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Discussione: XCII GdL - La prigioniera di Marcel Proust

  1. #61
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    Citazione Originariamente scritto da isola74 Vedi messaggio
    PS lancio una proposta: poichè sono curiosa, non potremmo leggere La fuggitiva prima di un anno? magari dopo l'estate....
    Mi hai preceduta, stavo per chiedere la stessa cosa (convinta che mi avreste dato della matta )

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  • #62
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    Ci sono volute trenta pagine ma... ce l'abbiamo fatta! Siamo entrati nel salotto dei Verdurin
    Che sono esseri davvero detestabili, devo dire

    Trovo commoventi tutte le pagine dedicate all'omosessualità attraverso la figura di Charlus. Mi chiedo se questo non sia un escamotage usato da Proust per parlare di sé, per analizzarsi senza esporsi troppo . Alcuni passaggi mi sembrano strazianti

  • #63
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    Predefinito pagina 413

    il tiramolla tra Albertine e Marcel...un vero e proprio gioco delle parti...


    io non so se ci starei a leggere il sesto tomo dopo l'estate

  • #64
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    Non c'è fretta, ne riparliamo con calma
    Se non siamo tutte (o quasi) lasciamo stare

  • The Following User Says Thank You to isola74 For This Useful Post:


  • #65
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    Io ci metto ancora un po' a finire questo.
    Per il prossimo, mi aggrego alla maggioranza senza problemi.

  • #66
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    ieri finito!

    Proust come un giallista ci tiene sospesi fino all'ultima riga...

  • #67
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    Credo che sulla Recherche i critici abbiano dissezionato ogni parola ed affrontato ogni argomento. Nella "Prigioniera" la nota centrale è la gelosia e tutto il resto è il ballo proustiano di personaggi ed avvenimenti che sono il filo conduttore della sua opera. Li ritroviamo tutti, come in una serie tv, in una telenovela, dove i personaggi invecchiano i ricordi riportano in vita chi manca e si fa strada a quello che accadrà dopo. Il fascino di Proust oggi per me è questo, assistere su carta scritta e in modo raffinato e mirabile, direi ineguagliabile, a quello che è quasi una necessità per tutti noi, portarci lungo la vita, storie, personaggi, avvenimenti, vissuti da altri, possibilmente di rango e vip, storie che ci permettono confronti, invidie, gelosie, bassezze ed evasioni. Un approfondimento del nostro animo e mal-animo, ho trovato assolutamente unico tutto il trattato sulla menzogna.
    Come i precedenti anche questo volume, pubblicato postumo da manoscritto, è un capolavoro.

  • #68
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    Difficile commentare questo ennesimo ricevimento dai Verdurin. Gli elementi sono sempre quelli, incanto di fronte all'estrema raffinatezza formale, elogio dell'arte, apprezzamento (e derisione) della conversazione "raffinata" o sedicente tale; maldicenza, veleni, invidie, ignoranza e vanità nascoste sotto la patina dell'eleganza e della classe.
    Marcellino però fa risuonare ogni elemento nel suo sguardo interiore e riveste tutto di quell'alone proustiano che giustifica il fatto che stiamo qui a leggere 7000 pagine di pettegolezzi

    E così, insomma, mi sento di dire che qui non è successo niente
    (Penso di essere a pagina 320 o giù di lì)

  • #69
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    Predefinito 80 pagine dalla fine (circa) - spoiler

    Dai Verdurin si consuma la prima fase della caduta in disgraziz di Charlus, che ora fa definitivamente pena.
    Proust indugia con lo sguardo del chirurgo, che non si preoccupa della carne squarciata ma di comprendere la struttura dell'organo che sta operando.
    Gli stessi Verdurin, implacabili nella loro vendetta contro chi ha osato togliere loro la supremazia nel loro ristretto mondo, sono peraltro capaci di generosità insopettabili nei confronti di Saniette, quando questi cade nell'indigenza. Insomma, quanto è molteplice, contraddittorio e incomprensibile l'animo umano.

    Terminati questi begli esempi di umanità, Marcellino si getta in una estrema, patetica discussione con la sua prigioniera e afferma di volerla lasciare. Mi aspetto fuoci d'artificio d'arrovellamento psichico

  • #70
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    Citazione Originariamente scritto da Spilla Vedi messaggio
    Belle invece le parti sulla morte di Bergotte, in cui viene immortalato un quadro di Vermeer, e su quella di Swann. Proust è orgoglioso di essere colui grazie al quale Swann non verrà dimenticato. Poco modesto, in effetti, ma consapevole del suo valore di scrittore
    Infatti mi sono chiesta se ha aggiunto successivamente questa considerazione, visto che sappiamo che ha continuato a modificare e perfezionare il suo romanzo nel tempo, un po' come lui stesso ha detto di Balzac, che ha dato unità ai suoi scritti a posteriori. Anche parlando di Balzac probabilmente c'era un po' di riferimento a sè stesso e di autocompiacimento.

  • #71
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    Anch'io finalmente sono dai Verdurin (già da qualche decina di pagine)... Mi è dispiaciuto non avere avuto il tempo di commentare nulla, anche perché le mie solite note (a volte solo una può essere lunga più di un'intera pagina con un carattere che è almeno la metà di quello normale) rallentano sì la lettura ma sono anche estremamente illuminanti e interessanti... Tanti riferimenti che non riuscirei mai a cogliere, quelli ai personaggi reali a cui sono ispirati gli alter ego del romanzo, ma anche quelli ai vari musicisti e artisti (Wagner in primis) sono un valore aggiunto. Questo l'ho detto anche perché Raboni spiega dettagliatamente quando alcuni pezzi del romanzo sono stata aggiunti dopo, il che spiega anche perché diversi personaggi (fra cui Bergotte) muoiono e "risorgono" a distanza di poche pagine..
    Mi mancano circa 150 pagine alla fine (su un totale per me di circa 400)

  • #72
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    Ayu, ti invidio un sacco questa edizione con le note

    Io sono vicina alla fine. Proust parla di Dostoevskij... sono in paradiso ! (Io, eh? Non Proust e Dostoevskij. Cioè, magari anche loro... )

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  • #73
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    Finito!

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  • #74
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    Commento (con spoiler):
    In questo volume torna ad essere protagonista Marcellino, rimasto piuttosto sullo sfondo nei due tomi precedenti, I Guermantes e Sodoma e Gomorra. La sua assurda relazione con Albertine è oggetto di analisi ed elemento centrale dell'opera. Ho ritrovato molte analogie con la vicenda di Swann, che, non a caso, è più volte ricordato qui, nonostante sia ormai morto.
    Se la psicologia, intesa come indagine dell'animo umano, è qui protagonista, mi ha lasciato di stucco vedere come all'indagine non segua affatto la consapevolezza di doversi trasformare. Cioè: analizzare la propria sofferenza, riconoscerne le cause e le modalità, non dovrebbe spingere a voler cambiare le cose? Evidentemente no. Marcellino non fa nulla, assolutamente nulla per cambiare se stesso. Non si ritiene in nessun modo "in difetto" rispetto ad Albertine, di cui pure si riconosce "carceriere". Al massimo si ripete vaghe promesse di rompere la relazione, rimandando, però, la decisione di giorno in giorno.
    A lasciarmi perplessa è sempre questa strana scollatura tra il valore dell'autore come artista, la cui abilità sta proprio nell'indagine dell'animo umano, e la suaa assoluta indifferenza e inconsistenza morale. Sembra che Proust non abbia un orizzonte di valori di riferimento. Eppure, e ce lo dice spesso, la madre e la nonna lo hanno educato secondo i più severi dettami della moralità e della bontà, i riferimenti a Madame de Sevignè si sprecano. Eppure niente, le categorie di 'giusto' e 'sbagliato' non lo sfiorano. Fare uso di un altro essere umano è cosa indifferente, purché utile al fine del suo autocompiacimento, se ciò risponde ai suoi capricci.
    Altro discorso andrebbe fatto per Albertine. Della quale, letteralmente, non si sa nulla. L'Io del protagonista è talmente smodat o da coprire del tutto la realtà della sua compagna, descritta solo come bugiarda, sensuale, incredibilmente docile. La descrizione non rende giustizia alla persona di albertine, che pure ha dedicato mesi della sua vita ad accondiscendere alle esigenze capricciose di Marcel.
    Insomma, Proust la teme, la possiede, la controlla e la manipola. Ma non la vede.
    Che libro incredibile

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  • #75
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    Sono dai Verdurin a sentire Morel che suona Vinteuil, e dopo tutte queste pagine estatiche mi è venuta voglia di sentirlo.

    Questa è la riproduzione della sonata del compositore Jorge Arragada per il film Le Temps retrouvé



    Fantastica la descrizione di Madame Verdurin presa dalla sua sensibilità artistica, che secondo i malpensanti è scena per nascondere gli sbadigli e farsi un sonnellino...

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