Woolf, Virginia - Una stanza tutta per sè

Questo piccolo libriccino è un saggio sulla letteratura femminile. E’ un collage a volte puntiglioso, a volte sfocato di immagini, nomi e volti che hanno costellato la storia della letteratura. Ed è una denuncia del disagio interiore di una donna scrittrice e, come lei, di molte altre scrittrici.

La Woolf analizza in maniera critica e romantica cosa manchi alla donna per essere un’artista “completa”; cosa le sia sempre mancato. Si immerge nei dedali della psiche umana e descrive le difficoltà sociali e culturali che ogni donna che abbia avuto velleità artistiche ha da sempre incontrato. Fra esempi e caratteri, pone domande e cerca risposte.

Attraverso il suo percorso incerto di analisi scopre e mette insieme i perché di tante paure, di tanto isolamento, di tanta ansia.

Si inventa fatti, confronti. Ci provoca e con un sorriso tagliente, risponde alle affermazioni fatte da professori e letterati sul perché nessuna donna avrebbe mai potuto scrivere le opere di Shakespeare; sul perché la società elisabettiana non avrebbe mai potuto partorire un genio femminile di siffatta portata, sul perché nel 1600 nessuno avrebbe mai permesso ad una donna di diventare Shakespeare, minandone la genialità sin dalla nascita, per poi continuare con l’educazione, fino alla negazione di ogni forma di apprendimento.

E l’urlo di questa sorella putativa, di questa Judith Shakespeare, costretta alla rassegnazione, alla fuga e al suicidio, ci commuove e ci adira profondamente.


Imperdibile. Voto 5
 

darida

Well-known member
Un pizzico di invidia, letteraria neh, per la tua capacita' di comprendere, anzi ci vuole di piu', di trovare empatia con questa autrice. Purtroppo io ho dovuto arrendermi, anche con questo libro :boh:
 
In realtà qui non utilizza le sue solite tecniche narrative. E' un saggio, una sorta di lezione e di escursus letterario. Prova a leggerlo, sono sicura che non troverai difficoltà stilistiche. :)
 

darida

Well-known member
Be', nel caso provero' a rileggerlo, per il momento il libro e' nell'angolo, insieme al Pendolo di Eco, alle Memorie dal sottosuolo...e altro :wink: non proprio un castigo, diciamo un' aspettativa :D
 
P

~ Patrizia ~

Guest
Un saggio dedicato al sostegno dell'indipendenza intellettuale, della libertà di essere e pensare.

Scrittura densa, potente; valide argomentazioni rese ancor più interessanti dalla voce interiore di Virginia Woolf, molto intima e profonda.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Un pizzico di invidia, letteraria neh, per la tua capacita' di comprendere, anzi ci vuole di piu', di trovare empatia con questa autrice. Purtroppo io ho dovuto arrendermi, anche con questo libro :boh:

Concordo con darida,anche io purtroppo non sono ancora riuscita ad entrare in sintonia con la Woolf,ma spero di riuscirci in futuro.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Ce l'ho fatta...sono riuscita a leggere il mio primo libro della Woolf :YY.
Complice anche il minigruppo che ho creato all'interno della sfida letteraria.Infatti leggerlo insieme alle ragazze del forum è stato un motivo in più per terminarlo.
Però posso dire che mi è anche piaciuto,nonostante ci siano state delle parti che non ho trovato scorrevoli e chiare.Sarà che questo è un saggio e,come è stato detto in precedenza,qui non utilizza le sue solite tecniche narrative.
Trovo la Woolf una gran donna,indipendentemente dai suoi romanzi. Ora vorrei riprovarci anche con Mrs Dalloway e Notte e giorno.
E' molto interessante il modo in cui l'autrice ha impostato il tema principale costituito dalle donne e dal romanzo e basato su due conferenze.

Per i commenti e le mie citazioni vi rimando al minigruppo:
http://www.forumlibri.com/forum/gru...na-stanza-tutta-per-se-di-virginia-woolf.html
 

Ugly Betty

Scimmia ballerina
Un bel libro, il tema 'le donne e il romanzo' mi è piaciuto molto, anche se non è stato facilissimo da leggere a causa del linguaggio della Woolf e delle sue scelte stilistiche non comuni. L'inizio non mi ha entusiasmato parecchio, però, anche grazie al fatto che lo stavo leggendo all'interno di un minigruppo, sono subito andata avanti trovando pagine più coinvolgenti. Credo sia un crescendo di bellezza! :)

Per gli altri commenti cliccate sul link che ha messo Minerva :wink:

4/5
 

velvet

Well-known member
Libro molto bello, che ti fa pensare a cose che in teoria potrebbero sembrare risapute ai giorni nostri ma di fatto non lo sono e lo fa con artistica eleganza.
Il modo di affrontare il discorso, lo stile, il flusso di pensieri che man mano si incanala in una serie di argomentazioni che mostrano l'evidenza delle sue tesi e talvolta portano a dirti: "come mai io non ci avevo mai pensato?" fanno di questo libro una perla da tenere a portata di mano, in modo da poterlo di tanto in tanto rileggere.
 

Lin89

Active member
Scivo ciò che ho già scritto nel minigruppo per questo libro.

Unione di due conferenze della Woolf sulla condizione della donna e il romanzo. Un flusso di pensieri e ragionamenti che sono ancora talmente attuali da far riflettere su quanto e come siano emancipate le donne oggi. E' nel contempo anche una ricostruzione storica della figura femminile nella storia della letteratura. Davvero molto bello e capace di far pensare, soprattutto se si è delle donne ovviamente.
 

LowleafClod

e invece no
Bel libro mi è piaciuto, la scrittrice sembra accompagnare il lettore nelle sue ricerche e cita vari frammenti di vari letterati, riflettendo e portando avanti un pensiero che si dava troppo per scontato. Il linguaggio della scrittrice scorre bene, belli i discorsi su Shakespeare e Mary Carmichael, bellissima la riflessione sulla mente androgina, che tutti dovremmo avere.

''Ad ogni modo, la primissima frase che voglio scrivere qui, dissi attraversando la stanza fino alla scrivania e prendendo la pagina intitolata ''Le donne e il romanzo'', è che per chiunque scrive è fatale pensare al proprio sesso. E' fatale essere un uomo o una donna, puramente e semplicemente; dobbiamo essere una donna maschile o un uomo femminile''.
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
Un bel saggio anche se, effettivamente, scorrevole solo a tratti. Un flusso di pensieri e riflessioni che ci fa comprendere le condizioni delle donne nelle varie epoche, partendo dall'analisi delle difficoltà, per loro, di scrivere un'opera letteraria o di far sì che questa venisse seriamente presa in considerazione: difficoltà, sia materiali che legate ai pregiudizi esistenti, nemmeno paragonabili rispetto a quelle degli uomini, considerando lo stesso periodo storico. Ho trovato alcuni aspetti piuttosto attuali, purtroppo: spesso è ancora la donna ad occuparsi quasi da sola della casa e della cura dei figli, con poco tempo per approfondire i propri interessi e la propria cultura.
Ho trovato molto carino il discorso legato a Jane Austen e alle Bronte, forse perché sono autrici che conosco.
Interessanti, come è già stato detto, le riflessioni sulla mente androgina - es. Shakespeare - e il confronto con gli autori di sesso maschile che invece, in epoca successiva, scrivono lasciandosi condizionare dalle prime, timide rivendicazioni femminili già avvenute in campo letterario, quasi in contrapposizione ad esse.
 

Vale 1982

New member
Mi è piaciuta perché ha chiaramente delineato la figura della donna scrittrice, di quanto questa debba lavorare nell'ombra perché creduta incapace; è un grido silenzioso verso una condizione sociale ingiusta. Forse un tantino prolissa, ma efficace, nei contenuti e nelle citazioni. Un saggio interessante.
 

Jessamine

Active member
Non avevo mai letto Virginia Woolf, e prima di cominciare questo saggio mi chiedevo se cominciare a leggere questa autrice non da un racconto o un romanzo, ma piuttosto da un saggio fosse la scelta migliore.
Be', continuo a non sapere se la mia scelta sia stata o no la più adatta, ma quello che è certo è che ora mi trovo a smaniare dalla voglia di leggere un romanzo di questa autrice.
Ho trovato questo saggio piacevolissimo, l'ho letto in poche ore, lasciandomi trasportare da un flusso di pensieri e riflessioni acute e brillanti, energiche, accompagnate da uno stile sorprendente.
Il tema del saggio, quello delle donne e della scrittura, delle difficoltà delle donne di potersi dedicare ad un'attività diversa da quelle canonicamente circoscritte al suo sesso è interessantissimo, a volte quasi superato, altre, invece, tremendamente attuale. E ho trovato le riflessioni della Woolf particolarmente acute e sensibili, in particolar modo il suo affermare che l'uomo ha sempre cercato di sminuire il ruolo della donna non tanto per una effettiva convinzione della sua inferiorità, ma piuttosto per cercare di mostrare così una superiorità maschile. Denigrare e sminuire per potersi guardare allo specchio e vedersi più grande, dunque. E trovo che questo sia un aspetto particolarmente interessante non solo della “lotta fra i sessi”, ma in generale di ogni discriminazione: si cerca di discriminare, di sminuire e rimpicciolire non ciò che si considera effettivamente inferiore, ma piuttosto ciò che potrebbe far vacillare la nostra convinzione di superiorità.
Particolarmente acuto poi, a mio parere, è stato il passaggio in cui la stessa Woolf si ritrova quasi inconsciamente a lodare una presunta superiorità femminile, e allora si ferma e si corregge, rendendosi conto che ragionamenti simili non porteranno da nessuna parte, non saranno di alcun aiuto alla donna e alla sua libertà mentale, perché equivarrebbe a compiere gli stessi erronei ragionamenti maschili. Insomma, osservazioni che tanto quelli che vengono definiti maschilisti che le femministe (interessante notare come il primo termine abbia quasi sempre una valenza negativa, mentre il secondo spesso viene ustato da coloro che si tali si definiscono come fosse qualcosa di positivo) dovrebbero leggere, a mio parere.
Mi sono innamorata poi del racconto sulla fantomatica sorella di Shakespeare, molto significativo a mio parere.
Insomma, un saggio che mi ha profondamente colpita, e ha sciolto ogni diffidenza nei confronti di questa grande autrice.
 

isola74

Lonely member
Non nego che il saggio sia molto interessante ma anch'io ho avuto difficoltà nel portarlo a termine, non è riuscita a catturare la mia attenzione se non per brevi tratti.
 

SALLY

New member
Comincio col dire che personalmente apprezzo questo modo di scrivere "a briglia sciolta"...mi piace, e apprezzo moltissimo la Woolf, attraverso gli scaffali della biblioteca di famiglia, ci ha mostrato la considerazione della donna scrittrice nella società....nessuna autrice nel 500' e 600', qualche timida autrice femminile nel 700'....mentre nel '800' c'è un fiorire di letteratura femminile, grandi autrici che, anche se derise, ostracizzate, interrotte dalla realtà di tutti i giorni e dalle mansioni a loro affidate, sono riuscite a trovare la propria "stanza", nonostante non avessero le opportunità date agli uomini riuscirono a creare capolavori...non inferiori dunque ma fortemente creative, tanto da riportare in vita una Shakespeare....ma alla fine fa notare come, dimenticandosi a quale sesso si appartiene, la mente androgina appunto...può solo esser prolifica e creativa!
 

ayuthaya

Moderator
Membro dello Staff
Un saggio che parla di ‘donne e letteratura’. Potrei scendere nel dettaglio e dire che parla di ‘donne e romanzi’ poichè, come ci spiega la Woolf, è il romanzo la forma più appropriata all’esordio (quindi non necessariamente agli sviluppi) della donna nella letteratura, ma è vero che in queste poche pagine non si approfondisce solo il tema della donna che scrive, bensì anche della donna che è “scritta”, quindi immaginata, plasmata e infine raccontata dall’universo maschile, per secoli il solo detentore del diritto a impugnare una penna.

Perché sia chiara la mia posizione rispetto a questo libro faccio altre due premesse (nessuna delle due dovrebbe essere una novità per chi mi conosce bene): amo profondamente Virginia Woolf e ho una certa antipatia per il “femminismo” propriamente detto, e di conseguenza per qualsiasi forzata sottolineatura dell’ “aspetto femminile” nella letteratura. Come si coinciliano questi due aspetti? Ed entrambi con il fatto che questo libriccino ha soddisfatto in pieno le mie aspettative?
Si spiega innanzitutto con l’approccio della Woolf al problema che le è stato sottoposto (non ci dimentichiamo che il saggio è fondato su due conferenze tenute a Cambridge nel 1928): a parte pochi passaggi che ho trovato un tantino retorici – ma neanche tanto! bisogna considerare comunque l’epoca in cui queste parole sono state scritte, molto diversa da quella attuale e molto più “vicina” a quella in cui le donne avevano “ immaginativamente (ovvero nella letteratura) un’importanza estrema; praticamente un’insignificanza totale” – Virginia non si presenta come una relatrice in possesso di una tesi scientificamente fondata, bensì una donna che guarda dentro se stessa e si pone mille domande, alle quali l’unica risposta possibile (e tutt’altro che definitiva) è ciò che le suggerisce la sua anima.
In parole più semplici: la Woolf concepisce questo saggio (quindi suppongo le sue stesse conferenze) come un’occasione per riflettere, usando uno stile che non ha nulla di didattico ma è quasi romanzato o, se vogliamo, teatrale (lei stessa dichiara di mettersi nei panni di una donna fittizia: Mary Beton, Mary Seton, Mary Carmichael... “non ha alcuna importanza”). Questa donna fittizia si trova a vivere una serie di situazioni: cerca (senza riuscirvi) di accedere a una biblioteca universitaria, fa una colazione “lussuosa” e poi un pranzo molto più modesto in un collegio femminile, si impegna in una difficile ricerca bibliografica sull’oggetto del suo studio nel British Museum... e in ognuna di queste occasioni la “materia della vita” (come sempre negli scritti della Woolf) si mescola con quella “intellettiva”... E’ quasi come se avessi trovato una teorizzazione alla natura dei suoi romanzi, che sono sempre “corpo” e “anima”, “percezione fisica” e “raziocinio”. Ecco espresso questo fondamentale connubio in modo quasi lirico:
La letteratura d’immaginazione non è un sasso che casca per terra, come succede a volte con la scienza; è una ragnatela, legata forse da un nulla, ma comunque legata alla vita, per i quattro angoli
e, in un altro passaggio, in modo molto esplicito:
La libertà intellettuale dipende da cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale. (...) Perciò ho insistito tanto sul denaro e sulla stanza propria: (...)le cinquecento sterline l’anno rappresentano la possibilità di contemplare, e la serratura alla porta significa la possibilità di pensare senza l’aiuto di nessuno.”
Il frutto di queste due ingredienti è appunto una nuova forma di scrittura, la stessa usata dalla Woolf nei suoi propri romanzi. In questo breve passaggio non ho potuto non pensare a lei per prima: “Non c’è dubbio che una volta che la donna avrà la possibilità di muoversi come vuole saprà crearsi la forma che meglio le serve; e anche munirsi di qualche nuovo veicolo, il quale non sarà necessariamente il verso, per esprimere la poesia in lei racchiusa.” Eccola, Virginia Woolf: lirica in prosa.

E poi – mi perdonerete se mi dilungo ancora un po’... – altre due cose che ho apprezzato molto in questo libro, forse quelle che ho apprezzato di più: innanzitutto, come ho già accennato prima, gran parte delle poche pagine di questo saggio sono dedicate non tanto alla “donna in rapporto a” ma al “romanzo” in quanto tale. Bellissimi alcuni brani, non posso fare altro che riportarne alcuni:

Poiché i capolavori non nascono soli e isolati; sono i risultati di molti anni di pensiero in comune, il pensiero del popolo, sicché tutta l’esperienza della massa si aduna dietro quella voce isolata”.
Il romanzo nel suo insieme è una struttura che propone una forma all’occhio della mente (...). Questa forma sveglia in noi il tipo di emozione che più le è adeguato. Ma queste emozioni si confondono immediatamente con altri sentimenti, poichè la “forma” non dipende da una relazione fra pietra e pietra, bensì da una relazione fra un essere umano e un altro. La vita è in conflitto con qualcosa che non è vita; perciò è così difficile arrivare a mettersi d’accordo su un romanzo; perciò sono così importanti, nel nostro giudizio, i nostri pregiudizi privati.” Ma quanto è vero???

E ancora: “Ciò che chiamiamo integrità, nel caso del romanziere, è quella convinzione in noi che ciò che egli racconta sia vero. Sì, pensiamo, non avrei mai creduto che le cose potessero andare così; non ho mai conosciuto genteche si comportasse in questo modo. Ma tu mi hai convinto che è vero, che le cose stanno così. (...) E una volta così esposto (ovvero quando il romanzo illumina una sorta di premonizione già scritta nelle pareti della nostra mente), quando comincia ad acquistare vita, esclamiamo, andando in estasi, ma questo è ciò che ho sempre sentito, saputo e desiderato! Ed ebbri di entusiasmo, chiudendo il libro con una specie di venerazione, lo riponiamo nello scaffale...
Quante volte non vi è capitato di provare le stesse identiche cose? Magari non troppe, ma sono quelle decisive, quelle in cui ci sentiamo in perfetta sintonia con il libro che abbiamo fra le mani e con chi l’ha scritto (a me è capitato, fra gli altri, proprio con alcuni capolavori della Woolf).

La seconda cosa che mi è piaciuta molto è stata, a fine libro – dopo alcuni capitoli iniziali che sembravano ammiccare se non a un certo femminismo, a una (giusta) visione delle differenze sociali e culturali che hanno impedito alla donna di esprimere se stessa per gran parte della storia dell’uomo – un invocato “ricongiungimento” che metta al bando qualsiasi forma di sessismo, da una parte e dall’altra. In alcuni passaggi mi sono perfettamente ritrovata, io che, come ho detto all’inizio, ho una certa repulsione per qualsiasi forzatura di tipo sessista.

Poiché c’è dietro la testa un posticino non più grande di una moneta da uno scellino, che non riusciamo mai a vedere da soli. Ed è quello uno dei servizi che il nostro sesso può rendere all’altro sesso: descrivere quel posticino non più grande di uno scellino dietro la testa.
Forse il fatto di riflettere, come per due giorni avevo riflettuto, a un sesso indipendentemente dall’altro, significa uno sforzo. Uno sforzo che nuoce all’unità della mente. (...) Nessuna epoca può essere stata così stridentemente consapevole del sesso come la nostra. (...) Se questa teoria dei due lati della mente (ovvero il fatto che in ognuno di noi presiedono due forze, una maschile e una femminile, di cui una è solo predominante sull’altra) è valida, ciò di cui si sente la mancanza (quando forzatamente si separano i due aspetti) è la forza di suggestione. (...) La poesia ha bisogno di una madre, oltre che di un padre.

Non ci sarebbe bisogno di una conclusione quando a parlare è lei; dico solo che, ancora una volta, persino in un saggio che nasce da due conferenze su un tema ben specifico, Virginia Woolf riesce a mettere se stessa in ciò che scrive, senza alcuna invadenza. Per me resta a suo modo magnifica.
 
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ariano geta

New member
Io l'ho trovato eccellente. Le opere di Virginia Woolf mi incantano per l'uso straordinario della prosa e dell'espressività elevata a poesia che riesce a infonderle.
 
V

Valentina992

Guest
Ho letto La signora Dalloway e Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf e in entrambi i casi la mia opinione è la stessa: le tematiche trattate sono interessanti, affascinanti, condivisibili ma il suo è uno stile molto particolare e "dispersivo" che o piace o non piace e direi che a me non piace proprio o per meglio dire mi annoia.
 
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