Rigoni Stern, Mario - Il sergente nella neve

serra

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RIASSUNTO:
Rigoni Stern, sergente degli alpini (divisione “Tridentina”), scrive in prima persona i ricordi della sua partecipazione alla spedizione di Russia nella Seconda Guerra Mondiale, prima nelle trincee sul fiume Don (I parte, “Il caposaldo”), poi nella ritirata verso la salvezza e l’Italia (II parte, “La sacca”).

La vita in trincea scorre relativamente tranquilla, la divisione cui appartiene Rigoni viene poco impegnata in combattimenti. Gli alpini si organizzano, lavorano sodo, riescono a crearsi un ambiente quasi confortevole, hanno stufette per scaldarsi, pentole per bollire la polenta.

Rigoni e’ un soldato, fa il suo dovere ma non ama la guerra. E’ un uomo di montagna, fa trascorrere il tempo osservando i cambiamenti nella natura, spiando le impronte degli animali sulla neve, se puo’ non spara, non gli piace uccidere inutilmente.

Questo finche’ non giunge, improvviso, inaspettato, l’ordine di ritirarsi. Inizia un lungo, faticoso e sempre piu’ drammatico cammino per ricongiungersi con quello che resta dell’esercito italiano e tedesco. Le condizioni sono terribili, pieno inverno, a piedi con le scarpe che ben presto si sfasciano, la strada e’ continuamente sbarrata dai nemici e occorre combattere in continuazione. A poco a poco l’immagine di un esercito in ripiegamento ordinato si trasforma in quella di una lunga colonna dolente di sbandati e disperati, i viveri mancano completamente e le munizioni scarseggiano. Rigoni Stern cerca di non perdere il contatto con i soldati del suo gruppo, l’amicizia, la solidarieta’ gli danno la forza per andare avanti. Dopo l’ultimo, sanguinosissimo, combattimento si ritrova solo, la divisione Tridentina e’ stata decimata. Non ne puo’ piu’, (“Piu’ niente mi faceva impressione; piu’ niente mi commoveva. Ero arido come un sasso”), vaga guidato da un istinto primordiale, non perde mai pero’ la sua dignita’ e umanita’; trova finalmente conforto in un’isba (abitazione dei contadini russi) abitata da gente giovane e semplice. Qui, ascoltando una ragazza cantare accanto a un bambino nella culla, ritrova la fiducia nella vita



RECENSIONE:
Grande romanzo storico che descrive la cruda e amara realtà bellica, mettendone in risalto gli inutili sacrifigi umani, ma anche scene di commovente solidarietà e umanità. E' inoltre presente un ingente numero di descrizioni dettagliate di ogni particolare, seppur macabro, che ha a che fare con la guerra e le stragi dei combattimenti. Le vicende sono vissute in prima persona e sono focalizzate, nella maggior parte dei casi, sullo stato d'animo del protagonista.

voto
3.5/5
 
consigliato dalla mia prof di italiano in terzo superiore...davvero un gran bel libro...ci ho versato anche diverse lacrime sopra!
 

shvets olga

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Domani,9 Maggio, in Ucraina sara' grande festa -il Giorno della Vittoria! Innanzitutto questo giorno e' giorno della memoria a chi non e' tornato dalla battaglia, il giorno della speranza che l'incubo della guerra non accade mai piu'.
In Ucraina ci sono tantissimi libri che raccontano della seconda guerra mondiale, so сhe ci sono in Italia. Uno dei questi libri ho finito leggere pochi giorni fa: Il sergente nella neve. Un libro saggio, pieno di pieta,compassione,privo d'odio. Leggendo il libro ho sentito dolore,compassione da tutti gli uomini normali,senza pretese ,nonostante di nazionalita, costretti di partecipare le guerre.

Ecco alcune citazioni:

"Sul fiume gelato vi erano dei feriti che si trascinavano gemendo. Sentiamo uno che rantolava e chiamava:-Mama! Mama!
Dalla voce sembrava un ragazzo.Si moveva un poco sulla neve e piangeva.
Proprio come uno di noi,-disse un alpino:-chiama mamma."

"Ritornando solo alla mia tana pensavo se avrei trovato posta e che parole nuove dovevo scrivere alla ragazza.Ma le parole nuove erano sempre quelle vecchie: baci, bene, amore, ritornero'.Pensavo che se avessi scritto: gatto per Natale, olio per le armi, turno di vedetta,Beppo, postazioni, tenente Moscioni, caporale Pintossi, reticolati, non avrebba capito niente."

"C'era la guerra piu' vera dove ero io,ma io non vivevo la guerra, vivevo intensamente cose che sognavo, che ricordavo e сhe erano piu' vere della guerra.Il fiume era gelato,le stelle, erano fredde, la neve era vetro che si rompe sotto le scarpe,la morte fredda e verde aspettava sul fiume, ma io avevo dentro di me un calore che scioglieva tutte queste cose".


Mi sembra che poesia di Bulat Okudzhava molto sintonizzata con questo libro:

Insolenza, o colloquio prima della battaglia


- Signor Tenente, perché siete così scuro in volto?
O non lo conoscete a memoria il vostro mestiere?

- Signor Generale, mi son rammentato dei miei amori,
non sto neanche a dirvi che non ci ho avuto fortuna.

- Signor Tenente, ora non pensate alle vostre tresche:
presto ci sarà la battaglia, e tutti pensate alle donne!

- Signor Generale, prima della mischia, insomma,
le belle giornate, volendo, vengono a mente.

- Signor Tenente, ma questo non è bene!
E càspita, noi oggi siamo qui per la vittoria…

- Signor Generale, la vittoria sarà nostra,
pensa che non mi piaccia essere con Voi al banchetto?

- I campi, Tenente, si ricoprono
del sangue versato, Tenente, trionfo della gloria…

- Signor Generale, la gloria è per chi è stato ammazzato,
ma per chi è vivo è meglio la sua donna.

- Ma andate all'inferno, Tenente, ma che vi prende!
Ma dov'è il dovere guerriero, dov'è l'odio per il nemico?!

- Signor Generale, giudicate da solo:
Sarei anche lieto di mentirvi, ma qui non posso…

- Ma ora, Tenente, guardate un po' di pentirvi!
Sennò con te farà i conti la corte marziale…

- Ovvio, Generale: altri possono far cilecca,
ma lei colpisce sempre il bersaglio.
 
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El_tipo

Surrealistic member
wow, questo è il romanzo preferito di mio nonno...ce l'ho a casa e mi commuovo sempre a guardarlo. Forse tra qualche anno lo leggerò. Mio nonno è stato per 4 anni prigioniero in Siberia :D
 

mado84

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La grande capacità descrittiva di Rigoni Stern ci permette di rivivere paure, emozioni, dolori, odori e rumori della tragica spedizione in Russia dei militari italiani durante la seconda guerra mondiale.
Un libro toccante, appassionante ed interessantissimo. Grazie al suo racconto l'autore riesce trasportarci in una delle pagine più tristi per la storia italiana. Rigoni racconta, tra ricordo e dolore, la sua esperienza diretta di questa guerra, dove ha perso molti suoi amici e parte dell'anima
Un libro da leggere e meditare
 

Eve

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Ho letto questo libro molto tempo fa, ma mi è sempre rimasto nel cuore: l'ho trovato molto intenso e toccante. Mi ricordo di avere pensato a come in momenti "difficili" (per usare un eufemismo) come quelli il sentimento dell'amicizia venga ad acquistare un significato del tutto particolare: a tratti più distaccato ma allo stesso tempo più caldo e profondo.
Mentre lo leggevo mi era capitato di ascoltare alcune mazurke di Chopin, e una in particolare (non ricordo quale di preciso) la associo ancora a quel libro. E' vero che la mazurka è una danza polacca, però la "mia", con il suo carattere malinconico e la sua melodia "slava", mi sembrava essere il perfetto completamento dell'atmosfera di questo splendido libro.
Voto 5/5
 
"Quando sarò a casa voglio fare un bagno in una botte di vino - dice Antonelli- ed io mangiare tre gavette di pastasciutta – dice Bodei – (si è dimenticato che a casa si mangia nel piatto)"

Freddo, sentivo il freddo nelle ossa e vedevo la cancrena mangiarsi i piedi dei nostri soldati.
Immenso romanzo.
 

Ursula

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"C'era la guerra piu' vera dove ero io,ma io non vivevo la guerra, vivevo intensamente cose che sognavo, che ricordavo e сhe erano piu' vere della guerra.Il fiume era gelato,le stelle, erano fredde, la neve era vetro che si rompe sotto le scarpe,la morte fredda e verde aspettava sul fiume, ma io avevo dentro di me un calore che scioglieva tutte queste cose".

bellissima citazione.
il libro è uno dei più intensi che abbia letto ultimamente. Chiaro, onesto e che comunica un forte senso di dignità o fratellanza umana. Come, ad esempio, la scena del protagonista che nella ritirata entra nella casa dove alcuni russi stanno mangiando.
 

Spilla

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L'ho letto meno di due anni fa,ma lo rileggerei subito volentieri.
E' uno di quei libri che ti fanno capire meglio l'uomo, e te lo fanno amare un po' di più.
 

fabiog

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Splendido la lettura di questo libro è di un impatto emotivo fortissimo.
Rigoni Stern è bravissimo nella descrizione degli episodi bellici, nel dipingere le figure dei suoi compagni d'armi, ma soprattutto in quelle che sono i suoi pensieri, le sue speranze di un ritorno a casa e ad una vita normale.
Leggendolo si intuisce che sono i pensieri normali che molto probabilmente tutti noi avremmo in circostanze così straordinarie, non si dipinge come eroe, ma forse è proprio questo che rende eroico lui e i suoi compagni. Molto belle anche le descrizioni della natura circostante selvaggia ,potente, dura.
Un libro fondamentale nella letteratura di guerra, un libro che dipinge perfettamente uno degli episodi bellici più drammatici della Seconda Guerra
 

DoppiaB

W I LIBRI !
Riporto dal Gdl il mio commento:

“Era molto lunga quel giorno la marcia. Non si vedeva nessun paese da nessun lato e bisognava camminare. Si mangiavano manciate di neve. Venne la notte. Ancora non ci si fermava né si vedeva un paese. Finalmente, lontano, una luce, e non pareva mai di arrivarci. Lo potete immaginare, voi, quanto era lontana quella luce e quanta neve bisognava calpestare per arrivarci?”. Possiamo solo immaginarlo, ma non potremo mai capire fino in fondo cosa devono aver provato questi uomini.
Come se non bastasse marciare giorno e notte al gelo, hanno dovuto patire anche la fame. Questa è una cosa che mi ha particolarmente colpito: la ricerca di cibo ogni volta che giungevano in un villaggio o arrivare addirittura a pensare di mangiare una carogna di mulo. Guerra, gelo e fame. Quasi mi sorprende che qualcuno sia sopravvissuto per poter raccontare questo inferno.

Nonostante Rigoni scriva di guerra e di morte, non smette di credere che in fondo nell’uomo ci sia ancora un po’ di umanità e non perde la speranza che il mondo possa un giorno migliorare.
Un libro bellissimo e commovente, da leggere assolutamente!
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Dal Gruppo di lettura

DoppiaB,ti sei dimenticata di postare questa parte e allora lo faccio io :wink::
“ non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di molto di più del rispetto gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. […] Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere.”
Molto toccante questa scena in cui entra nell'isba e trova i soldati russi che stanno mangiando e non gli puntano le armi contro,anzi una donna offre la minestra anche a lui.Rigoni ricorda la vicenda che all'inizio gli appare inusuale,ma poi si rende conto che è un esempio dell' umanità che ancora è rimasta in loro.
Mi ha colpito molto anche la pietà nei confronti delle donne,dei bambini russi e del vecchio paralitico (partigiano?) che distingue il sergente Rigoni dai suoi superiori.
Pur preferendo letture di lotta partigiana (che non catalogo come vera guerra,ma come una forma di difesa contro l'oppressore) in confronto a queste sulla guerra vera e propria,ho trovato lo stesso molto toccante questo romanzo e molto umano il protagonista.
Come ha già detto DoppiaB,è difficile capire fino in fondo quello che i soldati hanno provato,ma l'autore è stato molto bravo a descrivere il freddo,la fame,la stanchezza e tutte le privazioni che la guerra porta con sè. Ha saputo mantenenere la speranza di sopravvivere e la pietà verso i suoi simili,due cose fondamentali in questi tragici eventi.
I patimenti narrati e il senso di rabbia verso la guerra che ha pervaso tutta la mia lettura dovrebbero essere da esempio per gli uomini affinché non si ripetino più vicende simili. Ma so bene che la mia purtroppo resterà soltanto un'utopia...

Il libro è stato letto per il GdL http://www.forumlibri.com/forum/gru...ergente-nella-neve-di-mario-rigoni-stern.html
 

elesupertramp

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Pietra miliare della letteratura italiana, romanzo imprescindibile come Se questo e' un uomo, Cristo si e' fermato ad Eboli, La tregua, La storia: tutti documenti storici di prim'ordine per non dimenticare l'assurdità della guerra e le sua atrocità.
Massimo dei voti.
 

handel589

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Drammatico e commovente racconto della terrificante esperienza dell'autore circa la ritirata dalla Russia durante la seconda guerra mondiale. Mediante una scrittura semplice e diretta, Rigoni Stern ci consegna le sue memorie di uomo sopravvissuto a un evento tragico e catastrofico. Molti sono i momenti strazianti della storia, e a pensare che quest'uomo abbia vissuto veramente quelle situazioni di terrore e morte, in cui è la stessa dignità dell'uomo a essere messa in discussione in favore di un atavico istinto di conservazione, riempie il cuore di commozione e incredulità. Uomini che si forzano a camminare giorni e giorni sulla neve, con le scarpe ridotte a brandelli e il corpo a un ammasso di carne che cammina, senza sapere se e cosa si mangerà quella sera, se e dove si potrà dormire, se i russi faranno o meno sbarramento non lasciando passare quella "armata" di disperati". Una vicenda storica agghiacciante per chi l'ha vissuta in prima persona, dobbiamo ringraziare autori come Rigoni Stern per il coraggio con cui hanno descritto loro stessi in situazioni del genere e per averci consegnato le loro preziosissime memorie, per ricordarci ancora una volta di quanto sia inutile e atroce sia la guerra.

Voto: 5/5.
 

Meri

Viôt di viodi
Racconto tremendo di quella che è stata per tutti una catastrofe. Pochissimi sono rientrati dalla Russia e chi ci è tornato si è portato per sempre i segni.
Il termine più usato nel libro, secondo me è "freddo".
 

bouvard

Well-known member
Quando ero piccola mio nonno e i alcuni miei zii mi parlavano della Seconda Guerra Mondiale. All’epoca dei racconti loro avevano una sessantina d’anni o poco più e a me sembravano molto vecchi e li immaginavo vecchi anche durante la guerra. Forse perché agli occhi dei bambini tutti gli adulti sembrano vecchi allo stesso modo, non si fa molta differenza tra 40 o 60 anni. Questo per dire che solo dopo diversi anni da quei racconti ho realizzato che i miei zii all’epoca della guerra – come tanti altri – avevano appena vent’anni (mio nonno invece 27). Solo quando realizzi questo e lo colleghi ai racconti di fame, dolore, disperazione che hai ascoltato cogli davvero appieno l’orrore della guerra. L’orrore di una generazione – come era già successo durante la Prima Guerra Mondiale – cancellata. Ho ripensato a com’ero io a vent’anni, la testa sulle spalle per tante cose, ma anche “impreparata” alla vita per tante altre. Ho provato ad immaginare quella mia impreparazione nelle situazioni disumane del gelo della Russia o di un campo di prigionia ed ho avuto la misura di cosa significhi trovarsi in una situazione più grande di te. Un conto è leggere della guerra in un libro di storia e un conto è sentirne parlare da chi l’ha vissuta direttamente sulla sua pelle. Un libro di storia non ti potrà mai trasmettere quella paura, quella disperazione e quel senso di spaesamento – si spaesamento perché per i soldati i “nemici” erano solo uomini come loro e spesso non capivano la ragione per cui doverli uccidere – che ti trasmettono invece le parole di chi la guerra l’ha vissuta. Leggere questo libro è stato come riascoltare mio nonno o i miei zii.
 
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