incantato. Tolstoj incredibile, persino meglio che in Guerra e Pace. Mi ha segnato e commosso più di quanto sia disposto ad ammettere.
A voler trovare il pelo nell'uovo, penso sarebbe stato perfetto chiuderlo prima dell'ultimo capitolo, l'epilogo, col passaggio del treno.
 
Tolstoj incredibile, persino meglio che in Guerra e Pace.

Condivido a pieno il tuo pensiero, Anna Karenina è un romanzo splendido, ma a mio avviso Guerra e Pace, che fra l'altro devo ancora terminare, è molto meglio.
La cosa che sempre mi è restata impressa in modo indelebile di Anna Karenina è la descrizione della primavera nella tenuta di Levin, è una descrizione che lascia a bocca aperta ed ogni tanto vado a rileggermela.
 

Lark

Member
Condivido a pieno il tuo pensiero, Anna Karenina è un romanzo splendido, ma a mio avviso Guerra e Pace, che fra l'altro devo ancora terminare, è molto meglio.
La cosa che sempre mi è restata impressa in modo indelebile di Anna Karenina è la descrizione della primavera nella tenuta di Levin, è una descrizione che lascia a bocca aperta ed ogni tanto vado a rileggermela.

Guerra e Pace è molto più completo, come romanzo. E' un romanzo di vita, i personaggi sono più numerosi e sfaccettati, di una profondità invidiabile. Ma Anna Karenina, per me, è la descrizione più intima e parziale di qualcosa che io non pensavo potesse essere espresso in parole. Il modo in cui ritrae alla perfezione la personalità di Anna, i suoi dubbi, le sue contraddizioni, la sua passione travolgente, in modo così naturale ed immediato, senza celare nulla - insomma uno dei personaggi migliori che abbia letto finora. E' incredibile che un uomo sia stato in grado di scrivere quelle pagine sulla passione per Vronskij, sull'amore per il figlio, e gli infiniti dubbi e le miserie d'animo che erano per forza di cose estranee alla sua esperienza di uomo nella Russia dell'epoca. Ne sono stato completamente affascinato, come se stessi esplorando le mille sfaccettature del carattere di una persona reale. E' riuscito, Tolstoj, a descrivere l'indescrivibile, l'indefinibile, in modo esaustivo e non banale, regalando quella dimensione che - a me lettore - fa intuire quanto ci sia di vero, senza però svelare tutto. Anna per me è il ritratto più vero della donna.
E' determinata e fragile, in preda a pulsioni autodistruttive (tra cui quella finale) ma capace di slanci incredibili, specie nella sua situazione. Delle contraddizioni incantevoli, di cui è sia vittima che autrice.
Anna Karenina è il libro di Anna, secondo me. Un universo interiore, che pensavo impossibile da descrivere con tanta abilità ed accuratezza. Guerra e pace invece è per l'universo mondo, descrive un po' tutto il resto, è più completo ma manca di questa componente unica.
Sono due bellezze diverse, ma la meraviglia della prima rimane insuperata, per me.
 

mladinka

New member
A mio avviso, il titolo di quest'opera meravigliosa non è azzeccato. Anna Karenina è certamente importante in questo libro, ma non è l'unico personaggio principale. Sembra proprio che l'intento dell'autore fosse di scrivere un'opera corale, presentare non solo un personaggio bensì un intero mondo. C'è un'enorme varietà di persone, situazioni e ambienti, parti di grande impatto emotivo e scene dipinte così vividamente e con una prosa talmente cristallina da sembrare talvolta dei piccoli quadri, delle fotografie antiche che fissano scene campestri, riunioni di persone, posture, piccoli gesti semplici. La storia che corre parallela a quella di Anna, cioè l'amore tra Levin e Kitty, ha a mio parere la stessa intensità e importanza della storia tra Anna e Karenin o tra Anna e Vronskj. Persino certi personaggi secondari, menzionati solo isolatamente in un paio di righe, possono in questo libro acquistare importanza, trasmettere un messaggio e fissarsi su quella tela immaginaria che l'autore sa creare con le parole. E' un libro pulsante di vita, e vista la sua ricchezza lo vedo come un prisma scintillante dalle mille sfaccettature che lascia veramente incantati. Lo rileggerei altre mille volte.
 

wolverine

New member
Sarà pure definito capolavoro, ma lo trovo un mattone difficile da digerire a tratti noioso e scontato. Come nel film ovosodo quando il protagonista dice di avere questo uovo sodo che non va né su né giù e se non fosse sarebbe meglio, ma visto che c'è bisogna conviverci. Questo é per me questo romanzo.
 

Nefertari

Active member
L'ho finito ieri sera e devo dire che per me è stato un bel traguardo. Non pensavo che sarei riuscita a finirlo..... Dopo averlo iniziato qualche mese fa ed essere arrivata a più di metà, mi sono dovuta fermare. Di certo non perchè poco coinvolta dalla lettura, anzi, forse proprio per il motivo contrario, dovevo prendermi tempo per assimilare quanto letto fino ad allora.... L'ho ripreso circa 10 giorni fa e l'ho divorato fino alla fine.
Devo dire che mi è piaciuto moltissimo, a me Anna ha suscitato sentimenti contrastanti: malinconia alternata a rispetto per il coraggio dimostrato nelle decisioni prese e per aver stravolto la propria vita decidendo di vivere pienamente il suo nuovo amore, abbandonando il marito e rinunciando al suo primo figlio. Poi però come spesso accade non tutto è come ci si aspetta e questo porterà ad un triste epilogo per Anna......
 
V

Valentina992

Guest
Ho appena concluso Anna Karenina e il mio giudizio è complessivamente - ma non totalmente - positivo. Si tratta sicuramente di un capolavoro della letteratura, della società, della storia e della cultura russa che, con le sue minuziose descrizioni e delle psicologie e con uno stile molto piacevole e scorrevole (nonostante la mole e le tanto citate parti sull'agricoltura ecc.). Tuttavia fino alla metà del libro il mio piacere era più che alto ma poi si è spento e ciò è dovuto ad un fatto soggettivo, e cioè al non essere riuscita ad empatizzare del tutto con i personaggi, soprattutto quelli riguardanti le parti di Levin, perché questo continuo passare da una situazione all'altra ha fatto in modo che non mi appassionassi. Concludo dicendo che il libro mi sarebbe comunque piaciuto di più se si fosse concluso con le parti riguardanti Anna e non con altre riflessioni di Lenin, quantomeno non così corpose. So che mi attirerò molte rabbie, ma voglio essere sincera nell'esprimere le mie opinioni su un grande classico della letteratura ma che ha comunque le sue pecche.
 

Grantenca

Well-known member
Ho appena concluso Anna Karenina e il mio giudizio è complessivamente - ma non totalmente - positivo. Si tratta sicuramente di un capolavoro della letteratura, della società, della storia e della cultura russa che, con le sue minuziose descrizioni e delle psicologie e con uno stile molto piacevole e scorrevole (nonostante la mole e le tanto citate parti sull'agricoltura ecc.). Tuttavia fino alla metà del libro il mio piacere era più che alto ma poi si è spento e ciò è dovuto ad un fatto soggettivo, e cioè al non essere riuscita ad empatizzare del tutto con i personaggi, soprattutto quelli riguardanti le parti di Levin, perché questo continuo passare da una situazione all'altra ha fatto in modo che non mi appassionassi. Concludo dicendo che il libro mi sarebbe comunque piaciuto di più se si fosse concluso con le parti riguardanti Anna e non con altre riflessioni di Lenin, quantomeno non così corpose. So che mi attirerò molte rabbie, ma voglio essere sincera nell'esprimere le mie opinioni su un grande classico della letteratura ma che ha comunque le sue pecche.

Nessuna antipatia: il bello della letteratura (e anche di questo forum) è che la stessa opera può dare, ad ognuno di noi, sensazioni diverse.
 
V

Valentina992

Guest
Nessuna antipatia: il bello della letteratura (e anche di questo forum) è che la stessa opera può dare, ad ognuno di noi, sensazioni diverse.

Esattamente! Però su vari gruppi Facebook ho notato che le diverse opinioni su Anna Karenina hanno scaturito polemiche a mio parere inutili.
 
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