La poesia del giorno....

qweedy

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NATALE

Nascerà in una stiva tra viaggiatori clandestini.
Lo scalderà il vapore della sala macchine.
Lo cullerà il rollio del mare di traverso.
Sua madre imbarcata per tentare uno scampo o una fortuna,
suo padre l'angelo di un'ora,
molte paternità bastano a questo.
In terraferma l'avrebbero deposto
nel cassonetto di nettezza urbana.
Staccheranno coi denti la corda d'ombelico.
Lo getteranno al mare, alla misericordia.

Possiamo dargli solo i mesi del grembo, dicono le madri.
lo possiamo aspettare, abbracciare no.
Nascere è solo un fiato d'aria guasta. Non c'è mondo per lui.
Niente della sua vita è una parabola.
Nessun martello di falegname gli batterà le ore dell'infanzia,
poi i chiodi nella carne.
Io non mi chiamo Maria, ma questi figli miei
che non hanno portato manco un vestito e un nome
i marinai li chiamano Gesù.
Perché nascono in viaggio, senza arrivo.

Nasce nelle stive dei clandestini,
resta meno di un'ora di dicembre.
Dura di più il percorso dei Magi e dei contrabbandieri.
Nasce in mezzo a una strage di bambini.
Nasce per tradizione, per necessità,
con la stessa pazienza anniversaria.
Però non sopravvive più, non vuole.
Perché vivere ha già vissuto, e dire ha detto.
Non può togliere o aggiungere una spina ai rovi delle tempie.
Sta con quelli che vivono il tempo di nascere.
Va con quelli che durano un'ora.

Erri De Luca "Opera sull'acqua"
 

qweedy

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«Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. Cè lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana».

Mariangela Gualtieri

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Wilfredo Alicdan
 
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qweedy

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«Stiamocene un po’ in cucina assieme,
l’aria è dolce di bianco cherosene;
un coltello tagliente e una pagnotta…
Se vuoi, prepara ben bene il fornello;
altrimenti raduna e intreccia corde;
prima dell’alba fa’ una grande sporta:
fuggiamo a una stazione, ad un binario
dove nessuno ci possa trovare».

Osip Mandel’štam
 

qweedy

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A CAUSA

È a causa del fatto
che con gli anni
ho cambiato idea sul destino
e ora so che mi aspetta.

È a causa del fatto
che esiste la gioia
e più volte mi ha spalancata
come lei fosse stata il vento
e io una finestra mal chiusa

È a causa del fatto
che da tempo ho abbandonato
il sentimento della vergogna
barattandolo con la libertà
e delle sentenze della gente
ora mi importa quanto
all'estate lucente di una nuvola scura.

È a causa di tutto il dolore
che nella vita ho dovuto attraversare
e del vento
che se lo è portato via.

È a causa della fortuna
che di preciso non so cosa sia
ma ho visto con i miei occhi
che esiste e qualche volta
mi ha amata con passione.

È a causa delle cose che ho perso
e dei semi che da qualche parte
saranno pure finiti

È a causa dell'inverno
e dei suoi giorni corti,
dell'attesa proterva della luce.

È a causa del fatto
che esistono gli amici

È a causa del mistero
che c'è nell'universo

È a causa dell'amore
che si nasconde
e vuole farsi trovare

È a causa della forza
che soffia al risveglio

È a causa del fatto
che esiste il mare
e mi fa sentire eterna

È anche a causa di qualche libro
che ho letto,
di qualche parola
tremula e potente
che si è infilata nella mente
come una rosa d'inverno
e non se ne va via

È a causa di tutto questo
che da sempre aspetto
l'inizio dell'anno che verrà
come fosse un mondo nuovo.

Anna Spissu

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Ramon Casas i Carbó
 

qweedy

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L’amore è diverso
da quello che credevo,
piú vicino a un’ape operaia
a un tessitore
che a un acrobata ubriaco,
piú simile a un mestiere
che a un sentire.
Io amavo
un po’ con la memoria astrale
e un po’ con giustizia poetica,
ma l’amore
è piú vicino a una scienza
che a una poesia,
ha delle sue regole di risonanza
e altre di respingenza,
ha angoli di incidenza
per profili alari e luce,
ma non ha regole per il buio
e l’assenza di ali.
L’amore è molto simile
all’insonnia,
non devi soffrirla
solo ospitarla,
lasciare che ti squassi
faccia di te un sistema nervoso
senza isolamento,
una corda tesa
di strumento musicale ignoto.
Essere temi musicali
non è una vocazione
ma una disciplina di spoliazione,
è farsi ossi
limati
dalle onde
goccia che si disfa
nel galoppante mare.

Chandra Candiani 'Fatti vivo'
 

Pathurnia

Capafresca
Donne mie
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.

Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un amore senza scelte, istintivo e brutale.

Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.

Dacia Maraini
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qweedy

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«So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.»

Eugenio Montale
 

Pathurnia

Capafresca
«So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.»

Eugenio Montale
Ohibò, non è certo una poesia d'amore, e nemmeno di benevolenza, né tanto meno di simpatia.
Però se doveva essere acido, l'ha fatto in modo elegante. E bravo Eugenio.:)
Chissà chi era la destinataria di questo non-madrigale :unsure:
 

qweedy

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Si salveranno solo i flessibili
e i diversamente agili,
quelli con le prospettive
e i pensieri ampi.
Si salveranno
quelli che sbagliano in fretta
e fanno delle cadute slanci,
i domatori del pessimismo,
i navigatori disancorati
e gli apprendisti stregoni in generale.
Si salverà
chi accorda il respiro e i pensieri
al presente,
chi ascolta fino in fondo
prima di parlare,
chi sa che l’acqua arriva sempre al mare
e non impreca contro il buio,
ma si fida del tunnel,
perché sa che la luce
non va cercata fuori
ma accesa dentro.

Manuela Toto
 

qweedy

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C’è stato un momento
in cui mi sono persa.
Ho perso tutto quello che avevo
attaccato alla schiena,
i vecchi paradigmi,
forme,
maschere,
vergogna,
senso di colpa,
costumi
e le regole.
Ho perso ore e orologio,
calendario e aspettative,
le speranze e le certezze.
Ho perso tutto ciò che era,
tutte le inutili attese,
tutto quello che avevo cercato e tutto quello per cui avevo camminato
e tutto ciò che è avevo lasciato sul ciglio della strada.
E così, nel perdere tutto,
ho anche perso la paura,
la paura di infrangere le regole
e le autocritiche feroci,
la paura della morte
e la paura della vita,
la paura di perdersi,
e la paura di perdere.
E completamente nuda,
priva della vecchia pelle,
ho trovato un cuore
che vibra dentro ogni poro del mio essere,
un profondo tamburo
fatto di argilla, stelle e radici
il suo eco dentro di me
è la voce della Vecchia Donna,
fu allora che ricordai
battito dopo battito,
che ero viva,
eternamente viva,
che ero libera,
coraggiosamente libera.

Ada Luz Marquez
 

Shoshin

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Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

Chandra Livia Candiani
 

qweedy

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Non so se vivrò altre vite
non so se sono morta di altre morti.
So che in questa vita sono morta più volte
e sono rinata altrettante.
Non mi aggrappo a niente
non ho nessuna certezza
non possiedo nessuna verità
tranne che l'amore è l'unica cosa reale
e che un giorno morirò.
E quel vivere in questo mondo meraviglioso
nuda di tutto tranne che di amore
quel camminare scalza
senza perdere l'anima in strada
senza sapere se questo sarà il mio ultimo passo
o forse il primo da un'altra parte.
Questa benedetta incertezza
di sapermi viva qui e ora
è il più grande dei tesori
la più grande delle libertà.

Ada Luz Márquez

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Tamara de Lempicka, Ritratto di Marjorie Ferry
 
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Shoshin

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Come nasce un pensiero

Non c’è nessuna verità in agguato,
il pensiero
si posa nei mondi sottili
e fa nidi con le parole,
vie piccole verso la vita
con il silenzio.
Ha molti animali
per compagni, veloci
e lenti, giganteschi
e filiformi. Ha
sotterranei portentosi
e luce misurata.
Un rettile gli dorme accanto
goffo e sapiente,
macchia e semina,
sa leggere le stelle ma
non la grammatica.
Un’emozione avanza
sottovento, interroga
la pelle. Quando risponde
lo spazio aperto
che non ha dove
e le parole vagano
tastando il limite,
ecco: penso un pensiero.

Chandra Candiani da 'Fatti vivo'. Einaudi
 

qweedy

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Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati
la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina
questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perchè diavolo
ne hai fatta una sola
questo non succede con le poesie
a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

GRACE PALEY
 

qweedy

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Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.
Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo:
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

Paul Celan
 

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Ma c'è qualcosa che resiste,
c'è una gioia che segue
la disperazione,
c'è un senso di salvezza
che ti aspetta nei dolori più grandi,
più impietosi.
La vita misera e impaurita
è solo un angolo della nostra vita,
il resto sono occasioni enormi
che non vediamo.
La morte non serve per morire,
ma per insegnarci
a stare in mezzo alle cose.

Franco Arminio
 
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