La poesia del giorno....

qweedy

Well-known member
Marinaio inesperto,
in questa zona fuori dalla carta
ogni navigatore viaggia senza consigli, solo.
Ognuno Magellano di se stesso
su tropici di sensazione:
non resta sasso arso dal fuoco
da abitazioni precedenti,
nessuno scafo antico
scheggiato sulla spiaggia.
Queste sono latitudini rivelate
a ciascuno separatamente.

Adrienne Rich
 

qweedy

Well-known member
Figli dell'epoca

Siamo figli dell'epoca,
l'epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell'altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

Wisława Szymborska
 

gec torrens

New member
A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

(Beppe Salvia)
 

Pathurnia

lovecraftian member
A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

(Beppe Salvia)
Grazie @gec torrens per questa poesia e per aver ricordato Beppe Salvia.
(ma tu vieni direttamente dall'Overlook Hotel?;)).
🙋‍♀️
 

gec torrens

New member
Grazie @gec torrens per questa poesia e per aver ricordato Beppe Salvia.
(ma tu vieni direttamente dall'Overlook Hotel?;)).
🙋‍♀️

Certe voci meritano sempre di essere ricordate. E vedo che per fortuna negli ultimi tempi anche lui è tornato un po' in auge tra gli appassionati di poesia, soprattutto grazie alla ristampa di "Cuore".

(sì, il riferimento è ovviamente quello: ma per smarcarmi dalla follia ho preferito traslitterarlo in italiano :))
 

Pathurnia

lovecraftian member
L’ULTIMA VOLTA CHE LA VIDI ,,,,,,,,,,,,,,, di Piero Ciampi ...... g.

I miei occhi erano pieni del suo sguardo,
poi vidi i suoi passi allontanarsi sulla spiaggia…
e fu l’ultima volta che la vidi
L’ultima volta che la vidi
mi chiese di fermare il tempo
e mi dette uno scrigno pieno di comete.
Io non posso ormai più andare
tra i sorrisi della gente
né chiedere alle cose un posto in mezzo a loro.
L’ultima volta che la vidi
mi chiese di fermare il tempo
e mi dette una mano piena di carezze.
Fu una lacrima candida e lunga
che cadendo sopra un fiore
mi fece ricordare
che se bianco è bianco e nero è nero
in questa vita io sono uno straniero.
Senza di lei il giorno non ha né alba né tramonto
e l’arcobaleno e il canto degli usignoli sono cose perdute….
Ed ogni sera ritornano su quella spiaggia
processioni di stelle e di comete
come l’ultima volta che la vidi.
 

Shoshin

Well-known member
A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno. Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Alfonso Gatto
 

qweedy

Well-known member
Ecco il giorno e l'aspetta settembre,
il suo immobile ardore un po' fiaccato,
la languida estiva sbavatura. Eccomi.

Ai minuti, al facile perdono,
ai mercati scintillanti di materia,
all'invito innocente del mattino,
alla corsa, al gentile riposo.

Nell'aria imbambolata
facce bellissime passano per strada,
perduti amici miei li riconosco.

Il tempo senza tempo di settembre
si ripete, estate e infanzia
sono ancora insieme.

Patrizia Cavalli
 

qweedy

Well-known member
In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.

Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.

La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.

Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.

Due finestre fanno una vista? Quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? Quanto pesa un segreto?
Quanto misura una risata? E l’area del cuore come si calcola?

Azzurra D’Agostino
 

qweedy

Well-known member
Il dolore
è una replica,
la gioia è sempre nuova.
Tutti i dolori di una vita
sono foglie della stessa radice.
La gioia è un agguato
alla ripetizione,
un cedimento
dell'abitudine.
Datemi da riparare
un vostro dolore:
con questa frase negli occhi
dobbiamo andare in giro.
La gioia è la forza che apre
gli occhi, le montagne,
Il filo d'aria
che rende vivo il sangue.

Franco Arminio
 

Shoshin

Well-known member
E il disco infuocato del sole declina nel mare vermiglio.
Ai confini della foresta e dell’abisso, mi perdo nel dedalo del sentiero.
L’odore m’insegue forte e altero, a pungere le mie narici
Deliziosamente. Mi insegue e tu mi insegui, mio doppio.
Il sole si immerge nel’angoscia
In una messe di luci, in un’esultanza di colori e di grida irose.
Una piroga sottile come un ago nella ferma intensità del mare,
Uno che rema e il suo doppio.
Sanguinano le rocce di Capo Nase, quando lontano si accende il faro
delle Mamelles.
Al pensiero di te, così mi trafigge la malinconia.
Penso a te quando cammino e quando nuoto,
seduto o in piedi, penso a te mattina e sera,
La notte quando piango e sì, anche quando sono felice
Quando parlo e mi parlo e quando taccio
Nelle mie gioie e nelle mie pene. Quando penso e non penso,
Cara penso a te.

Leopold Sedar Senghor

Ho ritrovato un quaderno con tutte le poesie di Senghor.
Fu poeta molto amato e uomo politico .


Léopold Sédar Senghor è stato un politico e poeta senegalese di lingua francese che tra le due guerre fu, con Aimé Césaire, il vate e l'ideologo della négritude. Senghor è stato il primo Presidente del Senegal, in carica dal 1960 al 1980. È stato inoltre il primo africano a sedere come membro dell'Académie française.
Dal web
 

qweedy

Well-known member
DONNE

E' la lunga interminabile
conversazione delle donne,
sembra una cosa da niente,
questo pensano gli uomini;
neanche loro immaginano
che è questa conversazione
che trattiene il mondo nella sua orbita.
Se non ci fossero le donne
che parlano tra loro
gli uomini avrebbero già perso
il senso della casa e del pianeta

JOSE' SARAMAGO
 

qweedy

Well-known member
ACRE NOSTALGIA

Mi ha assalito un'acre nostalgia,
come la gente d'una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l'amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all'amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest'autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

Yehuda Amichai
 

qweedy

Well-known member
Aspettando i barbari

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti d’oro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Costantino Kavafis
 

Shoshin

Well-known member
Venivo più spesso nell'angolo della poesia.
A volte,quando sono in difficoltà ,me ne allontano.
So anche il perché.

Ma i suoi versi vanno sempre liberati ed offerti agli altri.

Si narra che il fiume
correndo verso il mare
racconti a se stesso delle fiabe
per farsi compagnia
e per avere meno paura
di quell’attimo in cui
diventerà immenso.

da 'Sogni del fiume' di Chandra Candiani.
 

qweedy

Well-known member
Non nel disimpegno,
nel chiamarsi fuori,
ma nel tenace, umile,
quotidiano lavoro
che si prende cura della terra
e delle sue ferite,
degli uomini e delle loro lacrime.
Scegliendo sempre l’umano
contro il disumano.

David Maria Turoldo
 

Pathurnia

lovecraftian member
IL LANCIAVICCHIO

Era la brilla e i fanghilosi tavi
Ghiravano e ghimblavano nel biava.
Mensi e procervi erano i borogavi
E il momico rattio superiava.
Alma dell’alma, fuggi il lanciavicchio
E la zannante zanna, e l’arpionante
Arpione, fuggi il giubbio picchio
E il frumido Banderiscone.
In mano prese la spada vorpale:
A lungo il mastinio nemico cercò.
Ripiegò stanco sull’albero tuntunnio:
Riguardò, contemplò, meditò.
E mentre ristava in uffoso pensiero,
Il lanciavicchio, con occhi di fuoco,
Vifflando scese dal tulgido maniero
Boforinchiando con il fiato roco.
E uno e due: a fondo e a fondo
La lama vorpale snicchiò e snacchiò
Ucciso il mostro, con il tronco capo
Galoppando all’ostello tornò.
Te benedetto, uccisti il lanciavicchio!
Ah, che ti abbracci, brimante spadiero!
Giorno di fraggia e di calleia è questo!
Gaudiosamente gorgottò il messero.
Era la brilla e i fanghilosi tavi
Ghiravano e ghimblavano nel biava.
Mensi e procervi erano i borogavi
E il momico rattio superiava.


Da Lewis Carroll, Alice through the looking-glass
 
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