Pirandello, Luigi - Il fu Mattia Pascal

Nefertari

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Libro meraviglioso, il primo letto di mia iniziativa per puro piacere. E' passato qualche anno ma ne conservo un bellissimo ricordo. Bello e molto attuale, scritto egregiamente e molto scorrevole, ricordo di essermi chiesta più volte se al posto del protagonista avrei agito nel medesimo modo e approfittato della situazione per cominciare una nuova vita. Lo consiglio a tutti!!!!
 

wolverine

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adoro questo libro, letto e riletto migliaia di volte...conosco molte parti a memoria, eppure non mi stanco mai...per me è sempre come leggerlo la prima volta. :ad:
 

Cocci

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I papi ne avevano fatto – a modo loro, s’intende – un’acquasantiera; noi italiani ne abbiamo fatto, a modo nostro, un portacenere. D’ogni paese siamo venuti qua a scuotervi la cenere del nostro sigaro, che è poi il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e dell’amaro e velenoso piacere che essa ci dà.

Riferito a Roma. Secondo me è semplicemente geniale. Sto apprezzando moltissimo questo libro...sebbene alcune parti siano un po' lente e intrise di riflessioni. Proseguo con la lettura e poi ripasserò di qui.
 

ariano geta

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Romanzo straordinario del più grande letterato italiano moderno. Io non mi stanco mai di leggere Pirandello, riesce sempre a trasmettere qualcosa con la sua scrittura, anche dopo la decima rilettura.
 

Cocci

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Questo libro mi è piaciuto oltre ogni aspettativa. L'avevo iniziato 4 anni fa e mai terminato, sono veramente felice di averlo ripreso in considerazione. La storia è incredibilmente innovativa, non annoia mai (tranne brevissimi passaggi di disquisizioni filosofiche), già da questo primo romanzo si intravede la sua idea letteraria del personaggio e della maschera che introdurrà successivamente nel teatro e nelle novelle. Fino ad oggi avevo sempre apprezzato il Pirandello drammaturgo, di cui amo l'Enrico IV, ma devo dire che anche il Pirandello romanziere ha fatto breccia nel mio cuore con questo piccolo gioiello. Ho segnato tante di quelle frasi bellissime e verissime durante la lettura, alcune perle assolute:
Noi abbiamo bisogno d'incolpare sempre qualcuno dei nostri danni e delle nostre sciagure
è un libro che consiglio caldamente, mi è piaciuta la scrittura, lo stile narrativo in prima persona, le idee e il messaggio che l'autore voleva comunicare e che mi hanno fatto riflettere. Se potessi, con un colpo di spugna, cancellare la mia vita coglierei questa opportunità? Anche a rischio di vivere come un'ombra agli occhi del mondo come è accaduto ad Adriano Meis? Ma soprattutto: sarei poi in grado di riprendermi la vita che ho buttato e diventare come il Fu Mattia Pascal? Probabilmente mi piacerebbe provare ad essere invisibile per un po', un'ombra sulla terra, senza possibilità di "riallacciare i fili della vita", tuttavia sono quasi certa che alla fine mi ritroverei d'accordo con il protagonista: mi sentirei un'ombra con una cappa di piombo addosso.
Concludendo: se non l'avete letto, leggetelo perchè, secondo me, vi lascerà molto più di quello che immaginate.
5 stelline con gioia
 

Minerva6

Monkey *MOD*
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Dovrò decidermi a leggerlo prima o poi.
Al Liceo non l'ho fatto, forse perchè di quest'autore preferii "Uno,nessuno e centomila".
E non ho visto neppure il film con Mastroianni.

Quest'anno ho riparato ad entrambe le lacune, ho visto prima il film con Mastroianni (un paio di mesi fa) e ieri ho finito di leggere il libro.
Poi ripasso per il commento
 
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Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Come ho già scritto, al Liceo preferii leggere Uno, nessuno e centomila piuttosto che questo, soprattutto perché era stato scelto dalla maggioranza e a me piaceva sempre andare controcorrente. Negli anni successivi, conoscendo già la storia, ho sempre rimandato, ma sono contenta di averlo letto finalmente, perché è un'opera che merita e poi l'autore è sempre piacevole, riesce ad unire uno stile più serio ad uno ironico. Nella storia c'è anche la cagnolina Minerva :mrgreen:.
E' inevitabile porsi la domanda fatidica: al posto di Mattia noi come ci saremmo comportati? Io in questa fase della mia vita sparirei molto volentieri, ma dovrei prima vincere un ben gruzzoletto al casino :mrgreen:, forse sarei capace di reinventare un'altra me, con la sua storia personale al seguito, ma non sono sicura se poi riuscirei a portarla fino in fondo... magari anche io, come lui, un giorno potrei sentirmi priva di identità tanto da desiderare di ritornare alla vecchia vita :boh:.

Mi è avvenuto di provare al bujo, nel silenzio, una strana meraviglia, uno strano impaccio al ricordo di qualche cosa fatta durante il giorno, alla luce, senz'abbadarci; e ho domandato allora a me stesso se, a determinar le nostre azioni, non concorrano anche i colori,la vista delle cose circostanti, il vario frastuono della vita. Ma sì, senza dubbio; e chi sa quant'altre cose! Non viviamo noi, secondo il signor Anselmo, in relazione con l'universo? Ora sta a vedere quante sciocchezze questo maledetto universo ci fa commettere, di cui poi chiamiamo responsabile la misera coscienza nostra, tirata da forze esterne, abbagliata da una luce che è fuor di lei. E, all'incontro, quante deliberazioni prese, quanti disegni architettati, quanti espedienti macchinati durante la notte non appajono poi vani e non crollano e non sfumano alla luce del giorno? Com'altro è il giorno, altro la notte, così forse una cosa siamo noi di giorno, altra di notte: miserabilissima cosa, ahimè, così di notte come di giorno.
 

Vitt96

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Mattia Pascal, bibliotecario d'una biblioteca donata al comune da un vecchio nobile, dopo l'ennesima lite con la moglie e la suocera, tenta di fuggire dal paese e d'imbarcarsi, in un porto francese, per l'America. Sosta a Montecarlo dove realizza una grossa vincita al casino e decide di tornare nel suo paese per vendicarsi dei soprusi subiti ma sulla via del ritorno legge su un giornale la notizia della sua presunta morte.
Decide di sfruttare la situazione: libero dai vincoli del passato decide di vivere una nuova vita come Adriano Meis e dopo aver viaggiato in lungo e in largo si stabilisce a Roma. S'innamora della dolce Adriana e nonostante voglio sposarla incontra ostacoli insormontabili per la loro felicità.
Egli decide allora di suicidarsi come Adriano Meis e risorgere come Mattia Pascal e ritorna al suo paese ma tutto è cambiato: nessuno lo riconosce più, sua moglie si è risposata e il suo vecchio impiego è stato occupato. Infine egli va a vivere con un'anziana signora, amica della sua defunta madre e si rinchiude nella vecchia biblioteca d'un tempo tra i topi e la polvere.
Il fu Mattia Pascal è un romanzo ironico, a tratti ilare,che si ricollega alla filosofia pirandelliana della maschera: Mattia Pascal è un uomo che per un colpo di fortuna riesce a sgusciare via dalla maschera che ognuno di noi è costretto a tenere addosso ma questa libertà si rivela essere soltanto illusione perché ognuno di noi ha una maschera "su misura" che non può essere sostituita con altre, ed è proprio quello che succede quando egli indossa l'involucro vuoto di Adriano Meis, un maschera che per l'appunto non aderisce bene alla sua personalità, una maschera che diventa insopportabile e costringe quest'ultimo a strapparsela di dosso per riprendere quella originaria che nel frattempo si è distorta e deformata. Il nuovo Mattia Pascal non corrisponde al fu Mattia Pascal ma è soltanto un surrogato di questo, infatti, la sua vita è irrimediabilmente cambiata e non c'è più posto per sua originaria identità.
Un libro fantastico, Pirandello riesce ad unire tematiche serie e uno stile di scrittura piacevole e divertente con grande maestria :ad:.
 

Tanny

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È un romanzo molto piacevole e la storia è divertente, ma sinceramente non lo reputo un capolavoro, forse per il fatto che si tratta di un romanzo famoso le mie aspettative erano troppo alte, insomma questione di gusti.... voto 3/5
 

linolillo

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l'ho letto almeno 3 volte, per me Il fu Mattia Pascal è davvero una lettura imprescindibile. Ironia, tristezza, rabbia, dolore, paura... non manca nulla ed è una storia assurdamente plausibile, perlomeno per i tempi in cui è stata scritta.
 
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